È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi.
L'artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell'Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell'umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l'alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l'eccesso di cibo da una parte e l'uso smodato di diete dall'altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.
«L'immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante "Sottosopra" fantascientifico, elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l'osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili. Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è qui che sosta l'occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche "nature quasi-morte", caratterizzate dall'agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia.»
Nelle intenzioni dell'artista, «una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un'ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali».
«Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione – suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l'annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all'interno dell'intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l'attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un'occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale.»
Note biografiche
Giuseppe Matera (Acquaviva delle Fonti, BA, 1999) vive e lavora a Roma. Nel 2023 si è diplomato in pittura all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove sta completando gli studi magistrali. La sua pratica artistica utilizza discipline e mezzi espressivi radicati nella tradizione, con un'impostazione concettuale contemporanea. Tra le mostre collettive: nel 2022 E questo è forma a UNAGaleria a Bucarest; nel 2023 L'zardes nello spazio Rue de Livourne 143 a Bruxelles in collaborazione con ENSAV La Cambre; nel 2025 A gathering of souls alla Temple University di Roma, DA A AD A all'Istituto Polacco di Roma, la mostra del Premio Giovanni Colacicchi al Palazzo Bacchetti di Anagni e la fiera ArtVerona con la galleria Liquid Art System.
Mostra: Giuseppe Matera. Chetogenesi
Roma - Casa Vuota
Apertura: 14/02/2026
Conclusione: 12/04/2026
Organizzazione: Casa Vuota
Curatore: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
Indirizzo: Via Maia 12 int. 4A - 00198 Roma (RM)
Vernissage: Sabato 14 febbraio 2026, ore 18:00-21:00
Orari: Visitabile su appuntamento (cell. 392 8918793 o 328 4615638, email vuotacasa@gmail.com)
Ingresso: gratuito
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