Gastone Biggi

Gastone Biggi (1925 - 2014) nasce il 12 febbraio 1925 a Roma nel Rione Monti da padre copista e pittore. Si diploma al Liceo Artistico di Roma, dove andrà a insegnare materie artistiche in differenti sedi, fino al 1984.

1943-1949

All’età di diciotto anni viene chiamato alle armi e durante l’occupazione tedesca a Roma viene prelevato dai tedeschi da un istituto religioso in cui si era nascosto. Portato sul fronte di Cassino, si trova coinvolto nei violenti combattimenti del maggio 1944. Prigioniero dell’ esercito tedesco, prima viene costretto a lavorare come servente ai pezzi di artiglieria delle truppe tedesche, poi viene condannato a morte dal tribunale di guerra per aver tentato la fuga. All’ultimo momento la sentenza viene commutata in carcere, ma nel frattempo viene torturato dai tedeschi. Riesce a fuggire e a raggiungere avventurosamente la Capitale. In seguito alle ferite riportate viene ricoverato al centro ospedaliero della C.R.I. in Alto Adige e Valtellina dove su interessamento di alcuni amici viene spinto a dipingere. Le prime prove espressioniste sono realizzate in tinte fosche e sono fortemente influenzate dalla dolorosa esperienza bellica. Lasciato definitivamente l’ospedale nel 1948 compie il suo primo viaggio all’estero in Svizzera. Ritorna a Roma dove inizia una lunga serie di disegni e di opere a olio su tematiche sociali. Si interessa alla musica e allo studio delle opere di Giotto, conosciute durante un viaggio ad Assisi. Nel 1949 Mario Michele Sinibaldi, suo convinto estimatore e primo collezionista insieme al musicologo Riccardo Milano lo introduce nella Galleria Fiorani, dove tiene due esposizioni personali con opere ispirate a composizioni musicali (soprattutto Bach). In questa occasione conosce Giorgio De Chirico e diversi pittori della Scuola Romana allora emergenti. Durante le esposizioni romane presenta il quadro Gli ignoti, che farà venire a Biggi, l’idea di coniare il termine Realismo Astratto per definire la sua pittura.

1950-1959

Partecipa al Premio Michetti con l’opera Periferia, di ispirazione sociale, per la quale ottiene una segnalazione dal critico Ugo Moretti. Continua a disegnare privilegiando i valori della linea e ricercando al massimo l’essenzialità formale coniando le opere di questa fase “essenzialiste”. Nel 1951 dopo aver visitato Basilea e Zurigo, compie il suo primo viaggio a Parigi, dove intreccerà in modo sistematico studio e pittura. Incontra Igor Strawinsky durante il suo primo concerto romano, frequenta gli artisti della Scuola del Portonaccio (tra i quali Armando Buratti, Marcello Muccini e Renzo Vespignani), pittori con i quali formerà il Gruppo 56 ed esporrà alla Galleria La Finestra nel 1957. Nel 1952 realizza le scenografie per “Gli uccelli”di Aristofane al Teatro delle maschere in Roma. Incoraggiato da Irene Brin e Gaspero Del Corso espone alla galleria l’Obelisco di Roma opere con tecnica pointillista caratterizzate dalla vibratilità del segno. Inizia il suo impegno come docente a scuola. Realizza una serie di opere ispirate alle realtà urbane accentuandone i significativi dati cromatici e formali in dichiarato contrasto con le direttive della cultura di sinistra, che lo porterà alla sistematica esclusione dalle mostre ufficiali. Intanto il 1957 segna lo spartiacque tra le ultime opere di ispirazione giottesca del realismo sociale e l’adesione alla corrente informale attraverso Le Cancellate e I Racconti, Le Lettere e Le Sabbie del 1958.

1960-1969

Nel 1960 la RAI gli dedica una trasmissione radiofonica per la rubrica Ultimo quarto, curata da Giovanni Artieri e Renato Giani, dal titolo Gastone Biggi e la Vespa, il mezzo con cui l’artista ha girato tutta l’Italia, spingendosi nel 1967 sino a Berlino. Il pittore prende contatti con gli autori di Forma 1 (Piero Dorazio, Toti Scialoja,Giulio Turcato, Achille Perilli), conosce gli storici dell’arte Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Lionello Venturi e Nello Ponente. Gli vengono conferiti premi e incarichi didattici (insegna Disegno Pubblicitario alla scuola Armando Diaz di Roma). Riprende i viaggi in Francia, abbandona l’Informale e torna alla forma con i Continui segnici, abolendo il colore e dipingendo solo con il bianco e il nero. Alla pittura alterna l'attività di scrittore d'arte e musicologo, si dedica alla teorizzazione della sua ricerca pittorica che ora si attesta su una linea precisa e ragionata. Nel 1962 con gli artisti Nato Frascà, Nicola Carrino, Achille Pace, Pasquale Santoro e Giuseppe Uncini fonda il Gruppo 1 con Giulio Carlo Argan promotore. Con loro espone per la prima volta a Il Quadrante di Firenze e alla Galleria Rotta di Genova, mente l’anno dopo espone le prime opere astratte a quella che diventerà in seguito la Biennale Romana. Biggi pur mantenendo la sua specificità, lavorerà sempre più intensamente col Gruppo Uno che si era avvicinato ai compositori di musica contemporanea (Karlheinz Stockhausen,Muzio Clementi, Luciano Berio) e ad alcuni componenti del Gruppo 63, il Movimento letterario italiano d’avanguardia costituitosi a Palermo nel 1963, (Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Nanni Balestrini, Antonio Porta e Cesare Vivaldi). Dopo la partecipazione a diverse mostre internazionali con Gruppo Uno (Nuova Delhi, Nijigata in Giappone, Hamhel e Monaco in Germania) e la collaborazione alla stesura del secondo manifesto del gruppo (la Poetica della percezione) nel 1965 si dissocia dai compagni coi quali era stato chiamato a esporre alla Biennale di Venezia. Partecipa alla IX Quadriennale Nazionale Romana e nel 1966 inizia a lavorare sulle serie delle Variabili, e ritorna, dopo anni di bianco e nero, al colore. Partecipa a importanti mostre collettive negli Stati Uniti, a Baltimora e Chesterthow e compie dei viaggi in Europa: Germania, Francia, Austria, Norvegia, Svizzera, Svezia, Russia. Esegue quattro grandi tele per il santuario di Collevalenza (Todi) su commissione del grande architetto spagnolo Julio Garcia Lafuente. Vince nel 1967 il Premio Finmare (Premio Michetti). Stringe un proficuo rapporto con Rosario Assunto e Goffredo Petrassi.

1970-1979

Nei primi anni Settanta Biggi partecipa a numerose mostre in Italia e all’estero, continua a dedicarsi a scrittura e musica, sue grandi passioni, collabora ad alcuni quotidiani (L'Umanità) e a diverse riviste. Ritorna al colore nella serie dei Variabili policromi, nelle Tangenziali fatte solo di cromie povere, nei Ritmi e nei Cieli. Nel 1971 chiamato da Guido Ballo collabora alla stesura dell’ Almanacco dei Poeti, avvicinandosi così al contesto pittorico milanese. Partecipa alla mostra Scrittura-pittura con Schifano, Angeli, Festa, Kounellis, Twombly e Novelli, alla Galleria Contini di Roma. Nel 1972 espone in Venezuela, a Londra, a Madrid e propone mostre antologiche a Torino, Roma , Milano, Verona. Nel 1973 partecipa alla X Quadriennale di Roma, dove Palma Bucarelli acquista per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e per la Galleria Comunale di Roma tre grandi opere che sono in dotazione nelle rispettive sedi. Vince il Primo Premio a Termoli. Nel 1976 è preside al Liceo Artistico di Ravenna, dove tiene anche una importante serie di interventi critici. Nel 1977 inizia a dipingere la serie dei Ritmi di grandi dimensioni, ancora in bianco e nero, che proseguirà per oltre due anni, nel 1978 inizia la serie Cieli e si trasferisce a Marina di Ravenna. Con i Cieli riprende in pieno il colore, caricato dall’uso dei pastelli e delle cere. Svilupperà questo tema per alcuni anni, esponendo molto e riscuotendo grande consenso di pubblico e di critica, soprattutto in Centro-Nord Europa.

1980-1989

Nel 1980 torna a Roma dove inizia la collaborazione espositiva con la galleria Editalia, dove incontra Fausto Melotti e Mauro Reggiani, e col Palazzo delle Esposizioni. Nel 1981 espone i primi Cieli alla galleria Spatia di Bolzano, a cui affianca i Cieli secondi, come evoluzione di quella prima serie e pubblica per la rivista “Literatur und Kritik” di Salisburgo una serie di poesie dedicate a Schubert e a Vienna. Dopo un lungo viaggio in Francia, alla ricerca di ispirazione dal romanico e dal gotico (ha una forte passione per le vetrate di Chartres), inizia a dipingere I Giorni, opere di grande spontaneità e immediatezza, che nel 1983 esporrà a Bolzano, Bari e Napoli. Nel 1984 da Roma si trasferisce nella campagna senese, a Valacchio, e lascia l’insegnamento. Da questa esperienza biografica maturerà una nuova visione estetica, evidente nella nuova versione dei Cieli e nel successivo ciclo de I Campi, del 1985, dove l’ordito dei segni e dei colori tende a riflettere le innumerevoli vibrazioni della luce, per ritrarre le emozioni che l’artista prova. Dopo tre anni di soggiorno senese, torna nel Lazio e si trasferisce a Genzano di Roma, dove inizia la serie dei Canti della Memoria, sintesi perfetta tra l’astrazione dell’idea e la realtà della visione e della memoria. La sete di conoscenza e di novità lo porteranno a viaggiare molto e a intraprendere il primo dei quattro viaggi in America, dove lo colpiscono soprattutto lo splendore dei grattacieli di Manhattan e la durezza nera dei sobborghi della periferia newyorchese. Dall’esperienza americana ricava la Suite Americana e New York-New York. Partecipa alla rassegna Roma anni 60 curata da Maurizio Calvesi.

1990-1999

Dal trasferimento a Milano del 1990 e dalle suggestioni dell’esperienza americana nasce il ciclo de Le Luci, per poi passare alle Tabule, dove è il fondo il vero protagonista del quadro. Dopo aver viaggiato in Irlanda e in Spagna, nel 1992 si trasferisce a Verona, dove viene ispirato per la composizione delle Costellazioni. Nell’autunno di quello stesso anno si trasferisce a Langhirano in provincia di Parma con il pittore Giorgio Kiaris (suo assistente e collaboratore) con il quale organizza mostre, dibattiti e lezioni. Nel marzo 1995 inizia a lavorare alla serie delle Icone, dove riprende l’uso della sabbia e della segatura in maniera solenne, quasi ieratica. Nello stesso tempo, prende forma il progetto dell’ Anno Padano che riflette gli umori, le luci, le passioni della terra emiliana dove vive. Gli stessi sentimenti che sono anche alla base della creazione dei quattro grandi quadri dedicati alle stagioni. Nel 1996 vince il I° Premio Sulmona per la pittura. Dopo una parentesi ispirata dall’ambiente circostante, inizia la serie Diari dove l’intento è di ristabilire quei contatti necessari perché l’opera non rimanga imbalsamata, ma segua anche le tematiche sociali, tanto care a questo artista.

2000-2013

Se il nuovo millennio si apre con la serie delle Cosmocromie (2000-2004), l’artista prosegue con il ciclo Eventi- La Guerra e La pace (2005-2006), Eventi – New York 2 (2006), Ayron (2007-2008), Puntocromie (2008-2009), New York 3 (2010-2012), Fleurs (2009-2011) e Partiture (2011-2013). Nel 2004 lo storico dell’arte Carlo Arturo Quintavalle rende omaggio al lungo lavoro di Biggi con un catalogo ragionato edito da Skira e una mostra antologica di opere grafiche e di dipinti presso il salone delle Scuderie del palazzo della Pilotta di Parma. Seguono numerose pubblicazioni sull’opera dell’artista e diverse mostre in Europa. Nel 2006 è protagonista del cortometraggio di Giorgio Kiaris dal titolo Art in Progress, che riprende Gastone Biggi mentre dipinge un'opera del ciclo “Guerra e Pace”, ispirata al gioco del calcio. Il cortometraggio è stato selezionato per il Festival internazionale del cinema d'arte di Bergamo di quell'anno. Nel 2008 il pittore inaugura una mostra antologica in occasione dei suoi 60 anni di pittura, “Biggi 1948-2008”, alla Casa del Pane di Milano. L’artista intensifica l’attività espositiva con la partecipazione nel 2009 alla 53ª Biennale di Venezia, poi a Palermo, in Cina presso la sede dell'Urban Planning Exhibition Center di Shanghai, Spoleto e alla Withebox Art Center di New York.

2014

Muore nella Casa Rossa di Tordenaso sulle colline parmensi. L’anno dopo viene fondata la Fondazione Gastone Biggi e nel 2018 viene pubblicato da Skira Editore, a cura di Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino il Catalogo ragionato dei dipinti.

Ultimo aggiornamento: 03/12/2021

Mostre ed eventi pubblicati su Itinerarinellarte.it

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