
Dal 15 marzo al 22 giugno 2025 le Collezioni Comunali d'Arte del Settore Musei Civici Bologna sono liete di accogliere il progetto espositivo itinerante Azzurro fragile. I calanchi delle argille azzurre nell'arte contemporanea, un approfondimento affidato ad importanti artiste e artisti italiani e internazionali che hanno vissuto, vivono, o frequentano assiduamente il territorio solcato dalle celebri argille azzurre comprese tra i Comuni di Cesena e Castel San Pietro Terme.
La mostra, a cura di Matteo Zauli, è promossa da Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d'Arte Antica, Regione Emilia-Romagna, Unione della Romagna Faentina, Comune di Faenza e Museo Carlo Zauli.
Partner Museo Carlo Zauli per Azzurro fragile BPER Banca Private Cesare Ponti.
L'inaugurazione si svolge venerdì 14 marzo 2025 alle ore 17.30 in occasione della Giornata nazionale del Paesaggio, istituita dal Ministero della Cultura nel 2016 con l'obiettivo di promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme e sensibilizzare i cittadini sui temi ad essa legati.
Dopo l'esposizione IMMANENTE. L'arte di Faenza riplasmata dall'acqua fortemente voluta dal Comune di Bologna e organizzata alle Collezioni Comunali d'Arte a pochi mesi di distanza dall'alluvione che ha colpito il territorio romagnolo nel maggio 2023, Azzurro fragile. I calanchi delle argille azzurre nell'arte contemporanea costituisce la seconda espressione progettuale della convenzione sottoscritta tra Settore Musei Civici Bologna e Museo Carlo Zauli per la realizzazione di attività di ricerca, artistiche, culturali, didattiche, divulgative, partecipative che possano contribuire alla ricerca, valorizzazione, divulgazione e innovazione della cultura della ceramica e delle arti.
La mostra, articolata in tre sezioni, si apre con un'ampia introduzione documentaristica che fornisce al pubblico informazioni storiche e naturalistiche su questo peculiare territorio, sottolineandone il ruolo svolto nello sviluppo dell'artigianato e dell'arte ceramica fin dall'epoca romana e testimoniando la fascinazione esercitata attraverso contributi filmici e fotografici affidati a Riccardo Calamandrei, Claudio Betti e Gruppo Fotografia Aula 21.
Il percorso di visita prosegue con una sezione storica dove sono esposte xilografie, fotografie e disegni di Francesco Nonni (Faenza, 1885 - ivi, 1976), figura poliedrica di pittore, decoratore, illustratore, incisore, ceramista e xilografo che già dal 1925 più volte aveva scelto i calanchi come teatro delle proprie raffinatissime opere, due opere scultoree di Carlo Zauli (Faenza, 1929 – ivi, 2002), che proprio dai calanchi aveva tratto fortissima ispirazione per l'aspetto materico che caratterizza la sua scultura e tre collage su tavola di Giovanni Pini (Bologna, 1929 – Solarolo, 2020), artista "irregolare della pittura" che si è confrontato con tutte le esperienze artistiche più significative del secolo scorso, dalle Avanguardie Storiche all'Art Brut.
La sezione contemporanea presenta artiste e artisti legati fortemente ai territori delle argille azzurre - per esservi nati o per aver scelto di viverci - con opere in molti casi prodotte appositamente per questo progetto e realizzate con diverse tecniche espressive: Sergia Avveduti, Gaia Carboni, Jacopo Casadei, Marco Ceroni, Silvia Chiarini, Barbara De Ponti, Oscar Dominguez, Filippo Maestroni, Cesare Reggiani, Andrea Salvatori, Marco Samorè, Juan Esteban Sandoval, Noriko Yamaguchi, Monica Zauli e Italo Zuffi....leggi il resto dell'articolo»
Dalla pittura alla fotografia, dal disegno alla scultura e all'installazione, la mostra è un viaggio nei calanchi affidato a molteplici linguaggi, che riflette tutta l'eterogeneità dell'arte contemporanea.
Azzurro fragile nasce in connessione e rientra nel Festival dei Calanchi e delle Argille Azzurre ideato dal Museo Carlo Zauli e sviluppato insieme al Comune di Faenza.
Giunto alla IV edizione, in programma a settembre 2025, il progetto di turismo culturale e audience development è teso alla creazione di un vero e proprio Parco Culturale e si pone come obiettivo la valorizzazione del vastissimo patrimonio naturale e culturale della zona geografica dei cosiddetti "calanchi delle argille azzurre", un'area geografica compresa tra i territori di Forlì, Faenza, Brisighella, Riolo Terme, Castel Bolognese, Imola e Castel San Pietro Terme.
Un territorio che comprende terrazze panoramiche, scorci mozzafiato, argille pregiate, fonti di acqua termale, vigne e coltivazioni pregiate e che è oggetto di innumerevoli storie, narrazioni, leggende.
Un'area che è alla base dell'intera storia della ceramica di tutto il nostro territorio e che fu d'ispirazione per molti artisti, ed in particolare Carlo Zauli, che a queste terre dedicò tanta parte del suo lavoro artistico. Un'area, dunque, che in pochissimi chilometri quadrati raccoglie meraviglie naturalistiche e culturali, ponendo le basi di un doppio binario che questo progetto vuole percorrere.
La mostra sarà corredata da una pubblicazione che riprodurrà le vedute di allestimento delle opere alle Collezioni Comunali d'Arte, accompagnate dai testi di Eva Degl'Innocenti, Silvia Battistini, Massimo Isola e Matteo Zauli.
Note biografiche
Sergia Avveduti
Nata a Lugo (RA) nel 1965, vive a Bologna.
Ha studiato pittura con il maestro Concetto Pozzati presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna dove lavora attualmente come docente. La sua attenzione si rivolge principalmente allo sterminato archivio d'immagini offerte dalla Storia dell'Arte dandone una interpretazione differente. L'attrattiva verso il sapere umano identificato con l'Arte e l'Architettura crea mondi connessi ad un immaginario personale e all'idea di viaggio. Fotografie, video, installazioni, sculture e disegni sono i linguaggi privilegiati, attraversati da una leggera e lirica vena narrativa.
Ha esposto in spazi pubblici e privati tra cui: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Triennale Design Museum, Milano; MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna, Bologna; Palazzo delle Esposizioni, Roma; Galleria d'Arte Moderna, Bologna; Fondazione Bevilaqua La Masa, Venezia; Mart – Palazzo delle Albere, Trento; Atelier des Artistes, Marsiglia; Le Botanique, Bruxelles; Kapetan Mišino Zdanje, Belgrado; Galleria Neon, Bologna.
Claudio Betti
Claudio Betti, imolese che alla fotografia dedica tempo e passione, ha fatto di questa arte quasi una seconda professione, cercando di approfondire le tecniche e i segreti grazie all'incontro con grandi Maestri come Gianni Berengo Gradin, Franco Fontana, Ferdinando Scianna, Mario De Biasi, Maurizio Galimberti, Angelo Schwarz, Guy Le Querrec, Frank Dituri, Douglas Kirkland.
Ha esposto in numerose località italiane e estere, tra cui: Palazzo Alidosi, Castel Del Rio; Museo Etnografico e Palazzo dei Diamanti, Ferrara; Accademia dei Georgofili e Loggia degli Uffizi, Firenze; Museo Levi, Matera; Palazzo dei Congressi, Bruxelles (Belgio); Agropolis-Museum, Montpellier (Francia).
Ha pubblicato i volumi: Il castagneto. Un mondo di fantastiche emozioni (University Press Bologna, 1999), Tea. Vie e virtù di una foglia esotica (La Mandragora Editrice, 2001) e Calanchi (Bacchilega Editore, 2024).
Riccardo Calamandrei
Riccardo Calamandrei è un videomaker e regista originario di Faenza, noto per il suo approccio creativo, innovativo e intensamente poetico nel campo della produzione video.
Dopo aver frequentato l'Accademia di arti cinematografiche ha iniziato a farsi notare con lavori che mescolano documentario, arte visiva e narrazione cinematografica. La sua carriera è caratterizzata da un impegno costante nel raccontare storie attraverso l'immagine, esplorando temi sociali, culturali e ambientali.
Calamandrei ha collaborato con diversi artisti e istituzioni, creando video per mostre, eventi e campagne pubblicitarie. Le sue opere si distinguono per l'uso originale delle tecniche di ripresa e montaggio, che riflettono un'attenzione particolare alla composizione estetica e al ritmo narrativo. Il suo stile è spesso minimalista, ma al contempo evocativo, capace di trasmettere emozioni profonde con pochi elementi visivi.
Gaia Carboni
Nata a Torino nel 1980, vive e lavora a Torino.
Ha studiato all'Istituto d'Arte per la Ceramica "Gaetano Ballardini" di Faenza e all'Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua è una fascinazione per i processi primitivi di creazione e per l'antropomorfismo della materia. Analizza l'elemento naturale e il flusso delle cose che ci circondano; come l'oggetto, il paesaggio o i minerali anche l'uomo è stratificazione degli accadimenti, delle memorie e delle personalità, la testimonianza di quella sequenza originale ed invisibile di oggetti primi.
Tra le mostre personali: Vandalismi, Blank, Torino; Morfologie di confine, Mun ange, Crissolo; progetto per il programma di residenza artistica HIAP, Kaapeli Factory, Helsinki; Un'anatomia dell'inconcepibile, Il Pomo Da Damo, Imola; In silenzio, Galleria VAULT, Prato.
Jacopo Casadei
Nato a Cesena nel 1982, vive e lavora a Cesena.
Ha studiato pittura all'Accademia di Belle Arti di Ravenna. All'attività pittorica affianca quella musicale. La sua ricerca si sviluppa nel confine tra astrazione e figurazione, un universo che difficilmente può essere racchiuso entro stretti limiti, difficile da identificare, dove una componente si fonde e confonde nell'altra, ma proprio per questo stimolante e da indagare a fondo. Il suo è un approccio segnico, il segno è l'essenza del dipinto; il tratto costituisce il sistema compositivo e il colore dà forza alla struttura e ne evidenzia le forme.
Tra le mostre personali: A dispetto di noi, Fuocherello, Volvera; Veduta a margine, TOMAV, Moresco; This is nowhere, Yellow, Varese; Defrag, Localedue, Bologna.
Tra le collettive: Pittura XXI, Arte Fiera, Bologna; Nocturnal ballads, Chassis, Torino; Drawings From Lightning, Forum900 space, Museo del 900, Milano; Sparta, Villa Gori, Stiava; EX5, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Bologna; Azzurro fragile, Museo Carlo Zauli, Faenza; Tetraedro, OTTO Gallery, Bologna; 141 Un secolo di disegno in Italia, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Bologna; TU35expanded, Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Difetto come indizio di desiderio, Neon Gallery, Bologna.
Marco Ceroni
Nato a Forlì nel 1987. Dopo otto anni passati a Milano, ora vive e lavora a Faenza.
La sua ricerca nasce da una fascinazione per spazi ed immaginari che lo circondano. Esperienze vissute e ambienti attraversati si fondono creando elementi di un presente parallelo dissestato e provvisorio. Rilegge diversi elementi che provengono sempre da un paesaggio comune tramite l'utilizzo di molteplici tecniche e materiali, trovandone una dimensione propria tra reale e verosimile. Le opere molto spesso nascono da azioni performative nelle quali il corpo impatta con elementi che popolano il paesaggio. Ibridazione si aggiunge ad ibridazione creando la visione mai completa di narrazioni possibili all'interno del quotidiano. Scenari metropolitani, film di genere e background personali convivono nell'immagine frantumata di un mondo futuribile.
Tra le mostre personali: GMG - Gioielli Mostri Giganti, Fonderia Artistica Battaglia, Milano; SLAG, GALLLERIAPIÙ, Bologna; Squame, Museo Carlo Zauli, Faenza; NOW NOW, TOAST Project Space, Firenze; Throw Up, Adiacenze, Bologna.
Silvia Chiarini
È nata a Faenza nel 1978.
Dopo il diploma all'Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 2003 inaugura la sua prima mostra personale presso la Galerie 1900-2000 di Parigi, seguita da numerose personali e collettive.
Le sue opere sono stratificazioni di memorie, ognuna di esse è il risultato di diverse sovrapposizioni di appunti di colori, luci, segni e odori. Quando si osservano i suoi dipinti si può scavare nella loro storia, fatta di cancellazioni e rifacimenti innumerevoli, a volte più leggibili a volte impercettibili, ogni tela è il frutto di un'emotività che cambia durante la sua realizzazione. Il suo è un tentativo di stabilire un rapporto con il concetto di esperienza e memoria. Attraverso queste composizioni paesaggistiche, fatte di rocce, alberi e vegetazione, crea rimandi alla sfera intima e meditativa, ricercando un equilibrio e una pace che solo nell'osservazione del nostro io si può trovare.
Barbara De Ponti
Nata a Milano nel 1975, vive e lavora a Milano.
Il suo interesse si rivolge alle relazioni che esistono tra pratica artistica e pensieri geografici. Ciò ha significato cimentarsi nella definizione di luogo, di misura fisica dello spazio unita all'esperienza che si fa di questo. Così anche il tempo è, inevitabilmente, sempre presente. Per la realizzazione dei progetti utilizza fondi archivistici, ampi studi di carattere storico e scientifico e collaborazioni con diverse professionalità. Nascono lavori a carattere relazionale ottenuti dalla stratificazione di geografia, antropologia, storia e architettura del paesaggio.
Tra le mostre personali: Forma Mentis, Viasaterna, Milano; Clay Time Code, Museo Civico di Scienze Naturali Malmerendi, Museo Carlo Zauli, MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Faenza; To Identity, Casa dell'Architettura, ex Acquario Romano, Roma.
Oscar Dominguez
È nato a Tucuman, in Argentina, nel 1970.
Dopo la formazione accademica si trasferisce nel 1999 a Faenza, dove vive e lavora.
Le sue sculture si arricchiscono della luce e del calore della terra, sono povere nei materiali ma sanno sprigionare forza ed energia, passione e vigore. Ogni opera racconta un percorso, una ricerca nella storia del mito, per giungere a raccontare dell'uomo, della natura, della vita in uno spazio assolutamente atemporale.
Realizza installazioni di Land Art legate a grandi architetture in Italia e all'estero.
Tra le principali esposizioni e partecipazioni: Biennale Internazionale del Cairo (primo premio); Rojo Tierra, Circolo degli Artisti, Faenza; Memoria del fuego, Bagnacavallo; diverse mostre personali in Toscana, a cura di Galleria Gagliardi; Bocas del tiempo, Brisighella; Los nacimientos, Kastel Amerongen (Olanda).
Gruppo Fotografia Aula 21
Il Gruppo Fotografia Aula 21 è un'associazione socio culturale faentina che si occupa del settore artistico, nata nel 2017 da un'idea di due liceali: Paolo e Gianmarco.
La storia dell'aula21 è una storia piena di persone che varcano la soglia, piena di sfide e progetti. Credono nell'associazionismo e nell'arte come mezzo per creare comunità e collettività; in una fotografia semplice e allo stesso tempo ricca di significato; cercano di costruire uno spazio sicuro e accogliente.
Tra i progetti e le mostre: Verde Speranza, un progetto ESC che mira a sensibilizzare e informare sul cambiamento climatico; No Borders - A Photography Project for Inclusion un progetto di integrazione tramite la fotografia che nasce dalla collaborazione tra Pigreco apprendimento APS; missioni fotografiche a Rijeka (Croazia) e Talavera de la Reina (Spagna); il corso Aula Insegna per chi frequenta i primi anni delle superiori.
Filippo Maestroni
È nato a Faenza nel 1994.
Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Bologna, è docente dei corsi di pittura della scuola di Disegno, Arti e Mestieri "Tommaso Minardi" di Faenza.
Tratta tematiche che variano dal corpo agli oggetti di uso quotidiano; le sue opere mostrano una ricerca volta ad indagare immagini che inducano alla riflessione e che, allo stesso tempo, siano in grado di suscitare emozioni evocando visioni legate all'onirico, attraverso la stratificazione del colore e delle idee. La pittura diventa uno strumento di autoanalisi e di comprensione; l'interiorità viene svelata attraverso crepe e anfratti, che sono i desideri, le passioni e i traumi umani.
Francesco Nonni
Francesco Nonni è nato Faenza 1885, dove è scomparso nel 1976.
Nel 1906 iniziò giovanissimo a lavorare come apprendista intagliatore nell'Ebanisteria Casalini. Si iscrisse ai corsi serali della Scuola di Arti e Mestieri diretta da Antonio Berti, dove conobbe Domenico Baccarini ed entrò a far parte del suo circolo. La pratica dell'intaglio lo portò subito ad occuparsi di xilografia, realizzando illustrazioni per libri, specialmente dedicati all'infanzia, e per riviste.
Partecipò all'Esposizione milanese per l'apertura del Sempione, e poi alle Esposizioni Internazionali d'Arte di Venezia del 1910, 1912 e 1914. Frequentò la Scuola del Nudo dell'Accademia di Firenze, dove ottenne l'abilitazione all'insegnamento. Nel 1915 iniziò ad insegnare plastica nella Scuola di Arti e Mestieri di Faenza. Durante la prima guerra mondiale fu fatto prigioniero e internato a Celle, in Germania. Alla fine della guerra riprese la sua attività artistica di xilografo, pittore e plasticatore. Cominciò a modellare piccole plastiche da realizzare in ceramica: nel 1919-1920 collaborò con "La Faïence" di Paolo Zoli e Pietro Melandri, poi solo con quest'ultimo. Nel 1923 iniziò il sodalizio con Anselmo Bucci che realizzò e decorò molte delle sue plastiche.
Dal 1924 al 1926 diresse e pubblicò la rivista "Xilografia", che ebbe risonanza internazionale. Nell'ultimo dopoguerra Nonni riprese, con la collaborazione di Bucci e in alcune occasioni di Melandri, la produzione in ceramica di gruppi plastici e ritratti, soprattutto per la borghesia locale. Nel 1948 subentrò a Roberto Sella alla direzione della Scuola Comunale di Disegno e vi rimase fino al 1953. Nel corso degli anni insegnò periodicamente anche nella Scuola d'arte ceramica di Faenza.
Giovanni Pini
Giovanni Pini (Bologna, 1929 – Solarolo, 2020) ha frequentato gli studi classici per poi laurearsi in Lettere Antiche all'Università di Bologna.
Allo studio dei classici ha sempre unito l'amore per il disegno e la pittura, cui si è dedicato sin da giovane, pur senza mai frequentare scuole a indirizzo artistico, perseverando in questa attività anche nel corso di tutti gli anni in cui è stato docente di greco e di latino nei Licei di Fermo, Cesena e infine, Faenza. Lasciato l'insegnamento nel 1989, Pini si è dedicato totalmente all'arte e ha dipinto fino agli ultimi anni. In tutti questi anni, ha allestito varie personali e ha partecipato a mostre collettive, ottenendo importanti successi. Nei suoi quadri Pini racconta le pianure romagnole, racconta le vecchie case e le colline, il mare o le capanne sul canale, sempre riducendone la composizione all'essenziale e filtrandone le atmosfere con una gamma cromatica tenue, leggera, silenziosa. I colori lirici dei paesaggi sono ottenuti con pastelli che Pini fabbricava da solo, utilizzando e macinando elementi naturali, graduati in un'ampia gamma tonale. Altra tecnica usata da Pini è un collage sui generis, che attesta la modernità del suo sperimentare, in continuo dialogo con le esperienze artistiche più significative del Novecento.
Cesare Reggiani
Nato a Faenza nel 1949, Cesare Reggiani è un artista dalla personalità eclettica. Dopo una lunga e riconosciuta attività nel campo dell'illustrazione, dai primi anni novanta la pittura – portata avanti come intima e personale ricerca – diviene la sua principale espressione artistica. Da allora Reggiani ha tenuto mostre personali in Italia, Francia, Germania, Olanda, USA.
Il disegno è alla base della sua produzione artistica in ogni sua espressione. Nel corso della sua attività ha cercato di avvicinarsi sempre più a una sintesi espressiva degli elementi della rappresentazione. Solitarie figure di animali abitano ambienti di una natura ordinata. Linea di orizzonte, specchi d'acqua, boschi o file ordinate di alberi.
Fra questi elementi di una natura "mentale" compaiono monumentali e diafani volumi architettonici: parallelepipedi, archi, mura. Questa composizione "minimalista" gli consente di comunicare un senso di sospensione, di atemporalità, di silenzio, di contemplazione, di stasi.
Andrea Salvatori
Nato a Faenza nel 1975, lavora e vive a Solarolo.
Si è diplomato all'Istituto d'Arte per la Ceramica "Gaetano Ballardini" di Faenza e si è laureato in Scultura all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Lavora con il mezzo ceramico per realizzare sculture spesso ironiche e spiritose, che a volte coinvolgono una selezione diversificata di oggetti trovati, reperiti nei mercatini delle pulci di tutta Europa. Le opere di Salvatori partono spesso da questi oggetti e proseguono con l'aggiunta di elementi magistralmente creati dall'artista, generando un inaspettato slittamento semantico. Il suo lavoro è stato incluso in diverse mostre personali e collettive, mentre nel 2009 ha vinto il primo premio alla 56a edizione del Premio Faenza, il Concorso Internazionale della Ceramica d'Arte, il più importante riconoscimento al mondo in questo campo, in cui si era classificato secondo nell'edizione precedente. Nel 2011 si è classificato secondo al Sidney Myer Fund Australian Ceramic Award International, Shepparton Art Museum di Sidney (Australia).
Marco Samorè
Nato a Faenza nel 1964, vive e lavora a Faenza.
Nel 2011 fonda e dirige TESCO, uno spazio espositivo e laboratoriale dedicato alla sperimentazione artistica e culturale. La sua ricerca artistica parte dall'analisi del rapporto tra individuo e società, attraverso l'utilizzo di diversi media quali la fotografia, le installazioni e il design, complici nel modificare la percezione dello spazio, una stratificazione continua di flussi iconici, materiali e linguaggi. La dimensione installativa dell'opera è pronta ad assorbire dall'esterno suggestioni e condizionamenti, siano essi programmati o imprevisti, garantendone la continua trasformazione in un percorso di crescita che non ha mai conclusione.
Tra le mostre personali: Marco Samorè - Christoph Hinterhuber, Galleria Plastica Bologna; Idillio, Insight Artecontemporanea, Roma; Standard, Galleria Valentina Moncada, Roma; Otto bugie, Galleria Caterina Fossati, Torino; Molti ricordi sono comuni, C/O Care Of, Cusano Milanino (MI); Per sempre tuo, Studio Ercolani, Bologna; L'estetica della noia, Galleria Neon, Bologna.
Juan Esteban Sandoval
Nato nel 1972 a Medellín, Colombia, vive tra la Colombia e l'Italia.
Espone a livello internazionale dal 1994. È cofondatore del collettivo el-Puente_lab di Medellín, Colombia, e direttore dell'Ufficio Arte di Cittadellarte - Fondazione Pistoletto di Biella, Italia.
Il Puente_Lab è una piattaforma di produzione artistica e culturale il cui obiettivo è sviluppare progetti culturali a livello locale, costruire ponti di comunicazione con artisti ed esperti attraverso una strategia di cooperazione internazionale. Facilita e/o accompagna processi di educazione, comunicazione e trasformazione urbana e sociale.
Dal 2002 ha diretto l'Ufficio Arte di Cittadellarte, coordinando la realizzazione di 17 edizioni della mostra Arte al Centro negli spazi della Fondazione e di mostre in altre istituzioni, tra cui: Kunsthaus, Graz (Austria); Museum van Hedendaagse Kunst Antwerpen (M HKA), Anversa (Belgio); Isola di San Servolo per la 50ª Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia; Galleria Civica di Modena; MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma.
Noriko Yamaguchi
Nata a Osaka, in Giappone, nel 1983, Noriko Yamaguchi ha studiato arte presso la Kyoto City University of Arts, dove si è laureata con lode, proseguendo poi gli studi con un Master presso la stessa università. La sua formazione artistica si arricchisce nel 1996, quando ottiene il diploma di perfezionamento biennale in arte plastica presso l'Istituto d'Arte per la Ceramica "Gaetano Ballardini" di Faenza.
La sua carriera si sviluppa in un continuo processo di ricerca e sperimentazione, attraverso il quale esplora diversi linguaggi artistici, con una particolare attenzione al materiale che più la rappresenta: l'argilla. L'artista sottolinea l'incredibile plasticità di questo materiale, che può essere "tagliato, schiacciato, deformato", rivelando il suo movimento e la sua forza espressiva. I suoi lavori, che spaziano dalla scultura in ceramica alla pittura su carta e al disegno, sono caratterizzati da una grande versatilità, dove la materia prende vita e forma, raccontando storie di delicato spessore poetico.
Noriko Yamaguchi ha esposto le sue opere in numerose mostre personali e collettive, guadagnandosi riconoscimenti a livello internazionale.
Carlo Zauli
È nato nel 1926 a Faenza, dove è scomparso nel 2002.
È considerato uno dei grandi ceramisti scultori del Novecento. Dopo aver vinto negli anni Cinquanta i principali riconoscimenti dedicati all'arte ceramica, i primi anni Sessanta lo videro evolvere verso un'interpretazione marcatamente scultorea del proprio mestiere. In questi anni matura il proprio linguaggio artistico, intriso di atmosfere informali intrecciate ad una armoniosa ma dirompente "naturalità": sono gli anni di un crescente successo internazionale. Dal 1958, anno nel quale sono realizzati i grandi altorilievi per la reggia di Baghdad e il Poligrafico di Stato del Kuwait, vede la propria fama crescere continuamente, fino a spingersi, tra gli anni Settanta e Ottanta, a tutta l'Europa, il Giappone - dove viene invitato a tre grandi cicli di mostre personali - e l'America del Nord.
Le sue opere sono presenti oggi in quaranta musei e collezioni pubbliche in tutto il mondo.
Monica Zauli
È nata a Faenza ma ha vissuto e lavorato in molti luoghi, tra cui Firenze, Parigi, Lussemburgo e il Giappone.
Laureata in Architettura, il suo lavoro spazia tra la progettazione di architetture e giardini e, non ultimi, il disegno e la scrittura.
Figlia dell'artista Carlo Zauli, sin dal 2002 segue le attività del museo a lui dedicato, di cui è vicepresidente, occupandosi di progetti laboratoriali, di installazioni e dell'archivio. Sempre per il Museo Carlo Zauli, inoltre, ha curato alcune esposizioni, tra cui Carlo Zauli. I bianchi presso la Pinacoteca Comunale di Palazzo Vitelli alla Cannoniera a Città di Castello nel 2015 e Suggestioni Laviche. Carlo Zauli e Diego Drudi in viaggio nelle Isole Canarie al Museo Carlo Zauli di Faenza nel 2020.
La sua ricerca esplora ambiti diversi in campo artistico e paesaggistico alla costante ricerca di una correlazione tra le diverse forme espressive.
È autrice di libri nei quali coniuga l'arte e il verde ai viaggi come in Carlo Zauli, 1974. Diario riservato di un viaggio in Giappone (Magonza, 2014), mentre in Della stessa natura. Storie di uomini e piante (Carta Bianca, 2024), Sfalci e ramaglie. Frammenti autobiografici (Carta Bianca, 2022) e Vegetale umano. Incontri tra piante e persone di Romagna (Polaris Edizioni, 2024) coniuga la cultura dei luoghi con il mondo vegetale.
Italo Zuffi
Nato a Imola nel 1969, vive a Milano.
Artista visivo, lavora con performance, scultura e scrittura. Studia all'Accademia di Belle Arti di Bologna e al Central Saint Martins College of Art & Design di Londra. Nel 2001 gli viene assegnata la Wheatley Bequest Fellowship in Fine Art (Sculpture) all'Institute of Art & Design, School of Art di Birmingham (UK). Insegna all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, e alla Libera Università di Bolzano, Facoltà di Design & Arti. Dal 2011 al 2019 è stato Visiting Lecturer in Performance alla Royal Academy of Art di L'Aja (NL). Nel 2013 fonda con Margherita Morgantin il collettivo Pawel und Pavel.
Tra le mostre personali recenti: Fronte e retro, MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna (2022); In forma di riepilogo, CLER, Milano (2019); postura, posa, differita, ar/ge kunst, Bolzano (2016); Potersi dire, MAN, Nuoro (2015); Quello che eri, e quello che sei, Nomas Foundation, Roma (2015); La penultima assenza del corpo, Fondazione Pietro Rossini, Briosco (2012); Zuffi, Italo, Pinksummer, Genova (2010).
Mostra: Azzurro fragile
Bologna - Palazzo d'Accursio
Apertura:15/03/2025
Conclusione:22/06/2025
Organizzazione:Musei Civici Bologna
Curatore:Matteo Zauli
Indirizzo:Piazza Maggiore 6 - Bologna
Inaugurazione: venerdì 14 marzo 2025 ore 17.30
Orari:
- Martedì, giove dì 14.00 - 19.0
- Mercoledì, venerdì 10.00 - 19.00
- Sabato, domenica 10.00 – 18.30
- Lunedì non festivi chiuso
- Domenica 20 aprile 2025 (Pasqua) 10.00 – 19.00
- Lunedì 21 aprile 2025 (Lunedì dell'Angelo) 10.00 – 19.00
- Venerdì 25 aprile 2025 (Festa della Liberazione) 10.00 – 19.00
- Giovedì 1 maggio 2025 (Festa del Lavoro) chiuso
- Lunedì 2 giugno 2025 (Festa della Repubblica) 10.00 – 19.00
Ingresso
Intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale 19-25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
Biglietto integrato Collezioni Comunali d'Arte e Torre dell'Orologio: intero € 8 |
ridotto € 5
Per info: Tel. +39 051 2193998 museiarteantica@comune.bologna.it
Sito web per approfondire:https://www.museibologna.it/arteantica
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