La Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna inaugura a Palazzo Paltroni la mostra 3 x la scultura. Quinto Ghermandi, Marco Di Giovanni, Giulia Poppi, un progetto espositivo a cura di Maura Pozzati e Maria Katia Tufano nell'ambito di ART CITY Bologna 2026, che riunisce tre scultori di generazioni differenti.
L'idea di riunire questi scultori nasce dall'intenzione di accostare tre universi linguistici che, pur diversi per epoca, materiali e sensibilità, condividono un'impostazione di base: l'attenzione al processo, la centralità della manualità e un rapporto serrato con l'Accademia di Belle Arti di Bologna, luogo di formazione che li accomuna.
L'esposizione si apre con un'installazione appositamente realizzata da Marco Di Giovanni (Teramo, 1976), pensata per interagire con le specificità architettoniche delle sale della Fondazione, Fondamenta della Fondazione, una imponente costruzione a forma di tronco di piramide, colore antracite, che domina il centro della stanza. I massi che sembrano di materiale granitico-vulcanico, ma che in realtà sono di polistirene, pur non nascondendo la loro artificialità, ricordano le mura dette ciclopiche di cui si trovano tracce in tutto il mondo. Nel corpo di questa grande struttura sono inseriti, come se fossero antichi bassorilievi, alcuni simboli ancestrali come un grosso portale, l'icona esagonale simbolo di ChatGPT e le famose 'borsette' sumeriche che ancora non sappiamo interpretare ma che ricordano l'icona 'Lock' dei nostri dispositivi elettronici.
Nella seconda sala la scultura Colonna di Marco Di Giovanni dialoga con due opere in bronzo degli anni Sessanta di Quinto Ghermandi (Crevalcore, 1916 - Bologna, 1994), che raccontano l'intensità della tradizione plastica del Novecento italiano: opere nate dall'equilibrio tra costruzione artigianale e impulso espressivo, frutto di una poetica che interpretava la materia come un terreno vivo e mutevole. Il bronzo, lavorato con un'energia che rivela la presenza del corpo dell'artista, introduce immediatamente il pubblico in un clima in cui la forma emerge da un rapporto diretto e quasi fisico con il materiale.
L'ultima sezione della mostra è dedicata a Giulia Poppi (Modena, 1992), che presenta un lavoro preesistente, modificato e ampliato per adattarsi all'ultima sala di Palazzo Paltroni. La sua ricerca affronta la scultura come un campo di permeabilità tra artificiale e organico, utilizzando materiali plastici come il PETG per dar forma a strutture leggere, modulari, quasi organiche, capaci di espandersi nello spazio. La partecipazione di alcuni studenti del corso di Scultura dell'Accademia di Bologna sottolinea il carattere processuale del progetto.
Il filo rosso che unisce Ghermandi, Di Giovanni e Poppi è l'idea che creare un volume significa non solo riconnotare la materia di cui è fatto ma anche lo spazio che lo circonda, dichiara la curatrice Maura Pozzati. Pur appartenendo a generazioni diverse e utilizzando materiali differenti, per questi scultori il ruolo chiave sta nella pratica operativa ritenuta fondamentale sia per lo sviluppo delle forme che per il significato metaforico e concettuale dell'opera.... leggi il resto dell'articolo»
Maria Katia Tufano afferma che Ghermandi, Di Giovanni e Poppi condividono un'indagine sulla materia come elemento di trasformazione e metamorfosi. Ghermandi imprime nella tecnica della fusione in bronzo a cera persa una gestualità vibrante che libera i materiali nobili dalle convenzioni accademiche, trasformando il gesto effimero in forma permanente. Di Giovanni indaga l'invisibile, utilizzando lenti ottiche, cancellazioni temporali e diagrammi cosmologici che rivelano la parzialità della percezione umana. Poppi attraversa il fuoco alchemico per trasformare materiali sintetici in sculture ambientali che aspirano all'immaterialità.
3 x la scultura mette in dialogo tre modalità diverse del fare scultura e tre maniere di concepire anche il disegno, da quello progettuale a quello libero e gestuale, come evidenziato dalle opere su carta esposte in mostra. La Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna conferma ancora una volta il proprio impegno nella promozione dell'arte e della cultura come strumenti di crescita sociale e comunitaria.
Note biografiche
Quinto Ghermandi manifesta fin da giovanissimo una profonda passione per la scultura e per la manipolazione dei materiali. A Bologna studia al liceo artistico e poi all'Accademia di Belle Arti. Partecipa alla Seconda Guerra Mondiale e durante la prigionia in Egitto scopre attraverso le riviste inglesi le avanguardie artistiche straniere, in particolare Picasso e Moore, fino ad allora sconosciuti nelle scuole italiane per via della dittatura. Visita il museo del Cairo e vede le Piramidi. Queste suggestioni saranno alla base delle opere che realizzerà nei decenni successivi. Tornato dalla guerra alla fine degli anni '40 si dedica alla scultura in pietra, in ferro saldato e alla ceramica. A metà degli anni '50, l'incontro con il neo-collezionista Giona Baldisserra gli permette di trovare la materia che gli è congeniale, il bronzo. Comincia a partecipare a diverse esposizioni nazionali ed internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. Nel 1959 vince il Premio Bronzetto di Padova e viene notato dal critico Giuseppe Marchiori. Da quel momento Marchiori inizierà a scrivere approfonditamente sul suo lavoro e a farlo partecipare a importanti esposizioni in giro per l'Europa come a documenta di Kassel o al Louisiana Museum di Humlebaek. I lavori di Ghermandi girano per mostre e collezioni in tutto il mondo. Il decennio '59-'69 è un periodo caratterizzato da una forte tensione plastica e volumetrica e le sculture poggiano su improbabili piedistalli. Nel 1969 realizza Largo Gesto, una scultura frontale che apre un nuovo periodo: quello dei giardini. Gli anni '70 segnano anche il ritorno al lavoro in terracotta e alla caricatura. Autore di numerosi monumenti pubblici e fontane, sue opere sono presenti sia in raccolte pubbliche che private, tra cui la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, il Kunsten Museum of Modern Art di Aalborg, l'HEART - Museum of Contemporary Art di Herning e il Kiasma di Helsinki.
Marco Di Giovanni nasce a Teramo nel 1976. Ha frequentato l'Accademia d'Arte di Bologna. La sua ricerca di incentra su materiali di recupero, dai residui ferrosi ai suoi vecchi indumenti, che vengono riassemblati e portati a nuova vita tramite l'inserimento di lenti che permettono di vedere ciò che accade - o ciò che è conservato - al loro interno.
Di frequente protagonista di azioni in occasione della presentazione delle sue opere, Di Giovanni gioca sui meccanismi della visione e, al contempo, organizza strutture scultoree dal forte impatto visivo, in uno scambio ininterrotto tra la persistenza e la mutabilità dei materiali e delle forme, sempre pensati ed installati in stretto rapporto con lo spazio espositivo. Tubature, cisterne, barili e vecchie valigie sono trasformati in singolari costruzioni in cui è possibile vedere l'interno, spesso la terra, talvolta stanze di lontana memoria e ancora persone vere in performance, che incontrano la visione attraverso lenti grandangolari o spioncini. Il ribaltamento interno/esterno, solleva un'altra inversione, quella tra piccolo e grande, tipica della poetica dell'artista. La dimensione ridotta, preziosa, intima, viva, alimenta e struttura l'identità della forma superiore in cui è racchiusa. Espone alla Russian Academy of Arts di Mosca, al Marta Museum di Herford, al Museion di Bolzano, al Mambo Bologna.
Giulia Poppi (Modena, 1992)
Nata a Modena nel 1992, vive tra Francoforte e Modena. Poppi indaga la scultura come spazio di trasformazione, aperto alle variazioni di luce, temperatura e presenza. Trasparenze, membrane e forme organiche costruiscono un linguaggio che osserva la sensualità come forza politica e la vulnerabilità come condizione naturale. Le sue opere si offrono come corpi ambientali porosi, in bilico tra attrazione e difesa, modificati da ciò e da chi li attraversa. Ha esposto in musei gallerie, e spazi indipendenti, tra cui: Museo di Palazzo Collicola, La Quadriennale di Roma, Pinacoteca Nazionale di Bologna, MAMbo, Straperetana, P420, Spazio Volta, Gelateria Sogni di Ghiaccio, LocaleDUE. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private tra cui la Collezione Regionale dell'Emilia Romagna, Sanofi headquarter di Francoforte sul Meno, Pininfarina Architecture, Plastopiave srl, Manifattura Tabacchi di Firenze e Fondazione Zucchelli di Bologna.
Mostra: 3 x la scultura. Quinto Ghermandi, Marco Di Giovanni, Giulia Poppi
Bologna - Palazzo Paltroni
Apertura: 30/01/2026
Conclusione: 13/03/2026
Organizzazione: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Curatore: Maura Pozzati e Maria Katia Tufano
Indirizzo: Via Donzelle 2 - 40126 Bologna (BO)
Inaugurazione: venerdì 30 gennaio - ore 17
Orari: dal lunedì al venerdì - dalle ore 10 alle ore 18
Orari durante ART CITY Bologna: Giovedì 5 febbraio 2026 dalle ore 10 alle ore 20; Venerdì 6 febbraio 2026 dalle ore 10 alle ore 20; Sabato 7 febbraio 2026 dalle ore 10 alle ore 24; Domenica 8 febbraio 2026 dalle ore 10 alle ore 18
Sito web per approfondire: www.fondazionedelmonte.it
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