Giovanni Savino. L'ultimo fotografo

  • Quando:  04/06/2026 - 06/09/2026

FotografiaMostre a PistoiaPescia


Giovanni Savino. L'ultimo fotografo
©Giovanni Savino

Dal 4 giugno al 6 settembre 2026, la Fondazione POMA Liberatutti di Pescia presenta la mostra L'ultimo fotografo – Giovanni Savino, a cura di Marta Convalle, che raccoglie una selezione di scatti nati dall'incontro dell'artista con persone e oggetti che si sono trovati dall'altra parte delle lenti delle sue innumerevoli macchine fotografiche. Particolare risalto sarà riservato ai suoi ritratti a occhi chiusi: immagini in cui ha catturato sogni, pensieri e dettagli del viso che spesso non guardiamo, rapiti dagli occhi e dalla loro profondità.

Giovanni Savino è pistoiese di nascita e newyorkese di fatto, perché la vita lo ha portato all'estero molto presto, prima in Inghilterra e poi in America. Inizialmente avrebbe voluto fare il musicista, il trombettista per la precisione, poi l'ingegnere acustico, il documentarista e infine il fotografo, attività che ha accompagnato costantemente il suo percorso. Ha lavorato nel cinema e per la TV; è stato tecnico del suono, regista e produttore; è partito dalle reti televisive inglesi per poi collaborare per anni con la CBS alla trasmissione 60 Minutes a New York e in giro per il mondo, che ha raccontato in lungo e in largo attraverso i suoi obiettivi.

Ha incontrato e fotografato personalità di ogni tipo, da Gorbaciov a Clinton, e documentato alcuni dei fatti più drammatici degli ultimi quarant'anni, dal crollo delle Torri Gemelle al terremoto di Haiti. Da pochi anni è tornato in Italia, vive a Pitigliano (GR) e ha rispolverato l'antico amore per la ritrattistica, scoperta negli anni passati in un altro dei luoghi più significativi del suo viaggio, la zona caraibica, in particolare Haiti e la Repubblica Dominicana, da lui raccontata in quattro documentari.

L'ultimo fotografo lavora ancora alla vecchia maniera, con strumenti anagraficamente antichi, ma capaci di regalare pezzi unici, come gli otturatori pneumatici, la pellicola, la vecchia carta, la camera oscura. La fotografia per lui è incontro: una foto non la fa il fotografo e non la fa la persona di fronte a lui, ma si fa insieme, determinata dall'alchimia che si instaura tra i due in un istante irripetibile.

Da qualche anno ama definirsi L'ultimo fotografo, e ci spiega lui il perché:

«Laddove tutti vogliono essere i primi, a me piace essere l'ultimo. […] Chi mi conosce o mi vede lavorare, potrebbe pensare che io mi definisca "l'ultimo" essendo certamente uno degli ultimi a utilizzare antiche tecniche e vetuste macchine fotografiche. Tra l'altro il mio "modus operandi" nel creare immagini non è molto ortodosso e quasi mai scientifico: semmai è guidato dalla poesia intrinseca che trovo in quel che osservo e dalla tattile semplicità delle mie macchine di legno. […] sono stanco di quella sterile, controproducente e patetica competizione da sempre vigente nel mondo della fotografia e dell'arte, sintetizzata dal celebre compositore Bela Bartok nella sua frase "la competizione è per i cavalli, non per gli artisti". Ho scelto ormai di non partecipare alla gara insulsa del più bravo, del più furbo, del più famoso, del più ricco, del numero uno. L'autoproclamarmi ultimo mi dà carta bianca in tutti i miei successi e fallimenti, permettendomi di distillare, in silenzio, unici e preziosi insegnamenti da entrambi. […] Le fotografie davvero importanti sono pochissime nell'arco della vita di un fotografo. Io credo che quelle poche immagini siano fenomeni non completamente umani, bensì largamente sovrannaturali: l'immagine che anelo veder rivelarsi alla luce rossa della camera oscura non dipende da un curriculum vitae illustre o dai premi prestigiosi ricevuti, sebbene da una pratica umile, coraggiosa e giornaliera. L'artista deve cercare sempre nuove possibilità alchemiche per interpretare energie indefinibili attraverso la sua opera, per potersi stupire del risultato spesso inaspettato di cui egli è solo in parte l'esecutore materiale.»...leggi il resto dell'articolo»

La mostra si apre con una miscellanea di trenta fotografie di grande formato (70×100) in bianco e nero lungo la parete di ingresso della Fondazione. Seguono 13 fotografie 70×100 in bianco e nero sulle pareti del Refettorio, dedicate al tema del cibo e della convivialità. Al primo piano, nella Sala Maurizio Del Ministro, il percorso si concentra su una dimensione più intima e sospesa con 17 scatti, sempre in grande formato e in bianco e nero, della serie Eyes closed; mentre nella sala Francesco il percorso si chiude con una selezione di miniature e con gli unici due ritratti a colori della mostra, che mostrano uno stesso volto prima a occhi aperti e poi di nuovo chiusi.

Il catalogo, pubblicato da Edizioni Fondazione POMA Liberatutti nella collana PomArte e curato da Marta Convalle, raccoglie i contributi critici di Rosa Pierno e Paolo Tesi e frammenti biografici a cura di Alberto Demagistris.

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Mostra: Giovanni Savino. L'ultimo fotografo

Pescia - Fondazione POMA Liberatutti

Apertura:04/06/2026

Conclusione:06/09/2026

Organizzazione:Fondazione POMA Liberatutti

Curatore:Marta Convalle

Indirizzo:Piazza San Francesco 12 - 51017 Pescia (PT)

Inaugurazione: giovedì 4 giugno 2026, ore 18.30

Orari: mercoledì–sabato ore 10.00–12.30 e 17.30–22.00; domenica ore 10.00–12.00 e 17.30–22.00

Ingresso: libero, senza obbligo di iscrizione alla Fondazione

Info: tel. 0572 1770011 – info@pomaliberatutti.it – www.pomaliberatutti.it

Sito web per approfondire:https://www.pomaliberatutti.it



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