arte contemporanea

Sempre più consenso per il sogno artistico di Chiara Dynys

C’è tempo fino al 12 marzo per vedere una mostra di arte veramente contemporanea, nella realizzazione e nella finalizzazione , quindi interessantissima,  di Chiara Dynys presso la M 77 Gallery di Milano. Un occasione da non perdere per conoscere questa artista mantovana che oggi, senza ombra di dubbio, può essere considerata una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate nel mondo. D’altro canto, questa performer d’arte di difficile collocazione tenta sempre di stupire lo spettatore delle sue opere, lo coinvolge, lo ammalia e lo affilia. Questa sintesi di arte contemporanea che nasce dalla mente, dal cuore e dalle mani di Chiara Dynys ha questa precisa peculiarietà, quasi fosse la porta di ingresso di un social, quella di portarci all’interno di un sogno artistico che si finisce sempre per condividere . Sin dall'inizio della sua attività, nei primi anni Novanta, Chiara ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale, dice la critica più attenta e meno emotiva: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso dell'anomalia, della variante, della "soglia" che consente alla mente di passare dalla realtà umana ad uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici, che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alle fusioni, al video e alla fotografia. 
Scrive Michele Bonuomo: oggi la sintesi colore/luce/spazio – più estrema per lei e più emozionante per chi la sa cogliere – la ritroviamo in Look Afar: ultima e perentoria serie di lavori realizzata da Dynys e inequivocabilmente dedicata a una pittura contemplativa e rigorosa, visionaria ma senza retorica, rappresentativa senza essere calligrafica. Con queste nuove opere ci trasporta all’interno di una pittura sensoriale di paesaggio, utilizzando con disinvoltura e sapienza anche registri narrativi e simbolici. Per fare tutto questo Dynys ha intrapreso un estenuante viaggio fisico e mentale ai confini del mondo, nell’estremo nord della Lapponia svedese, in cerca di quella luce che appartiene a miti primordiali e che in queste opere è parte e misura di fenomeni fisici divenuti pittura. Un’esperienza, la sua, meravigliosa e terribile che, se mai fosse stata affidata solo alla parola, avrebbe sortito un racconto riduttivo se non proprio stucchevole. Dynys, spingendosi ben oltre il finis terrae, ha scelto semplicemente di “perdersi” in uno spazio vertiginoso e senza “confini consolanti”, dove i bagliori luminosi che danzano in quella notte infinita che non anticipa il giorno si confondono nella paurosa meraviglia di un vuoto impossibile da colmare con spiegazioni affidate solo alla ragione. 

Pubblicato il

Itinerarinellarte.it