La Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sala di via Cappello 17, sabato 30 maggio alle ore 17.30, inaugura la mostra retrospettiva dell'artista Anna Moccia intitolata Una vita per l'arte.
L'esposizione è organizzata dai figli Caterina e Antonio Moccia a vent'anni dalla scomparsa della madre avvenuta nel 2006. Curata da Arianna Sartori, l'esposizione presenta una selezione di opere di Anna Palvarini Moccia (Mantova, 1928 – 2006) realizzate dal periodo in cui frequentava l'Accademia di Belle Arti di Bologna per arrivare alla fine degli anni Novanta, tra incisioni, disegni, acquerelli, tecniche miste, oli, smalti e ceramiche.
Anna Moccia è stata presentata nel corso degli anni più volte dalla Galleria Sartori: nel 1980, presso la galleria Studio Sartori di Mantova, allestisce una mostra personale di ceramica; nel 1981, nella stessa Galleria, una personale di acquerelli recenti; nel 1984 ritorna con una personale di acquerelli e ceramiche. Nel 2000, presso la Galleria Arianna Sartori – Arte, ordina la personale Anna Moccia. I colori del silenzio; nel 2001 allestisce la personale Mantova appena ieri. Acquerelli di Anna Moccia; nel 2005 partecipa alla 1a Rassegna d'Arte Contemporanea Mantovana. A cura di Arianna Sartori, allestisce una importante mostra antologica a Mantova in Palazzo Bonoris sede della Banca Fideuram nel 2004. Nel 2007, a cura di Arianna Sartori, al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova, viene realizzata la sua prima mostra postuma intitolata Anna Moccia. Inediti. Alla Galleria Arianna Sartori viene ricordata nel 2012 con la mostra Anna Moccia. Ceramiche e nel 2015 con Anna Moccia. Famiglia. Alla Casa Museo Sartori a Castel d'Ario figura alle mostre nel 2014 Donna fonte ispiratrice d'arte e Cento anni di arte mantovana dal secolo breve ai nostri giorni, nel 2018 L'Arte tra paesaggi e periferie, nel 2020 Vegetalia tra Alberi, Fiori e Frutti e nel 2023 alla mostra La stampa d'Arte a Mantova dal 1800 ad oggi, curata da Adalberto Sartori, con tre incisioni esposte e pubblicate nel catalogo.
Anna Moccia continua a vivere nelle sue opere
«Come vorrei abbracciarti / Come vorrei chiamarti e salutarti per le scale di casa / Come vorrei seguire un tuo corso di pittura / Come vorrei ora ascoltare i tuoi consigli / Come vorrei abbracciarti...»
Caterina
«Non ho mai conosciuto una persona così eclettica nella sua arte come mia Madre, si occupava di pittura, ceramica e altro ancora, non si fermava ad un unico traguardo forse perché i traguardi non esistono; ci sono le pause per tirare fiato, guardarsi intorno, imparare e procedere continuare fino al risultato definitivo.... leggi il resto dell'articolo»
Ma questo traguardo che potete vedere oggi venne a cessare nel 2006, anno della sua scomparsa: venti anni ormai sono passati, quello che vedete ora è ciò che proviene da una vita rivolta all'arte e alla famiglia, una passione convogliata in una marea senza ostacoli che arriva ovunque e toccando chiunque.
Insieme a mio padre formavano una bella coppia, molto unita, entrambi venivano da un'Italia stanca di guerra ma ricca di quella sana povertà in cui ci si industriava, ci si muoveva perché bisognava muoversi, il poco doveva durare: dove una matita era buona fino a pochi centimetri dalla fine.
Quando il materiale scarseggiava o costava ci si ingegnava, un foglio da disegno scarabocchiato da un lato era buono dall'altro. Se un colore fondamentale veniva a mancare, si procedeva con gli altri, insegnando che nessun supporto è inattaccabile e su di esso la creatività si può espandere al punto che il materiale non fa più differenza.
Nella sua vita lei riuscì a farsi strada: la famiglia, gli studi e l'iscrizione all'Accademia delle Belle Arti di Bologna, la cattedra e l'insegnamento, troverete tutto nella biografia, ma quello che non vi è scritto, è l'entusiasmo che nonostante i figli e l'insegnamento ha contagiato chiunque ne abbia un frammento nell'anima.
In pittura il suo segno cattura, sicuro senza ripensamenti, diretto all'occhio di chi vede oltre la superficie, cambia la prospettiva e se ti lascia qualcosa dentro. Se accade questo l'opera ha fatto il suo scopo, destare quella parte di spirito che ognuno possiede e che tiene celato.
Sì, ognuno di noi esseri umani possiede un'anima, in fondo, magari un po' nascosta in un angolo, è una piccola fiamma nascosta da anni ma che pulsa ancora e riprende vigore se trova nuova esca.
A voi visitatori do un consiglio: guardate le opere trovatene una, quella che vi attrae maggiormente osservatela bene chiudete gli occhi e riscostruitela nella vostra mente, riaprite gli occhi e portatevi il ricordo a casa: più tempo vi rimarrà addosso, più vi tornerà utile.
La Mamma era appassionata d'arte, e spesso portava dei gruppi di persone a visitare un museo o una mostra spiegando le tecniche e le opere, i periodi e gli autori, ma prima dell'uscita si rivolgeva sempre al gruppo chiedendo: «Allora, cosa vi portate a casa oggi?» I guardiani dei musei rimanevano allarmati a quelle parole, ma lei intendeva quale opera avesse toccato in specifico la corda di ognuno dei suoi, di catturare quella sensazione e chiuderla in sé. Perché questi momenti ci accompagneranno per molto tempo più solidi di una cartolina o di una fotografia fatta col cellulare.»
Antonio
Anna Palvarini Moccia
Anna Palvarini Moccia (Mantova, 17.12.1928 – 10.06.2006). Dopo un'infanzia e una adolescenza segnata dai duri tempi della guerra, si iscrive ad una scuola che potenzia la sua precoce disposizione al disegno, il Magistero della Donna. Dopo un esame integrativo, viene ammessa come allieva all'ultimo anno dell'Istituto Statale d'Arte di Modena; infine frequenta, pur insegnando in varie scuole, l'Accademia di Belle Arti di Bologna dove ha per insegnanti nomi assai noti, quali Giorgio Morandi e Virgilio Guidi che al termine dei quattro anni di corso le conferiscono il primo premio per la pittura, augurandole una promettente carriera artistica che si arena nell'insegnamento, nel matrimonio, nella maternità.
Ma nel tempo riemerge la sua passione inarrestabile per il disegno, l'incisione, la ceramica (dal 1977), la pittura in varie tecniche, una attività ricca di conferme e soddisfazioni colte in innumerevoli mostre d'arte personali o collettive, che hanno dato lustro anche all'estero alla città di Mantova per i numerosi premi attribuitile e per le onorificenze che ne hanno sempre segnalato la disponibilità offerta con generosità a coloro che frequentarono i suoi corsi prima alla galleria «La Torre», poi all'Università della Terza Età, lasciando grande rimpianto e un segno pittorico distintivo negli allievi.
In pensione dalla scuola, apre infine una sua galleria d'arte in via Principe Amedeo per ospitare tutti gli artisti che desiderano fare mostre; stimola ed incoraggia la creatività di ciascuno scrivendone la critica quale presentazione dell'evento. Nulla arresta la sua forza generosa, anzi il lavoro e la creatività si approfondiscono nella serie assai meditativa dei Colori del silenzio esposta presso la Banca Fideuram nel 2004 con una presentazione di Renata Casarin. Scompare con discrezione, secondo il suo stile, ma la chiesa di San Barnaba e l'antistante piazzetta non riescono a contenere la folla di allievi, artisti ed amici che le rendono un commovente omaggio d'affetto ricordando il suo retaggio: la ricerca di qualcosa che renda la vita degna di essere vissuta.
Mostra: Anna Moccia. Una vita per l'arte
Mantova - Galleria Arianna Sartori
Apertura: 30/05/2026
Conclusione: 18/06/2026
Organizzazione: Galleria Arianna Sartori
Curatore: Arianna Sartori
Indirizzo: Via Cappello 17 - 46100 Mantova (MN)
Inaugurazione: sabato 30 maggio 2026, ore 17.30
Orari: lunedì-sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30; chiuso domenica, festivi e lunedì 1° giugno
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