Madì in Italia

  • Quando:   dal  13/02/2018  al  23/02/2018

Arte contemporanea‎

Madì in Italia

A settant’anni dalla nascita, la Fondazione Mudima ricorda il Movimento Madì, rendendo omaggio al suo sperimentalismo e anticonformismo con una mostra collettiva di alcuni dei nuovi protagonisti ed in particolare Elisabetta Cornolò, Gino Luggi,Vincenzo Mascia, Giuseppe Minoretti, Gianfranco Nicolato, Giuseppe Rosa e Piergiorgio Zangara.
Il Movimento Madì è stato fondato a Buenos Aires nel 1946 da Carmelo Arden Quin e da altri artisti che già avevano collaborato alla rivista “Arturo” nel 1944, in pieno periodo peronista, spinti dal desiderio di modificare la tradizionale concezione del quadro. Si tratta dell’avanzato traguardo raggiunto dall’arte aniconica dopo il Concretismo ed il Costruttivismo, che inizialmente ha coinvolto gli artisti latino-americani e negli anni cinquanta,con l’avvenuto trasferimento a Parigi del suo fondatore, un folto numero di artistieuropei. Fin dall’inizio, gli artisti Madì si prefiggevano con l’introduzione della poligonalità, sia accorpando diverse superfici
dipinte, sia abolendo la cornice, la distruzione di tutti icondizionamentielimiti imposti dalla tradizione geometrica, chiusa nei quattro angoli retti del supporto tradizionale del piano, dando un’ulterioresviluppo alleintuizioni di alcuni pioniericostruttivisti di inizio secolo come Laszo Perì, Cristian Schad e VladimirTatlin,econcretizzando un vero e proprio cambiamento.
Oggi artisti Madì operano in vari Paesi del mondo e con il loro operare danno un’attuale ed originale testimonianza di come il Madì continui ad essere pensiero, sperimentazione, invenzione, una vera condizione di coscienza e conoscenza, rielaborazione di tecniche tradizionali e ricerca stimolante di forme e materiali nuovi, in rapporto con gli sviluppi della società contemporanea, che ha provocato una reazione critica inizialmente caratterizzata da momenti di perplessità inevitabile, ma che ha comunquefinito per riconoscere al movimento la rigorosità della ricerca e la validità dei risultati.
La parola Madì,che più probabilmente vuol significare Materialismo Dialettico (è questa l’ipotesi più accreditata), dato che non si hanno indicazioni precise dal suo fondatore in merito all’acronimo.
Da questa intervista fatta ad Arden Quin nel 2002 emergono tuttelesue preziosissime direttive.
Il giornalista chiede: “Perché Madì è di costante attualità?
Arden Quin risponde: “E’ perché prima di tutto si è dedicato a liberarsi dalla costrizione della dimensione ortogonale dove si inserivano i colori per fare un oggetto di bellezza in pittura. E’ andare più lontano del rettangolo e segnare così una battuta d’arresto a u supporto più che sorpassato nelle sue possibilità. Finito il dominio dei soli quattro angoli. La seconda grande permanenza di Madì è nel proporre delle soluzioni ai problemi nei quali si era invischiata l’arte geometrica classica: cioè l’immobilità. L’arte costruttivista, l’arte concreta, ecc.: chiuse nel loro rettangolo non si sono mai mosse; non hanno mai conosciuto la bellezza del movimento. Anche in ciò Madì ha liberato la composizione e dato indipendenza e libertà totali ai colori primari, ai colori secondari, ai colori simultanei, al bianco e nero e al monocromo, strutturati in una “forma a sé” invece di diluirsi all’interno del rettangolo. Si è dedicato a organizzare un sistema di materiali nuovi: la plastica, l’acciaio cromato, il vetro, il plexglass e come essenza la profusione degli angoli e il movimento reale in oggetti e “coplanals”; mobilismo e gioco estetico; trasparenze mobili e luminose. Madì deve dare sistema a tutto ciò. Madì è sempre all’inizio del nuovo. E’ una rivoluzione permanente di creazione plastica. Madì ha la sua “costante”. Questa costante è la poligonalità al di là dei quattro angoli. E’ una cosa semplice e rigorosa nella sua forma e nel suo contenuto, senza alcuna pretesa. Madì è Lucidità e Pluralità. Una presenza continua di semplice bellezza. Madì costruisce in continuazione il futuro. E ciò contro tutti gli opportunismi e le compromissioni di ogni genere. Madì si pone come il movimento estetico del nostro secolo. In verità Madì non ha storia, esso fa in permanenza la storia, fa in permanenza il presente e l’avvenire. Faccio appello ai nostri compagni del Madì italiano che lottano e creano secondo questi principi di non lasciarsi ingannare da certi furbi senza vergogna e da mentitori prepotenti, che non fanno che demoralizzare, nella prospettiva di liquidare questa meravigliosa avventura che è Madì. Mettete alla porta questa gente. Avanti! E buon proseguimento ai Madì italiani.”
Parigi, 18 aprile 2002

Fondazione Mudima
Via Tadino 26, Milano
Orario: dal lunedì al venerdì
ore 11-13, 15-19
Ingresso libero

Titolo: Madì in Italia

Apertura: 13/02/2018

Conclusione: 23/02/2018

Organizzazione: Fondazione Mudima

Luogo: Fondazione Mudima - Milano

Indirizzo: Via Alessandro Tadino 26 - Milano

Sito web per approfondire: https://www.mudima.net/