Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie

  • Quando:   01/04/2021 - 04/07/2021
  • evento concluso

Pittura del XIX-XX Secolo

Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie
Paul Ranson - L'Iniziazione alla musica, 1889 collezione privata

A Palazzo Roverella di Rovigo fino al 4 luglio 2021, sono esposte 180 opere da 40 musei di 7 Paesi per raccontare il rapporto tra l’arte e la musica. Tra i musei prestatori, il Centre Pompidou e il Musée Picasso di Parigi, l’Albertina di Vienna, la Collezione teatrale dell’Università di Colonia, la Kunsthalle di Amburgo, la Kunsthaus di Zurigo, lo Stedelijk van Abbemuseum di Eindhoven.

Il tema dei rapporti tra la musica e le arti visive nell’età contemporanea ha conosciuto negli ultimi decenni una rinnovata fortuna critica, ma non è stato oggetto di mostre importanti, in grado di presentare l’argomento nei suoi aspetti fondamentali. È giunto perciò il momento di dedicare un’esposizione di vasto respiro alle molteplici relazioni tra queste due sfere espressive, dalla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento. A colmare questa lacuna è la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, con una grande mostra in programma a Palazzo Roverella dal primo aprile al 4 luglio, affidata alla curatela di Paolo Bolpagni.

Grazie a prestiti così generosi”, afferma il curatore, “possiamo presentare al pubblico ben sei capolavori di Kandinskij accanto a opere fondamentali di Klee, Kokoschka, Boccioni, Balla, Chagall, Renoir, Savinio, Severini, Casorati e a preziosi disegni di Picasso, Klimt e Le Corbusier. Tra gli altri…”.

E' alla fine dell’Ottocento che il rapporto tra musica e arte visiva conosce una vera rivoluzione, iniziata nel 1880 con il Simbolismo e terminata, insieme alle avanguardie, attorno al 1940. È questo l’arco di tempo che la mostra "Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie" esplora e racconta con una sinfonia di capolavori, quasi centosettanta, provenienti da quaranta musei e altrettanti prestatori privati.

Da Vasilij Kandinskij a Pierre-Auguste Renoir, Marc Chagall, Paul Klee, Giacomo Balla, Mario Sironi, Gino Severini, Alberto Savinio, Felice Casorati, oltre a preziosi disegni di Pablo Picasso, Gustav Klimt e Le Corbusier.

Bolpagni ricorda come, “alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche.
A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nei titoli delle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri”.

Del resto, se è vero che il wagnerismo non esaurisce la questione per quanto concerne l’età simbolista, qualche anno prima dell’esplosione degli “ismi” la Secessione viennese conobbe un momento fondamentale nella mostra del 1902 dedicata a Ludwig van Beethoven, che aveva come fulcro il famoso Fregio di Gustav Klimt ispirato all’Inno alla gioia della Nona sinfonia. Ma sul versante musicale, protagonisti sono anche Bach, Gluck, Schubert, Mendelssohn, Chopin, Wagner, Brahms, Verdi, Boito, Musorgskij, Debussy, Ravel, Puccini, Busoni, Stravinskij, che, pur appartenenti a epoche diverse, dal Settecento ai primi decenni del XX secolo, con i loro capolavori musicali hanno ispirato dipinti, disegni, sculture e incisioni degli artisti di fine Ottocento e inizio Novecento.

Poco dopo sarebbero arrivate le avanguardie. Nel Cubismo emerge l’orientamento dei pittori a prediligere come soggetti gli strumenti musicali. Nel Futurismo ha una grande importanza la componente sonora: Luigi Russolo, oltre che artista visivo, fu compositore e inventò gli “intonarumori”.
È con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee, però, che la musica diventa davvero centrale, facendosi paradigma di una pittura che vuole liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione. Negli anni del Bauhaus, peraltro, entrambi, allora colleghi di insegnamento, sperimentarono la traduzione grafica di ritmi e melodie in linee, punti e cerchi.
Anche nel Neoplasticismo troviamo una presenza importante della musica, in particolare come richiamo, in opere di Piet Mondrian e Theo van Doesburg, ai ritmi della danza moderna.
La stagione delle avanguardie storiche è chiusa dal Dadaismo e dal Surrealismo, dove la componente sonora si manifesta in vari modi: con Kurt Schwitters nella Ursonate, con Francis Picabia nel celebre capolavoro La musica è come la pittura, mentre Salvador Dalí ci offrirà esempio di riferimento al pianoforte in funzione di un automatismo psichico esercitato in assenza del controllo della ragione, per svelare l’autentico funzionamento del pensiero.

Ad essere evidenziata da “Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie.” è la lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze. Evidenziando le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive. Proponendo esempi emblematici di entrambe le arti, creando così una mostra-spettacolo di assoluto fascino.

Titolo: Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie

Apertura: 01/04/2021

Conclusione: 04/07/2021

Curatore: Paolo Bolpagni

Luogo: Palazzo Roverella, Rovigo

Indirizzo: Via Giuseppe Laurenti, 8/10 - 45100 Rovigo

Orari:

dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 19.00
venerdì e sabato dalle 9.00 alle 22.30
domenica e festivi dalle 9.00 alle 20.00

A partire da venerdì 4 giugno, ogni venerdì e sabato l’orario sarà prorogato fino alle 22.30.

Sito web per approfondire: http://www.palazzoroverella.com/

Facebook: PalazzoRoverella