
Agostino Bonalumi lo definì «uno dei più bravi di noi», visse e operò in quella Milano degli anni Sessanta e Settanta dove il confronto intellettuale tra artisti, gallerie, critici, collezionisti, determinò le sorti dell'arte contemporanea come la conosciamo noi oggi, finché, sul finire degli anni Settanta, distrusse gran parte della propria produzione in un notturno e silenzioso falò.
È Ben Ormenese (1930-2013), tra i maggiori esponenti del versante oggettuale dell'arte contemporanea, il protagonista della mostra Lo spazio immobile del divenire promossa dalla Civica Raccolta del Disegno di Salò negli spazi del MuSa. Con la curatela di Anna Lisa Ghirardi, curatrice della raccolta salodiana, e Leonardo Conti, curatore dell'Archivio Ormenese, l'esposizione antologica raduna una trentina di rarissime opere su carta e cartone, realizzate dall'artista friulano a partire dalla metà degli anni Sessanta sino a poco prima della sua scomparsa.
Se, come chiarisce Ghirardi nell'incipit del catalogo che accompagna la mostra, «la Civica Raccolta persegue la finalità di documentare l'esplorazione artistica attraverso il medium cartaceo, in un'indagine condotta in divenire entro i confini del Novecento», proprio la carta e il concetto di divenire sono le bussole per muoversi nel labirinto della comprensione della parabola creativa di Ormenese.
Il percorso, cronologico e tematico, si apre con alcune delle prime esperienze su carta dedicate ai fiori – come Senza titolo (fiori) (1966) – nelle quali ogni cosa è contemporaneamente, oltre che quanto suggerito dal titolo, anche altro che progressivamente abbandona ogni riferimento figurale. Una transizione dalla figurazione in direzione dell'astrazione che Ormenese ricercava mediante intersezioni di disegno e compenetrazioni di campiture, sino a delineare una propulsione centrifuga della composizione.
Da allora e per circa un decennio la sua ricerca fu integralmente aniconica. La mostra lo esemplifica attraverso una selezione di raffinate carte – assemblaggi, collage e tecniche miste – nelle quali forma, geometria, colore, frammentazione, intaglio e rifrazione della luce occupano lo spazio della rappresentazione. Sono gli anni in cui Ormenese vive e lavora a Milano, a stretto contatto con gli artisti che andavano codificando una nuova grammatica sulla scorta della rivoluzione introdotta dello Spazialismo fontaniano.
Datate 1967 – testimonianze superstiti al rogo – sono quindi alcune carte nel perimetro delle quali Ormenese organizza lo spazio secondo forze che si manifestano come linee direzionate e incastri di forme, mentre l'uso del chiaroscuro palesa la fascinazione dell'artista nei confronti della terza dimensione (Senza titolo, china e inchiostro su cartoncino Leo)....leggi il resto dell'articolo»
Anche la riflessione sulla luce e sul colore, introdotta in questa fase, non abbandonerà più la ricerca di Ormenese, come dimostra la serie di opere su carta intitolata Studi cromatici (1970) di cui la mostra propone alcuni preziosi esemplari. A questo dinamismo frammentato col quale l'autore cristallizza il cangiante divenire della rifrazione della luce, l'esposizione affianca opere dalla dimensione più oggettuale, ottenuta intagliando e assemblando fogli di cartone o applicando collage di carta sui materiali diversi. Ne sono un esempio Composizione in bianco, Composizione N°4 bianco, Composizione in bianco e giallo N° 14, datate 1969. Come per molti artisti attivi all'epoca, il tema della sovrapposizione dei piani e del superamento dei confini del quadro è il fulcro della ricerca.
Durante gli anni Settanta la ricerca si concentra quindi attorno alle Strutture, di cui la mostra propone diversi esemplari. In esse e in altre opere su carta del periodo si manifesta un impianto strutturale retto sul contrappunto tra visibile e invisibile, secondo l'autore l'uno la conditio sine qua non per l'esistenza dell'altro.
Poi, alla fine degli anni Settanta, la crisi personale e professionale, l'abbandono improvviso di Milano e la distruzione della maggior parte delle opere che aveva nello studio. Come spiega Ghirardi, citando Norberto Bobbio, «Non un atto di negazione nichilista, ma di onestà intellettuale. È il dubbio di chi non si accontenta di ciò che ha fatto e cerca una verità più profonda». Il gesto non passa inosservato: racconta Conti «Anni più tardi, Agostino Bonalumi, in una delle nostre ricorrenti conversazioni, mi disse: Ormenese? Era uno dei più bravi di noi, ma poi, all'improvviso sparì e non se ne seppe più nulla». Un allontanamento non dal fare arte, bensì dalle faticose e spesso fuorvianti dinamiche del sistema attorno ad essa.
Vent'anni dopo, col suo ritorno dopo il Duemila, il cartone di cotone divenne il supporto della quasi totalità delle opere, per via della possibilità di scavarlo con bisturi chirurgico, incollare e usare il colore anche per assorbenza e capillarità. Sul cartone di cotone realizza quindi una quasi decennale «stagione della luce», indagata nella mutevolezza dettata dagli angoli d'incidenza dei raggi. A questa fase sono ascrivibili opere con sequenze di lamelle specchianti (il ciclo dei LAM) con cui raccogliere, deviare e distribuire la luce, dando forma al perpetuo divenire che dà il titolo alla mostra.
L'ultimissima fase della sua ricerca, fino all'improvvisa scomparsa avvenuta nel 2013, è segnata dal ciclo Periodo bianco: opere integralmente di cartone di cotone dove disegno, forme, luci, ombre, sono resi esclusivamente da lamelle di carta. In queste opere Ormenese passa dall'astrattismo più estremo all'apparizione imprevista di figure riconoscibili, destando in noi una sensazione simile a quando scrutiamo il cielo, e le nuvole acquistano forma nel mentre.
La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Anna Lisa Ghirardi e Leonardo Conti (PoliArt edizioni, 92 pp. a colori).
Civica Raccolta del Disegno di Salò
Nata nel 1983, la Civica Raccolta del Disegno di Salò è tra le più prestigiose collezioni di opere su carta in Italia. È attualmente costituita da più di 850 opere di artisti, con focus particolare sull'arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi. Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Carla Accardi, Paolo Icaro, Alighiero Boetti, Afro Basaldella, Piero Dorazio, Filippo De Pisis, Giosetta Fioroni, Mario Sironi, Mario Schifano, Emilio Vedova sono alcuni dei grandi Maestri di cui la Raccolta conserva i lavori su carta. Il primo nucleo della Raccolta, costituito grazie alla donazione di opere da parte di alcuni sostenitori, è stato progressivamente incrementato da acquisti pubblici e donazioni di artisti e collezionisti. L'istituzione ha deposito, archivio e sede espositiva negli spazi del Museo di Salò e persegue il compito di costituire un fondo collezionistico pubblico di opere prevalentemente su carta, promuovendone lo studio e la fruizione.
Mostra: Ben Ormenese. Lo spazio immobile del divenire
Salò - MuSa Museo di Salò
Apertura:06/06/2026
Conclusione:04/10/2026
Organizzazione:Civica Raccolta del Disegno di Salò – MuSa Museo di Salò
Curatore:Anna Lisa Ghirardi e Leonardo Conti
Indirizzo:Via Brunati 9 - 25087 Salò (BS)
Orari: 10 marzo - 4 ottobre 2026: da martedì a domenica, ore 10 – 18 (lunedì chiuso)
Biglietti: Intero 9 € - Ridotto 7 € - Ridotto ragazzi 5 € - Gruppo 15-35 persone 7 € - Scuole 5 €
Prenotazioni: 0365 20553 | info@museodisalo.it
Sito web per approfondire:https://www.museodisalo.it
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