Il Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna è lieto di presentare Il Quarantotto di Faustino Joli. Dipingere il Risorgimento tra Bologna e Brescia, a cura di Isabella Stancari e Otello Sangiorgi e organizzata in occasione dei 150 anni dalla morte del pittore bresciano Faustino Joli (1814-1876).
L'iniziativa espositiva è promossa in collaborazione con Fondazione Brescia Musei, Istituto per la storia del Risorgimento – Comitato di Bologna e 8cento APS.
Durante il percorso verso l'unificazione del Regno d'Italia proclamata il 17 marzo 1861, furono numerosi gli artisti che, mossi da passione patriottica, presero parte attivamente alla rivoluzione politica raffigurando nelle loro opere personaggi ed avvenimenti del Risorgimento di cui furono testimoni oculari, al fine di eternarne la memoria storica collettiva.
A questa schiera appartiene Faustino Joli, prolifico e apprezzato ritrattista di animali e paesaggi, noto soprattutto per avere impresso su tela quattro episodi delle «Dieci giornate di Brescia» del 1849, in cui la popolazione resistette strenuamente alla repressione austriaca con una forza e un coraggio che, seppure con esito perdente, valsero alla città l'appellativo di «Leonessa d'Italia», ideato da Aleardo Aleardi nei suoi Canti Patrii e reso celebre da Giosue Carducci nelle Odi barbare. «Cronista con il pennello», Joli nei suoi dipinti restituì descrizioni accurate e puntuali di quanto accadde durante gli eventi della gloriosa decade bresciana e sui campi di battaglia di Solferino e San Martino, con la volontà di rafforzare i sentimenti patriottico-risorgimentali per l'Unità d'Italia.
Da porre in stretta relazione con questo ciclo, che al pregio dell'interpretazione artistica aggiunge quella dell'esatta documentazione storica, è anche la serie coeva di 77 piccoli dipinti a olio su cartone, composti in 9 quadri con cornici in legno dorato, conservati presso il Museo civico del Risorgimento di Bologna e raffiguranti le uniformi delle diverse formazioni militari – corpi regolari, volontari, corpi franchi – che parteciparono alla prima guerra di indipendenza (1848-1849).
La mostra è incentrata su tale corpus di figurini militari, ancora poco noti al pubblico e solo parzialmente esposti in museo, che costituisce il più completo e di qualità più alta a seguito di un'analisi e di un confronto condotti con altri figurini riconducibili al modello di Joli, conservati presso i Musei Byron e del Risorgimento di Ravenna, il Museo delle Storie di Bergamo e il Museo del Risorgimento di Milano.... leggi il resto dell'articolo»
Essi vengono posti in relazione con i disegni realizzati attorno al 1849 dallo stesso Joli, presenti in un taccuino conservato nella Biblioteca Queriniana di Brescia: schizzi raffiguranti scene di strada e prime idee di gruppi di soldati corredate da precise descrizioni di abiti militari, riportati con freschezza e che si ritrovano puntualmente sia nei figurini di Bologna che nei dipinti sulle «Dieci giornate di Brescia», accomunando e legando strettamente i due «cicli».
Grazie alla collaborazione con Fondazione Brescia Musei, il dipinto di Joli Le dieci giornate a San Barnaba, in prestito dal Museo del Risorgimento «Leonessa d'Italia», viene per la prima volta esposto a Bologna e posto in dialogo con il dipinto Cacciata degli austriaci da Porta Galliera, opera del pittore Gaetano Belvederi del 1848 (Bologna, 1821 – ivi, 1872).
Il percorso espositivo si completa con alcune uniformi e oggetti originali di corredo militare risalenti al 1848, conservati presso il Museo civico del Risorgimento di Bologna. Il confronto tra i figurini di Faustino Joli e questi cimeli originali, utilizzati da corpi regolari, volontari e corpi franchi italiani durante la prima guerra di indipendenza, evidenzia la precisione descrittiva del pittore bresciano che per realizzare i suoi dipinti dovette guardare proprio oggetti come quelli esposti. Fra le uniformi presentate, va segnalata quella della «Legione Bolognese», un corpo di volontari che partì dalla nostra città e combatté in Veneto durante la prima guerra di indipendenza, recentemente rinvenuta e acquisita dal museo: un oggetto unico, che è stato possibile attribuire a quel corpo militare proprio grazie ai figurini dipinti dal pittore bresciano.
L'inaugurazione della mostra, prevista per venerdì 10 aprile 2026 alle ore 17.00 con ingresso libero, apre il calendario di iniziative della rievocazione storica 2026 di 8cento APS. Alcuni rievocatori danno corpo e voce ai figurini allestiti con spiegazioni delle uniformi filologicamente riprodotte e indossate, e con racconti sul ruolo del soldato/ufficiale/civile nel 1848.
L'opening rientra inoltre nel programma della XXII edizione della Festa internazionale della Storia (11-19 aprile 2026), coordinata dal Dipartimento di Scienze dell'Educazione «Giovanni Maria Bertin» – Centro Internazionale di Didattica della Storia e del Patrimonio dell'Università di Bologna e dal Laboratorio Multidisciplinare di Ricerca Storica.
L'esposizione è accompagnata da un agile catalogo in formato brochure, contenente una prefazione di Otello Sangiorgi e testi di Isabella Stancari.
Durante il periodo di apertura sono previste visite guidate con i curatori:
Domenica 12 aprile 2026, ore 11.00: visita guidata con Otello Sangiorgi, nell'ambito della rassegna La Cucina Letteraria di Slow Food Bologna.
Domenica 10 maggio 2026, ore 11.00: visita guidata con Isabella Stancari.
Domenica 7 giugno 2026, ore 11.00: visita guidata con Isabella Stancari.
Domenica 5 luglio 2026, ore 11.00: visita guidata con Otello Sangiorgi.
Giovedì 23 aprile 2026, ore 16.00, presso il Cimitero Monumentale della Certosa, Roberto Martorelli conduce la visita guidata È successo un Quarantotto! Storie e persone della primavera dei popoli, a cura di Museo civico del Risorgimento con Associazione Amici della Certosa. Costo: intero € 10, ridotto possessori Card Cultura € 8. Prenotazione obbligatoria: prenotazionicertosa@gmail.com. Punto di ritrovo: ingresso principale (cortile chiesa di San Girolamo della Certosa), via della Certosa 18, Bologna.
Faustino Joli (Brescia, 1814 – ivi, 1876)
Di umili origini, figlio del pittore Girolamo (1780-1855) e di Maria Pivetti, Faustino Joli si formò alla scuola dello zio materno, decoratore, e soprattutto a quella del pittore Giovanni Renica (1808-1884), dalle quali trasse grande abilità come paesaggista e creatore di interni con animali.
I dipinti che lo fecero maggiormente conoscere sono quelli dedicati a battaglie risorgimentali (Pastrengo, San Martino e Solferino), episodi delle «Dieci giornate di Brescia», vedute della sua città natale e paesaggi dei laghi d'Iseo e Garda e della Valtrompia.
Partecipò ripetutamente alle esposizioni dell'Ateneo di Brescia, di cui divenne socio uditore e poi socio onorario ed espose occasionalmente a Milano. In Emilia portò alcune sue opere a Bologna nel 1863 e a Parma nel 1870. Pittore che si rivolge a una committenza privata e locale, Joli condusse per 25 anni una sua «scuola», indirizzata a quello stesso pubblico colto e liberale, che commissionò e acquistò le sue opere.
I figurini di Faustino Joli conservati al Museo civico del Risorgimento di Bologna
Nel 1884 furono inviati alla Mostra del Risorgimento promossa a Torino in occasione dell'Esposizione Nazionale sei dei quadri esposti in mostra, contenenti otto figurini ciascuno, delle varie uniformi adottate dai corpi militari italiani durante la prima guerra di indipendenza contro gli Austriaci. Come venne scritto allora, «questi quadri formano un ricordo interessantissimo di quelle fogge strane, svariate, fantastiche di cui la memoria non viveva che debolissima in qualche famiglia».
Nel 1888 essi furono poi esibiti a Bologna al Tempio del Risorgimento, per l'Esposizione Regionale dell'Emilia e infine donati dal proprietario, il conte Agostino Salina (Bologna, 1830 – ivi, 1906), al nascente Museo del Risorgimento.
I sei quadri, per un totale di quarantotto figurini militari – il numero ha certamente un valore simbolico – furono dipinti ad olio e l'uso del vetro aderente alla superficie dipinta serve ad esaltare e a proteggere la vivacità del colore, secondo la tecnica del fixé.
Nella stessa Esposizione Regionale dell'Emilia furono inoltre esposti due quadri di figurini rappresentanti le uniformi della Legione Bolognese. I quadri furono prestati da Giulio Bignami (†1901), figlio ed erede di Carlo Bignami (Milano, 1808 – Lucca 1885), che fu comandante del Primo Battaglione della Legione Bolognese nel giugno del 1848.
L'ipotesi più probabile è che i due quadri fossero stati commissionati da Carlo Bignami stesso. La completezza della serie è notevole: in uno dei due quadri ci sono ben quindici rappresentazioni della truppa, spesso sullo sfondo delle Due Torri, ma anche edifici e vedute di Venezia (vi si scorgono ad esempio la piazza San Marco e la punta della Dogana, che fu effettivamente teatro delle operazioni della Legione Bolognese sotto la guida di Bignami). Il secondo quadro presenta invece immagini di ufficiali – spesso a cavallo – e di un carro militare.
I dipinti furono rintracciati nel 1949, in occasione del centenario dal Quarantotto e donati al Museo del Risorgimento. A tale donazione si aggiunse anche quella di un terzo quadro dedicato alle uniformi piemontesi. I tre quadri vennero donati dal generale Carlo Barrilis, figlio di Bianca Bignami in Barrilis (†1913), anche a nome dei fratelli Guglielmo e Tecla, che erano discendenti di Carlo Bignami. Se Carlo era stato a capo della Legione Bolognese, suo fratello, Enea Bignami (Bologna, 1819 – Firenze, 1896), era stato invece ufficiale nell'Esercito del Piemonte, fatto che potrebbe spiegare il carattere prettamente «piemontese» dell'ultimo quadro.
Tutti i nove quadri del Museo del Risorgimento di Bologna, pur entrati in museo in momenti diversi e da proprietà differenti, conservano però cornici simili, fatto che ne indica un'unica origine comune nella bottega di Faustino Joli.
Il taccuino di disegni di Faustino Joli
Risale al 1848 un taccuino di disegni di Faustino Joli, oggi conservato alla Biblioteca Queriniana di Brescia, che pare suggerire un viaggio del pittore nel territorio lombardo-veneto. Gran parte del libretto è dedicata all'illustrazione delle uniformi dei corpi dei volontari che dovevano in quel momento muoversi nella regione e che accorsero a Venezia nel 1848, e questo con un'attenzione che suggerisce un interesse mirato e preciso del pittore, che prelude sia ai dipinti sulle «Dieci giornate di Brescia», che ai figurini militari del Museo del Risorgimento di Bologna, coprendo un arco temporale che arriva fino all'aprile del 1849.
Joli ha spesso tradotto in immagini le descrizioni delle uniformi che si leggono appuntate a penna nel libretto; un disegno schizzato con rapidità su un foglio del taccuino di Brescia è stato puntualmente tradotto in un figurino del museo di Bologna. Da notare anche la somiglianza di posa tra alcuni schizzi e i relativi figurini.
Nella prima parte del taccuino prevalgono le descrizioni delle divise di quanti accorsero per partecipare alla resistenza di Venezia e del Veneto a partire dalla primavera del 1848: non è certo che Joli abbia effettivamente raggiunto la città lagunare, anche se alcune brevi note a matita e l'attenzione che mostra nei figurini sia per i paesaggi lagunari che per i fatti veneziani, paiono suggerirlo.
Nel taccuino il pittore accumulava tutte le notizie, di prima o seconda mano, relative ai progetti che andava formando per dipinti e opere sui fatti di quel biennio memorabile.
A volte le pose sono troppo generiche per potervi leggere una derivazione univoca, nel caso invece della Guardia Civica Romana è lecito supporre che sia piuttosto una copia da una litografia del 1847. Il che confermerebbe l'ipotesi che Joli ricorresse, per la sua collezione di pose «marziali», non solo al vero, ma a tutti gli spunti che gli si presentavano, incluse le stampe.
I due dipinti di Faustino Joli e Gaetano Belvederi a confronto
Nel 1849 Faustino Joli racconta i dieci giorni di insurrezioni bresciane che valsero alla città lombarda il soprannome di «Leonessa d'Italia» con quattro dipinti: Episodio delle dieci giornate in piazza Vecchia, Episodio delle dieci giornate in via delle Consolazioni, Episodio delle dieci giornate a Porta Torrelunga e Le dieci giornate a piazza San Barnaba, che si espone in questa occasione.
Sappiamo che questi olii dovevano trovarsi in casa del patriota bresciano Agostino Rovetta da prima del 1857. I quattro quadri vennero in seguito esposti alla mostra torinese sul Risorgimento del 1884 e pervennero in seguito al Museo del Risorgimento di Brescia, dove ancora oggi si conservano, grazie a un lascito della vedova di Agostino, Annamaria Ghisi Rovetta Pellegrini (1831-1919). Quest'ultima tenne, tra Bergamo, Verona e Milano, un salotto letterario, artistico e politico frequentato anche Giuseppe Zanardelli (1826-1903), futuro Ministro di Grazia e Giustizia nel Primo Governo Crispi. Fu in casa di Rovetta, che il politico e intellettuale bresciano dovette vederli per poi citarli nei suoi scritti, osservando che Joli era stato un testimone oculare dei moti. Nei dipinti Joli ha una sobrietà quasi «da reporter» che è oggi considerato uno dei suoi tratti più moderni.
Nel taccuino di Faustino Joli 1848. Schizzi a matita del Pittore Faustino Joli di Brescia, ci sono alcuni fogli preparatori per Le dieci giornate a piazza San Barnaba, che costituiscono una prova di quanto la preparazione del dipinto sia stata prossima ai fatti.
Il dipinto di Faustino Joli sulle «Dieci giornate di Brescia» viene qui esposto in mostra accanto a quello di Gaetano Belvederi raffigurante la battaglia dell'8 agosto 1848 a Bologna.
L'accostamento non è casuale. I due episodi costituiscono infatti, ciascuno per la propria città, l'avvenimento culminante del Risorgimento. Avvenuti a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro, essi possiedono anche caratteristiche abbastanza simili tra loro. Entrambi sembrano svilupparsi secondo una logica propria, senza tenere conto del quadro militare e politico complessivo, fino ad esplodere in modo inaspettato e imprevedibile.
Entrambi presentano i tratti della rivoluzione e della guerriglia urbana, più che quelli di una battaglia in senso proprio. E a Brescia come a Bologna, il protagonista principale è il popolo – soprattutto il popolo minuto – che nelle due città sembra organizzarsi secondo logiche e solidarietà di vicinato e di quartiere, prima ancora che cittadine.
Oltre al popolo in armi, l'altro grande protagonista dei due dipinti è l'ambiente cittadino in cui esso si muove e combatte: una città che i due pittori raffigurano secondo modalità abbastanza simili tra loro. Infatti, come il bolognese Belvederi sceglie una costruzione prospettica in cui la profondità della scena viene sbarrata dalla monumentale Porta Galliera, così Joli delimita lo spazio del combattimento con l'imponente facciata della chiesa di San Barnaba.
Nel 1948, infine, le «Dieci giornate di Brescia» e la battaglia dell'8 agosto di Bologna furono entrambe raffigurate in francobolli di una serie realizzata per celebrare il Centenario del 1848. In particolare, per l'episodio di Brescia venne riprodotto uno dei dipinti di Faustino Joli, mentre per la battaglia dell'8 agosto venne scelto proprio quello di Belvederi.
Figurini militari di Faustino Joli presenti in altre pubbliche collezioni
Presso il Museo del Risorgimento di Ravenna, sono conservati ventiquattro figurini, appartenuti a Umberto II di Savoia. Corrispondono nelle dimensioni a quelli di Bologna e ripetono tutti gli stessi soggetti, tranne tre.
In alcuni casi la somiglianza con i figurini bolognesi indica certamente una parentela, ma le immagini non sono perfettamente identiche. Ai figurini ravennati e bolognesi, se ne devono aggiungere poi dieci, conservati presso il Museo delle Storie di Bergamo.
In generale è evidente che i figurini ravennati, realizzati con la più veloce tecnica della tempera, sono semplificazioni delle più ricche immagini bolognesi, cosa di cui risentono soprattutto i paesaggi, coperti o ridimensionati, mentre i figurini bergamaschi, non firmati, sono leggermente più grandi di quelli di Bologna e replicano i modelli di Ravenna.
Altri quattro figurini sono invece a Milano, presso il Museo del Risorgimento; tra questi c'è un figurino, di qualità inferiore rispetto agli altri, alternativa interpretazione del Lombardo della legione «Manara».
Mostra: Il Quarantotto di Faustino Joli
Dipingere il Risorgimento tra Bologna e Brescia
Bologna - Museo civico del Risorgimento
Apertura: 11/04/2026
Conclusione: 19/07/2026
Organizzazione: Comune di Bologna / Settore Musei Civici Bologna
Curatore: Isabella Stancari e Otello Sangiorgi
Indirizzo: Piazza Giosuè Carducci 5 - 40125 Bologna (BO)
Inaugurazione: venerdì 10 aprile 2026, ore 17.00 (ingresso libero)
Orari: martedì e giovedì 9.00-13.00; venerdì 15.00-19.00; sabato e domenica 10.00-18.00. Sabato 25 aprile e martedì 2 giugno ore 10.00-19.00. Chiuso lunedì, mercoledì e 1° maggio.
Biglietti: intero € 5, ridotto € 3, ridotto speciale 19-25 anni € 2, gratuito possessori Card Cultura
Visite guidate con i curatori: 12 aprile, 10 maggio, 7 giugno e 5 luglio 2026 ore 11.00 (biglietto di ingresso al museo richiesto)
Sito web per approfondire: https://www.museibologna.it/risorgimento
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