La mostra "Dieci piccole personali" è un'esposizione collegata al nostro tempo e, non a caso, da Paolo Gidoni, direttore artistico, è stata scelta per la rassegna fra le numerose ville del territorio vicentino la palladiana Villa Pojana (1549) a Pojana Maggiore, patrimonio dell'UNESCO. La mostra, in questa prima stagione estiva, si articola tra pittura scultura e fotografia, riunite dal titolo e dal fascino dell'architettura.
Gli artisti presenti condividono il tratto comune della ricerca, che governa la loro passione e conduce all'identità di essere artista.
Nell'esposizione, Cesare Bernardi presenta fotografie della natura. Nei dipinti, Micaela Bizzotto trova l'unità tra pittura e musica, mentre gli autoritratti di Paolo Bortoli rappresentano come episodi il dolore fisico post pandemia. Francesco Caliendo eleva, per grande perizia pittorica, l'uomo e l'angoscia dell'esistenza. Il movimento delle nuvole è il tema privilegiato da Maurizio Camposeo. Poi degli elementi-segni distinguono le opere di Patrizia Da Re. Dipana un sottile fil di ferro e quindi modella sculture di respiranti cavalli, dalle piccole dimensioni, Agostino Gallio, quindi Simone Squaiella celebra la pittura attraverso la luminosità cromatica. Carlo Vercelli, da parte sua, contamina l'astrazione con il figurativo; aspirano al movimento le forme poetiche di Carla Villani.
Maria Lucia Ferraguti
CESARE BERNARDI
La battigia appare simile ad uno scenario mutevole, ideale per dare un senso a degli scatti fotografici. Cesare Bernardi, fotografa alghe e piccole conchiglie appena uscite dall'acqua e trova naturale fissare nelle immagini infiniti granelli di sabbia. Lo sguardo percepisce le minuscole variazioni, le sfumature delle alghe unite in colonie diverse, inquadra e scatta mentre flessuose si piegano nell'ondeggiare del movimento marino. Bernardi non improvvisa. Le immagini di luminose aggregate conchiglie sono frontali e dirette su gusci diversi e simmetrici, espressivi nel violetto madreperlato e nel bianco. Quindi si sposta per fissare l'incanto di un arenile, sulle dimensioni dei granelli di sabbia.... leggi il resto dell'articolo»
MICAELA BIZZOTTO
Micaela Bizzotto affida la creatività al suono. L'avvio della relazione con la pittura è generato dalla musica, un'espressione artistica necessaria per la sua sensibilità.
La pittura come la musica coinvolge lo spettatore e chiede a chi guarda di lasciarsi avvolgere dalla mobilità del colore. È simile, nell'apparizione visiva, alle note di uno spartito musicale che, nel dialogo con l'arte pittorica, trova la sua espressione.
Sulla superficie del dipinto, delle fasce cromatiche orizzontali rosate ed azzurrine espandono ed alcune forme nebulose alimentano una luminosità proveniente dal profondo. Spazio e tempo entrano così in dialogo ed entrambi "simbolicamente" dilatano. Le visioni, articolate con i suoni, talvolta evadono oltre il piano estetico.
L'artista esprime una creatività arricchita da altre forme di conoscenza, da altre influenze culturali assicurate dall'adesione al "tantra", in sanscrito "metodo per ampliare la conoscenza".
PAOLO BORTOLI
L'abilità nel dipingere paesaggi Paolo Bortoli la trasferisce su alcune foglie di un banano. Già emerge sullo sfondo scuro del cartone il tratto veloce nel tracciare l'immagine e, con nota naturalezza, entra la flessibilità delle grandi foglie dai bordi sfrangiati per il passaggio del vento. Forti segni di bianco alleggeriscono per contrasto il nero bituminoso delle linee, mentre zone di rosso scuro allentano la pressione.
Il realismo della pianta passa al realismo dell'autoritratto posto tra arte e vita: opposto alla suggestione propria del ritratto è indipendente dalla finalità celebrativa, fulmineo nel tempo di posa e rispettoso della frontalità.
Nei grandi cartoni Bortoli rende il dolore fisico, causato dagli esiti della pandemia da Covid-19, in una successione di immagini simili a fotogrammi, sulla umanissima sofferenza nel seguire le contrazioni del volto. La realtà risalta nella linea scura fedele all'istante; la mascherina ed il nastro rosso nei capelli rafforzano l'attenzione verso l'espressione artistica.
FRANCESCO CALIENDO
Minacciati dall'attacco dei colori aggrappati in macchie e tocchi ad una pittura intensa e pulsante, le figure ed i volti di Francesco Caliendo stabiliscono con lo spettatore un rapporto diretto, personale e coinvolgente: privo di scampo. Devono la loro capacità d'attrazione al valore "mentale" della materia, al suo palpitare, ai traumi che la conducono nell' essere visibile. Accade che sia fragile per quel suo patire: da sostanza viva rivela il vissuto di un'esperienza di vita. In essa lo sguardo penetra e la materia risponde allo scambio con un sodalizio, un'intesa profonda da raffigurare nelle abrasioni fisiche della pelle, nelle tensioni del derma, nell'avanzare delle corrosioni. Difficile dire come Caliendo possa condurre a definire la naturalezza di quel movimento di tocchi, di mostrare come pennellate gialle diano luce, di dipingere in che modo il disagio esistenziale delle figure esprima l'esperienza della vita in un volto attonito. I colori grigi, i marroni, il variare emotivo dei rossi diffondono nei dipinti un sentimento di sofferenza e d'inquietudine.
MAURIZIO CAMPOSEO
Vaporose, leggere e chiare, dipinte nel mutare della luminosità, prive di ombre: le nuvole di Maurizio Camposeo rispondono nei dipinti alle suggestioni dei cieli veneti. La bellezza ed il richiamo alla poesia, la serenità sono rese dalla sensibilità pittorica per il richiamo attrattivo verso il colore. La vaporosità dei rosa e degli azzurri dilata nello spazio, luogo scenografico per nuvole in movimento nell'aria tepida, in accordo con una luminosità trasparente.
Lo sguardo attuale di Camposeo indaga il loro oscurarsi fino all'avanzare dell'ombra, unita al dilatare del silenzio. All'oscurità che avanza contrappone densi vapori grigi, turbolenze di chiaroscuri, fino ad accentuare la profondità dell'infinito.
Delle nubi rosse, lentamente, svaporano in tonalità rosate in contrasto con il nero più profondo, mentre alcuni nembi verdi vibrano nell'incontro con una luce sorgiva, purificata dalla notte e sempre più raggiante.
PATRIZIA DA RE
Il linguaggio duale delle opere di Patrizia Da Re non è comprensibile se non ricondotto alla personalità dell'artista.
Rivela un mondo straordinario creato, nel variare delle tecniche, da segni, schemi geometrici, serpentine, ritmi di forme elaborate da diverse culture, riflessi di conoscenze tradotti in una lirica scrittura. Un territorio esteso, nella ricerca, fino agli albori delle civiltà. Lo trasferisce in un caldo colore in nitide immagini lineari, lontano da finalità puramente estetiche, che piuttosto seguono l'intento di un richiamo al mondo e delle sue diversità in forme e segni.
Quindi un'opposta tendenza è in "Paesaggi dell'anima", percepiti nei rossi intensi irregolarmente distesi fino a colmare lo spazio della rappresentazione, in contrasto con l'intensità simbolica dell'azzurro intenso del cielo.
AGOSTINO GALLIO
Il fil di ferro è perfetto per delle forme equine: metallico, sottile, resistente e modellabile si piega e crea volumi, privo di peso può estendersi ed è ideale anche in piccole misure per lo sviluppo di una forma plastica. Agostino Gallio, scultore, tra vuoti e nodi può esprimervi la personalità artistica. Conosce come il filo di ferro aspiri al monumentale. Realizza nel filo la forma che nasce ed evolve per librarsi nell'aria fra maglie; modella la testa equina, quindi approda nello sgomitolarsi alla metamorfosi di linee e volumi di un purosangue. Esprime poi la potenza dell'andatura di un cavallo in movimento, ne segue la forma mentre respira, nitrisce e s'impenna, modella la stasi fino ad affidare alla luce la figura resa in "politezza".
SIMONE SQUAIELLA
Una corsa di alcuni ragazzini e la velocità di un treno introducono l'intento di Simone Squaiella di rappresentare in pittura, attraverso l'immagine, l'energia del movimento e della luce. Altri temi, altri momenti creativi: una giostra d'altri tempi decorata finemente, con i cavalli da salire per farsi condurre nel girotondo con la fantasia, delle barche ferme ed una grande villa abbandonata in cima al colle sono motivi per unificare le opere sull'idea del comporre e dello spazio. Si apre una possibilità per introdurre nei dipinti una narrazione, di dare risalto allo splendore della pittura ed al significato della bellezza.
CARLO VERCELLI
Nei dipinti di Carlo Vercelli le zone cromatiche dai margini irregolari incontrano mutevoli superfici, di un indipendente variato colore, che confluiscono in una composizione astratta, dinamica nel coinvolgere lo spazio, capace di suggerire racconti visionari. Lo si deve a zone dove pennellate frante e respiranti di una luminosità improvvisa, alcune poste ad illuminare il centro del dipinto, aggiungono alla stesure imperfette il controllo dell'emozione.
Vercelli riprende il rapporto con l'uomo e completa l'immagine con una vitale figura maschile. Entra un protagonista sorprendente ed espressivo: siede sul bordo di un dipinto, sguscia dalle superfici, commenta con la sua presenza l'evasione dall'astratto.
Da qui, poi, dipinge velocemente fluide figure di nudi femminili. L'abilità esecutiva la esprime nell'unità tra il corpo e la sua linea di contorno.
CARLA VILLANI
Entra la poesia nelle opere di Carla Villani e l'arte accorda al senso lirico dei dipinti la forza del suo apparire attraverso la lievità del segno che, nello scorrere, rivela la precarietà del suo esistere. Villani dipinge segmenti, percorsi di linee per forme che vivono di un'esistenza resa da visioni interiori, prive di eccessi. Transitano nel tempo indicato dai titoli "Il gioco dei ricordi", "Figura di gioie antiche", "Azzurro" condividendo l'appartenenza ad un mondo individuale e nel contempo ecumenico, reso proprio dalla naturalezza di uno stile personale in equilibrio tra l'universo dei sogni e la realtà.
Appese ad un filo, le forme aspirano al movimento nell'alitare del primo refolo. Il colore aumenta il sortilegio: evanescente ed impalpabile alimenta una luminosità diffusa, soffice nell'attivare la magica precarietà dell'immaginario.
Mostra: Dieci piccole personali
Pojana Maggiore - Villa Pojana
Apertura: 29/06/2024
Conclusione: 31/07/2024
Organizzazione: Associazione Culturale VenetArt; Qu.Bi Media
Curatore: Maria Lucia Ferraguti
Indirizzo: Via Castello, 43 - 36026 Pojana Maggiore (VI)
Inaugurazione: sabato 29 giugno alle ore 17.00
Orari:
- in occasione degli eventi serali organizzati nel luglio pojanese, con accesso gratuito 30 minuti prima e 30 minuti dopo
- nei regolari orari di apertura di villa pojana: mercoledì, sabato, domenica
10:00 - 13:00 e 15:00 - 18:00 con accesso compreso nel biglietto d'ingresso
Biglietto:
Il biglietto regolare per accedere alla struttura della Villa Palladiana di Pojana è di € 10,00 e include la visita alla mostra "Dieci Piccole Personali".
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