Andrea Chessa. Lo spazio della materia

  • Quando:   27/06/2026 - 04/10/2026

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Andrea Chessa. Lo spazio della materia

La mostra Lo Spazio della Materia, antologica di Andrea Chessa (1972), scultore e artista visivo di Tempio Pausania, a cura dello storico dell'arte e critico milanese Alberto Barranco di Valdivieso, viene riproposta negli spazi del MAC Lula dopo l'importante esposizione allestita presso lo storico Spazio Arte Scoglio di Quarto di Milano — centro dedicato all'arte e alla cultura contemporanea nel cuore della città e diretto da Gabriella Brembati —, evento che ha riscosso un significativo successo di pubblico e di critica.

Il museo di Lula, situato nel cuore di una Barbagia risorta e di straordinaria forza evocativa, rappresenta una delle realtà culturali più sorprendenti della Sardegna contemporanea. Fondato nel 2018, il MAC Lula si è affermato come un autorevole polo museale privato, custodendo e valorizzando una significativa collezione dedicata alla storica arte sarda del Secondo Dopoguerra e promuovendo al contempo il dialogo con le più attuali ricerche artistiche.

In questa occasione viene presentata una nuova installazione sospesa in ferro e lana, sos-Enattos, creata site specific dall'Artista e dal Curatore, che accoglie e conserva la memoria del vento, dei suoni, ma in particolare il «silenzio» del luogo. Chessa è un artista visivo sardo che si proietta oltre i confini isolani affrontando una espressione plastico-scultorea cosmopolita senza però dimenticare le sue origini in una terra, la Sardegna che, nell'ambito del linguaggio contemporaneo, ha espresso nell'arte (pittura e scultura) ricerche di maestri capaci di coniugare modernità e radice autoctona. L'isolamento geografico dell'isola non ha prodotto chiusura, piuttosto una relazione profonda tra uomo, materia e paesaggio; gli artisti sardi hanno saputo progressivamente abbandonare ogni folklorismo per approdare a ricerche originali e sperimentali, come spiega il curatore nello scritto critico del catalogo: da Costantino Nivola a Maria Lai, fino alle generazioni successive, la scultura sarda ha progressivamente trasformato l'immaginario vernacolare in linguaggio plastico contemporaneo, superando l'etnografia per approdare a una dimensione simbolica e universale, nella quale la tradizione non viene citata, ma trasformata in dispositivo creativo, in materia concettuale e poetica.

«La scultura così diventa — scrive Alberto Barranco di Valdivieso — spazio, relazione, installazione, segno, mantenendo però una forte impronta materica e una tensione antropologica che rimane una delle caratteristiche più riconoscibili della ricerca artistica isolana. Le generazioni più recenti, come nel caso di Chessa, cresciute in un sistema dell'arte ormai internazionale, ereditano questo humus culturale ma ne superano ancora di più gli aspetti narrativi e identitari più espliciti, utilizzando materiali, memoria e paesaggio come elementi di partenza per una ricerca visiva aperta e non didascalica. In questo contesto la sardità non è più tema, ma struttura profonda dello sguardo: non racconto etnografico, ma grammatica silenziosa della forma.»

È in questo terreno culturale e poetico che si colloca il lavoro delle nuove generazioni di scultori sardi come Andrea Chessa la cui ricerca si inserisce in questa continuità trasformandola in linguaggio contemporaneo autonomo, scarno essenziale eppure elegante nella esatta calibrazione compositiva, nella sintesi linguistica scandita tra pieni e vuoti, tra aria e materia, tra segnale planare e articolazione volumetrica. Nella scultura di Chessa la materia diventa strumento che «digerisce» il ricordo per osservare il presente. La sua ricerca ruota attorno a due nuclei costanti: la memoria e il valore simbolico dei materiali, affrontati attraverso cicli di lavoro che ritornano su precise cifre materiche — ferro, rame, lana, giunchi, impronte su gesso — costruendo una poetica che, pur partendo da un orizzonte povero-concettuale, si apre a un linguaggio originale e aperto allo spazio dell'esperienza.

Come scrive Barranco: «la sardità diventa così, per Chessa, vera materia plastica, non tema narrativo ma sostanza formale, energia interna dell'opera.» In lavori come Col-lana (2023) la lana compressa dentro strutture ortogonali in ferro genera un contrasto tra materia organica e disciplina geometrica: l'opera non si esaurisce nell'oggetto ma nello spazio che attiva, diventando esperienza percettiva. In Lingua di fuoco (2019) il ferro ritorto conserva la memoria della fiamma che lo ha generato, mentre in Ri-emergere (2019) le impronte delle isportas si trasformano in segni archeologici sospesi tra memoria e forma. Opere come Germogli (2018) e Rivolgere (2017) mettono invece in relazione natura, lavoro umano e memoria materiale, in un equilibrio tra archeologia industriale e forma poetica.... leggi il resto dell'articolo»

Come scrive ancora il Curatore: «questa mostra parla di trasfigurazione della memoria: la materia diventa luogo in cui origine e presente si incontrano tracciando la via verso una narrazione del sogno, dell'immaginazione più libera di un futuro possibile, oltre le tradizioni, oltre la memoria stessa, un'azione libera dai lacci della storia che abbraccia echi di una poesia universale dedicata al mondo».

L'opera di Chessa resta così sospesa tra reperto e forma, tra memoria e percezione. «Perché, in fondo, l'origine non è ciò che sta dietro di noi, ma ciò che continua a spingerci avanti: non memoria del cammino, ma promessa delle orme che il nostro tempo ci chiama a lasciare».

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Mostra: Andrea Chessa. Lo spazio della materia

Lula - MAC Lula – Museo di Arte Contemporanea

Apertura: 27/06/2026

Conclusione: 04/10/2026

Organizzazione: MAC Lula

Curatore: Alberto Barranco di Valdivieso

Indirizzo: Piazza Rosa Luxemburg 1 - 08020 Lula (NU)

Inaugurazione: sabato 27 giugno 2026, ore 18:30

Orari: venerdì–domenica, ore 16:00–19:00

Sito web per approfondire: https://www.maclula.com



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