
Il MAST – Museo Archeologico di San Teodoro presenta Archeologie Contemporanee, mostra collettiva di Eleonora Desole, Laura Kaamos e Luigi Musa. Aperta al pubblico dal 30 maggio al 4 luglio 2026, l'esposizione riunisce opere site specific tra installazioni, sculture e disegni.
Il progetto espositivo, a cura di Silvia Baldereschi e Sara Durgali con Maria Lina Ruiu, è realizzato con il patrocinio del Comune di San Teodoro ed è accompagnato da un programma pubblico di proiezioni e attività partecipative.
In dialogo con la vocazione archeologica del museo, la mostra adotta una prospettiva che considera il presente come un terreno stratificato, composto da tracce materiali e simboliche. Le opere si presentano come reperti del nostro tempo, tracce materiali che, osservate da un ipotetico futuro, racconterebbero alcuni temi dell'epoca in cui viviamo. Manufatti, installazioni e sculture compongono così un'archeologia del presente: un insieme di segni che interrogano il contemporaneo.
I temi che attraversano il percorso espositivo – lo spopolamento, la relazione complessa tra essere umano e ambiente, la trasmissione della cultura materiale – si manifestano come diversi livelli di un unico paesaggio. Ogni artista esplora un dettaglio di questo panorama: chi la dismissione e il riassorbimento dei territori, chi la natura come forza generatrice e deformante, chi la continuità delle tradizioni nei processi rappresentativi.
In questa lettura stratigrafica, la superficie rivela i segni immediati del nostro tempo; gli strati intermedi conservano memorie collettive, materiali e simboliche; le profondità aprono una dimensione emotiva e affettiva, in cui il visitatore misura la propria relazione con ciò che osserva. Le opere si configurano così come reperti del presente: frammenti che conservano mutamenti, tensioni e continuità, delineando un paesaggio in cui memoria, trasformazione e appartenenza convivono.
Eleonora Desole presenta Cor&Cordis (2026), un'opera immersiva site specific che, attraverso un'installazione e una proiezione, conduce il visitatore all'interno di un ricordo, di una ferita che persiste nella memoria insita delle cose. Gli immaginari di questo spazio liminale, in tensione con la dimensione naturale, raccontano ciò che accade nei territori lontani dai centri urbani che, una volta lasciati dall'uomo, vengono progressivamente riassorbiti e riabitati dalla natura. L'opera si inserisce in un contesto segnato dal crescente abbandono di edifici e insediamenti, conseguenza dello spopolamento delle aree interne. «Cor&Cordis è la stazione dove ogni momento del vivere si caratterizza per essere passato e presente contemporaneamente. Vive di memoria personale e collettiva nei gesti, nei movimenti, nei suoni, negli oggetti e nei simboli che la compongono. È la sosta dove la memoria passa per l'analisi del cuore. Si comporta come una sequenza di strati e ogni unità collabora al racconto mesto di un ambiente che non esiste.»...leggi il resto dell'articolo»
In dialogo con la collezione permanente del museo, le opere di Laura Kaamos evocano manufatti rituali appartenenti a una dimensione sospesa. Totem (2024), una serie di dieci piccole sculture in gesso caratterizzate da forme primitive e dettagli perturbanti, si presenta come un insieme di reperti contemporanei, tracce di un immaginario arcaico che riaffiora nel presente. Al piano superiore, Nascita di Agdistis (2026) approfondisce il rapporto tra fertilità, malattia, mitologia e spazio metafisico. Nel mito greco da cui prende nome, durante un sogno Zeus si unì intimamente a Cibele, ma qualche goccia del suo seme cadde su una roccia del monte Agdos, generando la creatura Agdistis. La figura scolpita da Kaamos restituisce l'istante successivo alla nascita: un corpo femminile plasmato dalla terra dà alla luce un essere mostruoso dai tratti insettoidi, manifestazione potente e ambigua della divinità. L'artista indirizza così lo sguardo verso la relazione fragile tra essere umano e ambiente, alludendo alle ferite del territorio sardo e alle contaminazioni legate alle aree interessate da esercitazioni militari.
Nel passaggio tra le sale del piano terra, Luigi Musa presenta una serie di sculture in ceramica – tra cui Paesaggio invernale e Paesaggio Infernale – che intrecciano memoria materiale e tradizione. La lavorazione, ottenuta attraverso l'utilizzo di un tritacarne, richiama un gesto domestico e artigianale profondamente radicato nella cultura locale, mentre le forme rimandano al paesaggio e alle consuetudini del territorio. Un'ulteriore sala è dedicata a Fantastic Game, la sua produzione più recente, realizzata durante un periodo di permanenza in una struttura per la terza età: composizioni astratte dai toni vibranti su fragili fazzoletti di carta, in cui la fragilità del supporto contrasta con l'intensità cromatica del segno. Dal soffitto della sala geometrica del primo piano pendono Armatura, Linea e Ambiente, opere realizzate tra gli anni Settanta e Novanta, liberamente ispirate ai mobiles di Alexander Calder. Il percorso si conclude negli spazi esterni con Antas, scultura della fine degli anni Settanta ispirata all'omonimo tempio.
Programma pubblico
Ad accompagnare l'esposizione sarà Frame del presente, una rassegna di film e cortometraggi co-curata da Stefano Pio, con appuntamenti nel corso di giugno e luglio. Sabato 20 giugno avrà luogo Ombre Corte, una giornata dedicata al solstizio d'estate, durante la quale gli spazi della mostra si animeranno attraverso dj set, performance, laboratori e proiezioni. È possibile prenotare visite guidate e accedere a contenuti in italiano, inglese e Lingua dei Segni Italiana (LIS).
Mostra: Archeologie Contemporanee
San Teodoro - MAST – Museo Archeologico di San Teodoro
Apertura:30/05/2026
Conclusione:04/07/2026
Organizzazione:MAST – Museo Archeologico di San Teodoro | Associazione I.CI.MAR.
Curatore:Silvia Baldereschi e Sara Durgali
Indirizzo:Via Stintino - 08020 San Teodoro (SS)
Orari: martedì–domenica, ore 10.00–20.00
Ingresso: libero
Info: tel. +39 0784 1921511 – segreteria@mast.museum



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