Silvano D'Ambrosio. Vita Triumphans

  • Quando:  20/11/2024
  • evento concluso

Arte contemporaneaMostre a VeneziaVenezia


Silvano D'Ambrosio. Vita Triumphans

Come una formula beneaugurale, Vita Triumphans, titola la Personale di Silvano D'Ambrosio (Hayange, Francia, 1951), straordinaria rassegna di opere dell'artista francese visitabile dal 25 ottobre in Galleria Alice Schanzer a Venezia. Lo Spazio veneziano di recente inaugurazione prosegue nella linea progettuale dell'omonima Galleria di Sutri (VT), presentata nel 2021 dal Professor Vittorio Sgarbi e dalla Direttrice artistica Annarita Rossi, ed è dedicato come il precedente alla scrittrice e saggista Alice Schanzer.

La serie di opere scelte per la mostra "Vita Triumphans", consiste in una selezione di tele appartenenti ai cicli pittorici: "Vasi feriti" e "Pavane pour un monde finissant", raffiguranti drammatiche allegoriche dell'esistenza.
Si tratta di ampie raccolte in cui i protagonisti sono spesso elementi della natura o, come nel ciclo Vasi feriti, la figura antropomorfa del vaso di fiori, tutte metafore dell'umano in un precario equilibrio di sopravvivenza, naufraghi inermi, in cui la volontà di resistere si oppone ancora ad una apocalisse imminente che sovrasta la scena ... "Frutta randagia senza terra promessa." .. (D'Ambrosio).

Silvano D'ambrosio fu allievo di Tono Zancanaro all'Accademia di Belle Arti di Ravenna, e negli anni '80 divenne l'ispiratore del gruppo Eclissi, per iniziare in seguito, dopo le prime esposizioni a Il Polittico (Roma) di Arnaldo Romani Brizzi, una serie di importanti mostre a: Grenoble, Lione, Lisbona, Beyrouth, Il Cairo e Torino. Da oltre quarant'anni le rappresentazioni di D'ambrosio, disvelate da una particolare libertà espressiva, offrono nelle visioni inattese e impervie, uno sguardo quasi profetico dell'attuale situazione di disfacimento sociale ed umano. Mai però, nella sua visione il dramma si realizza, lo spiraglio alla speranza di una salvezza è sempre implicita, o risultante come in questo caso già dal titolo, che risuona come un rito apotropaico, un'invocazione alla vittoria del bene, sulla sconfitta del mondo.

"Un vaso apollineo, stanco e saccheggiato, ancora proteso però in un atto di generosità nel donare in un'ultima volta un'occasione di rinascita, macerato in un soliloquio costante in quanto non più ascoltato, rivitalizzato in movimento perenne, attraverso il suo contenuto di un'idea di rinascita, il monito dell'altro. Alla base la perfezione di un fiore che mantiene ancora il senso dell'esistere. La possibile rigenerazione spirituale dell'umano o il termine drammatico di ogni cosa! Come in uno specchio mitologico, passaggio tra il mondo vivente e non vivente le figure delle umane miserie attraversano e si ripropongono in forma di rovine urbane, inconsapevoli a quale realtà appartenere, vagando tra piani sospesi e inconciliabili riportando allo sguardo estraneo di chi le osserva interrogativi e incertezze."

Annarita Rossi

Testo critico
«L'ultima questione è sapere se dal fondo delle tenebre un essere può brillare.»
Karl Jaspers
Nella sottrazione e nelle opposte luci si disvela nel fondo il paesaggio umano in tumulto, mosso nella ricerca continua e senza fine di un rapporto esistenziale con il tempo del divenire, indeterminato e arcaico. Un'attività umana scorta da lontano dall'autore e priva di giudizio, ma estremamente presente come essenza abbandonata agli eventi, singola a sé stessa, immutabile nella sua costanza storica, ciclica ed esiziale. L'umano nella ricerca, la quotidianità umile espressa dietro case e palazzi, su colline antiche e velate di un ricordo, di un dolore, eppure ancora attive nel voler determinare un destino. Le stagioni si susseguono, rimane ciò che poteva divenire, l'occasione degli ultimi, l'Aion spezzato, solo un fuoco fatuo, esile e modesto ricorda a chi lo osserva un altro da sé, l'illusione colle va in un nostos a ritroso. Mete impossibili quelle di D'Ambrosio che riecheggiano ai percorsi illuminati e umbratili di Patinir, Dossi, Donducci ma che riportano lo sguardo alla sacralità dell'oggetto in primo piano, sembiante o alter ego, corollario nei secoli della rappresentazione umana. La sostituzione del soggetto umano diventa perciò cifra più che di sottrazione, di affermazione di una realtà immutabile, corrosa dal tempo nella sua vastità di saperi, racchiusa in forma di vaso, il luogo primordiale della conoscenza, di tutti valori di tutte le possibilità date. Un vaso apollineo, stanco e saccheggiato, ancora proteso però in un atto di generosità nel donare in un'ultima volta un'occasione di rinascita, macerato in un soliloquio costante in quanto non più ascoltato, rivitalizzato in movimento perenne, attraverso il suo contenuto di un'idea di rinascita, il monito dell'altro. Alla base la perfezione di un fiore che mantiene ancora il senso dell'esistere, metafora di rilettura storica di alternativa al tutto scorrere, tra i frutti non colti e adagiati dormienti nell'imbrunire, alle sale da pranzo vuote e scarne senza invitati a reinventarsi, i rimandi per D'Ambrosio sono una strada maestra abbandonata troppe volte da richiami esterni, ma nella sua centralità il fiore caduco o vigoroso rivendica ancora la volontà di esistere e di ritornare ad essa. La solitudine ultima umana si attraversa e viene rappresentata nella sta città del tempo, in un ipogeo oscuro, percorre i corridoi a ritroso, rivive in cortili dell'ombra, si abbandona a giacigli vuoti, su tavole mai imbandite, nelle assenze appena accennate, in tutto ciò che resta e si lascia. Un tempo dell'altrove. Come in uno specchio mitologico, passaggio tra il mondo vivente e non vivente le figure delle umane miserie attraversano e si ripropongono in forma di rovine urbane, inconsapevoli a quale realtà appartenere, vagando tra piani sospesi e inconciliabili riportando allo sguardo estraneo di chi le osserva interrogativi e incertezze. Secoli ed età si sommano tra loro restituendo un vuoto calmo e assoluto, un luogo dove l'umano viene meno e non necessita di rappresentazione, dove la sua cifra riscritta vive nella sua assenza, dove il suo corpo diventa piano di rilettura universale. Attraversando stanze e luoghi in alchemiche misure, le memorie dirute si rinvigoriscono in fiamme perenni in equilibrio tra il luogo dell'incertezza e gli elementi scomposti, tra ciò che rimane e che gelosamente ancora si trattiene. Una frattura nella quale l'opera di D'ambrosio si muove e che ci ridona caos intimi, profonde voragini, notti senza fine, materia e immaterialità. Una natura doppia di Giano, un viaggio di inizio e di fine, convivenza tra le luci opalescenti della luna e i bagliori di un sole lontano....leggi il resto dell'articolo»

SILVIA SOLIANI

Biografia:
Nel 1974 è allievo dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna
Nel 1978 tiene la sua prima mostra personale nella Sala del Capitano a Cesena e l'anno successivo espone nello studio dello scultore Alberto Mingotti una serie di dipinti su tavola, ritratti e paesaggi ispirati a Holbein, Bruegel, Antonello da Messina, maestri che maturano la sua coscienza di pittore.
Negli anni '80 è stato l'ispiratore del gruppo Eclissi e ha iniziato numerose mostre, frutto di un dibattito teorico con amici artisti.
1985, Eclissi, Galleria Mascarella, Bologna;
1987, Jack Shainman Gallery, Washington;
1988, Specchi pericolosi, Galline della Cornovaglia, New-York
1990, Intercity Uno, Bevilacqua la Masa, Venezia.
Nel 1989, il Musée du Berry di Bourges mostra personale di oltre cento opere.
Nel 1996 la Comunità Europea ha organizzato una mostra collettiva del gruppo Eclissi presso il Centro Albert Borschette di Bruxelles.
La personale alla Galleria Il Polittico di Roma 1996 apre un'ampia partecipazione a importanti collettive nazionali e internazionali:
1996 Misure uniche, Galerie La Strada, Grenoble;
Il progetto e l'essenza, N. Sursock Museum, Beirut;
1998 Linee dell'Arte Italiana negli anni '90, Fiera Internazionale, Belgrado; Passeggiata Italiana, Al Bab Gallery, Sana'a, Yemen; Segno Colore Sogno, Istituto Italiano di Cultura, Il Cairo;
Natività-15 Pittori italiani interpretano il tema della Natività, Chiesa di San Giuseppe, Ostenda.
Nel 1999 partecipa alla XIII Quadriennale di Roma e l'anno successivo è al Museo del Risorgimento, sempre a Roma, nella collettiva La pittura ritrovata - 1978/1998;
nel 2001 espone al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano con Sui generis;
nel 2002 è di nuovo a Milano, a Palazzo Reale nella collettiva Tutto l'odio del mondo.
Frequente è la sua partecipazione alle iniziative artistiche della Galleria Il Vicolo di Cesena:
2001 Pittura in Romagna-Aspetti e figure del Novecento, Galleria Comunale d'Arte Moderna, Cesena;
2003, L'ebbrezza di Noè, Galerie Comunale d'Art, San Gimignano;
2005, Il ritratto della memoria-Shoah, Salina, Cervia;
2009 Doppio Panico-l'Arte di Vivere-"Artisti per una consegna al Tempo" Oratorio di San Sebastiano, Forlì.
Nel 2007 al Palazzo Reale di Milano partecipa alla collettiva Arte Italiana 1968-2007 organizzata da Vittorio Sgarbi; nello stesso anno è presente con due opere alla mostra Nuovi Realismi al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano, nel 2011 è invitato alla 54° edizione della Biennale di Venezia.

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Mostra: Silvano D'Ambrosio. Vita Triumphans

Venezia - Galleria Alice Schanzer

Apertura:20/11/2024

Conclusione:20/11/2024

Organizzazione:Galleria Alice Schanzer

Curatore:Annarita Rossi

Indirizzo:Rio Terà dei Nomboli 2756, San Polo - Venezia

Orari: 25 ottobre 2024 h. 18.00

Per info: he.art.elle111@gmail.com


  • Nota: i contenuti testuali e le immagini di questo articolo sono tratti dai comunicati e dai materiali stampa forniti all'Editore dai soggetti promotori dell'iniziativa. Itinerarinellarte.it non risponde di eventuali inesattezze o omissioni presenti nei materiali ricevuti. Eventuali segnalazioni possono essere comunicate alla Redazione per le opportune verifiche e rettifiche.



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