HoperAperta presenta una mostra a cura di Maurizio Barberis e Patrizia Catalano presso il Museo Mangini Bonomi sul valore temporale, simbolico e formale degli oggetti-immagine, sulle cose come sembrano e le cose come sono.
Nella preziosa corte della casa Museo Mangini Bonomi, HoperAperta propone una collezione di pezzi unici -- opere di arte e design -- intesi come manifestazione di un immaginario poetico, dove ogni singolo pezzo è pensato attraverso una serie di processualità 'letterarie', un sistema di luoghi depositari di immagini-ricordo, un'erranza delle forme intese come arte del metissage, laddove pittura, fotografia e scultura, design e architettura, convergono per condurre verso una circolarità del processo autoriale, che porti dalla funzione alla forma, dalla forma all'immagine, dalla memoria all'invenzione e dall'invenzione alla memoria. La forma contiene l'intera sequenza temporale di un'immagine, laddove il presente mette in scena il passato e il futuro, elementi inseparabili dal sistema in cui l'immagine si colloca. Ogni oggetto si colloca all'interno di un proprio sistema e possiede una propria sequenza, determinata dal continuo movimento di punti e linee nello spazio generato dall'immaginario poetico.
La sequenza temporale si pone quindi come un movimento narrativo che non conduce in nessun luogo e che comprende al suo interno l'intero sviluppo narrativo.
Per una poesia delle cose
«la bellezza salverà il mondo»
(oppure lo redimerà)... leggi il resto dell'articolo»
La forma come divenire dell'azione, l'azione come divenire della forma: per una poesia delle cose
La mostra è realizzata in collaborazione con: 5Vie Art + Design e Museo Mangini Bonomi.
Partner tecnici: Grassi Pietre, Manualis, MTPlex, Orrefors, Danilo Trogu, Zeus.
Opere di: Maurizio Barberis, Armando Bruno e Alberto Torres, Claesson Koivisto Rune, Alfonso Femia con Danilo Trogu ed Enrico Martino, Duccio Grassi, Steve Piccolo, Carmelo Zappulla External Reference.
Lichtung di Maurizio Barberis
Otto stampe fotografiche stampate su carta da acquarello ottenuta da residui di cotone, con Manualis.
Una radura, Lichtung, entro cui appare un debole chiarore. Al diradarsi dell'ombra nel bosco appare infine una luce, come un ritrarsi del buio. La luce, come condizione residuale, apre infine alla percezione del Sé.
Resto o residuo? Il resto è la differenza tra due unità, il risultato di una sottrazione. Il residuo è un filamento che dal passato arriva sino al presente, che congiunge il passato con il presente e contribuisce alla percezione unitaria (psicologica) del tempo storico.
Il residuo è ciò che rimane, ciò che persiste nel tempo, di un'azione, di un pensiero, di un luogo, di un tempo, di una persona.
Il filamento residuale è ciò che ci consente di definire un luogo attraverso una persona o una persona attraverso un luogo. Le persone portano a volte sui loro volti le tracce residuali dei posti dove sono nati e dove hanno vissuto e, attraverso i loro sguardi, ci consentono di intendere il senso più misterioso e nascosto dell'appartenenza ad un luogo.
Niente è eterno, ma qualcosa dura più del tempo dell'uomo. La fotografia non rappresenta la realtà bensì la deforma, la limita attraverso le sue scelte, restituendo un'immagine inconcepibile, magica perché somma di passato, presente e qualche volta anche di futuro. Non è il soggetto fotografato a essere un filamento residuale, bensì la fotografia stessa, in quanto, per definizione, somma di valori diacronici.
Frammenti di Impero di Armando Bruno e Alberto Torres
L'opera nasce da una fotografia dell'imperatore Augusto, frammentata in parti uguali e ricomposta attraverso una griglia di moduli.
Ogni frammento è inserito in una busta trasparente per alimenti, trasformando l'immagine monumentale in una sequenza di porzioni custodite. La figura si ricompone solo a distanza. Da vicino emergono singole parti isolate, superfici, dettagli; da lontano si ricostruisce il volto imperiale, mai completamente stabile, attraversato dalle pieghe e dalle trasparenze della plastica. L'eternità marmorea diventa fragile conservazione domestica. L'immagine del potere viene sottratta alla monumentalità per essere trattata come materia archiviata, protetta, sospesa. Augusto non è più statua ma è immagine porzionata, temporaneamente preservata.
In Frammenti di Impero, la forma non viene negata ma attraversata dal tempo. L'immagine imperiale, nata per affermare eternità e continuità, viene sezionata e distribuita in una sequenza di frammenti identici. La monumentalità si trasforma in archivio. Il lavoro risponde al tema della mostra, la forma come divenire, come movimento interno all'immagine, rendendo visibile la tensione tra presenza e intervallo dove l'unità non è data, ma continuamente ricostruita dallo sguardo. La plastica, dispositivo di conservazione quotidiana, introduce una dimensione politica implicita. L'imperialismo antico non viene rappresentato come passato remoto, ma come immagine ancora conservata, replicabile, distribuibile. Il potere non scompare: si frammenta, si archivia, si riassembla. La forma non è più monumento compatto, ma campo di forze. Non più eternità, ma sospensione.
The Black Hole Vase di Claesson Koivisto Rune con Orrefors
Progettato dallo studio di architettura svedese Claesson Koivisto Rune, in collaborazione con la leggendaria vetreria svedese Orrefors, questo oggetto spinge l'arte della lavorazione del vetro ai limiti estremi.
«Scuro, nero, ma abbastanza trasparente da poter intravedere il suo interno», commentano gli autori, «Il vaso Black Hole associa la storia dell'evoluzione culturale dell'essere umano con lo spirito di future scoperte».
Black Hole Vase è un progetto realizzato per Design Beyond Things, una mostra a cura di Patrizia Catalano e Miriam Giordano promossa dall'Unione Europea in collaborazione con HoperAperta e Labóh, inaugurata presso il Padiglione Europeo di Expo Osaka 2025.
Curiosità: nel 1925, Orrefors raggiunse il successo internazionale all'Esposizione Universale di Parigi. Cento anni dopo, ad Expo Osaka, si rinnovano gli stessi valori: innovazione, funzionalità, artigianalità, estetica senza tempo e qualità sostenibile.
Trappola sentimentale di Alfonso Femia con Danilo Trogu ed Enrico Martino
Ceramica a doppia superficie: biscotto e dorata.
Deformato, allungato, reale, immaginato. Onirico, carezzevole, minaccioso, acquoso.
L'occhio traguarda il limite, attraverso lo sguardo incanalato in un tunnel breve capace di dilatarsi verso l'infinito. La geometria distorta conduce alla proiezione del desiderio e della paura insieme. Dentro è attesa che si trasforma in racconto. L'oggetto è in sé pensiero e ricerca.
Lampada e tavolo rituale domestico di Duccio Grassi | Duccio Grassi Architects con MTPlex e Grassi Pietre
Lampada da terra e tavolo per rituali domestici, adatti a pratiche spirituali, alla devozione, alla contemplazione e da utilizzare al mattino, molto presto, con la sola luce soffusa della lampada.
Sigillo. Scultura luminosa di Carmelo Zappulla | studio External Reference
Sigillo è una lampada che crea un ponte tra due culture, quella mediterranea e quella giapponese, è una scultura luminosa che incapsula il sole mediterraneo in un blocco cristallino come cuore vivo e silente, offrendo un ponte poetico tra culture, un dono di luce, memoria e contemplazione condivisa.
Sigillo è un progetto realizzato per Design Beyond Things, una mostra a cura di Patrizia Catalano e Miriam Giordano, promossa dall'Unione Europea in collaborazione con HoperAperta e Labóh e che è stata inaugurata presso il Padiglione Europeo di Expo Osaka 2025.
Close Up. Artworks di Maurizio Barberis
Vedere da vicino, vedere attraverso.
Primi piani legati alla casa? All'architettura? Alle persone?
Ritratti, come espressione di inquietudine e mistero, dentro-fuori, o meglio dentro il vento. Gli interni domestici sono in realtà gli esterni di chi li abita, li vive o li attraversa. Gli spazi interiori delle persone, invece, sono impercettibili, una sintesi di immagine e memoria.
«...l'immagine riceve tutto il suo essere dall'oggetto di cui è l'immagine, ed è un prodotto naturale... precedente alla volontà, che segue l'immagine...» (Meister Eckhart).
E se, per caso o per sfida, potessimo capovolgerci come un guanto, riflettendo noi stessi nei luoghi che abitiamo?
Hiding Places. Catalogue of Codes. Sound installation di Steve Piccolo
Una raccolta di segnali acustici utilizzati per comunicare in situazioni di clandestinità e occultamento.
Elenco dei codici di segnalazione: YES, NO, DON'T KNOW, ALL CLEAR, KEEP SILENCE, BLACKOUT, LOCKDOWN, ROUTINE FOOTSTEPS, ERRATIC INTRUSION, CALL FOR VICTUALS, RELAYED MESSAGES FROM NEARBY HAVENS, LONG-SPAN RELAYED MESSAGES, COMMEMORATION COMRADES LOST, PRAYERS, CURSES, WHEREABOUTS QUERIES, WEAPON CENSUS, BREAKOUT ALARM, MEDICAL RUNS / SUMMONS, ROLL CALL.
Mostra: Close Up. The Shapes of Time
Milano - Museo Mangini Bonomi
Apertura: 16/04/2026
Conclusione: 25/04/2026
Organizzazione: HoperAperta
Curatore: Maurizio Barberis e Patrizia Catalano
Indirizzo: Via dell'Ambrosiana 20 - 20123 Milano (MI)
Orari: 16-19 aprile ore 14.30-19.30; 20-25 aprile ore 11.00-19.30
Sito web per approfondire: https://www.hoperaperta.com
Instagram: https://www.instagram.com/hoperaperta.com
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