Dalla sua formazione londinese negli anni Settanta fino alle installazioni che occupano piazze, musei e palazzi storici su quattro continenti, il suo percorso si è sviluppato con una coerenza rara nel panorama contemporaneo: quello di un artista che non ha mai smesso di interrogarsi su cosa sia un oggetto, su dove finisca e dove inizi lo spazio che lo circonda.
Le origini: Mumbai, Gerusalemme, Londra
Anish Mikhail Kapoor nasce il 12 marzo 1954 a Bombay, oggi Mumbai, da una famiglia di origini miste: il padre, di famiglia punjabi, era un idrologo della Marina Indiana; la madre proveniva da una famiglia ebrea irachena appartenente alla comunità sefardita di Baghdad radicatasi nel subcontinente. Questa doppia eredità ⎼ induista e sefardita, indiana e mediorientale ⎼ alimenterà per tutta la carriera la sua fascinazione per i temi dell'origine, dell'identità e del sacro.
Dopo l'infanzia a Mumbai e gli anni al Doon School, il prestigioso collegio di Dehra Dun, nel 1971 si trasferisce in Israele con uno dei suoi fratelli, dove vive brevemente in un kibbutz e inizia a studiare ingegneria elettronica, prima di rendersi conto che la sua strada è l'arte. All'inizio degli anni Settanta si trasferisce a Londra, dove consegue il diploma all'Hornsey College of Art e poi il master al Chelsea School of Art, dove studia tra gli altri con Paul Neagu, scultore rumeno che lo aiuta ad articolare una visione artistica transculturale.
Il ritorno in India e le prime opere a pigmento
Nel 1979 Kapoor torna in India per la prima volta da adulto, e l'esperienza si rivela decisiva. Con occhi nuovi sulla terra natale, inizia a utilizzare pigmenti in polvere saturi, modellati in forme geometriche perfette, dando vita a una serie di sculture che segnano la sua prima affermazione internazionale. Nascono così i cicli 1000 Names e To Reflect an Intimate Part of the Red, piccoli e medi oggetti di pietra o materiale sintetico sepolti o circondati da cumuli di polvere colorata che sembrano dissolversi nello spazio, cancellando il confine tra oggetto e ambiente, tra forma e assenza di forma. Queste opere introducono fin da subito i due temi che attraverseranno tutta la sua carriera: il vuoto come presenza e il colore come sostanza spirituale, non come attributo decorativo.
Kapoor affiora all'attenzione internazionale attraverso mostre personali a Parigi (Galerie Patrice Alexandre, 1980), Londra (Lisson Gallery, 1982) e New York (Barbara Gladstone Gallery, 1984). La sua associazione con la Lisson Gallery di Londra, che dura per decenni, rappresenta uno dei sodalizi più duraturi tra un artista e una galleria nella scena britannica contemporanea.
La Biennale di Venezia, il Turner Prize e la consacrazione internazionale
Nel 1990 rappresenta la Gran Bretagna alla XLIV Biennale di Venezia, dove riceve il Premio Duemila. L'anno successivo, nel 1991, vince il Turner Prize. Con questi due riconoscimenti consecutivi, Kapoor si impone definitivamente come una delle voci più originali della scultura britannica, in una generazione che comprende Richard Deacon, Tony Cragg e Antony Gormley.
Le opere di quegli anni approfondiscono la ricerca sul vuoto: cavità scavate nel muro o nel pavimento dipinte di blu intenso che sembrano aprire portali verso l'infinito, oggetti la cui superficie riflettente restituisce un mondo capovolto, forme concave che inghiottono la luce e l'immagine dello spettatore. La scultura non è più un volume pieno che occupa lo spazio: è uno strumento per rendere visibile ciò che normalmente non si vede.

Anish Kapoor, Svayambhu, 2007 Photo: Dave Morgan. © Anish Kapoor. All rights reserved SIAE, 2023...leggi il resto dell'articolo»
Le grandi commissioni pubbliche: dalla Turbine Hall al Cloud Gate
A partire dagli anni Duemila Kapoor affronta la scala urbana e architettonica con un'ambizione che pochi artisti del suo tempo eguagliano. Nel 2002, per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra, realizza Marsyas, un'installazione titanica: tre anelli d'acciaio collegati da una membrana di PVC rosso che si distende per 155 metri attraverso l'intera lunghezza dell'enorme navata del museo, evocando al tempo stesso uno strumento musicale, un organismo anatomico e una cattedrale laica.
Nel 2004 Cloud Gate viene inaugurato nel Millennium Park di Chicago: un arco ellittico di acciaio inossidabile lucidissimo del peso di 110 tonnellate, soprannominato "The Bean" dai chicagoans, che riflette e distorce il profilo della città, il cielo, e chiunque gli si avvicini, trasformando ogni visitatore in co-protagonista dell'opera. È il primo lavoro permanente di Kapoor negli Stati Uniti e diventa rapidamente uno dei luoghi pubblici più fotografati al mondo, un caso rarissimo di scultura d'avanguardia che entra nel patrimonio affettivo collettivo di una metropoli.
Nel 2006 Sky Mirror, uno specchio concavo in acciaio inossidabile di 11 metri di diametro, viene installato al Rockefeller Center di New York, rovesciando il riflesso del paesaggio urbano e trasformando la piazza in un'esperienza percettiva spiazzante. Nel 2011, per le Olimpiadi di Londra del 2012, viene completato l'ArcelorMittal Orbit, una torre alta 114 metri e mezzo nel parco olimpico, la scultura permanente più alta del Regno Unito, una struttura a spirale in acciaio tubolare rosso che avvolge una struttura portante non convenzionale e include al suo interno percorsi panoramici aperti al pubblico.
La Royal Academy, il Vantablack e la controversia come poetica
Nel 2009 la Royal Academy of Arts di Londra gli dedica una grande retrospettiva, la prima a un artista vivente nella storia della sua sede. La mostra include Shooting into the Corner, un cannone che spara blocchi di cera rossa sulle pareti bianche della galleria, accumulando nel tempo una ferita pittorica sempre più viscerale, e Tall Tree and the Eye, una torre di sfere specchianti che si replica all'infinito moltiplicando il riflesso dello spazio circostante. Circa 275.000 visitatori la attraversano nei quattro mesi di apertura.

Anish Kapoor. Tall Tree & The Eye, Stainless steel and carbon steel 1297 X 442 X 440 cm - Guggenheim Museum Bilbao (foto di itinerarinellarte.it)
Nel 2016 Kapoor acquisisce il diritto esclusivo di utilizzo artistico del Vantablack, un materiale sviluppato dalla Surrey NanoSystems per applicazioni militari e aerospaziali: una superficie composta da milioni di nanotubi di carbonio ⎼ in particolare da parte dell'artista Stuart Semple, che lancia in risposta la vernice rosa "più vistosa del mondo" alla quale Kapoor è esplicitamente proibito di accedere ⎼ ma rivela anche il nesso profondo tra la sua poetica del vuoto e questa tecnologia del buio assoluto: il Vantablack applicato a forme sferiche o circolari crea l'illusione che l'oggetto non esista, che al suo posto si apra un vuoto totale.
Nel 2015 l'installazione Dirty Corner, colosso d'acciaio grezzo installato nei giardini della Reggia di Versailles, viene vandalizzata più volte con scritte antisemite. Kapoor decide di lasciare le scritte visibili, come testimonianza del razzismo e del fondamentalismo presenti nella società contemporanea.
La poetica: vuoto, percezione, sublime
L'opera di Kapoor ruota attorno a un insieme di ossessioni che si riconfigurano continuamente attraverso materiali e scale differenti. Per tutta la durata della sua carriera, l'artista è stato affascinato dalle nozioni di forma e vuoto, prospettiva, luce e sua assenza, lavorando su scale molteplici con materiali diversissimi ⎼ specchio, pietra, cera, PVC ⎼ mentre esplora instancabilmente forme geometriche e biomorfe e manifesta un interesse singolare per lo spazio negativo.

At the Edge of the World II, 1998, Fibreglass and pigment, 3x8x8m, Photograph: David Stjernholm © Anish Kapoor. All rights reserved, 2026
Il vuoto non è assenza per Kapoor: è una presenza attiva, una sostanza filosofica e quasi religiosa che rimanda alla tradizione mistica tanto dell'induismo quanto della cabala ebraica. Le sue superfici riflettenti non producono immagini stabili, ma immagini in continuo disfacimento: il visitatore si vede rovesciato, moltiplicato, dissolto. La scala monumentale serve non alla spettacolarizzazione, ma a rendere fisicamente esperibile l'incontro tra l'individuo e ciò che lo supera.
La presenza in Italia: da Galleria Continua a Palazzo Strozzi, da Milano a Venezia
In Italia Kapoor vanta una presenza istituzionale ricca e continuativa. Dal 2003 è rappresentato da Galleria Continua, la galleria fondata a San Gimignano nel 1990 da Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo, che ha contribuito a portare il suo lavoro in contesti insoliti e a costruirne la visibilità nel mercato italiano ed europeo. Galleria Continua ha ospitato sue mostre, tra cui Descension nel 2015 nella sede di San Gimignano, e ha affiancato alcune delle sue più importanti presentazioni italiane, tra cui la grande retrospettiva a Palazzo Strozzi.

Anish Kapoor (Mumbai, 1954), Laser Red to Garnet 2018, stainless steel and lacquer, 111 x 111 x 13 cm. Photo : Dave Morgan © Anish Kapoor. All rights reserved SIAE, 2023 Courtesy of the artist and Galleria Continua
La prima personale italiana di Kapoor si tiene alla Fondazione Prada di Milano, dove presenta una selezione di lavori che segnano la sua evoluzione dalle forme tridimensionali dai colori primari verso opere più complesse. Nel 2013 una versione di Dirty Corner ⎼ la grande scultura d'acciaio destinata poi a Versailles ⎼ viene esposta alla Fabbrica del Vapore di Milano in un allestimento site-specific di eccezionale scala. L'installazione, realizzata con il supporto di Galleria Continua, Lisson Gallery e Galleria Massimo Minini, è costituita da un volume in acciaio lungo circa sessanta metri e alto otto che attraversa la navata dello spazio espositivo, permettendo ai visitatori di entrarvi all'interno.
Nel 2022 Kapoor è protagonista di un'operazione di grande rilievo a Venezia: una mostra retrospettiva distribuita simultaneamente su due sedi eccezionali, le Gallerie dell'Accademia e il vicino Palazzo Manfrin nel sestiere di Cannaregio. Alle Gallerie dell'Accademia diventa il primo artista britannico a tenere una mostra personale nella storica istituzione. Alle Gallerie dell'Accademia presenta i lavori della serie 1000 Names e le opere sul vuoto degli anni di formazione, fino alle sculture ricoperte di Vantablack ⎼ qui esposte al pubblico per la prima volta ⎼ che in forme che appaiono e scompaiono davanti agli occhi spingono la ricerca sul vuoto in territori radicalmente nuovi. Il Palazzo Manfrin, un'antica residenza veneziana acquistata e ristrutturata da Kapoor per ospitarvi la sede della sua Fondazione, uno spazio espositivo e uno studio, ospita la seconda parte della mostra, con nuove sculture monumentali create appositamente per il luogo, tra cui l'opera Mount Moriah at the Gate of the Ghetto che fuoriesce dal soffitto dell'androne d'ingresso. Questo spazio accoglie attualmente un'esposizione in contemporanea con la 61^ edizione della Biennale d'Arte di Venezia.

Anish Kapoor, Void Pavilion VI, 2018, mixed media, paint, 6x6x12 m. Photograph: Nobuada Omote ©Anish Kapoor. All rights reserved SIAE, 2023
Dal 7 ottobre 2023 al 4 febbraio 2024, Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze presenta Anish Kapoor. Untrue Unreal, una grande mostra ideata e realizzata insieme all'artista, con il supporto di Galleria Continua: un percorso che invita a esplorare un mondo in cui i confini tra vero e falso si dissolvono, aprendo le porte alla dimensione dell'impossibile, con opere che uniscono spazi vuoti e pieni, superfici assorbenti e riflettenti, forme geometriche e biomorfe. La mostra include Void Pavillion VII (2023), nuova opera concepita appositamente per il cortile rinascimentale di Palazzo Strozzi.
Riconoscimenti, istituzioni e collezioni
Il palmarès di Kapoor è tra i più ricchi della sua generazione. Oltre al Turner Prize (1991) e al Premio Duemila alla Biennale di Venezia (1990), ha ricevuto il Praemium Imperiale giapponese nel 2011, il Genesis Prize nel 2017 e, nel 2013, è stato insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico per i suoi contributi alle arti visive. Nel 1999 è eletto Royal Academician. Nel 2011 è nominato Commandeur des Arts et des Lettres dal governo francese.
Le sue opere sono conservate nelle principali collezioni museali del mondo, dal Museum of Modern Art di New York alla Tate di Londra, dalla Fondazione Prada di Milano ai Guggenheim di Venezia, Bilbao e Abu Dhabi. Le retrospettive istituzionali includono la Royal Academy of Arts di Londra (2009), la National Gallery of Modern Art di Nuova Delhi (2010), il Gropius Bau di Berlino (2013), il Château de Versailles (2015), la Pinakothek der Moderne di Monaco (2020).
L'attualità: la mostra alla Hayward Gallery di Londra e quella a Palazzo Manfrin di Venezia
Proprio ieri, 16 giugno 2026, è stata inaugurata alla Hayward Gallery di Londra una grande mostra personale di Kapoor, aperta fino al 18 ottobre 2026, che riunisce opere recenti e lavori storici ripercorrendo la sua carriera ultracinquantennale. La mostra, curata da Ralph Rugoff, occupa l'intero edificio brutalista sulla South Bank ⎼ pareti, pavimenti, soffitti e terrazze esterne incluse ⎼ e include opere in Vantablack, sculture gonfiabili e specchi monumentali.

Tsunami 2018 Stainless steel 365x410x340 cm Photograph, Dave Morgan ©Anish Kapoor. All rights reserved, DACS, 2026
Si tratta del primo grande ritorno di Kapoor alla Hayward dal 1998, quando la galleria fu la prima istituzione pubblica britannica a dedicargli una rassegna di ampia scala, e segna anche il capitolo conclusivo della direzione di Ralph Rugoff dopo vent'anni alla guida della galleria. La mostra fa parte del programma celebrativo per il 75° anniversario del Southbank Centre.
Accanto alle serie storiche che hanno definito la sua carriera, la mostra introduce recenti pitture e sculture realizzate in silicone, resina e pigmenti grezzi, opere di tono più viscerale e corporale che evocano carne esposta, organi interni e superfici lacerate ⎼ un Kapoor più perturbante di quanto il pubblico sia abituato a vedere.
L'arte di Kapoor non poteva mancare a Venezia durante la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale. Fino al 22 novembre, infatti, Palazzo Manfrin ospita una mostra con circa cento modelli architettonici che ripercorrono cinquant'anni di carriera dell'artista attraverso progetti realizzati e inediti, presentati al pubblico accanto a una serie di sculture su grande scala e opere specchianti.
Kapoor vive e lavora tra Londra e Venezia, dove la sede della sua Fondazione al Palazzo Manfrin continua ad accogliere mostre ed eventi. È rappresentato in Italia da Galleria Continua dal 2003.

Portrait by George Darell
Principali collezioni pubbliche: Museum of Modern Art, New York; Tate Collection, Londra; Fondazione Prada, Milano; Guggenheim Museums, Venezia, Bilbao e Abu Dhabi; Gallerie dell'Accademia, Venezia; Israel Museum, Gerusalemme.
Pubblicato il 17/06/2026dalla Redazione
Itinerarinellarte.it


itinerarinellarte.it è un sito che parla di arte in Italia coinvolgendo utenti, musei, gallerie, artisti e luoghi d'arte.