On my shoulders - Sulle mie spalle

  • Quando:   dal  27/08/2020  al  08/10/2019

Fotografia

On my shoulders - Sulle mie spalle

Fino a giovedì 8 ottobre 2020 la Sala Studio Teologico della basilica di S. Antonio di Padova ospiterà la mostra fotografica ON MY SHOULDERS - Fotografie di Claudio Mainardi. La mostra raccoglie oltre sessanta scatti realizzati sul set del film omonimo che il regista Antonello Belluco, dopo “Antonio guerriero di Dio”, ha voluto dedicare un film ad un altro Santo: padre Leopoldo Mandić

«Sono fotografie che raccontano l’intera storia di una pellicola, dalla sua nascita al suo sviluppo nel tempo, fino a tradursi in opera unica ed indipendente. – scrive Luisa Bondoni, storica e critica della fotografia e curatrice della mostra, nell’introduzione al catalogo - Mainardi persegue uno stile personale carico di emozioni e di eleganza: il suo bianco e nero evoca alcune pellicole neorealiste italiane, con i suoi tagli, i ritratti intensi e veri, le inquadrature perfette che rappresentano già di per sé delle piccole storie. In questo modo ci permette di scoprire i retroscena della creazione artistica, il lavoro di squadra e la direzione del regista, ci permette di soffermarsi su alcuni dettagli degli allestimenti, sogniamo attraverso le ricostruzioni d’epoca di scene, trucchi ed abiti».

«Il back-stage durante la lavorazione del film è stato per me come un viaggio attraverso una storia, un mondo che sta davanti e dietro la macchina da presa e l'imprevisto – racconta Claudio Mainardi - Durante questa mia esperienza ho capito che chi svolge questo mestiere deve essere insieme onnipresente e invisibile sentendosi ripetere continuamente “spòstati”. A me interessano le persone, che sono i veri attori protagonisti, cerco di cogliere quell'attimo magico che fugge davanti ai miei occhi, cerco di cogliere la poesia che sta in ogni cosa e ho scelto il bianco e nero per la sua purezza. La Fotografia in bianco e nero è pura magia ed è misteriosa. La sua potenza sta nell'astrazione della realtà, non c'è colore, non ci sono distrazioni, ma solo neri e grigi che in una rielaborazione magica trascendono il visivo».

CLAUDIO MAINARDI, IL FOTOGRAFO DI ATMOSFERE

A cura di Luisa Bondoni storica e critica della fotografia

Il rapporto tra fotografia e cinema esiste fin dalla nascita di quest’ultimo, basti pensare al legame tra gli inventori Lumière e la fotografia degli esordi o alle sovrimpressioni ed ai trucchi di George Méliés.

La composizione e l’estetica dei primi film si ricollegano al mondo della fotografia ed è anche per questo che esistono diversi ruoli legati ad essa all’interno della troupe durante la realizzazione di un film. Tutti ricordano e stimano il lavoro del direttore della fotografia, colui che osserva la luce e sfruttandola crea un bagaglio di emozioni e sentimenti fondamentale nella narrazione del film. Ricreare quella luce emozionale che è sempre stata tipica delle arti, dalla pittura alla fotografia fino al teatro. Il re della luce insomma, in stretta collaborazione con il regista, con il quale interpreta la sceneggiatura attraverso le atmosfere che verranno rese al pubblico in base alle tonalità di colore e alle intensità, che permetteranno allo spettatore di elaborare reazioni emotive e sensitive diverse.

Oltre al Dop, una figura importante durante le riprese di un film è il fotografo di scena, un reporter invisibile, che si muove sul set con grande leggerezza e sensibilità. Il suo obbiettivo è quello di fissare un attimo che non si ripeterà più, andando alle radici più profonde del senso di fotografia stessa, permettendo anche di poter ricostruire gli allestimenti e i passaggi di cui altrimenti non avremmo traccia.
Il fotografo di scena deve essere veloce, trovare la giusta angolazione e luce, essere discreto, quasi trasparente, deve capire i momenti salienti, cogliere le espressioni e gli sguardi unici degli attori, i fuori scena e non deve interferire con il lavoro dello staff.

Un caso unico nella storia della fotografia ha visto oltre dieci fotografi sul set dello stesso film: The Misfits - Gli Spostati- del 1961. I più grandi fotografi di Magnum tra cui Eve Arnold, Cornell Capa, Henri Cartier-Bresson, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Ernst Haas, Erich Hartmann, Inge Morath e Dennis Stock, grazie all’amicizia personale di Robert Capa con il regista John Huston, testimoniarono le riprese ed i back stage del film. La documentazione fu talmente corposa che venne realizzato un libro interamente dedicato a questo set. Questo per capire quanto questa figura rappresenti un importante riferimento storico e critico per la storia del cinema.

Claudio Mainardi, documentando le riprese del film Sulle mie spalle, non si limita a testimoniare in modo diretto la creazione del film, è libero di re-interpretare l’impianto visivo di un set creando un contenuto artistico del tutto indipendente, basato sulla propria sensibilità alla luce e alle atmosfere. Questa libertà è forse il tratto più decisivo, che rende queste fotografie di scena un racconto unico e personale. I suoi sono occhi in grado di guardare dove anche altri stanno guardano ma con una propria e decisa autonomia, compiendo scelte isolate dal resto della troupe, scegliendo i tempi e le inquadrature secondo il proprio istinto.

Lo possiamo considerare un interprete discreto che osserva tutto, che posa il proprio sguardo sui volti degli attori, sul lavoro del regista, sull’evolversi delle scene, sui momenti di pausa e di riflessione. Le sue fotografie raccontano l’intera storia di una pellicola, dalla sua nascita al suo sviluppo nel tempo, fino a tradursi in opera unica ed indipendente. Claudio persegue uno stile personale carico di emozioni e di eleganza: il suo bianco e nero evoca alcune pellicole neorealiste italiane, con i suoi tagli, i ritratti intensi e veri, le inquadrature perfette che rappresentano già di per sé delle piccole storie. In questo modo ci permette di scoprire i retroscena della creazione artistica, il lavoro di squadra e la direzione del regista, ci permette di soffermarsi su alcuni dettagli degli allestimenti, sogniamo attraverso le ricostruzioni d’epoca di scene, trucchi ed abiti. Fino all’autoritratto del fotografo, colui che sempre si cela dietro la macchina fotografica, ma che grazie al suo bagaglio personale ed alla sua visione ruba momenti sulla scena e ce li rende trasformati in poesia ed atmosfere uniche ed intime.

Curatore: Luisa Bondoni

Luogo: Basilica di S. Antonio - Padova

Indirizzo: Piazza del Santo, 11 - 35123 Padova