Se la fotografia di Guido Harari fosse musica, sarebbe da ascoltare a tutto volume. Una ballata rock, o un'improvvisazione jazz, capace di attraversare il rumore del mondo per riportarci alla nostra dimensione più umana. In una carriera lunga oltre cinquant'anni, Harari ha fotografato musicisti, artisti, intellettuali, scienziati, protagonisti della cultura, fino ad arrivare alle persone comuni ritratte nella sua Caverna Magica, trasformando la fotografia in uno strumento capace di generare relazioni e restituire l'irriducibile valore dell'essere unici.
Da qui prende forma Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti, la mostra antologica che attraversa mezzo secolo di fotografia come pratica umanistica prima ancora che visiva, in programma alla Basilica Palladiana dal 27 marzo al 26 luglio.
Annunciata in occasione della conferenza stampa, che si è svolta questa mattina a Palazzo Trissino, in sala Stucchi, alla presenza del sindaco Giacomo Possamai, dell'assessore alla cultura, al turismo e all'attrattività della città Ilaria Fantin, il fotografo Guido Harari, Giorgio e Giulio Simioni dello Studio Tres Architettura Ingegneria, la mostra è promossa dal Comune di Vicenza, in collaborazione con Rjma progetti culturali e Wall Of Sound Gallery.
Presenta oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e memorabilia che raccontano tutte le fasi di una carriera eclettica: dagli esordi negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale, ai ritratti intesi come luoghi di prossimità e ascolto, fino a un lavoro che nel tempo ha attraversato editoria, pubblicità, moda e reportage.
«Con questa nuova esposizione che sta per arrivare in Basilica avremo modo di vivere un' "esperienza" grazie agli scatti di Guido Harari valorizzati dall'allestimento – è intervenuto il sindaco Giacomo Possamai -. La proposta è molto diversa da quanto si vede di solito in Basilica dove abbiamo già proposto di recente una mostra di fotografia, tema che desideriamo approfondire e su cui stiamo sviluppando numerose progettualità per implementare la qualità della vita culturale della città. La mostra "Guido Harari. Incontri" sarà in grado di intercettare pubblici differenti, che normalmente non frequentano la Basilica palladiana, raggiungendo quindi uno degli obiettivi che ci siamo dati - sviluppato con il filone dei Tre capolavori e con Olimpichetto -: trasformare la Basilica in un'agorà, un luogo dove i vicentini possano trascorrere del tempo. Quindi una Basilica Palladiana come cuore della vita culturale della città».
«La mostra Guido Harari. Incontri, ospitata in Basilica Palladiana, presenta oltre trecento fotografie che raccontano non solo i protagonisti della musica e della cultura contemporanea, ma anche l'intensità degli incontri umani che Guido Harari ha saputo costruire nel corso della sua carriera – ha spiegato l'assessore alla cultura, al turismo e all'attrattività della città Ilaria Fantin -. All'interno di questo percorso si inserisce anche il dialogo con il Vicenza Jazz Festival, che nel 2026 celebra il suo trentennale, occasione che abbiamo voluto valorizzare. Inoltre abbiamo attivato anche la collaborazione con il Cinema Odeon dove la mostra verrà anticipata da alcune proiezioni che daranno modo di conoscere Guido Harari. Sono particolarmente contenta – ha commentato infine Fantin - che l'artista abbia scelto come immagine simbolo della mostra il ritratto di David Bowie, un omaggio intenso che ci permette di ricordarlo a dieci anni dalla sua scomparsa.»... leggi il resto dell'articolo»
La musica, del resto, per Guido Harari non è solo un soggetto privilegiato, ma una vera e propria grammatica dello sguardo. Fin dagli esordi ha rappresentato una sorta di "Internet ante litteram": un sistema di connessioni capace di spalancare mondi, linguaggi e visioni, trasformando il ritratto in un esercizio di relazione, ascolto e presenza. È questa matrice musicale a dare forma alle immagini in mostra, concepite come variazioni, improvvisazioni controllate, incontri che si giocano nel tempo breve e intenso dello scatto.
I ritratti si dispiegano come un grande spartito visivo, in cui musicisti, artisti, intellettuali, scienziati, protagonisti della cultura e della società contemporanea e persone comuni non sono mai messi in scena come icone, ma restituiti in immagini che risuonano di umanità e unicità.
«La musica c'è sempre – ha affermato Guido Harari – perché il linguaggio del corpo, la gestualità, il ritmo delle parole, il tempo che si ha a disposizione, sono musica. Anche quando i soggetti non sono musicisti, l'approccio rimane lo stesso: ogni ritratto nasce come un ascolto reciproco, senza distinzione di genere o di ruolo. Tutti vengono percepiti e raccontati come se fossero rockstar, chiamati a entrare in una relazione viva, fisica, intensa. Sono fotografie da guardare a tutto volume!»
Questo legame profondo con la musica entra in risonanza anche con la città di Vicenza e il suo territorio, attraverso le immagini, diverse delle quali mai esposte prima, dedicate al jazz e alla partnership con la trentesima edizione del festival New Conversations – Vicenza Jazz "Dalle trombe di Gerico al divino Miles" in programma dal 15 al 25 maggio 2026.
Il percorso espositivo, progettato dagli architetti Giorgio e Giulio Simioni in dialogo con le specificità architettoniche della Basilica Palladiana, mette in relazione figure centrali della cultura contemporanea. Dai musicisti agli artisti, dagli intellettuali agli scienziati, i ritratti costruiscono una costellazione di incontri che attraversa generazioni e linguaggi: da Fabrizio De André a Bob Dylan, Vasco Rossi, David Bowie – protagonista anche dell'immagine di copertina della mostra – Lou Reed e Kate Bush, da Paolo Conte a Ennio Morricone, da Wim Wenders a Renzo Piano, da Giorgio Armani a Carla Fracci, da Rita Levi Montalcini a Margherita Hack, da Anselm Kiefer a Dario Fo e Franca Rame, fino a Greta Thunberg, Zygmunt Bauman, Allen Ginsberg e José Saramago. Un insieme che restituisce l'ampiezza di un lavoro capace, nel tempo, di attraversare anche editoria, pubblicità, moda e reportage.
«Il nostro approccio progettuale per l'allestimento della mostra di Guido Harari - spiegano gli architetti Giorgio e Giulio Simioni - scaturisce dalla volontà di istituire una forma di dialogo consapevole con la monumentale spazialità del salone dei Cinquecento della Basilica Palladiana, nel tentativo di donare al pubblico un'esperienza di visita che renda leggibile e manifesta la relazione di reciproco rispetto e valorizzazione tra il 'contenitore' e il 'contenuto' Il progetto di allestimento organizza l'articolato percorso espositivo della produzione artistica dell'autore in una sequenza ordinata di sezioni che ricreano specifici "ambienti" ed "atmosfere" in relazione continua tra loro e con l'imponente architettura medievale del salone».
Le sezioni della mostra
La mostra si articola in sette sezioni che seguono la cronologia della carriera di Harari senza ridursi a semplice successione temporale. Ogni ambiente corrisponde a una diversa modalità di relazione con il soggetto. Si parte dalla stanza dell'adolescenza, ricostruita come luogo originario: poster alle pareti, riviste musicali, fotografie, pagine di diario, copertine di dischi, autografi e memorabilia. È qui che musica e immagini iniziano a intrecciarsi come strumenti di conoscenza del mondo. Non un archivio nostalgico, ma la mappa di una formazione dello sguardo. Gli anni Sessanta, il suono del rock come annuncio di un mondo nuovo. E poi i fotografi: Astrid Kirchherr, Jim Marshall, Art Kane, Cesare Monti, Luca Greguoli.
Dal privato si passa al pubblico: il palco, il cuore pulsante della musica dal vivo. I concerti diventano rivelazioni visive: David Bowie, Bob Dylan, Lou Reed, Bob Marley, Prince, Tina Turner emergono in immagini scattate a ridosso della scena, nel punto esatto in cui l'energia del suono si trasforma in presenza fotografabile. Poi lo sguardo arretra e scivola dietro le quinte. Nel backstage delle tournée, lontano dalla spettacolarità, Harari cerca un tempo diverso: più lento, più vicino, più vero. È qui che l'incontro diventa possibile. Seguendo l'esempio di Annie Leibovitz, allestisce il suo piccolo studio portatile ovunque: negli alberghi come nei backstage dei palasport, persino in strada.
Molte fotografie sono improvvisate in pochi minuti nei frangenti più improbabili. Come ha scritto Laurie Anderson, è davvero un "kamikaze", una cartina di tornasole che preferisce lasciare campo aperto all'immaginazione e all'imprevisto. Con Fabrizio De André, Paolo Conte, Peter Gabriel, Kate Bush, Frank Zappa, Vinicio Capossela, Pino Daniele, Vasco Rossi: non più l'artista sul palco, ma la persona nel momento in cui abbassa la guardia.
La sezione successiva segna un passaggio cruciale: il ritratto come risultato di frequentazioni, ritorni, relazioni costruite nel tempo. Si instaura quello che Harari chiama "il buon tempo" della fotografia: un livello di massima concentrazione, un silenzio gravido di intenzioni, carico di desiderio e curiosità. Una modalità di incontro non intellettuale, totalmente emozionale, assai vicina a una specie di innamoramento.
Progressivamente la musica cessa di essere l'unico orizzonte. La fotografia si apre ad altri mondi, altri linguaggi. Scrittori, cineasti, coreografi, pensatori, attivisti entrano nell'inquadratura non come personaggi ma come interlocutori. Alle soglie del Duemila, sentendo l'urgenza di fotografare le eccellenze che avevano reso grande l'Italia nel mondo, Harari avvia il progetto "Italians": un censimento che è anche scommessa sul futuro. Da Beppe Severgnini a Margherita Hack, da Ennio Morricone a Roberto Benigni, da Giorgio Armani a Rita Levi Montalcini, il progetto si rivela un work in progress inarrestabile che continua ad espandersi da trent'anni.
A completare il percorso, una sezione inedita rispetto agli allestimenti precedenti: una sorta di Pantheon personale composto da 24 ritratti di grande formato sospesi nello spazio. Sono i ritratti del cuore, i volti che hanno accompagnato l'intera carriera di Harari e che oggi dialogano tra loro in una costellazione sospesa: George Harrison, Marina Abramovic, Jane Goodall, Lou Reed e Laurie Anderson, Bebe Vio, Joni Mitchell, Marcello Mastroianni, Frank Zappa, Pat Metheny, Josè Saramago.
La visita può essere fruita anche attraverso un'audioguida con la voce narrante dello stesso fotografo, che restituisce contesto, memoria e senso degli incontri.
La Caverna Magica
La mostra prevede un ambiente separato, la Caverna Magica, nel quale in giornate dedicate verrà allestito un set fotografico. Uno spazio in cui chiunque, prenotandosi, potrà farsi fotografare e concepito da Harari non come semplice progetto collaterale, ma come un dispositivo relazionale pensato per sospendere il rumore del mondo e tornare a un incontro reale con l'altro. Le persone che partecipano possono giocare con la propria immagine e con la propria identità, sperimentando una condizione di totale libertà.
«Ho creato la Caverna Magica – afferma Harari – per costruire un rapporto reale. Le persone, per me tutte perfettamente sconosciute, entrano senza un copione, senza un'immagine da difendere. Si liberano delle sovrastrutture e giocano con la propria immagine: la correggono, la reinventano, a volte la sabotano. È un'attenzione autentica, uno sguardo che accoglie senza invadere, ed è proprio questa attenzione che cambia radicalmente il senso del fotografare. In un mondo dominato da immagini sorvegliate e mediate, qui si torna a essere presenti, a restare umani».
Chi lo desidera, su prenotazione (www.cavernamagicaharari.com), può essere ritratto da Harari e ricevere una stampa Fine Art firmata dall'autore nel formato 30x42 cm. I ritratti realizzati vengono esposti in tempo reale lungo il perimetro esterno delle pareti dell'esposizione, dando vita a una "mostra nella mostra" intitolata "Occhi di Vicenza".
La mostra è organizzata da Comune di Vicenza e Musei civici di Vicenza in collaborazione con Rjma progetti culturali e con Wall of sound Gallery.
Sponsor: Trivellato, Asiago formaggio Dop, Oikos Architetture d'ingresso, La meccanica. In collaborazione con New Conversations – Vicenza Jazz. Catalogo: Rizzoli Lizard. Partner tecnici: Epson, Bernè, Ciquadro, Creation, Lavezzo studios, Fioroni. Media partner: Radio Monte Carlo.
Mostra: Guido Harari. Incontri
50 anni di fotografie e racconti
Vicenza - Basilica Palladiana
Apertura: 27/03/2026
Conclusione: 26/07/2026
Organizzazione: Comune di Vicenza - Musei civici di Vicenza
Indirizzo: Piazza dei Signori - 36100 Vicenza (VI)
Orari: Mar-Dom 10:00-18:00; Lun chiuso
Ultimo ingresso: 30 minuti prima della chiusura
Aperture straordinarie: 5, 6 e 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno
Ingresso: intero 12 euro, ridotto 10 euro
Info Caverna Magica: Per info e prenotazioni www.cavernamagicaharari.com
Sito web per approfondire: http://www.mostraguidoharari.it
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