Il minimalismo, prima ancora di essere uno stile, è un modo di guardare. Significa sottrarre, ridurre, eliminare tutto ciò che appare superfluo per verificare che cosa rimane quando l’immagine viene privata di ciò che normalmente siamo abituati a vedere in essa. È in questo senso che si può intendere la fotografia di Lucia Orlando. Le sue immagini non cercano di raccontare il mondo, né di documentarlo. Al contrario, sembrano volerlo mettere tra parentesi. Muri, mattoni, serrande, pali metallici, segnali stradali, profili di finestre e porte, talvolta persino figure umane, vengono isolati dal contesto nel quale normalmente li riconosciamo; la fotografia interrompe il loro abituale significato e ci costringe a guardarli nuovamente.
La ricerca di Orlando sembra muoversi lungo una pratica di spoliazione dello sguardo, attraverso la quale la cosa viene liberata dall’immagine convenzionale che abbiamo di essa.
Togliere l’immagine dalla cosa
Noi non vediamo mai le cose in modo completamente neutro. Ogni cosa che incontriamo porta con sé una quantità di significati, abitudini, ricordi, categorie e funzioni. La fotografia di Lucia Orlando interviene precisamente in questo punto. Isolando un frammento, eliminando il contesto, rinunciando alla spettacolarità e spesso anche alla riconoscibilità immediata, l’artista sottrae l’oggetto alla sua identità abituale. Una superficie non è più soltanto una parete; una linea non è più soltanto il bordo di una finestra; una serie di elementi metallici non è più necessariamente qualcosa che appartiene a un’infrastruttura urbana. La cosa viene liberata, per quanto possibile, dalla sua funzione.
È qui che la fotografia di Orlando incontra la fenomenologia di Edmund Husserl e il suo celebre invito: «Alle cose stesse!». Tornare alle cose significa sospendere, almeno provvisoriamente, tutto ciò che normalmente sappiamo di esse per permettere loro di apparire nuovamente. La fotografia diventa allora una forma di sospensione. Non aggiunge qualcosa alla realtà, piuttosto sottrae e proprio sottraendo permette di vedere.
Vedere e vedere-come
Un concetto di Wittgenstein aiuta a comprendere questa esperienza: quello del vedere-come. L’immagine non ci consegna semplicemente un oggetto già conosciuto, bensì ci mette nelle condizioni di vedere diversamente qualcosa che, forse, avevamo già visto infinite volte senza averlo mai veramente guardato. La fotografia diventa così un dispositivo percettivo che non dice allo spettatore che cosa deve vedere; crea piuttosto le condizioni perché qualcosa possa apparire.
Tra figurazione e astrazione
Alcune immagini di Orlando arrivano a una forma di astrazione geometrica nella quale le linee parallele, le superfici, le intersezioni e le campiture sembrano perdere completamente il riferimento all’oggetto originario. Ma questa astrazione non coincide con un abbandono della realtà: Orlando arriva all’astrazione partendo dalla materia concreta del mondo. I muri, i mattoni, le serrande, il metallo, il cemento, i profili architettonici non sono semplicemente il punto di partenza per costruire una composizione astratta: diventano essi stessi materia degna di essere guardata. La fotografia può allora diventare paradossalmente più concreta proprio quando diventa più astratta.... leggi il resto dell'articolo»
L’inattualità dello sguardo
Le fotografie di Lucia Orlando sembrano sottrarsi al tempo nel quale vengono prodotte. Non perché rappresentino un mondo passato, ma perché rifiutano alcune delle modalità attraverso cui il presente ci obbliga continuamente a guardare. La fotografia di Orlando compie il gesto opposto a quello della velocità contemporanea: non cattura lo sguardo, lo trattiene; non accelera la percezione, la rallenta; non offre immediatamente un significato, lo sospende. È una fotografia metafisica, ma di una metafisica paradossalmente tutta immanente: non cerca un mondo oltre il mondo, bensì l’invisibile dentro il visibile.
Il silenzio nelle sue opere non è ciò che rimane quando non abbiamo più nulla da dire. È ciò che finalmente possiamo ascoltare quando abbiamo smesso di parlare al posto delle cose. Ed è proprio questo il significato più profondo di Less is more, dove la fotografia si fa semplicemente attesa. E nell’attesa qualcosa può finalmente apparire. La cosa, nuda, silenziosa, essenziale.
Riccardo Dellaferrera, settembre 2026
Mostra: Lucia Orlando. Less is more
Torino - Swann Art Gallery
Apertura: 18/09/2026
Conclusione: 10/10/2026
Organizzazione: Swann Art Gallery
Curatore: Riccardo Dellaferrera
Indirizzo: Via Bertola, 29 - 10122 Torino (TO)
Inaugurazione: venerdì 18 settembre 2026, ore 18:00
Orari: martedì–venerdì 11:30–14:00 | 16:30–19:00; sabato 10:30–19:00
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