SMAC Venice è lieta di presentare Alighiero Boetti, un'ampia retrospettiva dedicata al maestro italiano dell'arte del dopoguerra (Torino, 1940 – Roma, 1994). A cura di Elena Geuna e sostenuta da Ben Brown Fine Arts, la mostra sarà visitabile dal 7 maggio al 22 novembre 2026, in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.
Il percorso di mostra sviluppato dalla curatrice riunisce circa cento opere distribuite in otto sale, offrendo un'ampia ricognizione su uno degli artisti più influenti del periodo del dopoguerra. Coprendo un arco temporale di più di venticinque anni, dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Novanta, la mostra ripercorre l'intera traiettoria artistica di Boetti e mette in luce l'ampiezza e la complessità della sua pratica.
Concepita come una sorta di «costellazione» che invita il pubblico ad abitare lo spazio tra idea e forma, ordine e disordine, Alighiero Boetti riflette l'interesse costante dell'artista per la dualità, i sistemi e il processo. Dalle prime opere, radicate in materiali semplici e strutture elementari come proposto dal gruppo dell'Arte Povera, ai successivi progetti collaborativi e concettualmente stratificati, la mostra evidenzia la coerenza interna di una pratica che ha costantemente messo alla prova i propri presupposti, accogliendo il caso, la ripetizione e l'autorialità condivisa come forze generative.
La mostra si apre con una sala dedicata all'autoritratto e alla questione dell'identità, affrontando l'impegno di Boetti lungo tutta la vita nei confronti della nozione di doppio. Questa ricerca trovò la sua espressione più evidente nel 1972, quando adottò la firma duale «Alighiero e Boetti». Opere come Autoritratto (1969) e Gemelli (1968) esplorano l'identità come scissa, riflessa e moltiplicata, mentre l'uso di forme accoppiate e strutture seriali introduce una logica della dualità che rimarrà fondamentale nella sua pratica.
Con il procedere della mostra, questa logica del raddoppiamento si espande in sistemi più ampi di linguaggio, geografia e tempo. Il lavoro di Boetti si orienta sempre più verso strutture che organizzano la visione e la conoscenza, esponendone al contempo l'instabilità. Il suo impegno costante con la mappatura riflette un interesse per l'orientamento, la distanza e la circolazione di informazioni, lavoro e modalità di produzione tra culture diverse. A partire dai primi anni Settanta, i disegni Biro (1972-), insieme ai Ricami (1971-) e alle Mappe (1971-), realizzati attraverso collaborazioni di lunga durata con artigiani afghani, esemplificano uno spostamento deliberato della paternità dell'opera. Boetti stabiliva il quadro concettuale e i parametri regolativi di ciascuna opera, mentre la sua esecuzione si sviluppava attraverso altre mani, permettendo a differenza, durata e contingenza di diventare parte integrante sia della forma sia del significato.
Le sezioni finali della mostra si concentrano sugli Aerei (dal 1977-), sui Calendari (1974-) e sulle opere seriali su carta, concettualmente rigorose, realizzate negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta. Negli Aerei, strutture mutevoli generano campi disorientanti in cui le immagini del volo sono soggette a sistemi che sono al tempo stesso metodici e instabili, consentendo all'ordine e al caos di scontrarsi all'interno di un quadro razionale e classificato. L'accumulazione costante di date nei Calendari, insieme al ripetuto impiego di elementi grafici nelle opere su carta, registra analogamente il tempo come misura e come materia. Nel loro insieme, queste serie articolano un processo continuo in cui i sistemi vengono messi in moto solo per rivelare i propri limiti, mettendo in scena uno scambio prolungato, spesso giocoso, tra controllo e casualità.... leggi il resto dell'articolo»
La mostra ha beneficiato del sostegno e della collaborazione dell'Archivio Alighiero Boetti. È concepita per presentare con chiarezza ed equilibrio il percorso dell'artista, permettendo al pubblico di seguire l'evoluzione delle sue idee e di confrontarsi con le tensioni durature al centro della sua pratica. Nel corso dell'esposizione, struttura e caso, autonomia e collaborazione, sistema e gioco sono mantenuti in una relazione produttiva, rivelando un corpus di opere che rimane al tempo stesso rigoroso e aperto, e costantemente attento alla complessità del mondo che riflette.
Note biografiche
Alighiero Boetti (1940–1994) nacque a Torino, dove debuttò nell'Arte Povera nel gennaio 1967, per poi stabilirsi a Roma nel 1972. Artista concettuale dalla pratica estremamente ampia, sviluppò diversi cicli di lavori, talvolta delegandone l'esecuzione secondo regole precise guidate da «necessità e caso». Tra questi figurano le Mappe, planisferi colorati realizzati nel tempo come registrazioni dei mutamenti politici; i lavori Biro (in blu, nero, rosso e verde), nei quali una fitta puntinatura forma campi di linguaggio; i ricami policromi di lettere; i Tutto, complesse composizioni che combinano sagome di oggetti e animali con immagini tratte da riviste e materiali stampati; le opere postali basate su permutazioni matematiche di francobolli e sull'imprevedibilità dei loro percorsi. Il tempo, nel suo flusso costante e inevitabile, unifica la varietà delle sue forme e delle sue immagini.
Boetti partecipò a molte mostre cardine della sua generazione, tra cui When Attitudes Become Form (1969), Contemporanea (1973), Identité italienne (1981) e The Italian Metamorphosis 1943–1968 (1994). Espose più volte alla Biennale di Venezia, con una sala personale nel 1990, un omaggio postumo nel 2001 e una grande mostra alla Fondazione Cini nel 2017. Negli ultimi anni, l'importante retrospettiva Game Plan è stata presentata al MoMA di New York, alla Tate di Londra e al Reina Sofía di Madrid (2011-2012). Le sue opere sono conservate in numerose collezioni museali italiane e internazionali, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, lo Stedelijk Museum e il MOCA di Los Angeles.
Elena Geuna, curatrice indipendente, autrice e art advisor, ha curato numerose mostre, tra cui due dedicate a Lucio Fontana, a Palazzo Ducale di Genova (2008) e al MAMM di Mosca (2019). Tra le mostre più rilevanti figurano Arte Povera al MAMM di Mosca (2011); Rudolf Stingel (2011) e Sigmar Polke (2016), entrambe a Palazzo Grassi, Venezia; Damien Hirst: Treasures from the Wreck of the Unbelievable, a Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia (2017). Ha co-curato tre mostre di Jeff Koons: al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2003); al Château de Versailles (2008); e al Mucem di Marsiglia (2021). Nel 2022 ha curato il progetto Indistinti Confini con Giuseppe Penone al Parco della Trucca di Bergamo e, nel 2023, la mostra Christo: Early Works a Londra. Nel 2025 ha curato la mostra Alighiero e Boetti. Embellishing the Sky presso Ben Brown Fine Arts a Londra. Elena Geuna è co-curatrice con Christopher Rothko della grande retrospettiva Rothko in Florence, in programma a Palazzo Strozzi (2026), nonché al Museo di San Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana.
Mostra: Alighiero Boetti
SMAC Venice gli dedica un'ampia retrospettiva durante la 61ª Biennale di Venezia
Venezia - SMAC Venice – San Marco Art Centre
Apertura: 07/05/2026
Conclusione: 22/11/2026
Organizzazione: SMAC Venice / Ben Brown Fine Arts
Curatore: Elena Geuna
Indirizzo: Procuratie, Piazza San Marco 105 - 30124 Venezia (VE)
Orari: tutti i giorni (chiuso il martedì), 10.00-18.00
Sito web per approfondire: https://www.smacvenice.org
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