Spazio Manifesta è lieto di ospitare Ain't No Mountain High Enough, personale dell'artista romano Tommaso Medugno (Roma, 1976), curata da Veronica Nobile Mino. In mostra un ciclo di lavori (dipinti su tela, disegni e collage) realizzati tra il 2017 e il 2026.
Soggetti dei lavori sono ritratti che l'artista ha eseguito sulla base di fotografie degli anni '30 e '40 del Novecento di personaggi maschili anonimi, ma il cui piglio superbo e le pose fiere e ieratiche rimandano intuitivamente all'iconografia militare celebrativa di quegli anni. Ricontestualizzando radicalmente i ritratti, inserendoli cioè in contesti naturalistici incontaminati, all'ombra di possenti ambientazioni montane, Medugno spoglia i personaggi del loro ruolo e della loro autorevolezza, mostrandoceli, al cospetto della natura, in tutta la loro finitezza ed ordinarietà. La scalata al potere conduce simbolicamente i soggetti ad arroccarsi su vette sempre più alte ed impervie, fino ad isolarli, e a vivere, da anacoreti, l'esperienza puramente estetica del sublime romantico. Traslati in questa nuova dimensione surreale – utopica e distopica al tempo stesso – ed immersi in un'aura policroma ipertrofica e abbacinante, i soggetti riscattano la loro condizione primitiva, selvatica, puerile, riappropriandosi della relazione ancestrale con il creato per arrivare in alcuni casi a fondersi con l'universo animale o, talvolta, a reincarnarsi in esseri neo-mitologici, generati in seno alla cultura pop.
Tema centrale del ciclo di lavori in mostra è la desacralizzazione del potere spesso intenzionalmente affidato a personaggi deboli di spirito e di moralità, ciechi obbedienti agli ordini immorali dell'autorità di un sistema totalitario, persone tuttavia comuni che, vestendo gli abiti della compiacenza, divengono esecutori passivi del male in grado di commettere atrocità per mancanza di pensiero critico. Questa riflessione inevitabilmente riecheggia il celebre e controverso libro della filosofa tedesca Hannah Arendt (1906-1975) La banalità del male, scritto nel 1963 in seguito al processo contro Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili dello sterminio nazista, a cui l'autrice assistette in qualità di inviata del New Yorker. Un grido d'allarme sulla follia, sulla superficialità e sulla potenziale, pericolosa, banalità dell'essere umano.
Spesso nei lavori di Medugno aleggia un commento, seppur velato, alle contraddizioni della storia politica e culturale dell'umanità che restano sottaciute. Nel suo approccio sarcastico e, al contempo inquieto, al quotidiano e nel realismo caustico delle sue rappresentazioni si intravede l'eco del New Neurotic Realism, movimento artistico britannico della fine degli anni Novanta, che affidava a soluzioni estetiche e narrative potenti l'enfatizzazione della «nevrosi», quale tratto distintivo della vita moderna. Così come si avverte l'influenza degli esponenti più provocatori della Young British Art, i fratelli Jake e Dino Chapman in primis noti per aver dato voce e corpo a visioni dissacratorie e irriverenti fondate sull'estetica del disastro, bellico e genetico, o ancora dell'opera dell'artista tedesco Neo Rauch e la sua capacità di dare forma all'intangibile, al bizzarro e al paradossale.
Nel proprio lavoro, Medugno sfiora queste tematiche e ne solleva delle altre creando una narrativa espressiva del tutto personale che si pronuncia attraverso un sottile tono umoristico e dissacratorio, i cui protagonisti sono personaggi dall'aspetto spesso caricaturale o fumettistico, creature imperturbabili dalla carica emotiva enigmatica, a volte indecifrabile. I suoi soggetti abitano porzioni di normalissima o spiazzante realtà consumata in uno spazio-tempo indefinito, da cui emergono situazioni paradossali, comportamenti illogici o immaturi, circostanze inadeguate e disorientanti. Il paradosso, nel lavoro di Medugno, è una forma di esplorazione e di esperimento: mettere i suoi soggetti in condizioni fuori luogo, fuori tempo e fuori posto è per l'artista l'escamotage per spingere la sua immaginazione oltre il limite del dato di fatto, dell'ordinario e del reale.
Attraverso un senso di misteriosa sospensione onirica, la resa verosimile di scenari ed individui ignoti si interseca alla trama di vicende soggettive, interiori ed immaginarie, vedendo spesso i ruoli dei suoi personaggi invertirsi, gli adulti agire come bambini e ragazzini comportarsi da adulti. Uno stravolgimento che, per smuovere ulteriormente il subconscio, ricorre ad un gesto pittorico visionario basato su abbinamenti cromatici stravaganti, riflessi irreali, a tratti fluorescenti, vicini ad un'estetica neo-pop, carica però di un bagaglio ispirazionale e sentimentale assolutamente proprio, erudito e distintivo. – Emanuela Nobile Mino... leggi il resto dell'articolo»
Note biografiche
Tommaso Medugno (Roma, 1976). Vive e lavora a Roma. Diplomatosi in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi su Malevič, Medugno è noto per aver pubblicato i suoi lavori su numerose copertine della collana I libri di Carver, per la casa editrice Minimum Fax. Negli anni ha preso parte a mostre collettive presso gallerie private e spazi istituzionali quali Temple University, Centrale Montemartini, Galleria Menexa, Rosso20sette e ha presentato il suo lavoro in occasione di mostre personali, tra cui Il signore delle mosche (Galleria L'Union, Roma) e Over The Rainbow (Ostudio, Roma). Le sue opere figurano in collezioni private in Italia e all'estero.
Mostra: Tommaso Medugno. Ain't No Mountain High Enough
Roma - Spazio Manifesta
Apertura: 26/02/2026
Conclusione: 08/03/2026
Organizzazione: Spazio Manifesta
Curatore: Veronica Nobile Mino
Indirizzo: Via Urbana 148 - 00184 Roma (RM)
Visitabile su appuntamento dal 26 febbraio all'8 marzo 2026
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