Si parte da un'opera del Settecento in residenza temporanea a Venezia, si prosegue con una mostra site specific al Museo di Santa Giulia a Brescia, una performance di Liu Bolin tra le rovine di Selinunte, e ancora le ottantacinque fotografie di Amendola che rileggono la scultura dal Rinascimento al Novecento a Milano, e infine la prima grande retrospettiva italiana di Harry Gruyaert a Torino.
1. Ospite a Palazzo. La Minerva di Pompeo Girolamo Batoni
Quando: 18 giugno – 27 settembre 2026
Luogo: Venezia, Palazzo Cini – La Galleria
A Palazzo Cini, nella storica dimora di Vittorio Cini a San Vio, è entrata in residenza temporanea la Minerva infonde l'anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo di Pompeo Girolamo Batoni (Lucca, 1708 – Roma, 1787). L'opera, datata tra il 1740 e il 1743, è il nuovo «Ospite» della decima edizione del programma promosso dall'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini, che dal 2014 accoglie in residenza opere provenienti da collezioni nazionali e internazionali.
Il soggetto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio: Prometeo modella una figura in creta ispirata all'Antinoo del Belvedere, mentre Minerva – derivata dalla Minerva Giustiniani – porge una farfalla, simbolo dell'anima, per infondere la vita alla creatura. Il dipinto fu eseguito insieme all'Atalanta piange Meleagro morente per il marchese Lodovico Sardini di Lucca: i due lavori impegnarono Batoni per tre anni, consegnati nel novembre 1743 completi delle cornici predisposte dall'artista stesso. Dopo aver attraversato via ereditaria i conti Minutoli-Tegrimi e il mercato antiquario, la tela è stata di recente acquistata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che la ha presentata in questo contesto in collaborazione con la Fondazione Centro delle Arti Lucca.
Batoni era all'epoca una delle figure più richieste della pittura italiana: definito «nuovo Raffaello», contava tra i suoi committenti i papi Benedetto XIV, Clemente XIII e Pio VI, oltre a Maria Teresa d'Austria, Federico II di Prussia e Caterina II di Russia. La mostra rimarrà aperta fino al 27 settembre 2026. La serie di «Ospiti a Palazzo» include, tra gli altri, Agnolo Bronzino, Andrea Mantegna, Lorenzo Lotto, Artemisia Gentileschi e Antoon van Dyck. Scopri di più.
2. Franca Ghitti. Una storia di Altri Alfabeti
Quando: 16 giugno – 4 aprile 2027
Luogo: Brescia, Museo di Santa Giulia

Franca Ghitti. Una storia di Altri Alfabeti, Brescia, Museo di Santa Giulia, 2026 installation view © photo Ela Bialkowska, OKNO studio
Se a Venezia una tela settecentesca si inserisce nella raffinata cornice di una dimora storica, a Brescia è un'intera ricerca artistica a misurarsi con gli spazi di un complesso monastico che racconta oltre duemila anni di storia cittadina. Il Museo di Santa Giulia ospita la prima mostra monografica dedicata a Franca Ghitti (1932–2012), curata da Fausto Lorenzi e Elena Pontiggia in collaborazione con la Fondazione Archivio Franca Ghitti. Il progetto è site specific: le opere dialogano con il percorso permanente del museo, che attraverso il monastero di San Salvatore e Santa Giulia racconta oltre duemila anni di storia cittadina....leggi il resto dell'articolo»
Ghitti costruì il proprio linguaggio a partire da materiali recuperati dalla tradizione lavorativa della Valle Camonica – legni consumati, chiodi, scarti di fucina e segheria – trasformati in sculture che assumono la forma di mappe, porte, cancelli, boschi, stele. Tra i riferimenti fondativi della sua ricerca figurano le incisioni rupestri della Valle, primo sito italiano dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, e le Vicinie, le antiche assemblee di mutuo soccorso valligiane. Nel 1964 fu tra i fondatori del Centro camuno di studi preistorici.
Il percorso espositivo si snoda attraverso le sezioni romana, longobardo-carolingia, romanica e rinascimentale del museo: le Mappe incise a sgorbia, i Boschi di alberi-vela e alberi-libro, le Tavole chiodate, i Tondi ricavati da fondi di botti, il Cancello d'Europa e le Vicinie sono distribuiti tra chiostri, basilica, cappelle e cortili. La mostra è il quarto appuntamento di Palcoscenici Archeologici, il programma di Fondazione Brescia Musei dedicato al confronto tra patrimonio storico e arte contemporanea italiana – dopo Francesco Vezzoli, Emilio Isgrò e Fabrizio Plessi. Un catalogo edito da Skira, con testi di Bruno Corà, Ara Merjian, Lorenzi e Pontiggia, è in uscita nelle prossime settimane. Scopri di più.
3. Liu Bolin al Parco Archeologico di Selinunte
Quando: 19 giugno 2026
Luogo: Selinunte, Parco Archeologico di Selinunte

Liu Bolin, Basilica di Santa Maria delle Grazie, Milano, 2025. Courtesy Galleria Gaburro
Dal dialogo tra arte contemporanea e architettura medievale e romanica di Brescia, si passa a un confronto ancora più diretto tra corpo umano e manufatti artistici o testimonianze storiche, nell'opera dell'artista cinese Liu Bolin (Shandong, 1973). Noto come The Invisible Man, Bolin utilizza da oltre vent'anni il proprio corpo come superficie pittorica, mimetizzandosi attraverso sessioni di body painting con l'ambiente circostante fino a dissolversi visivamente in esso. Venerdì 19 giugno, dalle 16:00 alle 17:30, è in programma una performance pubblica al Parco Archeologico di Selinunte, nell'ambito delle iniziative legate a Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea.
Il progetto Macerie, realizzato con Galleria Gaburro, si sviluppa tra Gibellina, le rovine di Poggioreale e L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, costruendo un legame ideale tra due territori colpiti dal terremoto. Il titolo indica insieme la materia fisica – pietre, rovine, detriti – e la dimensione simbolica della perdita e della ricostruzione. Bolin ha individuato scorci emblematici nei paesaggi delle due città e vi ha applicato la propria pratica: un processo meticoloso in cui luci, ombre, colori e dettagli architettonici vengono riprodotti sulla pelle.
Le riprese della performance daranno luogo a una serie fotografica che sarà presentata in una mostra a novembre al MAC, Museo d'Arte Contemporanea «Ludovico Corrao» di Gibellina. Tra i lavori più recenti di Bolin figura il progetto dedicato all'Ultima Cena di Leonardo, avviato nell'ottobre 2025 tra il Cenacolo Vinciano, Santa Maria delle Grazie e la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Nel 2023 tre scatti del ciclo Hiding in Florence sono entrati nella collezione permanente degli Uffizi. Scopri di più.
4. Capolavori fotografati: Aurelio Amendola a Palazzo Reale
Quando: 16/06/2026 – 06/09/2026
Luogo: Milano, Palazzo Reale

Aurelio Amendola, Tomba di Giuliano de' Medici, Cappelle Medicee, Basilica di San Lorenzo, Sagrestia Nuova, Firenze, 2004, carta Baryta, stampa ai sali d'argento, bianco e nero, 110 x 150 cm, © Aurelio Amendola
Dal corpo che scompare nelle rovine al corpo che illumina la scultura: la mostra di Aurelio Amendola a Palazzo Reale di Milano propone un'altra forma di confronto tra sguardo contemporaneo e materia storica. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo raccoglie 85 fotografie di grande formato realizzate tra il 1976 e il 2025, a trent'anni dalla personale Cappelle Medicee presentata nello stesso palazzo nel 1995.
Il percorso si articola in tre nuclei principali. Il primo riunisce 41 scatti dedicati a tre protagonisti del secondo Novecento: Hermann Nitsch, ritratto nelle «azioni rosso sangue» al castello di Prinzendorf nel 2012; Alberto Burri, fotografato nel 1976 a Città di Castello nell'atto di bruciare una superficie plastica; Emilio Vedova, colto nel 1987 mentre si muove nell'atelier come in un campo d'azione. Il secondo nucleo presenta 9 fotografie inedite del Duomo di Milano (2009), riletto come organismo plastico attraverso dettagli e giochi di luce. Il terzo è formato da 35 scatti dedicati alla scultura di Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova e Michelangelo Buonarroti: dal Ratto di Proserpina a Amore e Psiche fino alla statua di Giuliano de' Medici nelle Cappelle Medicee.
Amendola, nato a Pistoia nel 1938, ha costruito nel tempo un catalogo di collaborazioni con molti dei maggiori artisti del Novecento italiano e internazionale: da Marino Marini a Burri, da Manzù a Pistoletto, da Kounellis a Paladino. Il suo approccio, distante da qualsiasi documentarismo, individua nei marmi e nei materiali degli artisti una superficie viva, che la luce contribuisce a rileggere. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira in edizione bilingue. Scopri di più.
5. Harry Gruyaert. Retrospettiva
Quando: 18/06/2026 – 04/10/2026
Luogo: Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Harry Gruyaert, La spiaggia, dalla serie RIVAGE © Harry Gruyaert/Magnum Photos
Dove Amendola ha lavorato sulla luce come elemento rivelatore della scultura, Harry Gruyaert ha fatto del colore l'unico vero soggetto della propria ricerca fotografica. CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino presenta la prima grande retrospettiva italiana dedicata al fotografo belga (1941), membro di Magnum Photos, inaugurando la nuova direzione artistica di François Hébel. La mostra è aperta fino al 4 ottobre 2026.
Gruyaert è stato tra i primi fotografi europei, tra gli anni Settanta e Ottanta, a conferire al colore una funzione percettiva e non descrittiva: non più elemento accessorio, ma struttura dell'immagine, capace – come lui stesso ha dichiarato – di «colpire fisicamente» attraverso le proprie tonalità. Il suo lavoro si inserisce nel solco tracciato in America da Saul Leiter e William Eggleston, in un'epoca in cui la fotografia era ancora prevalentemente celebrata in bianco e nero.
Il percorso espositivo segue un ordine cronologico, a partire dalla serie TV Shots – che mette in relazione fotografia e prime trasmissioni televisive a colori – fino alle immagini più recenti realizzate con il digitale. Ciascun luogo visitato nel corso della sua carriera si distingue nelle sue fotografie per qualità cromatiche specifiche: il Marocco, vissuto come spazio di rivelazione, ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione del suo linguaggio. Formatosi alla scuola di cinema e fotografia di Bruxelles e trasferitosi a Parigi nei primi anni Sessanta, Gruyaert ha sviluppato un approccio visivo più vicino alla pittura e al cinema che alla tradizione fotografica, in cui luce, colore e composizione prevalgono su qualsiasi intento narrativo. Scopri di più.
Pubblicato il 24/06/2026dalla Redazione
Itinerarinellarte.it


itinerarinellarte.it è un sito che parla di arte in Italia coinvolgendo utenti, musei, gallerie, artisti e luoghi d'arte.