Chiharu Shiota, artista giapponese nata a Osaka nel 1972, oggi residente a Berlino, ha all'attivo esposizioni in importanti sedi istituzionali in diverse parti del mondo, e nel 2015 è stata selezionata per rappresentare il Giappone alla 56ª Biennale di Venezia.
La mostra "The Soul Trembles", venne presentata per la prima volta al Mori Art Museum di Tokyo nel 2019, riunendo le più importanti installazioni immersive dell'artista, a cura di Mami Kataoka, direttrice del museo giapponese, che oggi, insieme a Davide Quadrio, direttore del MAO, cura anche la grande mostra monografica che arriva a Torino in anteprima nazionale. Un progetto espositivo che ha richiesto quasi due anni e mezzo di lavoro e che si espande nell'intero edificio che ospita il MAO, avvolgendo e trasformando i suoi spazi, per consentire ai visitatori di vivere un'esperienza davvero totalizzante. Si può effettivamente parlare di un'unica grande installazione, che "invade" l'area delle mostre temporanee fino alle gallerie delle collezioni permanenti, ponendosi in un dialogo diretto anche con le opere del Museo.
Spesso radicate in esperienze intime e personali, le installazioni di Shiota tracciano linee sottili tra memoria e oblio, presenza e assenza; con i suoi fili intrecciati – rossi o neri – l'artista costruisce spazi che sembrano sospesi fra sogno e veglia, luoghi dove il visitatore è invitato a uscire dal consueto sguardo per confrontarsi con la vulnerabilità dell'essere. Seguendo il suo percorso creativo, si comprende come questa ricerca sia alimentata da una tensione interiore: un desiderio di dare forma all'invisibile, alle relazioni fragili, a quelle reti che tengono insieme (o disgregano) le esistenze.
Formatasi a Kyoto e poi trasferitasi a Berlino, Shiota ha sviluppato un linguaggio immersivo che fonde performance, installazione ambientale e oggetto trovato. La rivoluzione personale arriva anche attraverso la malattia, che le ha fatto affrontare la fragilità del corpo e del tempo, ma anche la forza della traccia che resta. Il filo, elemento di unione e presenza inquietante al contempo, è il tratto costante nella sua poetica: non solo metafora visiva, ma materia viva che unisce e separa, protegge e libera. Le sue creazioni operano come soglie, invitando il visitatore a varcare limiti noti e a cercare nuove relazioni con se stesso e con l'altro.
In questo vagare fisico e mentale, uno dei motivi ricorrenti nella sua ampia produzione è la barca, certamente simbolo del viaggio, dell'incertezza e delle molteplici possibilità che si aprono e si chiudono lungo il cammino dell'esistenza. Nell'installazione Where Are We Going? (2017-22) la barca sospesa in un reticolo bianco diventa metafora di un passo verso l'ignoto e del ritorno a sé stessi. Con Uncertain Journey (2016) i gusci delle imbarcazioni si adagiano su un pavimento inghiottito da fili rossi – come vene o come connessioni elettriche – evocando il senso profondo della migrazione, e di perdita e incontro che questa porta con sé. In In Silence (2008) è il colore nero ad avvolgere lo spazio, facendo emergere un pianoforte bruciato e sedie vuote. Una straordinaria rappresentazione del silenzio dopo la distruzione, di un vuoto che diventa presenza.
L'interazione con queste installazioni immersive conduce lo spettatore in un'esperienza molto personale, in cui la fascinazione può alternarsi all'inquietudine, ma certamente è forte l'invito ad attingere al proprio bagaglio di memorie, e a riflettere sulle esperienze personali in rapporto alle vicende collettive, nel presente e nella memoria. Come con Accumulation – Searching for the Destination (2021), dove centinaia di valigie pendono sospese in una sinfonia visiva e simbolica: oggetti di memoria o viaggi non ancora compiuti, identità in transito tra cui ci può essere la nostra.

Shiota Chiharu, Accumulation - Searching for the Destination 2014/2019 Suitcase, motor and red rope Dimensions variable Installation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Kioku Keizo Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo... leggi il resto dell'articolo»
E ancora Reflection of Space and Time (2018), che utilizza un abito e la sua immagine specchiata per riflettere sulla presenza nell'assenza; o Inside – Outside (2009), opera incentrata sul concetto di separazione fra interno ed esterno, privato e pubblico.
Con The Soul Trembles l'artista conferma una visione dell'arte come organismo vitale, strumento di riflessione sull'identità e sulla memoria, personale e collettiva, e sui legami, fragili e forti allo stesso tempo. Le vibrazioni o i tremori dell'anima diventano materia ed esperienza, una proiezione dell'intimo verso il mondo esterno e l'altro, o un viaggio personale nell'invisibile e immateriale.
"The Soul Trembles" sarà visitabile in Via San Domenico 11 a Torino fino al 28 giugno 2026, tutti i giorni della settimana con l'eccezione del Lunedì. Per maggiori informazioni rimandiamo al sito del MAO.
Pubblicato il 12/11/2025 dalla Redazione
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