In occasione dell’edizione 2026 si rinnova la collaborazione tra Arte Fiera e Fondazione Furla per il programma di azioni dal vivo curato da Bruna Roccasalva, Direttrice Artistica della Fondazione Furla.
Protagonista della nuova edizione è l’artista Chalisée Naamani (1995, Francia), che presenta Wardrobe, un’opera inedita che intreccia performance, scultura e installazione.
La pratica di Chalisée Naamani si distingue per un approccio trasversale che intreccia pittura, scultura, moda e tecnologia, combinando linguaggi e materiali eterogenei. La sua ricerca indaga i processi di costruzione dell’identità e le modalità di rappresentazione del corpo nella cultura visiva contemporanea, muovendosi tra cultura mainstream, riferimenti alla storia dell’arte e dimensione autobiografica. Spesso realizzate attraverso assemblaggi di materiali di recupero e tessuti stampati con immagini tratte da un archivio personale in continua elaborazione, le sue opere assumono la forma di quelli che l’artista definisce “vêtements-images” (abiti-immagine): capi concepiti come dipinti o sculture e non destinati a essere indossati.
Wardrobe (2026) è un progetto inedito pensato appositamente per il Padiglione de l’Esprit Nouveau, e coniuga un intervento architettonico site-specific con un’azione performativa che vede l’artista coinvolta in prima persona. Ispirandosi alla duplice natura del Padiglione — manifesto degli ideali modernisti e prototipo della machine à habiter di Le Corbusier — Naamani realizza un intervento che trasforma l’edificio in una sorta di grande guardaroba, all’interno del quale mette in scena la quotidianità attraverso l’atto di stirare.
Il guardaroba in sé non rimanda solo all'abito ma anche all'atto di custodire, preservare e conservare, e il termine stesso Wardrobe contiene questo duplice significato: partendo dalla sua etimologia — dal francese garde-robe — Naamani ha ideato un intervento che riflette sui concetti di abito, abitacolo e abitudine e su come il corpo, il suo rifugio e la ripetizione dei gesti contribuiscano a costruire il nostro modo di essere.
Un binario comunemente utilizzato nelle lavanderie a secco per appendere indumenti attraversa il Padiglione tracciando una linea che dialoga direttamente con le geometrie pure dell’edificio, per culminare in una stanza dove numerosi copriabiti monocromi, identici e ordinatamente sospesi, fanno da cornice all’azione performativa che si svolge al suo interno.... leggi il resto dell'articolo»
Per la prima volta, i coloratissimi capi di abbigliamento creati da Naamani lasciano il posto alle loro custodie: se l’abito è già di per sé un’interfaccia, una seconda pelle e un archivio del corpo, il copriabito enfatizza questa idea di custodia, protezione e contenimento, diventando il punto di incontro tra l’architettura e il corpo.
Anche gli eccentrici tessuti che caratterizzano la produzione dell’artista si spogliano di ogni elemento iconografico per lasciare che siano la materialità, la texture e la trama del tweed a sostituirsi agli intrecci narrativi costruiti dalle immagini, trasformandosi in superfici solo apparentemente neutre.
Sebbene il tweed trasmetta un’apparenza di neutralità con la sua palette cromatica ridotta e l’assenza di immagini, resta tuttavia un materiale profondamente carico di storia e di riferimenti, legati alla classe sociale, alla tradizione, alla durata e alla protezione. Storicamente il tweed è un tessuto resistente progettato per proteggere dal freddo e dal vento e per durare nel tempo, e in questo senso risuona direttamente con le nozioni di copertura, riparo, conservazione e cura che attraversano l’intero progetto.
Allo stesso tempo, il tweed è un tessuto dalle forti connotazioni nella cultura occidentale, associato alla rispettabilità, alla normatività e a una certa idea di stabilità sociale. Il suo legame storico con l'eleganza aggiunge un ulteriore livello di significato e all’interno di un contesto in cui il corpo è assente, coperto o tenuto a distanza, crea una dissonanza che apre a una lettura critica della protezione, della visibilità e del controllo.
Nel lavoro di Naamani i significati non sono mai univoci ma aperti e stratificati. Anche in questo caso l’installazione si apre a ulteriori livelli di lettura che risuonano con i drammatici eventi in corso nel suo Paese d’origine, l’Iran. Alla luce dell’attuale repressione, questi copriabiti assumono un’eco inattesa, evocando corpi custoditi e immagini che appartengono al nostro presente.
Anche il vestito con una stampa di tulipani che scorgiamo tra i numerosi copriabiti ha un preciso significato legato all’Iran, dove il tulipano rosso è un simbolo di martirio spesso associato a coloro che sono caduti per la libertà.
Al centro di questo palcoscenico l’artista è impegnata in un’azione performativa che consiste nell’atto di stirare, un gesto quotidiano che evoca cura e dedizione ma anche ripetizione meccanica e alienazione. I riferimenti attraversano la cultura pop e la storia dell’arte, dalla pittura fiamminga e olandese del Seicento alle Stiratrici di Edgar Degas e Pablo Picasso, fino ad azioni performative femministe degli anni Settanta e Ottanta.
Contestualizzato all’interno del Padiglione dell’Esprit Nouveau questo gesto si ricollega direttamente alla visione di Le Corbusier della casa come machine à habiter. Nel suo ripetersi meccanico l’atto di stirare riflette la stessa idea di funzionalità incarnata dall’architettura modernista, ma allo stesso tempo evidenzia la dimensione corporea e affettiva dell’abitare.
Attraverso un gesto semplice e reiterato, Naamani utilizza l’azione domestica come dispositivo critico, evidenziando le modalità attraverso cui il corpo si inserisce e rinegozia i sistemi spaziali e funzionali dell’abitare quotidiano.
Chalisée Naamani (1995, Neuilly-sur-Seine, Francia) si è formata all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, città in cui vive e lavora. Ha esposto in mostre personali e collettive in istituzioni e gallerie internazionali, tra cui Palais de Tokyo, Pinacoteca Agnelli, La Galerie, Art-O-Rama, Hangar Y, Nice Biennale, Poush, Reiffers Institute, La Villette e BOZAR. Tra i riconoscimenti figurano il Premio Pista 500 di Pinacoteca Agnelli, il Prix des Fondations per la scultura e l’installazione e il Prix Benoît Doche de Laquintane.
Mostra: Chalisée Naaman. Wardrobe
Bologna - Padiglione de l’Esprit Nouveau
Apertura: 05/02/2026
Conclusione: 08/02/2026
Organizzazione: Fondazione Furla
Curatore: Bruna Roccasalva
Indirizzo: Piazza della Costituzione 11 - 40128 Bologna (BO)
Orari performance: giovedì 5 febbraio ore 16 e 18; venerdì 6 febbraio ore 12 e 18; sabato 7 febbraio ore 12, 16 e 18; domenica 8 febbraio ore 12 e 15
Ingresso gratuito e senza prenotazione. Per accedere alla performance non è necessario aver acquistato il biglietto per Arte Fiera. Si ricorda al pubblico che il biglietto giornaliero (1 ingresso) non permette di uscire e rientrare in fiera. Si consiglia quindi di visitare il Padiglione prima di entrare ad Arte Fiera o alla vostra uscita. Ciascuna performance ha una durata di circa 75-90 minuti
Orari apertura Padiglione: giovedì 5 febbraio 15.00-20.00; venerdì 6 febbraio 11.00-20.00; sabato 7 febbraio 11.00-20.00; domenica 8 febbraio 11.00-18.00
Sito web per approfondire: https://www.artefiera.it
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