Barocco. Il Gran Teatro delle Idee

  • Quando:   21/02/2026 - 28/06/2026

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Barocco. Il Gran Teatro delle Idee
Tanzio da Varallo, Davide con la testa di Golia, 1623-1625 ca. Varallo, Palazzo dei Musei, Pinacoteca

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Non esiste stagione della storia europea in cui l'immagine abbia assunto un ruolo tanto consapevole e strategico quanto nel Seicento. Con il Barocco l'arte smette di essere semplice rappresentazione e diventa costruzione di realtà. Lo spazio si dilata, le superfici si aprono, la luce diventa materia attiva. L'opera non è più solo oggetto da contemplare, ma esperienza che coinvolge, persuade, orienta. L'immagine entra nella vita pubblica, si fa strumento di convinzione e di governo, misura del visibile e macchina della visione. È in questo passaggio che l'immagine occidentale acquisisce una nuova coscienza di sé: non più misura dell'ordine, ma energia in tensione.

Con Barocco. Il Gran Teatro delle Idee, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e il Museo Civico San Domenico affrontano una delle stagioni decisive della civiltà europea, restituendola nella sua complessità e nella sua forza generativa. Non una lettura limitata allo stile, ma una ricostruzione ampia di un sistema culturale in cui arte, fede, scienza, potere, spettacolo e vita quotidiana si intrecciano fino a diventare inseparabili. Un sistema in cui ogni immagine è insieme forma e idea, materia e progetto, emozione e strategia.

La mostra, attraverso circa 200 capolavori, ricostruisce la temperie culturale e artistica del Barocco sondandone al tempo stesso gli sconfinamenti temporali, riunendo opere provenienti da numerose istituzioni nazionali e internazionali — forte anche della collaborazione con Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini — tra cui l'Albertina di Vienna, il Museo del Prado di Madrid, i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e il Museo e Real Bosco di Capodimonte — per dare vita a un percorso articolato in dodici sezioni che propongono un viaggio che dal fascino dell'antico giunge fino alle risonanze contemporanee.

«Il Seicento fu Roma. La città dei papi erede della città dei cesari. Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, Roma richiama i migliori talenti artistici, le élites intellettuali, gli spiriti eccelsi dei nuovi ordini religiosi (i gesuiti, i cappuccini, i teatini, gli oratoriani), nel clima della riorganizzazione politica e religiosa promossa dalla Riforma cattolica e dalla Controriforma dopo il Concilio di Trento. L'arte è al centro della riconquista della cristianità da parte del papato. Ne è il linguaggio espressivo. E quel che in seguito verrà chiamato, in maniera dispregiativa, Barocco, sottolineandone l'irregolarità, la bizzarria, la stravaganza, ne è la cifra simbolica. Il Barocco è la dimensione culturale del secolo», sottolinea Gianfranco Brunelli, Direttore delle Grandi Mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

Come evidenzia la prima sezione, Il vero e la meraviglia. La seduzione dell'antico e i nuovi valori formali, il percorso della mostra prende avvio a Roma, luogo in cui la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento producono una trasformazione radicale. Le rovine dell'antico, le sculture ellenistiche, le memorie imperiali non sono semplice repertorio decorativo, ma presenza viva. Il Laocoonte, con il suo groviglio di torsioni, diventa modello di pathos; il Torso del Belvedere suggerisce una concezione plastica in cui la tensione muscolare si fa espressione interiore. L'antico non è nostalgia ma detonatore.

Annibale Carracci riattiva l'eredità raffaellesca nella Galleria Farnese, ma ne accentua la monumentalità scenografica; Ludovico e Agostino Carracci costruiscono una sintesi tra classicismo e naturalismo. Al tempo stesso Caravaggio introduce una frattura irreversibile: le sue figure emergono dal buio come presenze fisiche, illuminate da una luce radente che ne rivela imperfezioni e fragilità. Nell'Incoronazione di spine il gesto dei carnefici non è gesto teatrale ma atto concreto, quasi tangibile; la sofferenza non è idealizzata ma resa con crudezza controllata.... leggi il resto dell'articolo»

Nel campo dell'architettura il Barocco ha uno dei suoi territori privilegiati, come evidenzia la seconda sezione della mostra – La Roma dei papi. Il più grande spettacolo del mondo – dove trovano naturale collocazione la produzione di disegni di Borromini dell'Albertina di Vienna. Borromini piega la geometria classica, alterna concavità e convessità, crea superfici che sembrano respirare. La pianta di Sant'Ivo alla Sapienza, con il suo intreccio di triangoli e curve, è costruzione matematica e insieme organismo fluido. Bernini – a sua volta presente con diversi esempi, tra cui il modello preparatorio per la Fontana dei Quattro Fiumi della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro – integra scultura, luce e architettura in un unico dispositivo emotivo: nella Cattedra di San Pietro la finestra ovale, nascosta alla vista, trasforma la luce in elemento scenografico.

Andrea Pozzo porta l'illusione prospettica a livelli vertiginosi: nella volta di Sant'Ignazio la finta architettura si prolunga oltre i limiti reali, dissolvendo la distinzione tra pittura e spazio fisico. Il soffitto diventa apertura verso l'infinito.

Il Seicento è anche secolo del potere centralizzato. Papi e sovrani comprendono che l'immagine è linguaggio politico, come chiarisce la terza sezione, Il volto del potere. Committenza e rappresentazione. I ritratti ufficiali costruiscono identità pubbliche. Il Ritratto di Innocenzo X di Diego Velázquez (Roma, Galleria Doria Pamphilj) con lo sguardo penetrante e la veste cremisi è insieme documento realistico e affermazione di autorità; i busti di Gian Lorenzo Bernini trasformano la figura pontificia in presenza quasi vivente.

Nella sezione Scenografie del quotidiano. Nuovi stili decorativi appare evidente come la spettacolarità barocca penetri negli interni aristocratici. Consolle con piani in marmi policromi, stipi intarsiati, coppe con nautilus, argenti cesellati e arazzi araldici trasformano le dimore in spazi di rappresentazione, dove il confine tra naturale e artificiale si dissolve.

Il Seicento è anche secolo di rivoluzioni scientifiche. Il cannocchiale di Galileo amplia l'orizzonte cosmico; la microscopia rivela l'infinitamente piccolo. Le Wunderkammer raccolgono oggetti naturali e artificiali in un sistema di conoscenza visiva, come si ripercorre ne La mutevole visione delle cose. Verso il superamento dei generi.

La sezione Visioni mistiche. Lo spirito, la carne, l'estasi indaga la centralità dell'esperienza estatica nella pittura barocca, alla luce della spiritualità della Controriforma. Il contatto tra il santo e il divino si traduce in immagini di intensa partecipazione emotiva e fisica, dove luce e trasporto del corpo costruiscono un «racconto verticale» della trascendenza.

In Il trionfo dell'immagine. Miti, allegorie, storie vediamo come nel Seicento l'immagine non si limiti a raccontare, ma organizzi il pensiero. L'allegoria diventa strumento centrale di costruzione del significato: ogni figura è insieme episodio narrativo e dichiarazione ideologica.

La sezione Storie senza eroi. La strada in scena rivela il volto meno ufficiale del Barocco, portando in primo piano il mondo dei ceti popolari e della vita quotidiana che, nel Seicento, entra stabilmente tra i soggetti più apprezzati da artisti e collezionisti.

La stagione post-tridentina affida all'immagine il compito di rendere tangibile l'esperienza spirituale. La sezione Le forme della devozione. Il culto e la pietà mette in evidenza come estasi, visioni e conversioni diventino il teatro della trasformazione interiore: la fede non è più solo dottrina, ma esperienza sensibile, e il corpo diventa il luogo in cui l'invisibile si manifesta.

Dal centro romano il linguaggio barocco si diffonde rapidamente in Europa, come chiarisce la sezione La diffusione dei modelli. Da Roma all'Europa. Artisti e modelli circolano tra corti e città, adattandosi ai contesti locali: in Francia il Barocco si intreccia con l'assolutismo monarchico, assumendo un carattere celebrativo e monumentale; in Spagna si carica di intensità mistica; nell'Europa centrale la scultura e l'architettura accentuano torsioni e dinamismi fino a esiti quasi febbrili.

La sezione Inquietudine delle forme indaga il ritorno del barocco nel Novecento come chiave espressiva della modernità, mettendo in luce come la libertà dinamica e la tensione drammatica del Seicento diventino un fertile terreno di confronto per artisti e critici.

La mostra si chiude con Visioni ultime. Barocco contemporaneo, sezione che esplora come la lezione del barocco, con la sua energia plastica e il dinamismo spaziale, abbia influenzato l'arte del XX secolo e contemporanea. Dalle sperimentazioni di Lucio Fontana e Fausto Melotti, che reinterpretano la scultura e la ceramica in chiave barocca e spaziale, agli studi plastici e alle superfici perforate dei Concetti Spaziali, fino ai grandi modelli per il Duomo di Milano, si evidenzia la continuità tra energia formale barocca e modernità. Francis Bacon, ispirato a Velázquez, reinventa l'iconografia papale per esprimere le angosce del dopoguerra, come nel magnifico Pope I – Study after Pope Innocent X by Velazquez dagli Aberdeen City Council Aberdeen Archives.

Il Barocco è il momento in cui l'arte europea comprende definitivamente la propria forza. L'immagine non è più solo specchio del mondo, ma strumento capace di modellarlo. È qui che il visibile diventa dispositivo critico, capace di orientare lo sguardo collettivo, di costruire identità, di mettere in scena conflitti.

Nel grande teatro delle idee il Seicento definisce un nuovo rapporto tra forma e potere, tra esperienza sensoriale e pensiero, tra presenza fisica e costruzione simbolica. Non un'epoca di eccesso, ma un laboratorio di modernità. È in quella consapevolezza dell'immagine — nella sua capacità di persuadere, emozionare, organizzare il mondo — che affonda una parte decisiva della nostra cultura visiva. E da lì continua a interrogare il presente.

Il progetto di allestimento e la direzione artistica sono a cura dello Studio Lucchi & Biserni. Il catalogo è di Cimorelli Editore.

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Mostra: Barocco. Il Gran Teatro delle Idee

Forlì - Museo Civico San Domenico

Apertura: 21/02/2026

Conclusione: 28/06/2026

Organizzazione: Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

Indirizzo: P.le Guido da Montefeltro, 12 - 47121 Forlì (FC)

Orari: consultare il sito mostremuseisandomenico.it

Biglietti: acquistabili in biglietteria o online su ticketlandia.com

Sito web per approfondire: https://mostremuseisandomenico.it/



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