MAGAZINE · Grandi Artisti

Andy Warhol. Guardate la superficie: io sono lì

Con Andy Warhol si completa un percorso iniziato con Jean-Michel Basquiat e Francesco Clemente: i tre artisti che a metà degli anni Ottanta firmarono insieme le celebri tele a sei mani. L'occasione per farlo in questo momento è doppia: la ricorrenza della storica mostra del 9 luglio 1962 alla Ferus Gallery di Los Angeles e gli ultimi giorni della mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, aperta fino al 19 luglio.

Andy Warhol. Autoritratto, 1986 Acrilico e inchiostro serigrafico su lino, cm 101,6 x 101,6 Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.805 © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026

Andy Warhol è l'artista che ha cambiato per sempre il rapporto tra arte e cultura di massa. Pittore, serigrafo, regista, editore, produttore musicale, personaggio televisivo: nessuno come lui ha incarnato l'idea che l'artista contemporaneo potesse essere insieme autore e brand, osservatore e merce. Padre riconosciuto della Pop Art americana, Warhol ha trasformato barattoli di zuppa, bottiglie di Coca-Cola e volti di star in icone del Novecento, ponendo domande sulla riproducibilità, il consumo e la fama che risuonano ancora oggi, nell'epoca dei social media che lui sembrò prevedere con decenni di anticipo. La sua celebre profezia "nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti" suona oggi come una delle descrizioni più efficaci del nostro presente.

Le origini: Pittsburgh e la famiglia rutena

Andrew Warhola nasce a Pittsburgh, Pennsylvania, il 6 agosto 1928, quarto figlio di Ondrej e Julia Warhola, immigrati ruteni provenienti da Miková, un villaggio dell'attuale Slovacchia orientale. La famiglia appartiene alla comunità greco-cattolica di rito bizantino, e la dimensione religiosa, con le sue icone dorate, la ripetizione rituale delle immagini sacre, la frontalità dei volti, lascerà tracce profonde e a lungo sottovalutate nell'opera dell'artista.

L'infanzia è segnata dalla malattia: a otto anni Andy contrae la corea di Sydenham, un disturbo neurologico che lo costringe a lunghi periodi a letto. In quei mesi di isolamento la madre lo intrattiene con riviste, fumetti e fotografie di stelle del cinema: nasce lì la fascinazione per il divismo hollywoodiano che non lo abbandonerà mai. Un tratto biografico che richiama curiosamente l'infanzia di Jean-Michel Basquiat, l'artista il cui nome resterà indissolubilmente legato al suo, segnata anch'essa da un lungo ricovero dopo un incidente stradale, durante il quale la madre gli regalò il trattato di anatomia che ne avrebbe nutrito l'immaginario.

Il padre muore nel 1942, quando Andy ha tredici anni, lasciando da parte i risparmi per garantire al figlio gli studi universitari. Warhol si laurea in Pictorial Design al Carnegie Institute of Technology (oggi Carnegie Mellon University) di Pittsburgh nel 1949 e si trasferisce immediatamente a New York.

L'illustratore di successo

Prima di diventare il profeta della Pop Art, Warhol è per un decennio uno degli illustratori commerciali più richiesti e pagati di New York. Lavora per riviste come Glamour, Vogue e Harper's Bazaar, e per clienti prestigiosi come Tiffany & Co. e le calzature I. Miller, per cui realizza le celebri illustrazioni di scarpe con la tecnica della blotted line, un procedimento di ricalco che anticipa in forma artigianale la logica della riproduzione seriale. È un dettaglio biografico decisivo: Warhol non arriva alla Pop Art da fuori, ma dall'interno del sistema pubblicitario americano, di cui conosce a fondo i meccanismi visivi e commerciali.

Il 9 luglio 1962: la mostra che cambiò tutto

La data che segna l'ingresso ufficiale di Warhol nella storia dell'arte è il 9 luglio 1962, quando alla Ferus Gallery di Los Angeles si inaugura la sua prima mostra personale di pittura: trentadue tele, ciascuna di 51 per 41 centimetri, ognuna raffigurante uno dei trentadue gusti di zuppa Campbell allora in commercio, dal pomodoro alla crema di sedano.

La storia di quella mostra è essa stessa leggendaria. Il gallerista Irving Blum, in visita nell'appartamento-studio di Warhol su Lexington Avenue, aveva visto le tele dei barattoli appoggiate alle pareti e, sorpreso che l'artista non avesse ancora una galleria, gli aveva proposto di esporle a Los Angeles. Per convincerlo, Blum ricorse a una bugia che è entrata negli annali: gli disse che nella sua galleria entravano le star del cinema, cosa che all'epoca non era affatto vera, ma che fece leva sull'antica ossessione di Warhol per Hollywood.

L'allestimento fu geniale quanto le opere: Blum dispose le tele su strette mensole bianche che correvano lungo le pareti della galleria, come prodotti sugli scaffali di un supermercato. La reazione del pubblico fu un misto di perplessità e derisione. Un critico definì il giovane artista uno sciocco o un ciarlatano; una vignetta del Los Angeles Times mise alla berlina i visitatori della mostra; un gallerista vicino espose in vetrina veri barattoli di zuppa Campbell con un cartello che invitava a non farsi ingannare e a comprare l'originale a pochi centesimi. Le vendite furono modeste: cinque tele, acquistate perlopiù da amici, tra cui l'attore Dennis Hopper.

Fu allora che Blum prese la decisione che avrebbe fatto la storia del collezionismo: convinto che le trentadue tele dovessero restare unite come serie, riacquistò quelle vendute e comprò l'intero gruppo direttamente da Warhol per mille dollari, pagati in dieci rate mensili da cento. Nel 1996 il Museum of Modern Art di New York acquisì il set completo da Blum con un'operazione tra donazione e acquisto valutata circa quindici milioni di dollari. Oggi Campbell's Soup Cans è uno dei capisaldi della collezione del MoMA, e quella mostra losangelina del luglio 1962 è considerata l'atto di nascita della Pop Art sulla West Coast e la definitiva consacrazione del movimento come fenomeno nazionale americano....leggi il resto dell'articolo»

Installation view from Moma

Installation view of Andy Warhol: Campbell's Soup Cans and Other Works, 1953–1967 at The Museum of Modern Art, April 25–October 12, 2015. Photo: Jonathan Muzikar. © 2015 The Museum of Modern Art, New York

La Factory: arte, cinema, musica

Nel 1963 Warhol fonda a Manhattan il suo studio, presto ribattezzato The Factory: uno spazio rivestito di stagnola e vernice argentata destinato a diventare il luogo più celebre della controcultura newyorkese. Alla Factory si producono in serie le serigrafie - Marilyn Monroe, Liz Taylor, Elvis Presley, le sedie elettriche, gli incidenti stradali della serie Death and Disaster - ma si gira anche cinema sperimentale, si fanno feste, si costruiscono e distruggono celebrità. Attorno a Warhol gravita una corte di attori, musicisti, poeti e personaggi eccentrici, le cosiddette superstar, che l'artista filma per ore nei suoi Screen Tests.

La produzione cinematografica di Warhol, con titoli radicali come Sleep, Empire e Chelsea Girls, costituisce uno dei corpus più influenti del cinema d'avanguardia americano. Sul versante musicale, Warhol produce il primo album dei Velvet Underground con Nico, disegnandone la copertina con la celebre banana: un disco che vendette pochissimo all'uscita e che è oggi considerato tra i più influenti della storia del rock.

Andy Warhol, Marylin

12 Marilyn Monroe, 1985. Collage of offset Sonnabend collection 75 x 185 cm. Collezione privata. Private Collection

L'attentato del 1968

Il 3 giugno 1968 Valerie Solanas, scrittrice radicale che aveva gravitato attorno alla Factory, spara a Warhol ferendolo quasi mortalmente. L'artista sopravvive dopo ore di intervento chirurgico, ma le conseguenze fisiche e psicologiche lo accompagneranno per il resto della vita. L'attentato chiude simbolicamente la stagione più aperta e sperimentale della Factory: da quel momento l'accesso allo studio viene regolamentato, e Warhol si concentra sempre più sulla dimensione imprenditoriale del suo lavoro.

Gli anni Settanta: la ritrattistica e la business art

Negli anni Settanta Warhol teorizza e pratica quella che lui stesso chiama business art: fare affari, sosteneva, è la forma d'arte più affascinante. Fonda la rivista Interview, accetta commissioni di ritratti dalla jet society internazionale, dipinge Mao Tse-tung trasformando l'iconografia ufficiale del comunismo cinese in merce pop. La ritrattistica su commissione, realizzata a partire da Polaroid scattate personalmente, diventa la sua principale fonte di reddito e insieme un gigantesco archivio antropologico dell'élite degli anni Settanta e Ottanta.

È in questo decennio che nasce anche la serie che lo lega in modo speciale all'Italia: Ladies and Gentlemen, commissionata nel 1974 dal gallerista torinese Luciano Anselmino. Per la prima volta Warhol elegge a protagoniste del proprio lavoro non le star dello spettacolo ma anonime drag queen afroamericane e portoricane della scena newyorkese, ritratte in oltre duecento tele di vivida intensità cromatica. La serie debutta proprio in Italia, a Ferrara, a Palazzo dei Diamanti, nel 1975-76, e viene poi presentata nel gennaio 1976 alla galleria di Anselmino a Milano, con un testo in catalogo di Pier Paolo Pasolini: uno degli incontri più singolari tra la Pop Art americana e l'intellettualità italiana. A cinquant'anni da quel debutto, la serie è tornata proprio a Palazzo dei Diamanti con la mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, aperta fino al 19 luglio 2026, di cui parliamo più avanti.

Warhol e l'Italia: Napoli, Milano e i galleristi

Il rapporto di Warhol con l'Italia è più profondo di quanto la vulgata racconti, e ruota attorno a tre figure di galleristi: Alexander Iolas, Luciano Anselmino e Lucio Amelio. Con Amelio, gallerista napoletano, Warhol stringe un legame che produce nel 1985 la serie Vesuvius: il vulcano in eruzione trasformato in immagine pop, metafora dell'energia della natura ricondotta a un'estetica seriale e consumistica. A Napoli Warhol torna più volte, affascinato dall'energia della città, e sempre per Amelio partecipa al progetto Terrae Motus dopo il terremoto dell'Irpinia con l'opera Fate Presto, tratta dalla prima pagina del quotidiano Il Mattino.

Andy Warhol, Vesuvius

Andy Warhol, Vesuvius, 1985 ph.Luciano Romano

Milano è invece la città dell'ultimo atto. Nel gennaio 1987 Warhol presenta al Refettorio delle Stelline, di fronte al Cenacolo di Leonardo, la serie The Last Supper: oltre a essere una rivisitazione seriale del capolavoro rinascimentale, il ciclo rappresenta l'approdo di un percorso intimo legato alla religiosità mai abbandonata dell'artista. È la sua ultima mostra: poche settimane dopo, il 22 febbraio 1987, Warhol muore a New York a 58 anni, per le complicazioni seguite a un intervento chirurgico alla cistifellea.

Le collaborazioni con Basquiat e Clemente

Negli anni Ottanta Warhol torna paradossalmente alla pittura manuale grazie all'incontro con la nuova generazione. Nel 1984 il gallerista svizzero Bruno Bischofberger promuove la collaborazione a sei mani tra Warhol, Jean-Michel Basquiat e Francesco Clemente: tele collettive in cui convivono l'immaginario seriale di Warhol, l'energia urbana di Basquiat e le figure enigmatiche di Clemente. Con Basquiat il sodalizio prosegue in oltre cento opere a quattro mani, in un rapporto di reciproca alimentazione: il giovane cercava la consacrazione del maestro, il maestro si nutriva della vitalità del giovane. La mostra congiunta del 1985, accolta da critiche feroci che dipinsero Basquiat come una mascotte di Warhol, incrinò il rapporto tra i due; la morte di Warhol nel 1987 fu per Basquiat un colpo da cui non si riprese.

Warhol, Basquiat e Clemente

Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat e Francesco Clemente a New York nel 1984 (foto di Beth Philipps, Courtesy Galerie Bruno Bischofberger, Zürich)

Poetica: la superficie come profondità

Se volete sapere tutto su Andy Warhol, diceva l'artista, guardate la superficie dei miei quadri: io sono lì, non c'è niente dietro. La provocazione contiene la chiave del suo lavoro. Warhol ha fatto della superficie, della ripetizione e dell'impersonalità un metodo per raccontare l'America del consumo di massa senza giudicarla, restituendola con una fedeltà così assoluta da diventare inquietante. Le Marilyn ripetute fino allo sfinimento parlano insieme di glamour e di morte; le sedie elettriche serializzate mostrano come i mass media anestetizzino l'orrore; i barattoli di zuppa dicono che nella società americana il presidente e il passante bevono la stessa Coca-Cola.

La tecnica serigrafica, adottata dal 1962, è la traduzione operativa di questa visione: un procedimento semi-meccanico che riduce al minimo la traccia della mano dell'artista, pur senza eliminarla mai del tutto. Voglio essere una macchina, dichiarava Warhol; eppure le sue superfici, con le loro sbavature, i disallineamenti e le variazioni cromatiche, tradiscono ovunque una sensibilità pittorica raffinatissima, educata da un decennio di lavoro grafico d'élite.

L'eredità e i musei

La consacrazione museale di Warhol non ha eguali tra gli artisti del secondo Novecento. L'Andy Warhol Museum di Pittsburgh, aperto nel 1994 nella città natale, è il più grande museo americano dedicato a un singolo artista. Le sue opere sono conservate in tutte le principali collezioni del mondo, dal MoMA alla Tate Modern, e dominano stabilmente le classifiche del mercato: nel 2022 il ritratto Shot Sage Blue Marilyn è stato venduto da Christie's per 195 milioni di dollari, all'epoca il prezzo più alto mai raggiunto in asta da un'opera d'arte americana del XX secolo.

Warhol e gli anni '80: dalla mostra Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf

Iscriviti al nostro canale per non perdere i nuovi contenuti!

L'attualità in Italia: il ritorno a Ferrara di Ladies and Gentlemen

Il 2026 è un anno di forte presenza warholiana in Italia. L'evento di maggior rilievo è la mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, in corso a Palazzo dei Diamanti a Ferrara dal 14 marzo al 19 luglio 2026. A cinquant'anni dall'epocale esposizione del 1975-76, che portò Warhol in persona nella città estense, Palazzo dei Diamanti propone una riedizione immersiva di quella mostra trasgressiva, accompagnata da un ampio viaggio nella ritrattistica warholiana: oltre 150 opere tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da musei e collezioni europei e americani, con il sostegno dell'Andy Warhol Museum di Pittsburgh. Ideata e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara con la curatela di Chiara Vorrasi, la mostra affianca alla serie Ladies and Gentlemen i ritratti e autoritratti più iconici prodotti tra gli anni Sessanta e Ottanta: dalle Marilyn alla parodia di Mao, dalle silhouette di Mick Jagger e Liza Minnelli alle effigi di Robert Mapplethorpe e Grace Jones, fino a una spettacolare sala di autoritratti. Il percorso mette alla prova l'attualità di una ricerca che ha anticipato temi ancora aperti come la manipolazione estetica, l'identità di genere e la costruzione mediatica dell'identità sociale.

Andy Warhol, Ladies & Gentlemen

Andy Warhol: Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross), 1975. Pittsburgh, The Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.167 © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2025

Si è invece conclusa da pochi giorni, il 20 giugno 2026, la mostra Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975-1987, ospitata dal 20 marzo alla Galleria Crédit Agricole - Refettorio delle Stelline di Milano: un racconto documentario del decennio italiano dell'artista attraverso oltre cento tra opere e documenti, con al centro i capolavori Vesuvius e The Last Supper, i materiali legati ai galleristi Iolas, Amelio e Anselmino, le fotografie d'archivio di Mimmo Jodice, Maria Mulas e Fabrizio Garghetti, e una selezione delle serigrafie di Ladies and Gentlemen presentate da Anselmino a Milano nel gennaio 1976 con il catalogo firmato da Pasolini. Due mostre che, lette insieme, restituiscono la misura di quanto il legame tra Warhol e l'Italia sia stato tutt'altro che un episodio: un vero capitolo della sua biografia artistica, che il nostro paese continua a raccontare e riscoprire.

Andy Warhol

© Christopher Makos | Andy Doorway, 1981

Principali collezioni pubbliche: The Andy Warhol Museum, Pittsburgh; Museum of Modern Art, New York; Metropolitan Museum of Art, New York; Tate Modern, Londra; Museum Ludwig, Colonia; Centre Pompidou, Parigi.


Pubblicato il 09/07/2026dalla Redazione

La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.

Utilizziamo Sendinblue come nostra piattaforma di marketing. Cliccando qui sotto per inviare questo modulo, sei consapevole e accetti che le informazioni che hai fornito verranno trasferite a Sendinblue per il trattamento conformemente alle loro condizioni d'uso

Itinerarinellarte.it


Leggi anche...

Ugo Nespolo. Oggetti e forme al condizionale

Ugo Nespolo. Oggetti e forme al condizionale

Ugo Nespolo è uno degli artisti italiani più longevi e inclassificabili della scena contemporanea. Pittore, cineasta, ceramista, designer, scenografo, scrittore: l'elenco dei linguaggi che ha attraversato nel corso di sessant'anni di attività dice... leggi»

Grandi Artisti

Anish Kapoor. Il vuoto come forma, la materia come mistero

Anish Kapoor. Il vuoto come forma, la materia come mistero

Anish Kapoor è uno degli scultori più influenti e riconoscibili del nostro tempo, un artista che ha trasformato la nozione stessa di scultura pubblica, portando concetti filosofici complessi ⎼ il vuoto, la percezione, l'identità, il sublime ⎼... leggi»

Grandi artisti

Francesco Clemente: la storia, i riconoscimenti, una nuova mostra in Italia

Francesco Clemente: la storia, i riconoscimenti, una nuova mostra in Italia

Francesco Clemente è una delle figure più originali dell'arte contemporanea, un artista che ha costruito un linguaggio profondamente personale fondendo simbolismo occidentale, spiritualità orientale, autobiografia e ricerca interiore. E' stata di... leggi»

Grandi Artisti

Gli anni '80 e il Neo-espressionismo: Jean-Michel Basquiat

Gli anni '80 e il Neo-espressionismo: Jean-Michel Basquiat

Jean-Michel Basquiat è stato uno degli artisti più rivoluzionari e influenti del secondo Novecento, capace di trasformare il linguaggio del graffitismo urbano in una pittura colta, istintiva e profondamente politica. Dalle scritte firmate SAMO sui... leggi»

Grandi artisti