Gino Severini. Modernità come dialogo

Arte modernaPittura del '900Mostre a ArezzoSeveriniCortona


Gino Severini. Modernità come dialogo
Gino Severini La danse du Pan-Pan à Monico 1911 (1959-1960) olio su tela 280 x 400 cm Parigi, Centre Pompidou, National Museum of Modern Art / Centre of Industrial Creation Crediti fotografici: 2026@RMN-Grand Palais / Hélène Mauri / Dist. Photo SCALA, Firenze

Cortona, la città natale che conserva le sue spoglie, celebra la figura identitaria e l'eredità artistica di Gino Severini e dedica al grandioso pittore, a sessant'anni dalla scomparsa, una straordinaria mostra internazionale di studio e fascinazione.

"Gino Severini. Modernità come dialogo" è la mostra internazionale in programma dal 5 luglio all'1 novembre 2026 al MAEC a Palazzo Casali, con cui la Città di Cortona - negli ultimi anni impegnata a ridefinire e riannodare il legame tra uno dei principali protagonisti dell'arte del Novecento e la sua città natale, valorizzandone i luoghi di riferimento, l'eredità culturale e artistica, il legame affettivo e gli stimoli reciproci - celebra il sessantesimo anniversario dalla morte di Severini (1883-1966).

Una mostra volutamente di ricerca, con un taglio critico a tesi pensato dalle curatrici Daniela Fonti e Margherita D'Ayala Valva e, nel contempo, di grande impatto per percorso e allestimento: con oltre 80 opere tra dipinti e disegni prestati da tanti musei italiani ed esteri e da collezioni private di assoluto rilievo - a partire dal Centre Pompidou di Parigi, dall'Estorick Collection di Londra e dal Musée d'Art moderne et contemporain di Saint-Étienne, fino al Museo del Novecento di Milano, alla Pinacoteca Vaticana, al MART di Rovereto e soprattutto alle Collezioni Romana Severini e Franchina; con documenti originali che, oltre ad emozionare, aiutano a definire il contesto storico e culturale, i dibattiti, le relazioni tra i maggiori artisti del tempo, le riflessioni teoriche e la gestazione di alcuni lavori; e, infine, con l'eccezionale testimonianza, attraverso bozzetti, studi, una inedita documentazione fotografica e un ciclo di video esclusivi (una webserie realizzata dalla SUPSI in collaborazione con il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive di Locarno), delle pitture murali realizzate da Severini in numerose chiese nella Svizzera romanda - momento centrale del suo confronto con l'arte religiosa dopo il ritorno alla fede cristiana del '23 - e con un'installazione multimediale immersiva realizzata da LimenXR.

Quest'ultima, grazie a degli oculos, ci farà entrare nel mondo di inizi Novecento così come Severini lo ha interpretato nel suo magnifico "La danse du Pan-Pan à Monico" (1959-60/1911), opera monumentale di 4 metri x 2,80 che giunge eccezionalmente a Cortona dal Centre Pompidou di Parigi, esposta una sola altra volta in Italia - oltre 35 anni fa - dopo la sua realizzazione a Roma nel 1950-60, quando l'artista quasi ottantenne volle a tutti i costi far rivivere, basandosi su antichi cliché a stampa, l'iconica opera del 1911, purtroppo dispersa.

Una mostra, soprattutto, che è l'esito di un lavoro di squadra, che ha coinvolto tantissimi soggetti e istituzioni: i promotori Comune di Cortona e MAEC con la co-produzione del Ministero della Cultura e la collaborazione con l'Accademia Etrusca; i sostenitori fondamentali, a partire dal patrocinio e dal contributo della Regione Toscana, dal contributo della Fondazione CR Firenze e dal sostegno della Banca Popolare di Cortona; le curatrici Daniela Fonti e Margherita D'Ayala Valva e l'organizzazione generale di Villaggio Globale International; Andrea Mandara con Claudia Pescatori per il progetto di allestimento e Francesca Pavese e Sara Rinaldi per la grafica, il pool scientifico ulteriormente coinvolto per le ricerche e i saggi in catalogo (edito da Cimorelli Editore): Giovanni Casini, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Alessandra Franchina, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué e Alessandra Tiddia; la collaborazione di SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) cui si devono gli studi condotti sulle opere murali svizzere; e infine la figlia di Gino, Romana Severini, che personalmente, generosamente e con entusiasmo sta sostenendo Cortona in questo suo viaggio alla riscoperta di un dialogo mai sopito con il geniale artista, e che tanto ha contribuito anche a questa esposizione.

Già il titolo è un'esplicita dichiarazione di come venga interpretato e rivelato, attraverso la mostra, il ruolo fondamentale e unico svolto da Severini nella storia delle avanguardie artistiche del XX secolo: un ruolo - da lui stesso ricercato con caparbia volontà e orgogliosa consapevolezza - di mediatore tra culture e linguaggi figurativi, tra mondi ed epoche, tra tradizione e innovazione, tra Paesi, artisti, esperienze e visioni....leggi il resto dell'articolo»

Severini fa della Francia la sua patria adottiva, lavora in Svizzera, si nutre di tutte le istanze che s'intrecciano nel panorama artistico internazionale, ma il suo retaggio e le sue fonti restano italiane e toscane; e tra questi mondi, tra quello che all'epoca è il centro del cosmopolitismo e della sperimentazione culturale e il provincialismo italiano, egli continua a gettare ponti. Un "bilinguismo culturale" lo definiscono le curatrici "che si esprime in uno sguardo sul proprio paese d'origine, insieme dall'interno e dall'esterno, come è il destino di molti espatriati". Ma non solo: Severini media tra tendenze artistiche, favorisce incontri, pacifica e concilia, si fa promotore culturale.

La mostra, suddivisa in cinque sezioni, si concentra dunque sulle stagioni della vita del Maestro, che sono sempre di formazione ma anche di elaborazione di un linguaggio personale, frutto di una riflessione mai superficiale sul lavoro dei contemporanei: un ponte tra la Macchia e il Divisionismo, la fondamentale mediazione tra la dinamicità del Futurismo e la geometrizzazione del Cubismo, il passaggio dal Cubismo al Classicismo, la pittura decorativa in relazione con l'architettura e il tema delle maschere e, infine, il dialogo tra la Chiesa e la modernità, dalla Svizzera a Cortona.

La modernità di Severini - che ha cercato di unire in modo innovativo influenze artistiche e culturali provenienti da mondi e tradizioni diverse - emerge nel percorso grazie a opere singolari e rare e a grandi capolavori del cortonese; oppure attraverso mirati confronti, tanto con artisti del tempo come Elisabeth Chaplin, Vittore Grubicy de Dragon, Benvenuto Benvenuti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Pablo Picasso, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, quanto con i maestri antichi cui egli stesso si richiama nei suoi scritti e nelle riflessioni: dalla Madonna in trono con Bambino ed angeli di Maestro Lucchese (1240-1250) prestata dalle Gallerie dell'Accademia di Firenze, al San Francesco (1260) di Margarito d'Arezzo dal Museo d'Arte Medievale e Moderna del capoluogo, fino ai bronzetti etruschi del MAEC di cui lo stesso Severini manda le immagini fotografiche a Picasso.

Tra i passaggi fondamentali che la mostra rievoca, troviamo prima di tutto gli esordi, in cui Severini è ancora alla ricerca di un linguaggio personale: i ritratti di famiglia dei primissimi del Novecento si affiancano a uno splendido pastello con Autoritratto di un Severini venticinquenne, da due anni a Parigi, atteggiato a bohémien; un Paesaggio (1903) documenta l'adozione della pennellata divisionista e ben si confronta con La Vela, opera tra le più innovative di Grubicy pioniere in Italia della nuova scuola; mentre l'attenzione alla questione sociale si manifesta nel confronto tra il Cantiere di Severini (1908) e La casa in costruzione di Boccioni (1907-1908), entrambe rivisitazioni di opere di Balla.

La piena adesione al Futurismo, la più profetica avanguardia italiana, è esplicitata da opere chiave come l'Autoritratto (1913) dal Castello di Rivoli e il fondamentale Ritmo plastico del 14 luglio in Collezione Franchina, da importanti ritratti "astratti" e da una serie meravigliosa di Danseuses degli anni '13 e '14, soggetto iconico che emerge dal suo immaginario, ispirato dalla ballerina Loïe Fuller: figura femminile danzante sotto le luci del cabaret, scomposta dal movimento ritmico e presto metafora astratta della stessa idea di dinamismo.

Ma anche in questo contesto fondamentale è l'opera di mediazione e di dialogo tra avanguardie che ispira Severini: sono gli stessi Boccioni, Carrà e Russolo a chiedergli, in una lettera dell'ottobre 1912, di intercedere presso il gruppo dei futuristi fiorentini che fa capo alla rivista "Lacerba" vista la sua "ben conosciuta abilità diplomatica". Il risultato sarà la mostra che si tiene a Firenze alla Galleria Gonnelli tra la fine del '13 e il gennaio del '14 dove i futuristi milanesi si confrontano con Ardengo Soffici che da Firenze guarda a Parigi.

L'esposizione a Cortona richiama il clima che circonda quel momento, proponendo alcune opere evocative del contesto - le Sintesi di paesaggio di Soffici affiancate agli Stati d'animo di Boccioni - ed altre opere esposte proprio nelle sale di Gonnelli: il Ritmo astratto di Madame M.S. (qui presentato nella versione del 1915 dal MART) o i due pastelli del 1913 Tram en course e Tramway sur le boulevard e il Tango argentino, posti accanto ad analoghe ricerche condotte da Balla e Carrà.

Ma la necessità di trovare un sincretismo tra Cubismo francese e Futurismo italiano permane e la bellissima Danseuse (Ballerina + mare) dell'Estorick Collection è un manifesto delle teorizzate "analogie plastiche del dinamismo" e della ricerca con cui Severini mira a integrare aspetti della realtà della visione, con contenuti psichici che emergono liberamente nella memoria del soggetto percipiente.

Anche il confronto con Picasso, Braque e gli artisti della galleria "L'Effort Moderne" di Léonce Rosenberg vede un altro importante intervento conciliatore, per nulla facile, da parte di Severini che cura un intero numero della rivista "Valori Plastici" dedicato al Cubismo francese, mentre il suo avvicinamento al Classicismo si fa sempre più evidente nel richiamo ai trecentisti toscani, nella straordinaria Maternità del 1916, fiore all'occhiello delle collezioni severiniane di Cortona e in alcune incredibili nature morte cubiste - da Le pot bleu del 1917 dalla Fondazione Giorgio Cini a Bohémien jouant de l'accordéon datato 1919 dal Museo del Novecento di Milano - fino alla Maternità (Jeanne e Gina) del 1919-20, interamente costruita secondo proporzioni auree e nell'accordo dei toni arancio-verde-viola.

Le pitture murali dello studiolo delle maschere nel castello toscano di Montegufoni, ben descritte nel catalogo dell'esposizione e rievocate attraverso la ricostruzione 3D nel multimediale in mostra, saranno un altro passaggio fondamentale, che segna un esplicito richiamo alla toscanità e anche l'interesse crescente di Severini per le maschere della Commedia dell'arte italiana, condiviso con gli ambienti parigini d'avanguardia, compreso Picasso e i "balletti russi" di Diaghilev.

Quegli stessi personaggi agiscono, giocano e compiono funambolismi nello scenario dei Fori romani in alcuni pannelli realizzati, a fianco di un nutrito gruppo di artisti, per la celebre casa parigina del mercante Rosenberg e l'esposizione non mancherà di documentare, fra opere pittoriche e disegni preparatori, il ciclo completo delle scene.

La mostra si chiude con un altro focus, frutto di studi recentissimi e assolutamente nuovo per la ricostruzione della personalità artistica e del ruolo di mediatore di Severini: ovvero il dialogo, che il pittore cortonese si propone di risolvere, tra la Chiesa e la modernità, che trova l'appoggio del filosofo Jacques Maritain.

Per la prima volta, l'esposizione a Palazzo Casali propone un percorso completo attraverso il ventennio (1925-1947) che impegna Severini in prima persona - da promotore della conoscenza tecnica e della pittura murale tra gli artisti - nella decorazione di alcune chiese svizzere, attraverso immagini in alta risoluzione delle pitture parietali (riprodotte in una sezione apposita del catalogo) accostate ai bozzetti, a taccuini di lavoro e ad alcune fonti, a partire dagli stimoli che gli derivarono dalla visita della mostra giottesca del '37, evocata qui grazie all'eccezionale prestito della Madonna con Bambino ed Angeli della Galleria dell'Accademia fiorentina: opera già esposta nella mostra giottesca e riprodotta da Severini tra le pagine dei suoi "Ragionamenti sulle arti figurative" (1942).

Nell'ultima chiesa a Sion, Severini realizza una sintesi di tinte piatte giustapposte geometricamente, con uno sguardo da un lato a Matisse, dall'altro ai pittori francescani della propria terra. È pronto per riprendere i contatti con Cortona, la città natale che aveva lasciato a sedici anni a causa di un "fattaccio" scolastico e che torna a frequentare regolarmente ogni estate dal 1946. Riallaccia gli affetti d'infanzia, s'invaghisce ancor più di Signorelli e degli Etruschi e realizza la Via Crucis, cui la mostra, le sale del MAEC dedicate al pittore nel percorso museale permanente e gli itinerari severiniani in città rinviano (itinerari realizzati nell'ambito del progetto celebrativo), in un connubio straordinario tra arte, paesaggio e memoria.

Arte per tutti

La mostra di Severini propone un progetto innovativo per un nuovo concetto d'inclusività: un percorso speciale all'interno dell'esposizione approfondisce 5 opere rappresentative dell'artista, con strumenti di visita differenti che il pubblico potrà scegliere e fruire attraverso QRcode in base alle diverse esigenze e abilità, senza barriere e distinzioni.

A partire da questa eccezionale particolarità, con il sostegno dell'Amministrazione comunale di Cortona e delle associazioni locali, è stato individuato un percorso speciale, un approfondimento intorno a 5 opere iconiche del Maestro, reso fruibile per tutti, a prescindere dalle proprie abilità.

Un'operazione di sensibilizzazione per celebrare la convivenza delle diversità, coltivare e educare alla condivisione e all'uguaglianza, promossa da XTT Accessibilità per tutti su progetto di Michela d'Agata, un team multidisciplinare di professionisti, che hanno unito le loro competenze per affiancare chiunque voglia sviluppare una offerta culturale che sia inclusiva ed anche accessibile, fruibile cioè da tutte le persone, nella misura più estesa possibile, senza bisogno di complessi adattamenti.

La Bohémienne, la Danza del Pan Pan, la Maternità, l'Arlecchino con violino, il mosaico di San Marco, sono le 5 opere selezionate con il supporto delle curatrici della mostra per questo "percorso speciale" di arte per tutti.

Su questi capolavori sono stati costruiti strumenti informativi con supporti e linguaggi differenti e inclusivi che il visitatore può selezionare a inizio percorso tramite un semplice QRcode.

Le opere scelte possono essere approfondite attraverso audio-descrizioni elaborate con la supervisione e la collaborazione dell'Unione Italiana Ciechi di Arezzo, con video in LIS realizzati con la supervisione e collaborazione di ENS - Ente Nazionale Sordi di Arezzo; e tramite le pagine di una guida sociale realizzata in linguaggio Easy to read semplificato, scaricabile anche online con la collaborazione dell'AIMA Firenze. Un opuscolo cartaceo in cui trovare oltre alle informazioni semplificate delle 5 opere anche indicazioni e illustrazioni di come visitare la mostra, di come arrivarci, di dove si trovano i bagni, il guardaroba ecc.

La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.

Utilizziamo Sendinblue come nostra piattaforma di marketing. Cliccando qui sotto per inviare questo modulo, sei consapevole e accetti che le informazioni che hai fornito verranno trasferite a Sendinblue per il trattamento conformemente alle loro condizioni d'uso

Mostra: Gino Severini. Modernità come dialogo

Cortona - Palazzo Casali - Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC)

Apertura:05/07/2026

Conclusione:01/11/2026

Organizzazione:Comune di Cortona; MAEC - Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona

Curatore:Daniela Fonti e Margherita D'Ayala Valva

Indirizzo:Piazza Signorelli 9 - 52044 Cortona (AR)



Altre mostre a Arezzo e provincia

Arezzo, Elisa Zadi. Nei Puri Pensieri

Elisa Zadi. Nei Puri Pensieri

Al La.B. di Pratovecchio, Elisa Zadi espone Nei Puri Pensieri, paesaggi azzurri ispirati alla poesia di Dino Campana Alba.

15/07/2026- 06/10/2026
Toscana, Arezzo
Arezzo, Da Michelangelo a Rodin nell'obiettivo degli Alinari

Da Michelangelo a Rodin nell'obiettivo degli Alinari

Oltre sessanta fotografie degli atelier Alinari, Brogi e Anderson raccontano Michelangelo e la sua eredità nella scultura di Rodin alla Casa Museo Ivan Bruschi.

12/06/2026- 06/09/2026
Toscana, Arezzo
Arezzo, Francesco. Il Casentino, i Codici di Assisi, l'iconografia

Francesco. Il Casentino, i Codici di Assisi, l'iconografia

Manoscritti, dipinti, sculture e oreficerie al Castello dei Conti Guidi di Poppi: l'iconografia francescana tra i Codici di Assisi e collezioni private.

14/06/2026- 04/10/2026
Toscana, Arezzo