Il paese di dopodomani è una mostra che esplora la possibilità di immaginare futuri non immediati, a fianco di chi ne sarà protagonista. Nella visione curatoriale di Francesca Recchia, la mostra diventa un terreno di relazioni, una pratica politica e umana di lungo respiro, un intreccio di affetti e responsabilità che si sviluppano nel tempo, come una trama che cresce silenziosamente ma con costanza. Il titolo è stato scritto da Recchia insieme a sua nipote, Emma Snædis Recchia, quattro anni, che ha co-curato la mostra, e allude a un tempo altro, né il presente né un futuro utopico ma l'intervallo del "dopodomani": un orizzonte in cui la responsabilità verso gli altri si coltiva come un seme sottoterra, invisibile ma vitale.
La mostra
Un binocolo e un'altalena invitano a ripensare la misura e la distanza tra le cose, a immaginare un modo diverso di guardare il mondo. Strumenti di percezione e di gioco che, nella loro apparente semplicità, aprono la possibilità di un tempo dilatato e sospeso, in cui l'esperienza si fa più lenta e profonda. È forse un tempo accessibile soltanto a bambine e bambini, che sanno abitare lo spazio dell'immaginazione con quella leggerezza che sfugge alla logica adulta. Nelle registrazioni video che prolungano il dialogo-gioco tra le due Recchia, una domanda ricorrente attraversa la conversazione: come continuare a immaginare il futuro senza che questo diventi un pretesto per allontanarsi dal presente? A partire da tale interrogativo, Recchia rivolge a ciascun interlocutore una domanda diversa.
A Ekta Mittal e Ram Bhat del collettivo Maraa di Bangalore, chiede come possiamo trovare la forza e la motivazione per restare fedeli al patto di fiducia con le nostre comunità quando tutto sembra troppo difficile, scomodo o rischioso; ad Alessandro Petti e Sandi Hilal di DAAR, se oggi più che mai tutto cominci dalla Palestina, e come possiamo farne il paradigma guida del nostro lavoro; a Sanjay Kak, quale sia il modo più giusto di mettere al centro, nelle pratiche e nei racconti, la lotta per l'autodeterminazione; ad Amanullah Mojadidi, come possiamo immaginare pratiche capaci di aprire spazi senza ridursi a gesti puramente simbolici o superficiali.
Aziz Hazara presenta un video in cui due bambini giocano a sparare: un gesto ambiguo, sospeso tra l'innocenza del gioco e la memoria dolorosa della guerra. In quella scena minima si condensa laripetizione dei traumi collettivi, insieme alla straordinaria capacità dei bambini di trasfigurare la violenza in finzione, inventando spazi di libertà là dove la realtà si fa oppressiva.
Stefano Graziani espone una fotografia di un airone scattata a Dubai nel 2008: un'immagine sospesa, leggera e silenziosa, che sembra appartenere a un tempo dilatato, quasi sottratto al luogo in cui è nata. L'animale è colto nel suo equilibrio precario tra il cielo e un'autostrada deserta, trasformandosi in metafora di un altrove — fragile ma resiliente — dove la contemplazione diventa una forma di resistenza poetica.... leggi il resto dell'articolo»
Lorenzo Tugnoli contribuisce con il suo sguardo fotografico, attento ai dettagli della vita quotidiana, capace di restituire dignità e profondità a ciò che spesso resta ai margini. I suoi frammenti visivi, catturati con discrezione e rispetto, si trasformano in narrazioni silenziose che illuminano la dimensione umana dell'esperienza, trasfigurando il contingente in racconto. Pur differenti per linguaggio e provenienza, le loro pratiche convergono nel tentativo di dare forma a una sensibilità contemporanea segnata dall'instabilità e dal desiderio di re-immaginare il mondo attraverso lo sguardo.
Francesca Recchia è autrice di How Long Can the Moon Be Caged? Voices of Indian Political Prisoners (con Suchitra Vijayan, 2023), The Little Book of Kabul (con Lorenzo Tugnoli, 2014), Picnic in a Minefield (2014) e Devices for Political Action (con un saggio fotografico di Leo Novel, 2014). Dal 2008 cura un bolletino pubblicato con regolarità. È inoltre autrice di saggi accademici e testi critici dedicati a opere e pratiche artistiche contemporanee.
Mostra: Il paese di dopodomani
Bolzano - Ar/ge Kunst
Apertura: 22/11/2025
Conclusione: 14/02/2026
Organizzazione: ArGe Kunst
Curatore: Francesca Recchia
Indirizzo: Via Museo, 29 - 39100 Bolzano
Orari: mar-ven 10:00–13:00, 15:00–19:00 / sab 10:00–13:00
Entrata libera
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