arte contemporanea

Roma presenta Valerio Adami

L’Avvocato, Giovanni Agnelli, si dice che fosse un suo estimatore e lo consigliava già molti anni fa, al pari di Tadini e Pistoletto, anche per puro investimento. Difficile dire se chi gli ha creduto ha centrato gli obiettivi che si era preposto. Sta di fatto che, investimenti a parte, il bolognese Valerio Adami è sempre stato un artista molto sostenuto dalla critica italiana e non solo, dato che probabilmente è più famoso in Francia e a Parigi dove di fatto vive da anni per molti mesi l’anno. Per conoscere completamente questo artista del 1935 bisogna però venire a Roma. Nella capitale da oggi, infatti, (20 gennaio-27 febbraio) si può vedere una mostra monografica su Adami suddivisa in tre luoghi: L’Accademia di Ungheria di Palazzo Falconieri, la Galleria André (che lo ha sempre rappresentato) a Via Giulia e la Galleria Mucciaccia a Piazza Fontanella in Borghese. “Metafisiche e metamorfosi” è il titolo della mostra presentata con passione dalla critica Lea Mattarella. Difficile parlare di che cosa ha fatto Adami, a torto o a ragione considerato una dei principali esponenti della pop art italiana.
Comunque il suo percorso ne vede la nascita come artista del filone espressionista, influenzato da bacon poi verrà catturata dall’astrattismo con il problema del recupero della figurazione risolta secondo i moduli della Pop art americana e in particolare di Roy Lichtenstein.
Le sue opere sono una sorta di racconto a fumetti fantastico e ironico dove in interni spersonalizzati si dispongono oggetti banali, assunti come simboli della modernità.
Lo stile si distingue nell'uso di una materia cromatica in stesure piatte, lisce e continue, dentro le nette recinzioni nere del disegno.
Nel 1951 inizia a studiare disegno con Achille Funi all'Accademia di Brera a Milano e nel 1952 va per la prima volta a Parigi, dove si trasferisce momentaneamente.
Dal 1960 inizia per Adami una serie di lunghi soggiorni che lo porteranno, tra l'altro, a Londra (1958) e New York (1966), città dove ritornerà a più riprese, a Cuba (1967), a Caracas (1969), in Baviera (1974), in India (1977), in Israele (1979), a Tokyo (1983), in Scandinavia (1988), in Argentina (1994).
Questi viaggi sono fondamentali per l'attività artistica del pittore. Intreccia infatti nuove amicizie: lo scrittore Carlos Fuentes, il filosofo Jacques Derrida, i pittori Saul Steinberg, Richard Lindner e Matta, Octavio Paz e Italo Calvino e Luciano Berio.
Espone i suoi lavori al Jewish Museum di New York nel 1968, al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris nel 1970, quindi al Museo di Città del Messico, di Gerusalemme, al Centre Georges Pompidou nel 1985, a Tel Aviv, a Buenos Aires…
Nel 1997 crea la Fondazione Europea del Disegno a Meina, sul lago Maggiore.

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