Tracce del Tempo. Forme della Memoria

  • Quando:   03/07/2026 - 30/09/2026

Arte contemporaneaMostre a VeneziaVenezia


Tracce del Tempo. Forme della Memoria

Venerdì 3 luglio, in occasione della 61° Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, la San Polo Art Gallery presenta Tracce del Tempo. Forme della Memoria, a cura di Beatrice Mantovano e Angela Marin.

In un'epoca dominata dall'accelerazione e dall'oblio, la memoria si configura come uno spazio fragile ma necessario, un territorio in cui il tempo non scorre in modo lineare, ma si stratifica, si sovrappone, si trasforma. La mostra nasce da questa tensione: indagare il rapporto tra memoria e tempo attraverso le pratiche di artisti contemporanei che, pur con linguaggi differenti, condividono una riflessione comune sul passato come materia viva, sul presente come processo di continua riscrittura e sul futuro come ricerca collettiva.

Due artisti offrono diverse declinazioni in scultura di un salto nel tempo passato che costruisce la nostra memoria: Beppe Borella con le sue sculture marmoree e Daniele Accossato con i suoi Amori soggiogati. Con Beppe Borella, la memoria assume la forma di un ritorno all'infanzia, la prima età dell'uomo. Le sue sculture in marmo, materiale carico di storia e di una tradizione millenaria, evocano il mondo del gioco, riportando lo spettatore a una dimensione primaria e universale di innocenza e apertura al mondo. Il contrasto tra la leggerezza dei soggetti e la monumentalità del materiale attiva un cortocircuito temporale, in cui passato e presente si fondono in un'immagine sospesa tra nostalgia e contemporaneità. Le opere di Daniele Accossato, invece, riportano agli albori della civiltà occidentale inserendosi in un dialogo diretto con la storia dell'arte. Citazioni di icone classiche come divinità pagane e figure archetipiche vengono rielaborate e «trasportate» nel presente attraverso interventi che le trasformano e le destabilizzano. La bellezza della Venere viene soffocata dal pluriball mentre a suo figlio Amore vengono legate le ali per non poter fuggire dalla cassa da spedizione dentro cui è costretto. Il tempo diventa qui uno strumento critico, che denuncia la mercificazione dell'oggetto artistico, rendendo figure mitiche portatrici di valori umani ostaggi del mercato dell'arte.

In modo complementare, Dario Tironi lavora con ciò che l'uomo e il tempo hanno già consumato: materiali di scarto, giochi abbandonati, residui tecnologici. Questi frammenti, apparentemente privi di valore, vengono ricomposti in figure umane dal carattere quasi post-umano o cristallizzati per sempre in resina come fossili in ambra. Il passato, in questo caso, non è memoria idealizzata, ma materia concreta che costruisce il futuro: ciò che scartiamo diventa ciò che siamo e viceversa. Gli umanoidi di Tironi non vogliono rappresentare una futura realtà distopica ma riportarci al presente attraverso le cose costruite in passato che costituiscono la nostra memoria per ricordarci da dove veniamo e chi siamo.

Dall'esteriorità degli oggetti che creiamo e consumiamo in un ciclo infinito, arriviamo grazie alla ricerca di Manuel Felisi all'interiorità, a una dimensione intima e sensibile. Le sue opere virano verso una matrice pittorica che cattura la memoria attraverso l'uso del colore come esperienza emotiva, come traccia di un vissuto personale che si sedimenta attraverso immagini e materiali. Stoffe variopinte, carte da parati floreali e colore puro entrano in relazione in un collage stratificato di ricordi e sensazioni che rimandano a un mondo naturale incontaminato che può esistere solo come immagine spirituale effimera destinata a dissolversi ma qui raccolta e messa su tela.

A chiudere questi viaggi nella memoria e nel tempo ci sono Valeria Vaccaro, scultrice che vuole fermare il tempo, e Max Farina, fotografo che al contrario asseconda e mostra visivamente il suo scorrere dinamico in costante evoluzione. Le opere di Vaccaro trasformano materiali effimeri, destinati al deperimento e alla distruzione, come il legno bruciato di fiammiferi accesi, in sculture di marmo. In questo passaggio, il gesto distruttivo del tempo viene invertito: ciò che è fragile diventa eterno, ciò che è transitorio si trasforma in permanenza. In modo diametralmente opposto, Farina utilizza un medium statico per natura, la fotografia, che tuttavia viene ricodificato in uno scenario mobile e sensibile al cambiamento. La sua ricerca parte proprio dalla città di Venezia presentandosi come un tentativo infinito di esaurimento dello sguardo di uno dei luoghi più visitati al mondo: il celeberrimo Canal Grande visto dal Ponte di Rialto. I suoi Cronorami manifestano e restituiscono la memoria di ogni persona che abbia mai tentato di attraversare questo spazio in una costruzione visiva che accumula frammenti temporali tanto diversi quanto accomunati dal fascino che inducono. Il tempo, qui, non è più invisibile: diventa struttura, ritmo, superficie formata dalla memoria collettiva di miliardi di esperienze individuali.... leggi il resto dell'articolo»

Attraverso queste diverse pratiche, la mostra costruisce un percorso in cui il tempo non è solo tema, ma materia attiva. Memoria individuale e collettiva, passato e futuro, permanenza e trasformazione si intrecciano, dando forma a una narrazione complessa e stratificata.

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Mostra: Tracce del Tempo. Forme della Memoria

Venezia - San Polo Art Gallery

Apertura: 03/07/2026

Conclusione: 30/09/2026

Organizzazione: San Polo Art Gallery

Curatore: Beatrice Mantovano e Angela Marin

Indirizzo: Salizada San Polo 2102 - 30125 Venezia (VE)

Vernissage: venerdì 3 luglio 2026, ore 18:30

Orari: tutti i giorni eccetto il martedì, ore 10:30–19:00

Ingresso: libero

Info: tel. 333.39.59.872 / 393.98.56.018 – info@sanpoloartgallery.it

Sito web per approfondire: https://www.sanpoloartgallery.it



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