Il Museo delle Mura presenta Gravity of the Wall, una mostra personale dell'artista malese Amir Zainorin, la cui pratica interdisciplinare esplora la migrazione, la sostituzione, l'identità e la resilienza attraverso materiali, suoni ed esperienze collettive. Ambientata tra le mura storiche, le torri e i corridoi del museo, la mostra si sviluppa come un dialogo tra la fragilità dei gesti contemporanei e il peso duraturo dell'architettura antica.
Attraverso installazioni, sculture, suoni e formati partecipativi, Zainorin affronta il sito come un paesaggio incarnato, plasmato da confini, difesa, movimento e tempo. Anziché offrire una narrazione lineare, Gravity of the Wall invita i visitatori a muoversi attraverso una sequenza di opere interconnesse che riflettono su vulnerabilità, resistenza e trasformazione.
L'esposizione, a cura di Camilla Boemio, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con l'associazione AAC Platform e con Kapallorek Artspace, l'Ambasciata della Malesia in Italia, il Goethe Institut e con il patrocinio dell'Accademia di Danimarca a Roma. Servizi museali a cura di Zetema Progetto Cultura.
La mostra ha sviluppato nella fase della definizione dell'allestimento la collaborazione con l'Università Iuav di Venezia.
Gravity of the Wall, al Museo delle Mura dal 4 febbraio al 12 aprile 2026, presenta interventi e installazioni site-specific appositamente pensate per il museo e in dialogo con la struttura stessa, realizzate dall'artista e suddivise nelle varie aree del museo, dai torrioni fino al camminamento scoperto riparato da merli: Color Theory, The Weight of Lightness, Rhythm of Identity: A Cultural Laboratory of Percussion and Memory, Boot-ed.
Il percorso espositivo inizia all'interno di una delle torri del museo, dove The Weight of Lightness occupa il pavimento come una presenza silenziosa ma espansiva. Composta da carta fatta a mano ricavata da pagine di atlanti riciclati e fibre di garza, l'opera contrappone la fragilità della carta alla solidità della pietra circostante. Le mappe, spesso strumenti di precisione e controllo, vengono dissolte e riassemblate in una superficie tattile plasmata dall'esperienza umana, riflettendo sulla geografia, lo spostamento e la natura mutevole dei confini.... leggi il resto dell'articolo»
Suono e partecipazione costituiscono una dimensione centrale della mostra. L'installazione Rhythm of Identity: A Cultural Laboratory of Percussion and Memory presenta tamburi a cornice malesi (kompang) realizzati in legno e pellicole radiografiche riutilizzate. Tradizionalmente utilizzati nei rituali comunitari, gli strumenti vengono riconfigurati come strumenti di ascolto e interazione. I visitatori sono invitati ad attivare i tamburi, generando paesaggi sonori in evoluzione che sfumano le distinzioni tra performer e pubblico. Le superfici radiografiche traslucide introducono strati di intimità e fragilità, fondendo la memoria corporea con la storia culturale.
Un momento più silenzioso ma intenso si manifesta in Boot-ed, un'opera scultorea composta da un singolo paio di stivali usurati. Un tempo strumenti per camminare, gli stivali si trasformano in contenitori che custodiscono due contrasti viventi: un robusto cactus e una delicata orchidea. Contrassegnata con la scritta DO / DIE, l'opera introduce una polarità tra azione e conseguenza, sopravvivenza e resa, senza risolverla.
Dal Museo si può accedere a un lungo tratto di cammino di ronda sulle mura, che si presenta come una galleria coperta intervallata da dieci torri, che termina in alto con un camminamento scoperto riparato da merli. Qui, le colonne in pietra sono avvolte in bende dai colori vivaci, materiali comunemente associati alla cura, alla protezione e all'esposizione. Color Theory interrompe il ritmo dell'architettura storica, legando materiali contemporanei a una struttura segnata da secoli di passaggio e difesa.
La mostra incorpora anche Stateless Mind Pavilion, un progetto in corso nato dagli Stateless Mind Festival tenutisi tra il 2019 e il 2023. Nel 2024, il Padiglione è stato concepito come continuazione fisica e concettuale di questi incontri guidati da artisti, passando da un evento basato sul tempo a una struttura adattabile e in continua evoluzione. Al Museo delle Mura, il Padiglione funge sia da opera d'arte che da piattaforma, ospitando conversazioni e incontri collettivi.
Insieme, le opere di Gravity of the Wall formano una meditazione sui confini, non solo come strutture fisiche, ma come condizioni emotive, culturali e psicologiche. Muoversi attraverso la mostra diventa un atto di negoziazione: tra forza e fragilità, memoria e adattamento, immobilità e movimento.
Note biografiche
Amir Zainorin è un artista malese-danese che vive a Copenaghen e lavora tra installazioni, sculture, performance, suono e pratiche partecipative. Cresciuto in Malesia, ha studiato e lavorato negli Stati Uniti e vive in Danimarca dal 2002. È il fondatore di Jambatan, una piattaforma guidata da artisti dedicata al dialogo interculturale, e l'ideatore di Stateless Mind Pavilion. Le sue opere sono state presentate in Asia, Stati Uniti ed Europa.
Camilla Boemio è curatrice, teorica e scrittrice d'arte contemporanea. Il suo lavoro si concentra sui sistemi interdisciplinari da una prospettiva femminista intersezionale, con particolare attenzione ai sistemi sociali e ad altre ecologie. Nel 2022 ha ricevuto il premio per la curatela Harald Szeemann dal IKT (International).
Mostra: Amir Zainorin. Gravity of the Wall
Roma - Museo delle Mura
Apertura: 04/02/2026
Conclusione: 12/04/2026
Organizzazione: Roma Capitale; Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Curatore: Camilla Boemio
Indirizzo: Via di Porta San Sebastiano 18 - 00179 Roma (RM)
Ingresso: gratuito
Info: Tel. 060608 (tutti i giorni, tranne lunedì, dalle 10.00 alle 16.00)
Sito web per approfondire: https://www.museodellemuraroma.it
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