Letizia Rostagno. Il sé diviso

  • Quando:  12/09/2026 - 04/10/2026
  • evento concluso

FotografiaMostre a FirenzeFirenze


Letizia Rostagno. Il sé diviso

AD Gallery è lieta di presentare Il Sé Diviso. L'autoritratto per frammenti, mostra personale di Letizia Rostagno a cura di Giorgio Bonomi, in programma presso la Galleria La Zaffera di Firenze dal 12 settembre al 4 ottobre 2026. Il progetto raccoglie e mette in dialogo alcuni dei nuclei più significativi della ricerca dell'artista sull'autoritratto, con al centro la serie Diorami, stampe digitali su acetati sovrapposti in cornici artigianali di legno, insieme a nuovi lavori fotografici che portano avanti la sua indagine sul corpo, sulla frammentazione dell'identità e sulla condizione femminile.

Letizia Rostagno lavora da anni con AD Gallery, che ne accompagna il percorso espositivo in Italia e all'estero, e questa mostra rappresenta una tappa di continuità e di approfondimento di quel lavoro comune, oltre che l'occasione di presentare al pubblico fiorentino una selezione ampia e coerente della sua produzione più recente. La mostra si avvale della curatela di Giorgio Bonomi, che firma anche il testo critico qui di seguito, e sarà accompagnata da un catalogo bilingue italiano e inglese.

Testo del curatore, Giorgio Bonomi

Il sè diviso | L'autoritratto per frammenti

Letizia Rostagno pratica l'arte con la fotografia e con questa esegue prevalentemente autoritratti per mezzo dell'autoscatto.

Sicuramente l'autoritratto risponde, oltre che a scelte per ragioni estetiche, alla volontà di ricerca di identità. E, a questo proposito, sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco: non si tratta di "narcisismo", nel senso "negativo" freudiano. Infatti se leggiamo bene il mito di Narciso – si veda soprattutto la versione di Ovidio – vediamo che non siamo di fronte a uno sciocco ragazzo che si "innamora" di sé, bensì al problema della conoscenza di se stesso. Per cui Narciso per ri-conoscersi – la conoscenza di sé, nel passato, avveniva solo attraverso lo specchio, ora anche con la fotografia – vuole "comprendere" (dal latino cum e prehendere, cioè "prendere insieme", "abbracciare", che poi, in italiano assume il significato di "capire", "conoscere"), "conoscere" sé, proprio "abbracciando" la sua immagine, con l'esito tragico che sappiamo.

Le modalità con cui gli artisti praticano l'autoritratto possono essere diverse: si riprendono nella loro figura intera, nascosti, per parti del loro corpo, nudi, vestiti, travestiti eccetera....leggi il resto dell'articolo»

Rostagno si fotografa principalmente per parti, soprattutto i piedi, parte delle gambe, gli occhi, le rughe della pelle. La scelta non è casuale, è teoricamente fondata.

I piedi, infatti, sono l'organo del corpo umano che consente il movimento e, allo stesso tempo, di stare fermi con tutto il proprio corpo ben saldo; gli occhi sono quelli che permettono di vedere e di essere visti nel profondo (come recita il detto: "guardare nel profondo degli occhi"); le rughe non solo segnano l'epidermide ma indicano il "tempo", elemento, assieme allo "spazio", in cui si svolge la vita dell'uomo e delle cose.

La rappresentazione del proprio "io diviso" per parti richiama la nota teoria, presente già nella filosofia greca antica, del rapporto tra microcosmo e macrocosmo, per cui nel primo è contenuto il secondo; ugualmente possiamo parlare della dialettica tra presenza e assenza.

Occorre ricordare che nei primi anni del secolo scorso, la filosofia e la scienza (fisica, chimica, biologia) "scardinarono" il concetto del positivismo ottocentesco per il quale le realtà sono solide, compatte, unitarie, così anche l'uomo "perde" la sua "compattezza" e diviene "uno, nessuno e centomila" (Luigi Pirandello), le possibili scissioni del sé vengono accettate e considerate un meccanismo di difesa (Sigmund Freud), sarà solo con le filosofie post-moderne degli ultimi decenni del Novecento, in particolare con Jean-François Lyotard, che la "frantumazione" dell'io viene considerata positivamente, come segno della fine della "rigidità" in favore delle diversità possibili. La stessa filosofia per alcuni autori abbandona il "pensiero forte" per un "pensiero debole". Sicuramente il rappresentarsi per parti e non nella propria completezza può significare una difficoltà del soggetto a trovare una propria identità, ma nel caso della Rostagno non è così.

Se parafrasiamo la dialettica tra "pensiero forte" e "pensiero debole" possiamo dire che esiste una fotografia – quindi anche un autoritratto – "forte" e una "debole", e quella della nostra artista appartiene senz'altro al primo caso.

Nelle sue opere non cogliamo debolezze, insicurezze, ansie, ma un affermarsi e un autodichiararsi del suo sé. I piedi sono le "radici" del suo essere, gli occhi ci guardano e ci scrutano mentre noi li guardiamo, cioè "sostengono lo sguardo" senza alcun timore, con forza e determinazione.

In più, la tecnica del diorama, usata da Rostagno, permette un maggiore realismo nella rappresentazione fotografica che già di per sé è "fissaggio" di realtà, "testimonianza di presenza" (esistenza), per dirla con Roland Barthes; infatti con le stratificazioni delle trasparenze rendono le immagini più "reali", superando la bidimensionalità della fotografia, creando così una prospettiva, quindi una sorta di terza dimensione. L'artista mostra una forte predilezione per il bianco e nero, sebbene non disdegni, in altre opere, il colore. Questa pratica le permette di evidenziare meglio la sua necessità di "sentirsi nel tempo", non solo con particolari rappresentazioni (ad esempio, le rughe) ma proprio con il fondamento stesso della sua espressività, appunto una modalità della fotografia. Il bianco e nero non soltanto rimanda ai tempi in cui il colore non era possibile, non esistendo la tecnica specifica, ma soprattutto è una metodologia che impedisce ogni considerazione immediatamente, e banalmente, realistica e che ci immette nel flusso continuo del tempo senza fissarlo nell'attimo, al di là del fatto che la fotografia è proprio "istantanea". Inoltre il bianco e nero permette, assai meglio del colore, di operare con le luci e le ombre il cui alternarsi acconsente molteplici possibilità di espressione.

Si badi, nelle opere di Rostagno non c'è mestizia o ricordo nostalgico, bensì memoria forte e convinta accettazione e considerazione che il passato, pur tale, rimane nel presente, si sia consapevoli o meno. Nelle sue fotografie a colori, dato che questi non sono mai sgargianti o vivaci, possiamo cogliere gli stessi effetti emotivi e concettuali del bianco e nero.

Orbene, la lezione – senza alcuna volontà didascalica – che si trae dalle opere di Letizia Rostagno, oltre al piacere estetico per l'eccellente realizzazione formale – e l'arte è sempre, crocianamente, forma e contenuto –, consiste nel fatto che per proporre, prima a se stessi poi agli altri, la propria identità occorre una sorta di "tracotanza" e che, nonostante l'io sia frammentato, si può sempre ritrovare la propria soggettività, complessa ma compatta, dato che non si tratta di mera somma delle parti, ma del superamento dialettico di queste, che realizza una sintesi, una totalità, raggiungendo una definizione della "persona": e qui il discorso ritorna da dove siamo partiti, infatti "persona" nel suo significato originario (etrusco, greco e latino) significa "maschera" e, come abbiamo detto, l'io si divide non solo per parti ma anche "allontanandosi" da se stesso, appunto assumendo una o più "maschere", senza per questo cancellare o annullare l'identità ontologica del soggetto.

Rostagno, allora, ci suggerisce come vivere il sé diviso, non come condizione freudianamente schizofrenica bensì come realtà che va accettata e che può essere superata, senza drammi né tragedie.

Testo dell'autrice, Letizia Rostagno

La tracotanza dell'autoritratto. Sguardi e confini di un sé che si racconta

"Tracotanza" è termine che porta con sé una carica di sfida all'ordine costituito, di superamento del limite imposto. Mette in campo la presunzione di valere, di occupare spazio, di essere degni di essere guardati. Per una donna che si autoritrae, tutto questo non è metafora, è letterale.

La tracotanza non è assenza di limite, è rifiuto del limite altrui.

È una parola scomoda, che porta attrito, che costringe a pensare. Chi la sente non sa subito se è una cosa positiva o negativa, e questa ambiguità è esattamente lo spazio giusto per una mostra che vuole fare domande, non dare risposte.

Autoritrarsi è un atto di hybris nel senso greco del termine: non superbia morale, ma il gesto del mortale che osa misurarsi con ciò che lo eccede, la propria immagine, la propria identità, la propria forma nel tempo. La trappola è antica: Narciso non muore di vanità, muore di desiderio di verità.

Questa trappola la conosco, e mi attraversa. Il mio autoritratto non cerca il volto, lo evita, lo frammenta, lo sottrae. Ciò che resta sono i piedi: organo del contatto con il mondo, dell'andare e del restare, della traccia lasciata. E gli occhi: l'unico punto in cui il corpo guarda e viene guardato insieme, in cui il sé e l'altro si sfiorano senza risolversi. Parti del corpo che non si possono falsificare con un'espressione, che dicono senza volerlo dire.

Nei Diorami, il progetto che attraversa tutta la mostra, questa logica si fa struttura: l'identità si costruisce per stratificazione e trasparenza, non per sostituzione. Ogni strato è visibile attraverso il successivo, nessun livello annulla il precedente, come la memoria, come il corpo che porta su di sé tutti i corpi che è stato. E il corpo, in questa mostra, viene guardato anche da vicino: le rughe come paesaggio, come scrittura che il corpo produce da solo, senza che nessuna volontà l'abbia dettata.

Il femminile, in questo percorso, non è tema né denuncia. È punto di partenza verso qualcosa che lo eccede. La notte di cui parla l'opera centrale, Il mio nome è notte, non appartiene solo alle donne: appartiene a tutto ciò che è stato relegato fuori dalla luce ufficiale. Chiunque l'abbia attraversata la riconosce.

La tracotanza non è nell'esporsi. È nel decidere che la propria immagine vale la pena di essere cercata, frammento per frammento, strato per strato. È nel credere che guardarsi sia un atto necessario, e farlo senza chiedere permesso.

Programma dell'evento

12.09.2026, ore 18.00 — Inaugurazione. Introduzione di Alberto Desirò, intervento del curatore Giorgio Bonomi e dell'artista Letizia Rostagno. Sarà presente Maria Grazia Dainelli, capo redattore della rivista di attualità e arte contemporanea La Toscana Nuova.

19.09.2026, ore 17.00 — Inserito nel programma dell'Estate Fiorentina: Emozioni e Storie delle Anime Fragili. A partire dalle pagine del romanzo La stagione delle anime fragili di Francesca Tofanari, un reading letterario che si trasforma in un viaggio condiviso tra parola, emozione e ascolto all'insegna del femminile. Un invito alla narrazione delle proprie fragilità, come spazio di forza, verità e rinascita, che si conclude con la creazione collettiva dell'Albero delle Emozioni, un'installazione artistica realizzata dalla designer Patrizia Angotti con materiali di riciclo in cui le parole raccolte, su carta riciclata, diventano foglie ed espressione della cura verso se stessi, gli altri e l'ambiente. Con Francesca Tofanari (giornalista, autrice), Flavia Pezzo (attrice), Patrizia Angotti (artista).

26.09.2026, ore 17.00 — Presentazione del libro Elogio della tracotanza di Giuseppe Leonelli.

04.10.2026, ore 17.00 — AD Gallery Lab, quando l'immagine diventa opera. Laboratorio di Stampa Fine Art con Jacopo Bellapianta.

Note biografiche

Letizia Rostagno. Letizia Rostagno è un'artista multimediale con una solida formazione accademica. Diplomata presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, la sua tesi, sviluppata con i relatori Roberto Daolio e Maurizio Finotto, è stata segnalata per la qualità della ricerca e successivamente presentata al MAMBO, Museo d'Arte Moderna di Bologna. Il suo percorso è caratterizzato da un approccio che le permette di muoversi con disinvoltura tra diversi codici espressivi dell'arte contemporanea, e la natura multidisciplinare del suo lavoro è un elemento fondamentale. La sua sperimentazione si estende anche all'uso concettuale della tecnica, come dimostrato nei suoi Diorami, opere realizzate con stampe su acetati disposti in multilayer. Il suo impegno artistico è caratterizzato da una forte coerenza tematica, con una forte connotazione sociale e introspettiva. Rostagno affronta temi di grande rilevanza sociale e politica, posizionando la sua arte in un dialogo critico con il presente. Nei suoi lavori video, ha condotto un'analisi accurata dei rapporti tra comunicazione e arte, ma uno dei filoni principali della sua ricerca è l'esplorazione dell'identità, con un focus particolare sull'autoritratto e la condizione femminile. In molti lavori ha portato avanti un'indagine sulla complessità dell'identità, la sua frammentazione e la sua connessione con la memoria e la storia personale. Oltre alla sua produzione artistica, svolge un ruolo attivo e significativo come organizzatrice e promotrice culturale, dedicandosi all'organizzazione e alla curatela di mostre personali e collettive e curando attivamente progetti artistici ed editoriali. È ideatrice e curatrice del MARTE, un innovativo progetto di "museo condiviso" allestito all'interno degli uffici del Comune di Monzuno (BO). Ha curato diverse pubblicazioni di natura poetica e saggistica e ha una notevole esperienza nella gestione e cura di archivi d'artista, tra cui quelli di Lea Colliva e Nino Bertocchi, Mario Nanni, Greta Schödl, Umberto Spironello, Nullo Mazzesi e l'Archivio delle opere del Comune di Monzuno (BO). Le sue opere sono conservate presso istituzioni pubbliche e collezioni private, tra cui il MUSINF di Senigallia (AN), l'Archivio Libri d'Artista Verbamanent, l'Archivio Nabilafluxus, il Museo Rittana, il Museo MARTE di Monzuno (BO) e la Rocca di Umbertide Centro per l'Arte Contemporanea (PG). Sue opere sono state pubblicate nel II, III e IV volume de Il corpo solitario. L'autoscatto nella fotografia contemporanea di Giorgio Bonomi, edito da Rubettino. Tra le ultime mostre: Open Space per ArtCity, a cura di Giulia di Terlizzi, con AD Gallery, Palazzo Pallavicini, Bologna, 2026; Il sé ritratto. Autoritratti fotografici, a cura di Giorgio Bonomi e Sofia Codini, Rocca di Umbertide Centro per l'Arte Contemporanea, Umbertide (PG), 2025; Io, Metamorfosi: Autoritratti in trasformazione, a cura di Alberto Desirò, Centro Culturale Fornace Pasquinucci, Capraia Fiorentina (FI), 2025; AD Gallery Authors, Risonanze, echi visivi nel tempo e nello spazio, a cura di Alberto Desirò, ONART Gallery, Firenze, 2025; Diorami o Il Teatro del Mondo, mostra personale a Semplicemente Fotografare, Rocca di Dozza Imolese (BO), 2024.

Giorgio Bonomi. Giorgio Bonomi è nato a Roma nel 1946, dove si è laureato in Filosofia, e vive e lavora a Perugia. Nei primi anni della sua attività si è dedicato alla filosofia politica, curando studi e pubblicazioni sul pensiero di Gramsci e collaborando con riviste italiane e internazionali di area politica e culturale. Si è successivamente rivolto all'arte contemporanea, lavorando come critico e curatore di mostre in spazi pubblici e privati, in Italia e all'estero. Negli anni Ottanta ha fondato e diretto la rivista d'arte contemporanea "Artinumbria", poi divenuta "Titolo". Ha ricoperto incarichi istituzionali sia in ambito politico, come consigliere comunale a Perugia, sia in ambito culturale, tra cui la direzione della Fondazione Zappettini per l'arte contemporanea di Chiavari e Milano dal 2004 al 2007 e la curatela di più edizioni della Biennale di Gubbio. È stato inoltre curatore del CERP, Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia, ed è Accademico d'onore dell'Accademia di Belle Arti di Perugia. Nel corso della sua carriera ha curato circa duecento mostre in Italia e all'estero, lavorando con artisti quali Enrico Castellani, Fabrizio Plessi, Joseph Beuys, Pino Pinelli e Lucio Fontana, tra molti altri, ed esponendo in sedi come il Kunstverein di Steyr, la Dumontkunsthalle di Colonia e gli Istituti Italiani di Cultura di Praga e Londra. È autore di numerosi volumi, tra cui La collezione Burri (1995), Introduzione all'arte contemporanea (1996), Storia delle Biennali di Gubbio e Museo di Scultura Contemporanea (2006) e Il corpo solitario. L'autoscatto nella fotografia contemporanea, edito da Rubbettino a partire dal 2012, progetto editoriale che raccoglie negli anni la sua ricerca sull'autoritratto fotografico contemporaneo e nel quale sono state pubblicate anche opere di Letizia Rostagno.

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Mostra: Letizia Rostagno. Il sé diviso

Firenze - Galleria La Zaffera

Apertura:12/09/2026

Conclusione:04/10/2026

Organizzazione:AD Gallery

Curatore:Giorgio Bonomi

Indirizzo:Via Guelfa 45R - 50129 Firenze (FI)

Inaugurazione: sabato 12 settembre 2026, ore 18.00–20.00

Finissage: domenica 4 ottobre 2026, ore 17.00–20.00

Orari: giovedì e venerdì 16.30–19.30; sabato e domenica 16.30–19.30

Ingresso: libero


  • Nota: i contenuti testuali e le immagini di questo articolo sono tratti dai comunicati e dai materiali stampa forniti all'Editore dai soggetti promotori dell'iniziativa. Itinerarinellarte.it non risponde di eventuali inesattezze o omissioni presenti nei materiali ricevuti. Eventuali segnalazioni possono essere comunicate alla Redazione per le opportune verifiche e rettifiche.



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