La mostra alla Fondazione Mudima presenta una selezione di circa cinquanta opere di Umberto Mariani (Milano 1936) che, coprendo un arco temporale che va dal 1966 al 2016, ripercorrono la ricerca di uno tra gli artisti più significativi della sua generazione. La formazione di Mariani nei lontani anni ’50 all’Accademia di Brera a Milano è avvenuta all’interno del clima neoclassico e di forte valenza tradizionale proprio della scuola di Achille Funi, fondatore e protagonista insieme a Sironi e Carrà del gruppo artistico del Novecento.
Alla metà degli anni ’60 Mariani trova la propria autonomia di linguaggio realizzando una serie di opere che lui chiama “oggetti allarmanti”, quadri che rappresentano strani umanoidi formati dall’assemblaggio di poltrone, cuscini, stivali, guanti, dipinti con la “sapienza del mestiere” assimilata in quella “bottega del Quattrocento” concepita e or- ganizzata come una fucina classicheggiante dal suo maestro Funi.
Già in queste prime prove compaiono con insistenza particolari di quelle pieghe che in seguito diventeranno protagoniste assolute del suo lavoro, dal giorno in cui Mariani de- ciderà di indirizzare la sua attenzione in modo esclusivo verso il “panneggio”, ovvero il drappo, il tessuto, l’addobbo.
La piega, da dettaglio circoscritto, viene dall’artista ripetuta all’infinito acquisendo ben altro significato: diviene sudario, sipario, drappeggio, cioè un tema che è stato centrale nell’arte occidentale dagli antichi greci fino a tutto il XVIII secolo.
All’inizio e fino agli anni ’80 Mariani è pittore, e nelle sue opere la piega è dipinta. E’ però con i primi anni ’90 che l’artista scopre un materiale nuovo, il piombo, e con questo si affaccia al mondo della scultura. Con il piombo, che considera “un tessuto muto e pesante”, l’artista crea misteriose “sinfonie plissettate”. Si tratta di una lamina molto sot- tile e malleabile che consente all’artista di plasmare e modellare le forme più varie, spesso colorate con tinte monocrome. Nascono così opere sia in bassorilievo sia in altorilievo. Invece delle “superfici estroflesse” di artisti quali Castellani e Bonalumi, Umberto Mariani crea piuttosto delle “superfici introflesse”, poiché la piega, per sua costituzione, è sì un el- emento che invade lo spazio, ma in profondità. Per questa ragione per Mariani il riferi- mento costitutivo non va allo Spazialismo e a Lucio Fontana, ma a una ricerca che affonda le sue radici in forme archetipe e in funzioni arcaiche che evocano sublimi bellezze.
Mercoledì 16 novembre in occasione dell’ottantesimo compleanno del maestro, sarà presentato il volume Racconto di 400 pagine, Edizioni Mudima, a cura di Gérard- Georges Lemaire, con testi inediti dello stesso curatore e di Julien Blaine, Béatrice Cour- raud, Véronique Emmenegger, Giorgio Fontana, Patrick Froehlich, Jean-Claude Hauc e Esther Ségal. Ciascuno di questi testi è ispirato ad un’opera in oro di Mariani. Il volume contiene inoltre una ricca antologia critica e numerose fotografie che documentano la vita e l’opera di Umberto Mariani.
Mostra: Umberto Mariani - Sinfonie di pieghe: la superficie introflessa
Milano - Fondazione Mudima
Apertura: 11/11/2016
Conclusione: 10/12/2016
Curatore: Gérard-Georges Lemaire
Indirizzo: Via Tadino 26, Milano
Sito web per approfondire: http://www.mudima.net/it/portfolio-items/umberto-mariani/
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