Obey. Power to the peaceful

  • Quando:   06/05/2026 - 06/09/2026

Arte contemporaneaMostre a NapoliGallerie d'ItaliaNapoli


Obey. Power to the peaceful
Obey (Shepard Fairey)
MOD / Wide Awake, 2023
tecnica mista su tavole di legno, 182,9 x 182,9 cm
© Obey Giant Art Inc.

Intesa Sanpaolo apre al pubblico alle Gallerie d'Italia – Napoli, dal 6 maggio al 6 settembre 2026, la mostra OBEY: Power to the peaceful, curata da Giuseppe Pizzuto e dedicata a Shepard Fairey, conosciuto a livello internazionale con il nome Obey, uno degli artisti più influenti della scena urbana contemporanea.

Realizzata con il patrocinio del Comune di Napoli, la mostra esplora la tensione tra i grandi disequilibri globali — ambientali, sociali e politici — e la possibilità, ancora viva, di un cambiamento collettivo fondato sulla forza della pace come atto politico. Le opere di Shepard Fairey, dirette, grafiche e schiette, raccontano da sempre le contraddizioni del nostro tempo: propaganda e controinformazione, giustizia e disuguaglianza, diritti negati e voci che resistono.

Il percorso espositivo si articola attorno a quattro grandi nuclei tematici — People Power, Propaganda, Guerra e Pace, Giustizia Sociale — che restituiscono con forza la dimensione politica, sociale e culturale della ricerca artistica di Obey. Attraverso un linguaggio visivo immediato e fortemente iconico, le opere non si limitano a colpire lo sguardo, ma invitano il pubblico a interrogarsi sui meccanismi che regolano la società contemporanea, dalla costruzione del consenso alle forme di partecipazione collettiva.

Al centro della mostra emergono il ruolo delle comunità come motore di cambiamento, la capacità delle immagini di influenzare percezioni e comportamenti, la tensione costante tra conflitto e possibilità di pace e la necessità di riflettere sulle disuguaglianze e sulle istanze di giustizia sociale. Attraverso volti, simboli e riferimenti alla cultura visiva, musicale e politica, le opere costruiscono una narrazione corale che richiama responsabilità, consapevolezza e presa di posizione.

Dopo la mostra dedicata a JR, che aveva trasformato le Gallerie d'Italia – Napoli in un laboratorio di riflessione sull'identità collettiva e sulla dimensione sociale dell'arte pubblica, la programmazione prosegue con un nuovo capitolo sul dialogo tra arte contemporanea e spazio urbano. Con OBEY: Power to the peaceful, il museo continua a indagare il linguaggio dell'arte come strumento critico e partecipativo, capace di generare dialogo, stimolare coscienza e immaginare nuove forme di convivenza e trasformazione collettiva.

Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, afferma: «Abbiamo lavorato con Obey per portare a Napoli un progetto di travolgente forza espressiva, con opere anche inedite e di grande impegno civile. L'arte di Shepard Fairey, conosciuta ovunque, parla a tutti, contribuendo alla riflessione sul potere enorme delle immagini nel promuovere temi irrinunciabili come la pace, la convivenza e i diritti umani. Le Gallerie d'Italia sono museo aperto e dinamico, con pubblici diversi per età, interessi e curiosità, grazie a un'offerta culturale che spazia dalle testimonianze storiche alla vitalità delle icone pop contemporanee.»... leggi il resto dell'articolo»

La mostra nasce dall'urgenza di riflettere su uno dei temi più cruciali del nostro tempo: la pace come scelta attiva e responsabilità condivisa. In un momento storico segnato da conflitti, tensioni geopolitiche e profonde trasformazioni sociali, il lavoro di Obey invita a immaginare nuovi spazi di dialogo, solidarietà e cambiamento.

Il percorso comprende oltre 150 opere di Shepard Fairey, tra pezzi iconici, 15 inediti e rarità d'archivio: un'ampia selezione che racconta l'evoluzione dell'artista attraverso lavori unici e in tiratura limitata, realizzati su diversi supporti, dalla carta al legno, dalla tela all'alluminio.

Il progetto espositivo OBEY: Power to the peaceful è realizzato in collaborazione con Wunderkammern, galleria con sede a Roma e Milano che promuove un programma internazionale di eccellenza nella ricerca artistica contemporanea, con particolare attenzione alla Street Art e all'Arte Pubblica.

Il catalogo della mostra è realizzato da Società Editrice Allemandi.

La mostra di Obey alle Gallerie d'Italia sarà affiancata da una duplice iniziativa che coinvolge il tessuto urbano della città: la Fondazione Napoli C'entro ha promosso la realizzazione di un'opera di Obey sulla scalinata monumentale della Chiesa di Donnaregina Nuova, parte del circuito MuDD (Museo Diocesano Diffuso), che diventerà la Casa dei Giovani della città, un nuovo centro aggregativo dedicato alla creatività e alla libertà espressiva delle nuove generazioni. Accanto a questo intervento nel pieno centro storico della città, l'artista ha omaggiato la città anche con un imponente murale in Via Carlo Miranda 15, nel quartiere periferico Ponticelli: un'opera pubblica che intreccia pace, consapevolezza e responsabilità individuale, sostenuta dal Comune di Napoli e organizzata da Wunderkammern Gallery.

Shepard Fairey – Obey

Shepard Fairey, conosciuto a livello internazionale con il nome Obey, è uno degli artisti più influenti della scena urbana contemporanea. Nato dalla cultura skate e dalla grafica underground degli anni Novanta, il progetto OBEY si è affermato nel tempo come uno dei linguaggi visivi più riconoscibili dell'arte pubblica globale. Attraverso poster, serigrafie e murales presenti nelle città di tutto il mondo, Fairey ha sviluppato un'estetica potente e immediata che rielabora i codici della propaganda per trasformarli in strumenti di critica sociale e consapevolezza politica. Il suo lavoro ha raggiunto una diffusione planetaria anche grazie alla celebre immagine HOPE realizzata per la campagna presidenziale di Barack Obama, diventata una delle icone visive più rappresentative della cultura contemporanea.

Le sezioni della mostra

Intro

Shepard Fairey, in arte Obey, presenta alle Gallerie d'Italia la mostra Obey: Power to the Peaceful, un progetto visivo di forte impatto dedicato al tema più urgente della contemporaneità: la pace.

Con oltre 150 opere, l'artista prosegue il suo percorso di divulgazione attraverso l'estetica, inserendosi nel programma museale che affronta i grandi temi della storia e del presente.

In un mondo attraversato da conflitti diffusi e sempre più normalizzati, Fairey propone una forma di resistenza culturale che utilizza il linguaggio della propaganda per ribaltarne i contenuti, denunciando i meccanismi contemporanei di manipolazione mediatica.

La sua arte, influenzata da costruttivismo, pop art e graffiti, si serve di icone e simboli per attivare una riflessione critica nello spettatore. Figure come Bob Marley, Joe Strummer, Desmond Tutu, John Lewis e Thurgood Marshall incarnano valori di pace, giustizia e lotta alle disuguaglianze.

Anche la musica diventa strumento di diffusione di un messaggio pacifista, mentre slogan come "Make Art Not War" riaffermano il potere delle immagini e delle parole.

Nato con lo sticker Andre the Giant Has a Posse, il progetto Obey dimostra come un gesto semplice possa generare un impatto collettivo. Fairey, definito "artivist", unisce arte e attivismo, proponendo una ricerca capace di sensibilizzare e stimolare il cambiamento. La mostra diventa così un invito a non accettare i conflitti come inevitabili e a riscoprire, attraverso l'arte, il valore dell'umanità.

People power

"People Power" si presenta come uno spazio in cui la dimensione collettiva emerge come forza generativa, capace di incidere sui processi sociali, culturali e politici.

Le opere attivano una costellazione di riferimenti che attraversano l'immaginario contemporaneo - dalla musica all'attivismo, fino alle pratiche di mobilitazione pubblica - restituendo centralità al ruolo delle comunità come soggetti attivi del cambiamento.

Più che rappresentare, le immagini qui presenti funzionano come dispositivi di riconoscimento: intercettano istanze condivise, amplificano voci che spesso restano ai margini e rendono visibili forme di partecipazione che prendono forma nello spazio pubblico. In questo senso, l'arte non si limita a testimoniare, ma si posiziona, assumendo una funzione critica e relazionale.

Attraverso volti, simboli e gesti, la sezione costruisce una narrazione corale in cui il cambiamento si configura come processo diffuso, mai individuale. È nella moltitudine - nella presenza, nell'esposizione, nella presa di parola - che si manifesta una possibilità trasformativa.

Giustizia sociale

"Giustizia Sociale" si costruisce attorno a una riflessione sulle disuguaglianze e sulle dinamiche di esclusione che attraversano la contemporaneità, ponendo al centro soggettività e comunità spesso marginalizzate o rese invisibili. Le opere danno forma a tensioni strutturali, rendendo leggibili i dispositivi di potere che producono disparità economiche, sociali e culturali. In questo contesto, l'immagine diventa uno strumento di emersione: porta in superficie ciò che tende a restare implicito, sollecitando uno sguardo critico.

Più che limitarsi alla denuncia, la sezione apre uno spazio di responsabilità condivisa, in cui il riconoscimento delle ingiustizie si accompagna alla necessità di una presa di posizione. Temi come dignità, rappresentanza e inclusione vengono così ridefiniti attraverso un linguaggio visivo diretto ma stratificato.

L'arte assume qui una funzione attiva, trasformandosi in pratica di rivendicazione e costruzione di senso. "Giustizia Sociale" diventa quindi un dispositivo di confronto, in cui l'idea di equità si configura come processo collettivo, in continua negoziazione, capace di immaginare nuove forme di convivenza e riconoscimento reciproco.

Guerra e pace

"Guerra e Pace" articola una riflessione sul conflitto come espressione estrema delle dinamiche di potere, mettendo in relazione la violenza - nelle sue forme manifeste e latenti - con la possibilità di una risposta alternativa, consapevole e collettiva.

Le opere tracciano un percorso che attraversa diversi livelli di lettura: dalla rappresentazione diretta dello scontro alla sua progressiva interiorizzazione nei linguaggi, nei media e nelle pratiche quotidiane.

Ne emerge una tensione costante, che restituisce la fragilità degli equilibri globali e la complessità del presente.

All'interno di questo scenario, la pace non viene proposta come condizione statica, ma come processo attivo, costruito attraverso scelte, responsabilità e pratiche di resistenza. È un posizionamento, prima ancora che un ideale. Le immagini suggeriscono la possibilità di una trasformazione che passa attraverso la consapevolezza e la memoria, aprendo uno spazio in cui il rifiuto della violenza si configura come gesto politico.

La sezione diventa così un luogo di confronto, in cui il presente viene interrogato e il futuro immaginato come esito di una volontà collettiva capace di ridefinire le proprie traiettorie.

Propaganda

"Propaganda" si sviluppa come un'indagine sui codici visivi e sulle strategie attraverso cui il consenso viene costruito, mediato e diffuso. In questo contesto, Shepard Fairey interviene su un linguaggio altamente riconoscibile, appropriandosene per metterne in evidenza le strutture e le ambiguità.

Le opere agiscono su una soglia instabile, dove persuasione e manipolazione si sovrappongono, generando un cortocircuito percettivo che coinvolge direttamente lo spettatore. Ciò che appare familiare - per estetica e composizione - viene progressivamente destabilizzato, aprendo uno spazio critico in cui interrogarsi sui meccanismi della comunicazione contemporanea.

Rielaborando l'estetica dei manifesti politici e pubblicitari, Fairey costruisce un linguaggio visivo che mantiene intatta la propria immediatezza, ma ne sovverte le finalità originarie. La propaganda, da strumento di controllo, si trasforma così in pratica di contro-narrazione. In questo spazio, l'immagine non si esaurisce nella denuncia, ma attiva un processo di consapevolezza: chi guarda è chiamato a riconoscere il proprio ruolo all'interno del sistema mediatico, prendendo posizione rispetto ai flussi visivi che lo attraversano quotidianamente.

Nuove opere

La sezione "Nuove opere" raccoglie tutte le opere realizzate appositamente per la mostra.

La forza del floreale emerge come tema centrale e autentico trait d'union di questa produzione. La lunga tradizione in cui si inserisce la potenza visiva, simbolica e ideologica di questa narrazione attraversa epoche, stili e contesti differenti. Dalla profonda consapevolezza di Monet e Matisse circa la forza estetica di questi soggetti, passando per William Shakespeare e John Lennon - "Love is the flower you've got to let grow" - fino alla celebre frase di Lady Bird Johnson, "Where flowers bloom, so does hope", nulla sembra poter superare il fiore come simbolo di delicatezza, forza ed equilibrio.

All'interno di questa mostra, interamente dedicata al tema fragile e attualissimo della pace, il fiore viene quindi scelto da Shepard Fairey, quasi inevitabilmente, come iconico messaggio di forza speranza e resistenza.

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Mostra: Obey. Power to the peaceful

Napoli - Gallerie d'Italia

Apertura: 06/05/2026

Conclusione: 06/09/2026

Organizzazione: Intesa Sanpaolo

Curatore: Giuseppe Pizzuto

Indirizzo: Via Toledo 177 - 80132 Napoli (NA)

Orari: da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00; lunedì chiuso; ultimo ingresso: un'ora prima della chiusura

Tariffe: intero 8€, ridotto 4€, ingresso gratuito per convenzionati, scuole, minori di 26 anni e clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo

Informazioni e prenotazioni: napoli@gallerieditalia.com, Numero Verde 800.167619

Sito web per approfondire: http://www.gallerieditalia.com



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