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Anselm Kiefer, una ricerca tra storia e trasformazione: il ritorno a Milano

Anselm Kiefer (Donaueschingen, 8 marzo 1945) è oggi uno dei protagonisti più riconoscibili dell’arte contemporanea internazionale: dopo la mostra a Palazzo Strozzi nel 2024, torna in Italia in una sede espositiva di grande prestigio come Palazzo Reale a Milano. Un’occasione utile per ripercorrere la sua storia e comprendere le radici di una ricerca che, fin dagli esordi, ha intrecciato pratica artistica, memoria storica.

Anselm Kiefer. Sophie Brahe 2025 (dettaglio), photo by Nina Slavcheva © Anselm Kiefer

Per comprendere meglio la sua arte e le opere che oggi lo rendono così riconoscibile e di forte impatto visivo ed emotivo, è utile ripercorrere brevemente la sua storia, a partire dalla sua formazione e le prime esperienze maturate tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, che hanno fortemente influenzato l'impianto teorico del suo lavoro successivo.

Gli anni della formazione

Dopo il liceo Kiefer intraprende inizialmente studi universitari a Friburgo, ma nel corso della seconda metà degli anni Sessanta sceglie la strada dell'arte, frequentando l'Accademia a Karlsruhe (dove si diploma nel 1969) e mantenendo contatti con l'ambiente di Düsseldorf, uno dei centri più vitali dell'arte europea del dopoguerra.

L'Accademia d'Arte della città, dove insegnava Joseph Beuys, era un luogo di forte sperimentazione, in cui l'opera d'arte veniva intesa non solo come oggetto ma come processo, azione e forma di pensiero critico. Qui si sviluppava un clima culturale segnato dal superamento delle tradizioni accademiche, dall'interesse per la performance, per l'uso di materiali non convenzionali e per una riflessione diretta sul ruolo dell'artista nella società. Questo contesto, attraversato anche dal dibattito sulla memoria storica e sull'identità della Germania del dopoguerra, offre a Kiefer un terreno decisivo di confronto, che influenzerà in modo duraturo il suo modo di intendere la materia, il gesto artistico e il rapporto tra arte e storia.

Le prime esperienze

Negli anni successivi alla formazione, Kiefer consolida il proprio lavoro all'interno della Germania federale, sviluppando una ricerca che affronta in modo diretto temi allora ancora poco esplorati: la memoria del passato nazista, il rapporto tra mito e ideologia, il peso della storia recente sul presente. Già alla fine degli anni Sessanta realizza opere e azioni che suscitano reazioni contrastanti, come la serie Occupazioni, in cui mette in scena gesti simbolicamente ambigui nei paesaggi europei, attirando l'attenzione del dibattito critico.

Kiefer, Occupazioni

Anselm Kiefer, Besetzungen - Occupazioni, 1972

Negli anni Settanta espone regolarmente nel suo Paese e inizia a essere riconosciuto come una delle voci più radicali della nuova generazione di artisti tedeschi. In un paese ancora diviso dal Muro e segnato dalla contrapposizione tra Est e Ovest, il lavoro di Kiefer non si colloca in una dimensione celebrativa o identitaria: al contrario, affronta la storia come una materia problematica, irrisolta, che l'arte è chiamata a interrogare. È in questo contesto che matura la scelta di affidargli la rappresentanza della Germania Ovest alla Biennale di Venezia del 1980, un passaggio decisivo che segna il suo ingresso sulla scena internazionale.

Kiefer Anselm, Wege der Weltweisheit-Die Hermannsschlacht, 1978

Kiefer Anselm, Wege der Weltweisheit-Die Hermannsschlacht, 1978 (dettaglio) - Sonnabend Collection Mantova... leggi il resto dell'articolo»

Gli anni '80: dalla Biennale di Venezia MoMA di New York

È stato Klaus Gallwitz (1930–2021), storico dell'arte e commissario del Padiglione tedesco alla Biennale di Venezia per diverse edizioni, a invitare Anselm Kiefer, insieme ad altri artisti come Georg Baselitz, a rappresentare la Germania Ovest alla 39ª Mostra internazionale d'arte del 1980. La scelta di Gallwitz fu significativa perché inseriva il lavoro di Kiefer in un discorso critico sulla storia e sull'identità tedesca, in un momento in cui il paese era ancora diviso e il confronto con la memoria del Novecento restava un tema aperto e complesso nel dibattito culturale della Germania occidentale.

Negli anni successivi la presenza di Kiefer nei musei cresce rapidamente fino alle grandi ricognizioni istituzionali: tra i passaggi più significativi c'è la prima grande retrospettiva avviata dall'Art Institute of Chicago (1987), poi itinerante, e l'approdo al MoMA di New York (16 ottobre 1988 – 3 gennaio 1989).

Dagli anni Novanta alle grandi commissioni internazionali

Negli anni Novanta, dopo l'affermazione internazionale degli anni Ottanta, la ricerca di Kiefer entra in una nuova fase. L'artista si allontana progressivamente dalla Germania, stabilendosi prima in Francia, dove sviluppa un lavoro sempre più orientato verso la dimensione ambientale e installativa. In questo periodo le opere si ampliano per scala e complessità, e il dialogo con la storia europea si estende a riferimenti letterari, cosmologici e spirituali, segnando un'evoluzione rispetto ai primi cicli legati più direttamente alla memoria tedesca.

È a partire da questa maturità che Kiefer viene chiamato a confrontarsi con contesti espositivi di grande rilevanza internazionale e con spazi architettonici di forte carattere. Un passaggio emblematico è il 2007, anno in cui presenta una grande mostra monografica al Guggenheim Museum di Bilbao, curata da Germano Celant, e realizza l'intervento per Monumenta al Grand Palais di Parigi, inaugurando un ciclo di progetti monumentali pensati per ambienti storici e istituzionali di eccezionale scala.

Negli anni successivi, questa traiettoria trova una sintesi nella grande retrospettiva organizzata dalla Royal Academy of Arts di Londra nel 2014, che ripercorre oltre quattro decenni di lavoro, mettendo in evidenza la continuità e le trasformazioni di una ricerca capace di attraversare pittura, scultura e installazione senza mai separare forma, materia e contenuto.

Materia, memoria e trasformazione: la sua ricerca artistica

La ricerca di Anselm Kiefer non si sviluppa secondo una progressione lineare, ma per cicli che si sovrappongono e ritornano nel tempo, come le stratificazioni materiche delle sue opere. Fin dagli esordi, il lavoro dell'artista si concentra su alcuni nuclei ricorrenti: la memoria storica del Novecento europeo, in particolare tedesco, il rapporto con la poesia e la parola scritta, l'interesse per sistemi simbolici, mitologici e spirituali, e una concezione della materia come luogo in cui il tempo si deposita e lascia tracce visibili.

Negli anni Settanta e Ottanta questi temi emergono con forza in opere che affrontano direttamente il passato della Germania, come la serie dedicata a Margarete e Sulamith, ispirata alla poesia Fuga di morte di Paul Celan, dove materiali come la paglia e la cenere assumono un valore simbolico preciso, legato alla distruzione e alla memoria. In lavori come questi la superficie pittorica diventa già un campo fisico, spesso ferito, attraversato da iscrizioni e interventi che ne mettono in discussione la stabilità.

A partire dagli anni Novanta, l'uso dei materiali si amplia ulteriormente e diventa sempre più centrale nella costruzione del significato. Piombo, terra, cenere, fiori secchi, libri realizzati in metallo o materiali organici non hanno una funzione decorativa, ma partecipano attivamente al contenuto dell'opera. I grandi libri di piombo, presentati in diverse installazioni museali, o le superfici pittoriche caricate di elementi naturali rendono evidente un'idea di trasformazione continua, legata a processi di combustione, corrosione, sedimentazione e decadimento.

Dettaglio opera Kiefer esposta a Palazzo Strozzi, 2024

Dettaglio opera Kiefer esposta a Palazzo Strozzi, 2024 - foto itinerarinellarte.it

In questo contesto la pittura non resta confinata al quadro inteso in senso tradizionale. Molte opere assumono una dimensione tridimensionale o ambientale, come accade nei grandi interventi installativi presentati dagli anni Duemila in poi, dove il dipinto si estende nello spazio e dialoga direttamente con l'architettura. L'opera non è solo da osservare, ma da attraversare, come un reperto o un paesaggio della memoria.

Mostre come Monumenta al Grand Palais di Parigi nel 2007, o i progetti site-specific realizzati in spazi storici e museali negli anni successivi, hanno reso evidente questa evoluzione: la materia diventa veicolo di una riflessione sul tempo lungo della storia, mentre il linguaggio visivo di Kiefer mantiene una coerenza riconoscibile pur adattandosi a contesti e scale differenti.

Kiefer in Italia

Il rapporto tra Anselm Kiefer e l'Italia si è costruito nel tempo attraverso mostre di grande rilievo e interventi pensati in stretto dialogo con l'architettura e la storia dei luoghi. Già la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1980 aveva segnato un primo passaggio decisivo nel contesto italiano, ma è soprattutto dagli anni Duemila che questo legame si consolida in modo evidente.

Un punto di riferimento fondamentale è Milano, dove nel 2004, in occasione dell'apertura dell'HangarBicocca, viene presentata l'installazione permanente I Sette Palazzi Celesti, progetto promosso da Lia Rumma. L'opera, composta da torri monumentali in cemento armato, si impone come uno degli interventi ambientali più noti dell'artista: non un insieme di sculture isolate, ma un vero paesaggio verticale che il visitatore attraversa fisicamente. Nel 2015 l'installazione è stata ampliata con l'inserimento di grandi tele, rafforzando il carattere immersivo del complesso. Questo lavoro chiarisce bene la dimensione spaziale della ricerca di Kiefer, in cui pittura, scultura e architettura tendono a fondersi.

Kiefer a Venezia

Anselm Kiefer - portrait. Photo credit Georges Poncet

Venezia torna centrale nel 2022–2023 nell'ambito del programma MUVE Contemporaneo, quando presenta Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po' di luce a Palazzo Ducale. In questo caso le opere dialogano con le sale storiche e con la memoria architettonica del palazzo, inserendosi in un contesto fortemente stratificato dal punto di vista storico e simbolico. Il confronto con Venezia non è episodico: la città, già teatro della Biennale del 1980, rappresenta per Kiefer un luogo ricorrente di esposizione e di relazione con la tradizione artistica europea.

Nel 2024 Palazzo Strozzi a Firenze ha dedicato all'artista Fallen Angels / Angeli Caduti (22 marzo – 21 luglio 2024), a cura di Arturo Galansino. La mostra ha messo in relazione opere storiche e lavori più recenti, distribuendoli tra le sale del palazzo rinascimentale e il cortile, dove è stato presentato un intervento appositamente concepito per lo spazio. Il progetto ha offerto al pubblico italiano una lettura ampia della sua produzione, evidenziando la continuità tra i cicli iniziali e le ricerche più recenti, e mostrando come la scala monumentale delle opere trovi una misura specifica nel confronto con un'architettura storica così definita.

Guarda e scopri la mostra

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Veniamo infine all'attualità: a Milano è nuovamente protagonista fino al 27 settembre con Le Alchimiste, allestita nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, a cura di Gabriella Belli. La mostra si presenta come un intervento site-specific che ruota attorno al tema dell'alchimia e alla trasformazione della materia, in uno spazio che porta ancora i segni dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. La scelta della Sala delle Cariatidi accentua il dialogo tra opera e luogo: la memoria architettonica e la riflessione sulla trasformazione diventano elementi intrecciati, coerenti con una ricerca che da sempre utilizza la materia come testimonianza del tempo e della storia.

Le Alchimiste

Le Alchimiste si configura come un ciclo unitario di trentotto grandi teleri concepiti appositamente per questo spazio. Le opere sono pensate per confrontarsi con le proporzioni monumentali della sala e con la sua storia, segnata dal bombardamento del 1943 e rimasta visibile nelle superfici architettoniche. Non è un dettaglio secondario: la Sala delle Cariatidi è uno dei luoghi simbolo della memoria milanese del Novecento e ha ospitato nel 1953 anche Guernica di Picasso. Inserire qui un progetto incentrato su distruzione e trasformazione rafforza il senso complessivo dell'intervento.

Il nucleo tematico della mostra è dedicato a figure femminili legate all'alchimia e alla nascita del pensiero scientifico moderno. Kiefer costruisce un pantheon di donne spesso marginalizzate o dimenticate dalla narrazione ufficiale: tra i nomi evocati compaiono Caterina Sforza, Isabella Cortese, Maria la Giudea, ma anche Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood e Anne Marie Ziegler. Il riferimento a Caterina Sforza stabilisce un legame diretto con Milano e con la sua storia rinascimentale.

Dal punto di vista formale, i teleri presentano le caratteristiche tipiche della pittura di Kiefer: superfici materiche, interventi che combinano pigmento e materiali eterogenei, iscrizioni e stratificazioni che trasformano l'immagine in un campo di sedimentazione. L'alchimia non è trattata come semplice suggestione simbolica, ma come processo di trasformazione della materia, tema che attraversa l'intera carriera dell'artista. In questo senso, la mostra milanese si inserisce in continuità con la sua ricerca di lungo periodo, pur concentrandosi su un soggetto specifico e unitario.

Il progetto, curato da Gabriella Belli, è promosso dal Comune di Milano – Cultura e prodotto da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma. L'esposizione rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 e resterà aperta fino a settembre 2026. Il catalogo, edito da Marsilio Arte, raccoglie saggi e contributi di studiosi tra cui Natacha Fabbri, Gabriele Guercio e Lawrence Principe, offrendo ulteriori strumenti di approfondimento per comprendere il progetto.


Pubblicato il 11/02/2026 dalla Redazione

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