In occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, si inaugura La voce della natura, una personale di Gianni Mantovani in collaborazione con l'Università Sistema dei Musei e Orto Botanico MUSEOMORE, con il patrocinio del Comune di Modena e delle Associazioni LEGAMBIENTE «Circolo Angelo Vassallo» e WWF - Emilia Centrale.
All'inaugurazione interverranno l'Assessore alla Cultura del Comune di Modena, i Presidenti delle Associazioni ed il critico d'arte Mario Bertoni.
La mostra di Gianni Mantovani, con note critiche di Mario Bertoni, vede esposti lavori pittorici ispirati all'ambiente a testimonianza della sensibilità verso la Natura radicata nell'artista modenese. Paesaggi, fiori e natura vengono rappresentati attraverso forme primarie ed essenziali che si nutrono di memorie e di una visione sognante.
Il motivo caratterizzante delle opere in mostra è il paesaggio su sfondo rosso, perché essendo il rosso il colore più caldo fa riferimento al riscaldamento globale del pianeta ed ai preoccupanti e sempre più accelerati cambiamenti climatici.
I titoli scelti da Gianni Mantovani riguardano i sentimenti della vita, i sogni e una visione fiduciosa e speranzosa del creato: Anche noi nell'universo, Foglie accarezzate dal vento, Anche il cielo ci aiuta a vivere, Ascoltare il respiro delle piante, Quando sarà un altro giorno, Le foglie si raccontano poesie, Il riposo del vento, La luce che ci farà rinascere.
Un canto rosso sconfinato — testo critico di Mario Bertoni
Come si struttura l'insorgenza del senso nel lavoro di Gianni Mantovani? Se poniamo mente alle sue vicende pittoriche, abbiamo l'interesse per l'astrazione, per la semplificazione delle forme, per le campiture monocrome, e poi, a seguire, per l'arte africana, l'arte dell'estremo oriente, l'arte infantile. E Matisse. Il lungo elenco non vuole restituire un senso eclettico, che non c'è nel lavoro di Mantovani, vuole, invece, illuminare il tragitto che egli ha compiuto dagli esordi ad oggi, porre l'accento sull'intenzione centrale del suo lavoro, e cioè «il tutto insieme che viene accadendo nel quadro»: case bianche, alberi bianchi, foglie e lune bianche «bucano» l'universo rosso, colline-gobbe-di-cammello si succedono ad archi e forme sghembe, queste sono le presenze che abitano gli spazi – tempi della visione. Forse, aveva ragione Giorgio Celli, quando, parlando della pittura di Mantovani, accennava alle rapsodie, forme musicali composte da motivi popolari, «legate insieme» o forse, analizzando i titoli dei suoi quadri, sovvengono gli haiku, forme letterarie giapponesi, anch'esse popolari, che sono frammenti di linguaggio parlato, così che la loro presenza conferisce a queste forme immobili (le opere di Mantovani), l'idea di pausa tra un prima e un dopo. Lo scorrere di una vita. Ebbene, dopo questa carrellata a cannocchiale allungato, che ne è di un senso della natura che ha come certa produzione di vasi giapponese degli esiti, affatto insoliti, surreali? Fiori, più grandi di montagne, si aprono e rivelano villaggi, e foglie, anch'esse smisurate, le cui venature sono diventate strade, sentieri, corsi d'acqua.... leggi il resto dell'articolo»
Ho tenuto per ultima la dimensione cromatica e, nel parlarne, vorrei citare una recente affermazione dell'artista, quando, a proposito di quest'ultima fase del suo lavoro, che potremmo chiamare il periodo rosso e che dura ormai da molti anni, così si è espresso: «i miei paesaggi rossi sono un urlo contro i cambiamenti climatici ed il surriscaldamento globale del pianeta», aprendo un nuovo spazio all'analogia. Se il rischio che corrono l'umanità e il mondo è quello dell'estinzione, Mantovani, attraverso la sua arte, ostinatamente, pervicacemente, contrappone «un urlo», ma è un urlo silente, perché, se è vero che il rosso fiammeggiante è sparato nelle tonalità più alte in un accostamento immediato e spontaneo fra altezza sonora e altezza cromatica, a fare da contrappunto c'è la tranquillità dei paesaggi e degli orizzonti, ribadita dalla serenità dei titoli che confermano la fiducia nel futuro, ma soprattutto nelle forze della natura, che sono la vita, l'unica vita di cui disponiamo. Dicevo i titoli. Tra i tanti che si possono scegliere, due mi sembra che racchiudano una certa pertinenza. I sogni vanno oltre, e Guardare oltre gli orizzonti: dove l'afflato della sua pittura, che tutto coglie e tiene, pare racchiuso in quell'«oltre» silenzioso ma sconfinato, che scavalca i secoli e i millenni, un «oltre» che fa risuonare l'arte di Mantovani in sintonia con le onde dell'universo.
Gianni Mantovani
Gianni Mantovani (1950) vive a Concordia (MO), è stato Docente di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Le sue opere sono state esposte al Palazzo delle Esposizioni a Roma, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Palazzo Ducale di Genova e in numerose Gallerie private a Milano, Firenze, Genova, Trieste, New York, Hong Kong, Londra, Berlino.
Tra i critici che hanno scritto del suo lavoro: Renato Barilli, Giorgio Celli, Claudio Cerritelli, Vittoria Coen, Diego Collovini, Giorgio Cortenova, Enrico Crispolti, Roberto Daolio, Michele Fuoco, Walter Guadagnini, Filiberto Menna, Marco Meneguzzo, Sandro Parmiggiani, Marilena Pasquali, Concetto Pozzati, Sandro Ricaldone, Matteo Vanzan.
Mostra: Gianni Mantovani. La voce della natura
Modena - Orto Botanico UNIMORE
Apertura: 15/05/2026
Conclusione: 20/06/2026
Organizzazione: Università Sistema dei Musei e Orto Botanico MUSEOMORE
Curatore: Mario Bertoni
Indirizzo: Viale Caduti in Guerra 127 - 41121 Modena (MO)
Inaugurazione: venerdì 15 maggio 2026, ore 17:00
Orari: mercoledì-venerdì 10:00-13:00 e 14:00-18:00 (ultimo ingresso ore 17:30); sabato 10:00-13:00 e 14:00-19:00 (ultimo ingresso ore 18:30)
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