Renato Pengo
Renato Pengo nasce a Padova il 31 ottobre 1943, in un quartiere proletario dove ha imparato a conoscere la semplicità, la durezza, gli intrighi. In quel contesto la creatività spontanea era un'arma per la sopravvivenza. Cultura cattolica e cultura laica concorrevano in quegli anni a modellare un ambiente da cui era bandito il dubbio e il malessere.
Pengo incontrò ben presto una certa difficoltà ad accettare le regole imposte e fu inevitabile porsi domande di carattere esistenziale. Frequentò l'Istituto d'arte, ma si rese conto come la scuola mortificasse il suo bisogno di una più ampia apertura mentale.
Di necessità si applicò a esperienze nel campo dell'oreficeria e della piccola scultura. Decisivo fu l'incontro con Diego Valeri che lo avvicinò alla poesia aiutandolo nella ricerca dei motivi del suo malessere esistenziale.
È del poeta Valeri la presentazione in catalogo della mostra personale alla Galleria La Chiocciola di Padova nel 1971. Dei due anni precedenti sono le mostre alla Galleria Il Traghetto 1 di Venezia per la presentazione di Franco Flarer (1969) e alla Galleria Il Giorno di Milano per la presentazione di Salvatore Maugeri (1970).
Nella prima meta´ degli anni settanta il lavoro di Pengo si emancipa definitivamente dalle premesse della formazione scolastica e dell'espressività esistenzialistica aprendosi a nuove forme di sperimentazione. Strutture seriali rigorosamente cerebrali conducono all'assenza quasi totale del colore e alla registrazione ossessiva dei caratteri di una società alienante e programmata. Sulla scia di questa consapevolezza sperimenta linguaggi diversi: performances, happenings, utilizzo del mezzo fotografico e di materiali industriali, interventi diretti sul sociale. Attento più all'autenticità dell'esperienza artistica, alla sua efficacia maieutica che al riscontro del mercato, partecipa in quegli anni a due mostre nazionali: nel 1975 alla Xª Quadriennale di Roma e, sempre nello stesso anno, alla mostra annuale della Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia.
Nel 1970 vince il primo premio alla Decima Triveneta dei Giovani Artisti. Nel 1975 è tra i fondatori del gruppo "Azionecritica", la cui attività culturale si svolge nei quartieri di Padova, attraverso performances e murales, insieme all'Odin Teatret di Eugenio Barba. Dello stesso anno è l'invito a partecipare al concorso nazionale indetto da Cavart sulle "Architetture impossibili". Nel frattempo diventa preminente l'utilizzo del mezzo fotografico inteso sia come esperienza di analisi concettuale sia come nuova materia di intervento pittorico condotto manipolando le superfici emulsionate. Insegna per qualche tempo teoria e tecnica fotografica.
Di questo periodo sono alcune mostre personali a Salisburgo, Galleria Romanischer Keller, a Villach, Galleria An Der Stadtmauer, a Rovigo, all'Accademia dei Concordi, e collettive a Prato, Rassegna Internazionale Nuove Tendenze, e a Padova alla Galleria Stevens, "Matrici e immagini".
A partire dai primi anni ottanta il suo lavoro subisce una svolta, cerca altri percorsi, alfabeti interiori attraverso continui sprofondamenti e percezioni subliminali, che rendono la sua ricerca sempre più tesa e solitaria. Sono di questo periodo due grandi cicli pittorici: "Itinerari dipinti dal tempo" e "Future archeologie", che compaiono in mostre a Ferrara, a Palazzo Massari, ad Amsterdam, all'Istituto Italiano di Cultura, all'Aja, alla Galleria Van Voorst Van Beest e a Padova, alla Galleria Stevens e in Galleria Civica. È di questo periodo anche una imponente acquisizione che trova collocazione tra Tokio e altre città e località del Giappone.
Verso la fine degli anni ottanta inizia a realizzare video d'artista lavorando sulla decelerazione dell'immagine. Con questi partecipa a numerose rassegne e manifestazioni nazionali e internazionali: Catodica a Roma, Ifduif a Lugano, Le arti del cinema a Verona, Festival Mondial do Minuto a San Paolo in Brasile, al Film Festival di Torino.
Il carattere strenuamente autoriflessivo su tematiche di stringente attualità che la ricerca di Pengo possiede colloca questo artista in una posizione particolare nel panorama dell'arte contemporanea in Italia e in Europa. A partire dagli anni novanta, infatti, il suo punto di vista nell'affrontare questioni salienti in ambito antropologico e psicanalitico, rafforzando anche attraverso questo tramite l'identità di sé come artista, lo porta ad acquisire un'evidenza particolare in ambiti limitrofi al sistema dell'arte e piuttosto in prima linea all'interno del dibattito scientifico. È di questo periodo l'invito come interlocutore ad incontri, dibattiti e convegni quali "Psiche&Immagine" (Padova, 1994), "Trauma e catarsi - Cinema e psichiatria" (Padova, 1995), "L'Istituzione, la mente del terapeuta e gli scenari di gruppo" (Verona, 1996), "Fuori sintonia/Cosmogonie della mente" a cura di Luigi Pavan e Gian Piero Brunetta (Padova, 1996); "L'énigme du visible" a cura di Vanessa Delouya (Parigi, 1998).
In questi anni il suo lavoro si focalizza su un'intuizione che apre un nuovo orizzonte di conoscenza: lo "shock tecnologico", elaborato nel corso del 1990, è un po', come ebbe a scrivere Pierre Restany, "la sua mela di Newton", che così lo stesso critico la interpreta: "L'interruzione della corrente sbocca nell'universo spirituale e immaginario, pregnante di vibrazioni e di energia cosmica in libera circolazione nello spazio: uno spazio che diventa il vuoto, il vuoto immateriale". Nel brulicante e non più decifrabile insieme di segnali che si manifesta nell'interruzione televisiva Pengo ravvisa lo spazio simbolico di una riflessione radicale, di un'autocoscienza di sé come artista visivo, coinvolto inevitabilmente in un confronto serrato con il mezzo tecnologico.
Le più significative mostre di questo periodo hanno luogo prevalentemente all'estero: a Parigi, Madrid, Tunisi, e New York. Nel 1999, a Palazzo del Monte a Padova, si svolge una sua importante personale: "Percezioni mutanti".
Verso la fine degli anni novanta il lavoro si arricchisce di nuovi materiali: plexiglas, ardesia e ferro; i colori dominanti sono il rosso del fuoco, il marrone della terra, il blu dell'acqua, la trasparenza e il bianco dell'aria.
Nel 2000 realizza un video-manifesto, soglia irreale dove esiste una nuova specie di energia sovratecnologica, in cui si conferma con forza la scrittura non leggibile, pre-linguistica, costituita da segni figurativi e parole fuggitive, denominata "Scrittura dell'anima", che Pengo aveva intuito nel 1979 per poi utilizzarla progressivamente come propria peculiare cifra stilistica a partire dal 1990. Di questo periodo sono anche due cicli importanti: "OLTRE IL TITOLO" e "OLTRE-TUTTO", presentati a Padova, alle Gallerie Dante Vecchiato, a Firenze, a Palazzo Vecchio, ad Arezzo, nella Sala dei Grandi, e ad Ancona, alla Mole Vanvitelliana. Del 2002 è l'acquisizione di una grande opera al Museo d'arte dello Splendore di Giulianova. Nel 2004 una sua installazione-mostra multimediale ha luogo nella casa di Piero Della Francesca a Sansepolcro.
Nel maggio del 2008 si svolge al Museo Nazionale di Villa Pisani (Stra) la mostra "Traghettare il tempo" a cui segue la personale "Oltre" al Net Center di Padova dove sono presentati i cicli pittorici "Traghettare il tempo" e "Lacrime". Fanno la loro comparsa in queste occasioni i viandanti senza meta inconsapevolmente smarriti e altrettanto inconsapevolmente attoniti, immersi in una sorta di ipnosi, di fronte al dilagare dei pixel della nuova contemporaneità comunicativa digitale. Viandanti senza meta, tutti noi, che si ritrovano poi anche nel successivo ciclo del "Ritratto contemporaneo".
Tra dicembre 2008 e gennaio 2009 la mostra "Oltre l'immagine" presso il Museo Civico di Piazza del Santo a Padova vede l'esposizione dei lavori di oltre trentacinque anni di attività, che hanno come punto di partenza la sperimentazione in relazione al mezzo fotografico, e come base pittorica proprio la superficie emulsionata della carta fotografica.
È del 2012 l'innovativa e provocatoria mostra "Shock" presso il Museo degli Eremitani di Padova, il cui sotteso 'hackeraggio artistico' porta la "mela di Newton" di Pengo, la magmatica ed esplosiva contemporaneità espressiva "pregnante di vibrazioni e di energia cosmica in libera circolazione nello spazio", a contatto, a confronto diretto, in dialogo, e a collisione anche, con l'arte musealizzata di diversi momenti storici.
Nel 2014 espone a Londra presso la ArtMoorhouse, Moor House, con la mostra "L'utopia della pittura".
Il 2017 è l'anno dell'incisiva e pregnante installazione-mostra "APOCATASTASI" e della sua correlata performance "L'energia dell'Apocatastasi" tenutasi nell'Agorà del Centro Culturale Altinate/San Gaetano di Padova. Il lampo della luce bianca, dell'energia pura, materialmente costituito dal sovrastante monumentale monocromo bianco bifacciale, luogo cosmico di vuoto energetico dove tutto finisce e tutto ha origine, incessante ripartenza e divenire delle cose, è il concetto fondamentale di questa installazione-mostra e il momento di snodo, di raccordo, di riflessione, in relazione alla ricerca artistica iniziata con le "Visioni interiori" (dal 2013), le "Visionarie presenze" (dal 2014), che ha successivamente attraversato le "Geometrie del vuoto" (2018), per poi approdare alle "Vibrazioni cosmiche" (dal 2019). È del 2024 la mostra alla Galleria Civica Cavour di Padova dove è stata esposta una cospicua selezione di queste opere.
Ultimo aggiornamento: 24/02/2025
Mostre ed eventi pubblicati su Itinerarinellarte.it
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Pengo. Segnaletica
La mostra presso la Libreria-Galleria Minerva di Padova presenta al pubblico una selezione delle opere di Renato Pengo appartenenti al nuovo e inedito ciclo 'Segnaletica'.
Veneto
Padova
Ingresso libero
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Renato Pengo. Vibrazioni Cosmiche
Fino al 25 febbraio 2024 la Galleria civica Cavour di Padova ospita "Vibrazioni Cosmiche" dell'artista multimediale Renato Pengo.


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