A quarant'anni dall'ultima grande mostra a lui dedicata, il Mart presenta un'ampia retrospettiva sull'artista trentino Luigi Bonazza.
Formatosi nel clima della Secessione viennese, Bonazza fu uno dei protagonisti del fermento culturale di inizio secolo, in quel Trentino che fu cerniera tra mondi culturali diversi ma profondamente legati tra loro.
A cura di Alessandra Tiddia, in un allestimento disegnato da Ruffo Wolf, la retrospettiva Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco presenta al pubblico 300 opere, tra dipinti, disegni, incisioni, oggetti e documenti d'archivio.
Dieci sezioni tematiche illustrano il percorso artistico e umano di Bonazza valorizzando al contempo uno dei più preziosi patrimoni trentini, in parte conservato dalla Provincia di Trento, tramite il Mart e la Soprintendenza per i beni culturali, e in parte diffuso tra edifici pubblici, privati, chiese e collezioni.
Ruotando attorno alla figura centrale di Bonazza, il progetto approfondisce un'intera epoca, gli stili e le personalità che l'hanno definita.
L'infatuazione per l'arte di Klimt e del maestro von Matsch, i modelli secessionisti appresi a Vienna, non abbandonarono mai lo stile di Bonazza.
Per questo in mostra l'incontro con il protagonista è anticipato da una "galleria viennese", nella quale il clima culturale è tratteggiato dalle opere di alcuni maestri della Secessione, tra i quali Gustav e Georg Klimt, Franz von Matsch, Ludwig Heinrich Jungnickel, Ferdinand Hodler, Franz Jaschke, Rudolf Junk.
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Franz von Matsch Testa nel sole, (1898-1900) Collezione privata
In questa sezione spicca la puntuale selezione di riproduzioni di Gustav Klimt raccolta subito dopo la morte dell'artista nell'Album Heller (Das Werk von Gustav Klimt, Wien-Leipzig 1917-1918). Provenienti dalla Klimt-Foundation appartengono a questo ciclo, fra le altre, Danae, Pallade Atena, Bisce d'acqua II e Nuda Veritas.
Nella stessa sala, in trasferta da una prestigiosa collezione privata viennese, sono presenti anche opere di Franz von Matsch come Ritratto di Franz Matsch, figlio dell'artista, Testa di sole e il bozzetto per la Giurisprudenza, che in mostra dialoga straordinariamente con i pannelli della Leggenda di Orfeo di Bonazza e con le due riproduzioni d'epoca della Medicina e della Filosofia di Gustav Klimt, confermando la stretta relazione stilistica e tematica fra Bonazza e i protagonisti della Secessione viennese. Ulteriore esempio di questi riferimenti sono le placchette in rame di Georg Klimt, fratello di Gustav, che vengono riprese da Bonazza nei dettagli della complessa cornice del trittico dell'Orfeo.
Quest'attenzione al decorativo, che affonda le radici nelle esperienze europee e austriache sviluppatesi tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, caratterizzò lo stile di Bonazza lungo tutta la sua carriera, sia nella fase viennese sia nella fase trentina.
Come suggerisce il titolo della mostra, in Bonazza il Déco − che contrassegnò gli anni Venti, Trenta e Quaranta del Novecento − prende a prestito alcune delle forme secessioniste, le cristallizza e le trasforma. Secessione e Déco finiscono per mescolarsi dando vita a forme originali e a un linguaggio personale e unico.
L'enfasi decorativa di Bonazza è ravvisabile tanto nei primi lavori, quanto nelle ultime opere e può essere riassunta visivamente nel ciclo decorativo di Villa Bonazza, residenza trentina progettata dall'artista stesso che ne curò dettagli architettonici e stilistici.
Nella sua ricerca, Bonazza rimase inoltre sempre fedele al concetto unitario di arte, molto caro a secessionisti e avanguardisti dei primi anni del Secolo. Essere artisti significava abbattere le gerarchie, non fossilizzarsi sulle vecchie distinzioni fra arti maggiori e minori, sperimentare tecniche e codici.
Attraversata la prima sala dedicata alla Secessione, il pubblico si trova al cospetto del masterpiece di Bonazza: quell'Orfeo che normalmente è valorizzato nel percorso permanente del Mart.
Realizzato nel 1905 fu presentato a Milano in occasione dell'Esposizione internazionale nel 1906, alla Secessione di Vienna l'anno successivo e in seguito a Berlino e a Monaco. Una volta a Trento, il trittico divenne il "pezzo forte" di Villa Bonazza.
Con lascito testamentario l'artista decretò che, alla sua morte, l'Orfeo venisse donato alla SOSAT; disponeva di una sala sufficientemente grande per ospitarlo e renderlo fruibile a quante più persone possibile (Via Malpaga 17). È proprio grazie alla Sezione Operaia della Società Alpinistica Tridentina che l'opera giungerà al Mart, tramite un deposito del 1985, anno della grande mostra su Bonazza negli spazi del rinascimentale Palazzo delle Albere.
Quarant'anni dopo a Rovereto l'Orfeo rappresenta idealmente l'inizio e la fine di un percorso circolare che attraversa la vita del suo autore, prima a Vienna (1897-1911) e poi a Trento (dal 1912-1965).
Oltre alla Leggenda di Orfeo, la mostra raccoglie 206 opere di Bonazza contribuendo non solo alla promozione presso il grande pubblico di uno dei più talentuosi artisti trentini, ma anche alle ricerche di studiosi, appassionati e conoscitori del suo lavoro.
L'intera opera di Bonazza, così come quelli dei suoi maestri, dei suoi coevi e dei suoi eredi, dialoga con il patrimonio del Mart di Rovereto, valorizzandolo e approfondendolo.
Si comincia con le opere giovanili realizzate da Bonazza a Vienna, si procede, tra tecniche e formati diversi, tra riferimenti all'epica e alle saghe degli eroi, fino al rapporto con Gabriele d'Annunzio, ai ritratti di Cesare Battisti e degli altri irredentisti, ai paesaggi dipinti in tarda età, tra le montagne e i laghi del suo Trentino.
In particolare, il rapporto tra Bonazza e D'Annunzio rappresenta uno dei principali contributi apportati dalla mostra alla ricerca sull'artista, come approfondito in una delle sezioni espositive e in uno dei testi in catalogo della curatrice Alessandra Tiddia. Presso gli eredi di Bonazza è stata recentemente rinvenuta Asceta del Carnaro, una fotografia con dedica del Vate a Bonazza, del 1918, che conferma la stretta relazione tra i due, anticipandone di fatto l'inizio. Questa fertile amicizia e la visita al Vittoriale degli Italiani, nel 1925, influenzeranno tutta l'opera di Bonazza che sempre richiamerà
temi e figure dell'epica dannunziana.
Insieme ai già noti dipinti di Bonazza, come per esempio Vienna di notte, Notte d'estate e Ritratto di Italia Bertotti, vengono esposti disegni e studi; esempi di decorazione sacra, come la Pala realizzata per la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù dei padri Dehoniani; testimonianze di prestigiosi incarichi pubblici, come i cartoni preparatori per l'affresco del Palazzo delle Poste di Trento; il pregiato ciclo di incisioni Jovis amores di cui vengono esposte, oltre alle stampe, anche le matrici originali; il ritratto dedicato al "martire" Cesare Battisti del 1916 che fu riprodotto in numerosissimi esemplari; la produzione pubblicitaria; i lavori realizzati per le Officine Caproni di Milano dove Bonazza lavora durante la Prima guerra mondiale.
Da Villa Bonazza, mantenuta intatta da chi vi abitò dopo l'artista, provengono dodici opere: i dipinti Notturno, La nascita del giorno, Acqua zampillante, Sirene, Deposizione, Aurora, alcuni studi, qualche paesaggio, le acqueforti che raffigurano Dante Alighieri e Gabriele D'Annunzio. In occasione della mostra e grazie alla disponibilità dei proprietari, la Fondazione Bruno Kessler e il Mart hanno realizzato uno street view in 3D per permettere a visitatori e visitatrici di esplorare virtualmente la Villa, tramite uno schermo touch screen.
Tra i ritratti realizzati da Bonazza in Trentino, spiccano quello dedicato ad Alcide De Gasperi, i membri della famiglia Cavagna, suoi mecenati a Vienna, il ritratto di Italia Bertotti e i due Fratelli in giardino, mai esposti prima, oltre a un suggestivo Autoritratto del 1905.
La visita si conclude tra le opere di quegli artisti trentini che, come Bonazza, scelsero un linguaggio che coniugava contenuti italici a uno stile di ascendenza nordica: Giorgio Wenter Martini, Luigi Ratini, Francesco Trentini, Dario Wolf e Stefano Zuech.
In questa ultima sezione sono eccezionalmente esposte opere provenienti da collezioni private di Luigi Ratini, come il Perseo, e di Dario Wolf, come Elevazione e Il musico.
Hanno contribuito alla mostra, attraverso generosi prestiti, importanti istituzioni del territorio: il MITAG Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, il MAG Museo Alto Garda, il Castello del Buonconsiglio, il Museo Diocesano Tridentino, la Fondazione Museo storico del Trentino e la Biblioteca comunale di Trento.
Numerose le opere provenienti da Vienna, in particolare dal Belvedere, dalla Klimt-Foundation e dal MAK – Museum für angewandte Kunst (Museo di arte applicata).
Il percorso della mostra nei testi di sala
1. Luigi Bonazza tra Secessione e Déco
A sessant'anni dalla sua scomparsa, il Mart dedica una grande mostra a Luigi Bonazza (Arco, 1877 – Trento, 1965), artista trentino protagonista di un'epoca di transizione segnata dalla tragedia della Prima guerra mondiale e dalla fine dell'impero Austro-Ungarico.
Dal 1897 al 1912, Bonazza si forma ed esordisce come pittore e incisore a Vienna, dove assorbe e interpreta i modelli secessionisti, ammirando in particolare l'arte di Gustav Klimt. Dalla Secessione mutua la concezione dell'opera d'arte totale (Gesamtkunstwerk), un ideale stilistico che informa ogni aspetto della produzione creativa, senza distinzione tra arti maggiori e minori, e che si esprime compiutamente nella progettazione e decorazione della sua abitazione, un villino nel quartiere Bolghera a Trento. In questo lavoro, sviluppato nell'arco di più di trent'anni, si può osservare la persistenza di quel modello culturale ma anche la sua progressiva contaminazione con il gusto Déco.
La mostra ripercorre le tappe del percorso artistico e umano di Bonazza, dalle opere giovanili realizzate a Vienna – tra le quali spicca La leggenda di Orfeo – a quelle che testimoniano il suo rapporto con Gabriele d'Annunzio, dai ritratti di Cesare Battisti e degli altri martiri irredentisti ai paesaggi dipinti fino in tarda età, tra le montagne e i laghi del Trentino. L'esposizione si chiude con le opere di altri artisti trentini che, come Bonazza, scelgono un linguaggio artistico che coniuga contenuti italici a uno stile di ascendenza nordica: Giorgio Wenter Martini, Luigi Ratini, Francesco Trentini, Dario Wolf e Stefano Zuech.
2. Un trentino a Vienna ai tempi della Secessione
Dopo il diploma conseguito alla Scuola Reale Superiore Elisabettina di Rovereto, nel 1897 Luigi Bonazza si trasferisce a Vienna, dove frequenta i corsi della Kunstgewerbeschule (Scuola di Arti Applicate) annessa al Museo Austriaco per l'Arte e l'Industria, un istituto di orientamento modernista diretto da Felician von Myrbach. Studia disegno e pittura con Franz von Matsch, che aveva collaborato con i fratelli Klimt nella decorazione della scalinata del Burgtheater. Rispetto ai protagonisti della Secessione viennese, Matsch conserva uno stile più tradizionale, anche nell'ambito di progetti di arte totale come la sala da pranzo di Palais Dumba a Vienna, dove disegna gli arredi e la decorazione sul tema delle Muse.
L'insegnamento di Matsch ha sicuramente indirizzato la ricerca di Bonazza ma sono soprattutto gli artisti che espongono alle mostre della Secessione ad influenzare il suo stile. Nella sua opera più importante, La leggenda di Orfeo, si riconosce la suggestione di artisti come Hodler, Jungnickel e naturalmente Klimt, per molteplici dettagli. Nella cornice si possono cogliere analogie con le figure allegoriche in rame sbalzato di Georg Klimt, fratello minore di Gustav, mentre la tecnica puntinista è simile a quella adottata dai neoimpressionisti viennesi Franz Jaschke e Rudolf Junk.
3. Da Trento a Vienna e ritorno
Nel 1901 Luigi Bonazza si diploma con ottimi voti alla Kunstgewerbeschule e affitta uno studio nel centro della capitale austriaca, mantenendosi grazie a commissioni per ritratti, paesaggi, ex libris e illustrazioni che gli arrivano sia dall'ambiente viennese sia da quello trentino. Uno dei suoi principali sostenitori è Attilio Cavagna, ingegnere del Comune di Vienna che, nel 1903, gli affida il ritratto della figlia Silvia e lo introduce nell'ambiente della borghesia cittadina. Al 1910 risalgono i ritratti a figura intera dell'intera famiglia Cavagna: Attilio, la moglie Gilda e le figlie Silvia ed Elena, dipinti con uno stile vicino alla ritrattistica secessionista.
In occasione delle sue visite in Trentino, Bonazza dipinge vedute della villa di campagna dei Cavagna, sulla collina di Povo, e decora la loro casa in città. Altri paesaggi realizzati in questi anni testimoniano il legame dell'artista con la sua terra d'origine, mentre l'opera intitolata Vienna di notte è un esempio di quegli scorci cittadini che incontrano il favore della critica in occasione delle prime esposizioni alle quali Bonazza partecipa. Il dipinto rappresenta un viale del centro storico, illuminato dai lampioni, dove i rami spogli degli alberi si stagliano su un cielo violaceo, una tinta particolarmente amata dal pittore trentino e presente in molti suoi paesaggi.
Nel 1912 l'artista lascia Vienna per essere più vicino alla madre Luigia, la quale morirà due anni più tardi. La miniatura su avorio del 1917 è un ritratto postumo che esprime tutto il suo amore filiale.
4. Il nudo tra incisione e decorazione
Nell'ambiente della Secessione viennese rivestono una particolare importanza le tecniche grafiche e l'illustrazione. Tra il 1906 e il 1908 Luigi Bonazza lavora alle lastre dei Jovis Amores, sei incisioni raccolte in una cartella di cui disegna anche il frontespizio, con un lettering tipicamente secessionista. La serie raffigura le cinque amanti del dio Giove (Europa, Io, Leda, Dione e Danae), il quale si trasforma, di volta in volta, in toro, spuma marina, cigno, serpente e pioggia d'oro. Le tavole sono introdotte da un'allegoria che rappresenta il dio ferito, colpito dalla freccia di Eros, reso vulnerabile dalla sua passione amorosa.
Ideato fin dal 1909 ma portato a termine molti anni dopo, nel 1920, è il ciclo delle Allegorie del giorno che vede protagonista, ancora una volta, il nudo femminile. Nel corpo della donna si incarna, infatti, la sequenza del ciclo solare, dall'aurora alla notte. I nudi di queste incisioni, così come la Ballerina del 1908 per la quale posa Poldi, modella prediletta degli anni viennesi, si caricano di una tensione erotica che contraddistingue la cultura simbolista, popolata da femmes fatales e crudeli Salomè.
Il nudo è protagonista anche di numerosi dipinti e affreschi della casa di Bonazza, dove appare quale manifestazione dell'idealizzazione classica della bellezza, sublimato in un immaginario che lo allontana dalla realtà terrena. Come soleva dire l'artista: "Non c'è niente di più bello e armonioso di un corpo nudo".
5. I disegni
I disegni raccolti in questa sezione mettono in luce il meticoloso processo di studio che precede la creazione dei dipinti e delle incisioni di Luigi Bonazza. Con essi l'artista approfondisce pose, scorci prospettici, dettagli espressivi, dando prova di un grande talento grafico soprattutto nella resa delle anatomie. Il chiaroscuro è tracciato con maestria, talvolta arricchito da lumeggiature a matita bianca, e conferisce una spiccata qualità plastica ai suoi disegni. Mentre la linea sottile e fluida della grafica klimtiana traccia i contorni delle figure disinteressandosi alla resa del volume, i disegni di Bonazza rimandano, piuttosto, alla tradizione accademica e all'arte del passato. Si osservino, per esempio, i bozzetti per la figura di Euridice nel trittico dell'Orfeo o gli studi di dorsi, sui quali si legge perfettamente l'ossatura e la muscolatura. La posa dell'Orfeo è studiata dal vero, come si può vedere in un grande disegno a matita dove il volto del modello non è ancora stato sostituito da quello dell'eroe tracio. In due nudi femminili si riconosce la figura della suonatrice d'arpa de La nascita del giorno, altri sono da mettere in relazione alle decorazioni dipinte nella casa dell'artista.
Alcune grafiche appartengono, invece, al genere del ritratto, come quello tratteggiato rapidamente a matita nel 1917 per cogliere l'atteggiamento pensoso di Carla Maria Baroni, la modella conosciuta dall'artista a Milano e che lo seguirà a Trento dopo la guerra.
6. Orfei moderni: Bonazza e D'Annunzio
Tra Ottocento e Novecento, il mito di Orfeo affascina pittori, poeti e musicisti. Simboleggia lo straordinario potere dell'arte, al quale si contrappone l'umana fragilità che determina la fine tragica di Orfeo. Luigi Bonazza si identifica nell'eroe protagonista della sua opera prediletta, dove la leggenda è raccontata in tre scene: il pannello centrale ricorda il suo talento di poeta e musicista, capace di ammansire le belve e di placare le tempeste con il suo canto; il tentativo di salvare l'amata Euridice scendendo negli inferi è rappresentato nel pannello di sinistra; la morte di Orfeo per mano delle Baccanti in quello di destra.
Il tema riaffiora in altri suoi dipinti, come Figura orfica e Notte d'estate. Insieme a un altro quadro di soggetto analogo (Notturno), Notte d'estate riflette l'interesse per il capolavoro che Gabriele d'Annunzio scrive nel 1916, in un periodo di lutto e di grande sofferenza, dopo che un incidente aereo l'aveva reso temporaneamente cieco. Notturno viene pubblicato nel 1921 dall'editore Treves.
Bonazza manifesta la sua ammirazione per il Vate facendogli dono del Ritratto di Dante Alighieri.
In occasione della sua visita, nel 1928, Bonazza deve aver visto l'arredo della sala della musica, dedicata proprio al mito di Orfeo, che probabilmente gli ispira le esili colonne di gusto Déco che sorreggono l'alcova degli amanti in Notte d'estate.
7. Il mito dell'eroe: aviatori e martiri trentini
Nel marzo del 1915, per evitare di essere richiamato dall'esercito austriaco, Luigi Bonazza attraversa la frontiera sotto falso nome e si rifugia Milano. Trascorre gli anni del conflitto lavorando come disegnatore nelle officine fondate dal pioniere dell'aeronautica Gianni Caproni a Vizzola Ticino. Disegni, acquarelli e incisioni, che l'artista stampa con un torchio acquistato appositamente da Caproni, rappresentano i biplani e triplani da bombardamento che furono protagonisti della prima guerra aerea della storia.
L'artista partecipa a un concorso nazionale di propaganda bellica con il dipinto Contributo dell'operaio all'esercito combattente, un'allegoria dove i corpi dei soldati creano un tutt'uno con le grandi ali della Vittoria.
Nel 1916 la Commissione dell'emigrazione trentina a Milano, una delle principali associazioni a supporto dei fuoriusciti, incarica Bonazza di eseguire il ritratto dell'irredentista Cesare Battisti, giustiziato pochi mesi prima a Trento. L'artista lo raffigura in primo piano, sullo sfondo della valle dell'Adige e la forca simbolo del martirio. Le stampe ricavate dalla lastra di Bonazza hanno una larghissima diffusione, contribuendo al programma di propaganda e di commemorazione che, alla fine della guerra, comprenderà i ritratti di altri martiri trentini: Damiano Chiesa e Fabio Filzi. Molti anni dopo, Bonazza inciderà anche il ritratto di Tina Lorenzoni, assassinata dai nazisti nel 1944 a Firenze per l'aiuto prestato agli ebrei e alla lotta partigiana.
8. L'arte pubblica tra sacro e profano
Nel periodo tra le due guerre Luigi Bonazza realizza numerose opere di arte pubblica, solo in parte sopravvissute. Tra le opere perdute figura, ad esempio, la decorazione di una sala del Palazzo della Provincia a Trento – all'epoca sede del Grand Hotel – che rappresentava la Nascita del giorno, un motivo ripreso con delle varianti nella tela collocata dall'artista in casa propria.
Tra i cicli profani spicca l'affresco per il Palazzo delle Poste di Trento, progettato nel 1929 da Angiolo Mazzoni in modo da inglobare un portale sopravvissuto alla distruzione del rinascimentale Palazzo a Prato. Bonazza si ispira al glorioso passato di quell'edificio, che durante il Concilio di Trento ospitò importanti cardinali, per dipingere una grandiosa scena storica di gusto neorinascimentale, studiata nei dettagli attraverso i cartoni preparatori qui esposti.
L'attività di Bonazza come decoratore di chiese è testimoniata da numerosi interventi realizzati ad affresco, tempera o graffito in varie località del Trentino. I bozzetti in mostra si riferiscono, per esempio, alla chiesa di Tezze di Grigno in Valsugana, progettata dall'amico Ettore Sottsass, dove ancora oggi si può vedere uno dei cicli sacri di Bonazza meglio conservati. L'artista decora anche un'altra chiesetta di Sottsass, a Vaneze in Bondone, con la Madonna della Neve e del Cardellino. Dall'altare della chiesa di Sant'Ilario a Rovereto, progettata da un altro architetto vicino all'artista, Giorgio Wenter Marini, proviene L'Immacolata concezione, dalla caratteristica forma a losanga.
9. I ritratti
I ritratti femminili "in posa" dipinti da Bonazza a partire dagli anni Venti sono accomunati dalla tecnica divisionista.
Nel Ritratto di Italia Bertotti, le minute pennellate con cui sono state accostate le tinte pure e complementari accendono di vivaci bagliori blu e arancio la capigliatura e il vestito della ragazza, alla maniera del Pointillisme francese o del Divisionismo diffuso nei paesi nordici piuttosto che quello di Giovanni Segantini o Gaetano Previati. L'opera viene commissionata dal padre di Italia, un noto irredentista che, all'epoca in cui il Trentino era ancora territorio asburgico, aveva voluto darle un nome provocatoriamente patriotico.
Il Ritratto di Gigina raffigura la nipote, figlia della sorella dell'artista. Rispetto a quella di Italia, la sua figura appare meno appiattita, più ricca di dettagli, la forma rinforzata dalle linee di contorno, ma si riconoscono una simile fissità e un senso di straniamento. Nei ritratti di Bonazza, la mancanza di introspezione psicologica e l'attenzione alla decorazione spogliano il soggetto di individualità e lo trasformano in un prezioso oggetto d'arte che, a seconda dei casi, si staglia oppure si fonde con l'ambiente.
10. I paesaggi
La pittura di paesaggio riveste un ruolo centrale nella ricerca di Bonazza lungo tutta la sua vita, divenendo il genere su cui l'artista si concentra maggiormente negli ultimi anni. In quest'ambito, egli esprime con maggior libertà le proprie sensibilità estetiche e il suo attaccamento per il paesaggio trentino.
A partire da Italiani visitate il Trentino, un manifesto pubblicitario in stile Jugendstil con cui vince il concorso indetto dalla Società Alpinisti Trentini nel 1903, la sua appartenenza alla cultura della montagna è testimoniata dal suo rapporto ininterrotto con la SAT e la SOSAT, le due società alpinistiche trentine, e dalla predilezione per le vedute dei monti che circondano Trento e il Lago di Garda.
I quadri di paesaggio degli anni Venti e Trenta sono caratterizzati da un forte dinamismo del colore e della luce, con una pennellata vibrante che accosta tocchi di colore puro. I temi del bosco e del giardino, con le foglie che filtrano la luce e chiazzano il terreno di ombre colorate, si prestano particolarmente a utilizzare la tecnica divisionista con grande libertà espressiva.
La pura gioia del colore si esprime ancora di più in una serie di quadri di soggetto floreale che uniscono l'aspetto decorativo alla resa del vero. Anche in queste opere è ancora vivo l'influsso klimtiano, evidente per la scelta del formato quadrato e per la fitta campitura cromatica.
10. Artisti "trentini/viennesi"
Nel 1921, Luigi Bonazza fonda a Trento il Circolo Artistico Tridentino. Ne fanno parte artisti e architetti di formazione mitteleuropea come, tra gli altri, il pittore e incisore Luigi Ratini e gli scultori Stefano Zuech e Francesco Trentini.
Gli echi della Secessione viennese si riconoscono facilmente nelle ceramiche di Trentini e nei dipinti di Ratini. Nei ritratti dell'avvocato Gerola e di sua moglie e in quello di Attilio Lasta, i volti si stagliano su sfondi ricchi di motivi ornamentali dorati dalle linee sinuose.
La Pietà di Zuech, modello per diversi monumenti funebri realizzati in seguito, è posta a confronto con la Deposizione di Bonazza. Entrambe le opere rappresentano il dolore di Maria per la morte di Cristo, che nella scultura si esprime con un tenero bacio d'addio mentre nel dipinto prevale un cupo senso di disperazione. L'opera di Bonazza rispecchia quasi esattamente la composizione di un dipinto di Franz von Stuck del 1891, con la figura della vergine disposta ortogonalmente al corpo supino del Cristo.
Anche Dario Wolf guarda alla cultura mitteleuropea, pur non entrando direttamente in contatto con essa, grazie all'insegnamento di Bonazza, suo professore di disegno all'Istituto Tecnico di Trento. L'allievo, tra i migliori interpreti dell'arte incisoria, rimarrà profondamente legato all'amico e maestro fino alla fine.
Il catalogo
La mostra è completata da un ambizioso catalogo, edito da Moebius, che raccoglie le riproduzioni delle opere, testi di approfondimento, testi critici e saggi di Alessandra Tiddia, Markus Fellinger, Francesco Parisi, Valerio Terraroli, Maximiliane Buchner, Neva Capra e Luca Gabrielli, Federica Lavagna, Luca Nicolodi, Caterina Tomasi, Mirko Saltori, Alessandro Pasetti Medin, Federico Zanoner, Fabio Campolongo, Roberta Bonazza.
Biografia a cura di Noemi Angeli.
Biografia (breve)
Luigi Bonazza nasce ad Arco di Trento il 1° febbraio 1877, frequenta la Scuola Reale Superiore Elisabettina a Rovereto, ottenuto il diploma si trasferisce a Vienna dove si iscrive alla Kunstgewerbeschule (Scuola di Arti Applicate) diplomandosi con ottimi voti.
Nel 1903 ottiene le prime commissioni e collabora con riviste trentine inviando disegni e illustrazioni, espone poi una veduta della piazza di Santo Stefano a Vienna con favore della critica.
Nel 1904 realizza i primi bozzetti per La Leggenda di Orfeo, vince il concorso della Società degli Alpinisti Trentini per il manifesto "Italiani visitate il Trentino!" e l'ingegnere trentino Attilio Cavagna lo introduce nell'ambiente viennese.
Partecipa con La leggenda di Orfeo all'Esposizione Internazionale di Milano ottenendo consenso e inizia a occuparsi dell'incisione su acciaio, eseguendo le sei tavole Jovis Amores.
Nel 1907 La leggenda d'Orfeo è esposta alla XXIX mostra della Secessione e Jovis Amores alla Secessione di Vienna e Monaco, alla Biennale di Venezia e a Berlino.
Nel 1909 avvia gli studi per le Allegorie del giorno che completerà nel 1920, anno dell'esposizione alla XII Biennale di Venezia.
Nel 1912 si stabilisce a Trento e acquista un terreno per costruire, su suo progetto, Casa Bonazza.
Nel 1915, temendo l'arruolamento, si rifugia a Milano. Durante gli anni del conflitto lavora come disegnatore nelle officine fondate dal pioniere dell'aeronautica Gianni Caproni a Vizzola Ticino.
Nel 1918 rientra a Trento, partecipa a numerose esposizioni e ottiene importanti commissioni.
Nel 1921 fonda il Circolo Artistico Tridentino.
Nel 1931 vince il concorso per la decorazione del palazzo delle Poste, progettato da Angiolo Mazzoni, con Il Ricevimento di tre Cardinali nel Palazzo a Prato a Trento nel tempo del Concilio. Il lavoro lo impegna per due anni.
Nel 1943 a causa dei bombardamenti lascia Trento per Bosentino, una frazione del comune dell'Altopiano della Vigolana. Rientra dopo la guerra e riprende la decorazione di Casa Bonazza.
Continua a dipingere negli anni Cinquanta e Sessanta fino alla morte, avvenuta il 4 novembre 1965.
Mostra: Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco
Rovereto - Mart
Apertura: 06/12/2025
Conclusione: 03/05/2026
Organizzazione: MART - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Curatore: Alessandra Tiddia
Indirizzo: Corso Bettini, 43 - 433806 Rovereto (TN)
Orari: mar, mer, gio, dom: 10.00-18.00
Ven, sab 10.00-19.30
lunedì chiuso
Tariffe: Mart Rovereto
Biglietto unico 3 sedi Mart, Casa Depero, Galleria Civica,
valido due mesi dalla data di emissione.
Intero: 15 €
Ridotto:10 €
Gruppi, giovani dai 15 ai 26 anni e over 65 anni: 10 €
Biglietto famiglia: 22 €
Gratuito fino ai 14 anni
Amici del museo: ingresso gratuito
Informazioni e prenotazioni: +39 0465 670820 - info@mart.tn.it
Sito web per approfondire: https://www.mart.tn.it/
Facebook: https://www.facebook.com/martrovereto
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