La Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. presenta a Bologna una grande mostra che offre uno sguardo d’insieme su Giosetta Fioroni, artista contemporanea di grande attualità, su cui hanno scritto Hans Ulrich-Obrist e Germano Celant, fonte di ispirazione per numerosi artisti contemporanei e presentata di recente in importanti contesti espositivi, tra cui la Fondazione Prada.
La mostra è dedicata alla ricerca di Giosetta Fioroni, figura centrale dell’arte italiana del dopoguerra e protagonista riconosciuta della scena internazionale. Il titolo dell’esposizione, Il futuro è uscito dal passato, riprende una celebre affermazione tratta da un’intervista di Hans-Ulrich Obrist e chiarisce l’orizzonte entro cui si colloca il lavoro dell’artista: un dialogo costante con la storia dell’arte, con la letteratura e con la memoria, intesa come spazio attivo di rielaborazione del vissuto e dell’immaginario. La sua ricerca si distingue inoltre per la capacità di esercitare un’influenza profonda e duratura sulle pratiche e sulle poetiche di numerosi artisti contemporanei.
Artista indipendente, estranea alle mode e alle appartenenze rigide, Fioroni ha costruito nel tempo un linguaggio visivo lucido e radicale, attraversando pittura, disegno, performance, video, teatro, ceramica e moda con una libertà insieme formale e concettuale. La mostra ripercorre questa traiettoria a partire dal periodo immediatamente successivo al soggiorno parigino, quando, ospite nello studio di Tristan Tzara, entra in contatto con il vivace contesto internazionale che ruotava attorno alla capitale francese nei primi anni Sessanta.
È proprio all’inizio di questo decennio che prende avvio il nucleo di opere che segna una svolta decisiva nella sua ricerca: la serie degli Argenti, vero fulcro della mostra. Superfici metalliche, riflettenti e al tempo stesso opache, realizzate su carta e su tela, che trasformano l’immagine in un’apparizione instabile, sospesa tra presenza e dissoluzione. «L’argento è memoria, recupero e sospensione di tempi differenti», dichiara l’artista. Queste opere, oggi considerate emblematiche, definiscono un lessico visivo immediatamente riconoscibile. Ne è un esempio Una donna in silenzio (1964), opera iconica in cui Fioroni indaga con delicatezza e sguardo critico la condizione femminile. Accanto agli Argenti, una tela degli stessi anni dedicata a Carpaccio testimonia il rapporto diretto e non gerarchico che l’artista intrattiene con la tradizione pittorica, riletta attraverso una sensibilità profondamente contemporanea.
Il percorso introduce quindi il riferimento a La Spia Ottica, l’innovativa e leggendaria performance presentata per la prima volta alla Galleria La Tartaruga di Roma e riproposta in anni recenti alla Fondazione Prada per volontà di Francesco Vezzoli e Cristiana Perrella. Elaborata nel periodo in cui Fioroni è esponente della Scuola di Piazza del Popolo – unica figura femminile –, quest’opera rappresenta un momento cruciale nella sua riflessione sullo sguardo, sul dispositivo della visione e sulla relazione tra soggetto e immagine, anticipando questioni che diventeranno centrali nella ricerca artistica successiva.
Agli anni Settanta, fase di intensa sperimentazione materica e concettuale, risale la realizzazione di un paesaggio argentato, opera che condensa molte delle tensioni di quel periodo: il rapporto tra immagine e superficie, tra memoria e percezione, tra esperienza individuale e dimensione simbolica. Il percorso prosegue attraverso gli anni Ottanta e Novanta, segnati da un’intensa ricerca materica che contribuisce a definire ulteriormente le tematiche dell’artista, mantenendo una forte coerenza interna pur attraversando linguaggi e materiali differenti.... leggi il resto dell'articolo»
L’opera Pisan Cantos, fondamentale per ampiezza e intensità di ricerca pittorica, si colloca su un piano di riferimenti culturali stratificati, intrecciando la memoria della poesia di Ezra Pound con il dialogo visivo instaurato con la pittura di Francisco Goya, in particolare Il Parasole.
Infine, la mostra prende in esame gli anni Duemila, fase in cui l’artista consolida la propria ricerca attorno ai temi della memoria, dell’identità e della stratificazione del vissuto, attraverso l’impiego di segni e simboli ormai distintivi del suo linguaggio. Un focus particolare è riservato alla ceramica, con i celebri Teatrini: piccole architetture poetiche in cui si intrecciano ricordi personali, immaginario fiabesco e suggestioni letterarie. Accanto a questi, i Vestitini – evocazioni di un corpo assente – si configurano come contenitori simbolici di memoria e identità, legati all’universo femminile, da sempre al centro delle riflessioni dell’artista, chiudendo il percorso in una dimensione intima e al tempo stesso universale. In questa fase matura, l’opera di Fioroni si impone come luogo di resistenza poetica e di continuità critica, capace di tenere insieme storia, vissuto e immaginario in una sintesi ancora oggi di straordinaria attualità.
Mostra: Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato
Bologna - Galleria d'Arte Maggiore g.a.m.
Apertura: 29/01/2026
Conclusione: 15/03/2026
Organizzazione: Galleria d’Arte Maggiore g.a.m.
Curatore: Alessia Calarota, Giulia Lotti
Indirizzo: Via D'Azeglio 15 - 40123 Bologna (BO)
Inaugurazione: Giovedì 29 gennaio 2026 ore 18
Orari: Lunedì-venerdì 10-18.30; sabato e domenica su appuntamento
Arte Fiera: durante la fiera la mostra è parte del programma di Art City Bologna
Sito web per approfondire: https://www.maggioregam.com/
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