Nella lettura delle opere di Lou Duca non si può prescindere da una costante celebrazione dell'antico, del classico, del "reperto"; una visione che vuole vedere nelle crepe e nelle ferite del passato una sorta di spazio di rinascita.
Il passato, non assume però un sapore nostalgico, ma è vita, dove il momento di rottura diventa fonte ontologica.
Attraverso serie emblematiche come: Fade, Echoes of Perfection e Assenza la classicità è ancora un'eredità del passato ma inizia, come nella serie dei décollage, un'elevazione della crepa ad elemento strutturale.
L'artista, infatti, non vuole conservare, restaurare o colmare vuoti, ma intende gettare le basi di nuove possibilità e di nuove letture, partendo proprio dalle origini.
Nella serie "Fade" ad esempio, il consumarsi dell'immagine, sta a significare resilienza e resistenza che vuole raggiungere un'accezione quasi trascendentale.
Nel décollage, con gli strappi, l'artista vuole andare per sottrazione, facendo emergere nuovi strati a significare non la fine ma la speranza in qualcosa di nuovo, appunto, una rinascita.... leggi il resto dell'articolo»
Pensare alla perfezione e all'integrità come unico percorso cui guardare non è corretto perché solo nella frattura passa la rigenerazione e la via per l'eterno.
Con questa mostra "Loast at sea" l'artista cambia il focus spostandolo dalle sculture marmoree ad oggetti che il mare restituisce: "una memoria oceanica".
Ciò che il mare restituisce, ha subito nel tempo una trasformazione in quanto l'acqua e il sale, hanno levigato, trasfigurato e poi restituito con una nuova identità.
Un recupero che può essere paragonato ad un vero e proprio gesto sacro.
Con questa mostra, infatti, la rinascita non rappresenta più solo una reazione alla ferita, ma cerca di dare risposta alla risonanza della disfatta, praticamente al naufragio.
Tutto quello che noi perdiamo non scompare totalmente, ma riemergerà come nuova bellezza libera dal concetto di fine e improntata all'eternità.
La Galleria Triphè, in occasione di questa mostra, che rinnova una già felicemente sperimentata collaborazione con l'artista, intende accompagnare l'osservatore nella profondità di una metamorfosi. Siamo in presenza di una sorta di processo alchemico dove il passato e ciò che il mare restituisce, grazie anche al supporto della tecnologia in 3D, convivono in un equilibrio fatto di dinamicità.
Lo studio dell'artista si trasforma, così, in una "stanza della speranza" dove recuperare non significa vivere di ricordi, ma costruire il futuro.
Se il neoclassicismo è sempre stato ricerca della perfezione, Lou Duca ne celebra l'apparente caduta.
È proprio da una crepa che si crea la base per una nuova vita: strappare significa anche ricucire.
Lo sforzo di ricreare negli spazi della galleria lo "studio" trova la sua perfetta collocazione semantica.
Gli oggetti provenienti dagli abissi vengono ricollocati in questo spazio e riconquistano una loro dignità.
La modellazione in 3D eleva il piccolo oggetto, portato dal mare, ad una dimensione più ampia che ne esalta l'erosione ma, nel contempo, anche la dignità plastica.
Si tratta di un'esperienza immersiva in una estetica del recupero.
Tutto trova qui un nuovo approdo, una nuova identità, perché la rinascita è per Lou Duca l'unico vero "restauro" possibile.
Mostra: Lou Duca. Loast at sea
Roma - Galleria Triphè
Apertura: 15/05/2026
Conclusione: 15/07/2026
Organizzazione: Galleria Triphè
Curatore: Maria Laura Perilli
Indirizzo: Via delle Fosse di Castello 2 - 00192 Roma (RM)
Orari: dal martedì al venerdì, 10.00-13.00 e 16.00-19.00; sabato, 10.00-13.00; chiuso domenica e lunedì
Contatti: cell. 3661128107 - info@triphe.it
Facebook: Galleria Triphè Roma Cortona
Instagram: Maria Laura Perilli
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