Toccheremo poi Venezia, dove una personale si innesta nel programma del Padiglione Tanzania alla Biennale, Faenza, per una mostra nel contesto di Argillà Italia, e infine Pavia, con un intervento nella chiesa di Santa Maria Gualtieri.
1. Christian Balzano a Venezia, negli spazi della Biennale
Quando: 6 – 27 settembre 2026
Luogo: Venezia, Gervasuti Foundation at Supernova
Fino al 27 settembre la Gervasuti Foundation at Supernova, a Venezia, ospita I ARE BORDER, mostra personale di Christian Balzano (Livorno, 1969), a cura di Martina Cavallarin con Antonio Caruso e con il contributo alla curatela di Camilla Ballesto. La mostra è promossa da Casa d'Arte San Lorenzo ed è il nono appuntamento di Diary, il programma di attivazioni che accompagna Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation, mostra del Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia.
Già presente nel Padiglione con l'installazione La stanza del Matto, Balzano sviluppa ora quel nucleo di ricerca in un progetto autonomo che approfondisce il tema del confine non come limite geografico o politico, ma come condizione esistenziale. Identità, appartenenza e memoria si ridefiniscono continuamente attraverso l'incontro con l'altro, in una geografia fatta più di relazioni che di separazioni. Il percorso riunisce installazioni, sculture e dipinti e torna a concentrarsi sulla figura del Matto, alter ego dell'artista e protagonista di un viaggio attraverso territori fisici e interiori. Vicino all'archetipo del trickster, il Matto attraversa i sistemi di potere senza appartenervi, mettendo in discussione certezze consolidate e suggerendo la possibilità di nuovi equilibri tra individui, comunità e culture.
Anche il titolo I ARE BORDER introduce deliberatamente una frattura linguistica: "Io siamo confine" diventa una dichiarazione poetica nella quale l'identità non coincide con un soggetto isolato, ma prende forma nella pluralità delle relazioni. Il confine si trasforma così da linea di divisione a spazio dinamico di negoziazione, contaminazione e riconoscimento reciproco. Nei dipinti ricompare il toro, figura ricorrente nella poetica di Balzano e metafora delle forze che attraversano ogni frontiera; le mappe costruiscono geografie mobili, nelle quali territori e appartenenze si sovrappongono e si trasformano. Una serie di gong in alluminio sospesi invita infine il pubblico a intervenire direttamente nell'opera, facendo del gesto, dell'ascolto e della partecipazione elementi costitutivi dell'esperienza espositiva. Scopri di più.
2. La Biennale di Fiber Art a Valtopina, terza edizione
Quando: 4 settembre – 8 dicembre 2026
Luogo: Valtopina (PG), Museo del Ricamo e del Tessile

Claudia Casarino, Doble desdoble
Dall'installazione ambientale veneziana alla tessitura e al ricamo: a Valtopina, in Umbria, il Museo del Ricamo e del Tessile ospita la terza edizione della Biennale Internazionale di Fiber Art Contemporanea, con la mostra L'Amor che move il sole e l'altre stelle, a cura di Barbara Pavan e con il coordinamento di Maria Mancini. La rassegna è promossa dalla Scuola Ricamo di Valtopina e dal Comune di Valtopina nell'ambito della XXII Mostra del Ricamo e del Tessuto....leggi il resto dell'articolo»
Dopo Appunti su questo tempo (2022), dedicata alle fragilità del presente, e Radici, Metamorfosi, Mescolanze (2024), incentrata sui processi di trasformazione culturale e identitaria, la Biennale conclude un percorso curatoriale quadriennale. Il titolo riprende il celebre verso conclusivo del Paradiso di Dante Alighieri e introduce una riflessione sull'amore inteso non come semplice sentimento, ma come principio relazionale capace di generare cura, responsabilità, appartenenza, desiderio, vulnerabilità, conflitto e trasformazione. L'edizione 2026 assume inoltre un significato particolare nel quadro delle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d'Assisi.
Diciannove artiste e artisti attivi sulla scena internazionale lavorano con ricamo, tessitura, cucitura, installazione, scultura tessile e sperimentazione materica, esplorando le dimensioni affettive, etiche, sociali, politiche, spirituali e simboliche dell'amore. Il tessile si afferma così come linguaggio pienamente contemporaneo, nel quale il filo diventa materia di pensiero, elemento critico e strumento narrativo per interrogare temi come memoria, identità, relazioni, cura e appartenenza. Il Museo, che dal 2007 conserva una collezione permanente di circa quattrocento manufatti tra abiti, biancheria e tessili per la casa, offre un contesto nel quale il progetto mette in relazione patrimonio storico e produzione contemporanea. Il programma diffuso Biennale OFF coinvolge inoltre altre due sedi del Comune: la Biblioteca Comunale Stelvio Sbardella, con Un tempo altro. Estetica della lentezza, e la Sala Consiliare, con Soperchi ornamenti. Con oltre settanta artisti complessivamente nelle tre sedi, la Biennale raggiunge la sua dimensione più ampia. Scopri di più.
3. Alessandro Roma a Palazzo Milzetti, per Argillà Italia
Quando: 1 settembre – 11 ottobre 2026
Luogo: Faenza, Palazzo Milzetti – Museo Nazionale dell'età neoclassica in Romagna

Alessandro Roma, s.t., 2025, ceramica smaltata, 38x57 cm
A Faenza, in occasione di Argillà Italia 2026, Festival internazionale della ceramica, Palazzo Milzetti ospita Presenze, mostra personale di Alessandro Roma (Milano, 1977), curata da Domenico Iaracò e promossa in collaborazione con il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. La mostra sarà visitabile fino all'11 ottobre 2026.
Presenze rappresenta una nuova tappa del percorso di ricerca di Roma, nato da una formazione prevalentemente pittorica e progressivamente esteso alla ceramica, al collage, alla scultura, alla stampa su tessuto e alla sperimentazione di differenti tecniche e materiali. Il filo conduttore della mostra è la natura, presenza viva e generatrice che attraversa le sale del palazzo e instaura un dialogo con i dipinti murali, gli stucchi e le decorazioni della dimora neoclassica. Le opere sembrano riappropriarsi di spazi che solo in apparenza sono privi dell'elemento naturale, dando forma a paesaggi interiori nei quali esperienze reali e immaginazione si incontrano.
Ad aprire il percorso è una figura arcana, simile alla livrea di un uccello esotico, priva di volto, che introduce il visitatore in un universo sospeso. Sala dopo sala compaiono elementi vegetali policromi, fusti e foglie appartenenti a specie non definite, piatti ricoperti da rigogliosi viluppi naturali e opere nelle quali forme e colori si allontanano dalla rappresentazione realistica, componendo un erbario e un bestiario ideali. La natura non è più uno sfondo o un semplice elemento simbolico, ma diventa protagonista assoluta. La figura umana assume invece un ruolo defilato, mentre la natura, dalla quale nasciamo e alla quale torniamo, si impone come presenza centrale e inesauribile fonte di forme, colori e possibilità creative. Nel percorso emergono anche volti posti su treppiedi e decorati su entrambi i lati, opere che interrogano sulla molteplicità dell'identità e sulla distanza tra il volto mostrato agli altri e quello più intimo e interiore. Il dialogo con Palazzo Milzetti si estende infine alle presenze vegetali già custodite nelle decorazioni delle sale e negli stucchi, proseguendo idealmente oltre le finestre, nel giardino interno e negli spazi che circondano la casina romantica recentemente acquisita dal Museo. Le opere sono state realizzate grazie al contributo e alle competenze di diverse realtà artigiane e ceramiche: Bottega Gatti, Bottega Lega, Bottega Vignoli, Pantoù Ceramics ed Elvira Keller a Faenza, Ceramiche Mazzotti ad Albissola e Ceramiche d'Arte Dolfi di Ivana Antonini a Montelupo. Scopri di più.
4. Alice Reina al MIDeC di Cerro di Laveno Mombello
Quando: 6 settembre – 30 ottobre 2026
Luogo: Cerro di Laveno Mombello, MIDeC – Museo Internazionale Design Ceramico

Alice Reina, Synecdoche, 2025 porcellana
Dalla ceramica faentina alla porcellana sul lago Maggiore: il MIDeC di Cerro di Laveno Mombello ospita A memoria di forma, mostra personale di Alice Reina, artista e designer torinese, vincitrice assoluta del Premio MIDeC 2025. La mostra è curata da Fabio Carnaghi e presenta un corpus di opere inedite a carattere scultoreo e installativo, che illustrano nuovi percorsi nella ricerca dell'artista sulla porcellana.
Il progetto, appositamente pensato per le sale temporanee del museo, è organizzato attorno alle sculture intitolate Janas, in riferimento alle Domus de Janas, tombe scavate della Sardegna pre-nuragica. Le sottilissime morfologie scultoree richiamano carte o mappe srotolate, ma anche scaglie, cortecce, exuviae e pelli, evocando forme legate a mitiche esplorazioni, arcane ricognizioni e ancestrali mutamenti. Il contrasto tra interno astratto ed esterno tattile attraversa la serie e rompe l'idealità della materia a favore dell'indeterminatezza, mentre finito e infinito convivono nelle forme scultoree. In concomitanza con la mostra principale viene allestita una project room dedicata al progetto Chain di Stella Giada Giudice, vincitrice della Menzione MIDeC.LAB, selezionata da Marcello Morandini a seguito del laboratorio di design ceramico tenuto da Natascia Fenoglio nell'ambito dei corsi della Scuola di Design e Fashion Design presso NABA, Milano. Scopri di più.
5. Azelio Corni a Santa Maria Gualtieri di Pavia
Quando: 5 settembre – 4 ottobre 2026
Luogo: Pavia, Santa Maria Gualtieri

Al riparo dal Cielo, foto allestimento
Chiude questo numero della Settimana uno spazio dedicato ad Azelio Corni (Sesto Calende, 1948 – 2023): Al riparo dal Cielo, installazione allestita nella chiesa di Santa Maria Gualtieri a Pavia e curata dai figli dell'artista, Caterina e Umberto Corni. È la seconda tappa di un progetto espositivo nato per far conoscere e riscoprire l'opera dell'artista lombardo, dopo l'esordio nel 2025 nella Prima Scuderia del Castello di Vigevano.
Le grandi tele riunite in mostra raccolgono lavori iniziati nel 2004, nei quali ricorre la forma della volta, richiamo al concetto di casa e di focolare. Corni affronta questo tema attraverso un linguaggio che affonda le proprie radici nel suo interesse per il mondo arcaico: simboli e intuizioni assumono una forte energia espressiva, mentre le imponenti strutture architettoniche racchiudono il senso primario della vita e della morte. Il nero, scelto come unico colore, diventa emozione e strumento attraverso il quale spingere lo sguardo verso l'infinito.
Il dialogo Uomo-Natura costituisce il tema centrale della produzione di Corni. La Natura è interpretata come spazio di libertà e strumento di elevazione dell'Uomo e si traduce in un'interpretazione architettonica delle forme. La sua rappresentazione diventa lo specchio attraverso cui l'essere umano riflette le proprie passioni, la propria visione del mondo e il senso stesso della propria esistenza. Il percorso conduce idealmente dal vuoto e dal silenzio alla progressiva affermazione delle forme: dalle architetture e dalle figure nere emergono linee, curve e geometrie, in una ricerca che si apre progressivamente alla luce e al colore. Le grandi tele, poste in dialogo con le navate dell'antica chiesa, incontrano così uno spazio di austera semplicità che la curatela considera particolarmente adatto ad accogliere il lavoro dell'artista. Scopri di più.
Pubblicato il 07/09/2026dalla Redazione
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