Fiber art, fotografia, scultura, pittura e arte della ceramica. Abbiamo volutamente selezionato cinque mostre e artisti che potessero rappresentare una diversa forma d'arte. Incontreremo nell'ordine la fiber art dell'artista italo-iraniana Elham Aghili a Biella, la fotografia di Claudio Barontini a Lucca, la scultura di Andrea Tagliapietra (insieme a Mariarosa Vio) a Burano, e infine i dipinti in ceramica di Sante Ghinassi a Marina di Ravenna.
1. La Fiber art di Elham Aghili per Fatti ad Arte 2026
A Biella, nell'ambito della decima edizione di Fatti ad Arte, la fiber art contemporanea è protagonista col lavoro di Elham M. Aghili, artista italo-iraniana che da anni sviluppa una ricerca sul rapporto tra natura, memoria, identità culturale e trasformazione. Fino al 18 ottobre 2026, negli spazi storici di Palazzo Gromo Losa, Aghili presenta l'installazione Tutto rose e fiori, realizzata con filati di recupero, scarti industriali e strutture in ferro. L'intervento si inserisce nel progetto espositivo ideato dal curatore Fabrizio Lava per accompagnare la manifestazione (in programma dal 16 al 18 ottobre).
Nata a Sassuolo nel 1989, Aghili si avvicina all'arte dopo una prima formazione scientifica e prosegue gli studi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove consegue la laurea triennale e successivamente la specialistica in Arti Visive – Decorazione per l'Architettura. Le sue origini persiane e il legame familiare con la tradizione del tappeto hanno un ruolo importante nella definizione della sua pratica: il filo, elemento tradizionalmente associato alla tessitura, viene trasformato in un materiale costruttivo e concettuale attraverso intreccio, accumulo e stratificazione.
La sua ricerca si colloca così al confine tra scultura, tessile e installazione ambientale, dando vita a organismi vegetali, forme ibride ed ecosistemi immaginari. Particolare attenzione è rivolta al riuso di eccedenze e scarti industriali, che nelle sue opere acquistano una nuova funzione e una nuova capacità narrativa. In questo processo la materia tessile diventa anche uno strumento per riflettere sui temi della rigenerazione ecologica e sociale, sulla memoria e sulla possibilità di trasformare ciò che è stato scartato in una nuova forma di vita.
In Tutto rose e fiori le piccole fioriture che si sviluppano dalla materia rappresentano una forma di «disobbedienza ostinata» e introducono nell'opera una riflessione sulla resilienza delle comunità e sulla capacità di continuare a generare futuro anche dopo le ferite della storia.
Negli ultimi anni il lavoro di Aghili ha ottenuto importanti riconoscimenti e ha trovato spazio in contesti dedicati all'arte tessile, al design e all'artigianato contemporaneo. Le sue opere sono state presentate in manifestazioni e premi nazionali e internazionali, tra cui Contextile – Biennale Internazionale di Arte Tessile Contemporanea di Guimarães, Valcellina Award e Tramanda. Scopri di più.
2. La fotografia di Claudio Barontini a Palazzo delle Esposizioni a Lucca

C'è tempo fino al 26 settembre per scoprire i racconti e i ritratti fotografici di Claudio Barontini, nato a Livorno nel 1954. La mostra Claudio Barontini, Uno sguardo, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Lucca e realizzata dalla Fondazione Banca del Monte Lucca e dalla Fondazione Lucca Sviluppo, propone una selezione di fotografie in bianco e nero che ripercorrono alcuni momenti della lunga attività dell'autore, dai ritratti di celebri protagonisti della cultura, del cinema e dello spettacolo alle immagini nate durante i suoi viaggi.
La vicenda personale di Barontini è strettamente legata alla formazione del suo sguardo fotografico. Da ragazzo studia all'Accademia di Arte Figurativa Trossi Uberti di Livorno e, parallelamente, si dedica alla musica, studiando il contrabbasso in conservatorio e suonando il basso elettrico. Nel 1973 entra nell'orchestra di Milva, con la quale rimane per otto anni, partecipando a tournée internazionali che lo portano anche al Madison Square Garden di New York. È proprio durante questi viaggi che matura il suo interesse per la fotografia, esperienza che progressivamente si trasforma in una professione: dal 1990 lavora come fotoreporter collaborando con magazine italiani e internazionali....leggi il resto dell'articolo»
Il ritratto diventa quindi uno dei territori privilegiati della sua ricerca. Nel corso della carriera Barontini ha fotografato personalità come Patti Smith, Vivienne Westwood, Franco Zeffirelli, Re Carlo III, Susan Sarandon, Vittorio Gassman, Sylvester Stallone, Lina Wertmüller e Lindsay Kemp, costruendo immagini nelle quali la notorietà del soggetto passa in secondo piano rispetto alla capacità di coglierne la presenza e la dimensione personale. Il rigoroso bianco e nero, l'attenzione alla composizione e soprattutto lo scavo psicologico contribuiscono a definire uno stile riconoscibile, nel quale il ritratto diventa un incontro tra fotografo, persona fotografata e spettatore.
Accanto ai ritratti, Barontini coltiva da anni una fotografia più libera, nata dall'osservazione dei luoghi e dei piccoli episodi della vita quotidiana. Nel suo lavoro di flâneur ha raccolto immagini tra Liverpool e New York, lungo la Costa Azzurra e in diverse località italiane, registrando dettagli, atmosfere e frammenti di realtà senza la necessità di costruire una narrazione convenzionale. A Lucca questa dimensione assume un particolare rilievo attraverso alcune fotografie realizzate per la prima volta tra Viareggio, Pietrasanta, Torre del Lago e il centro storico di Lucca, insieme a ritratti realizzati negli anni sul territorio, tra cui quelli di Mario Monicelli, Nicole Kidman, Fernando Botero, Pietro Cascella e Gabriella Ferri.
Questa lunga attività ha portato le fotografie di Barontini in musei, gallerie e collezioni pubbliche e private, con esposizioni in sedi come il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, il CAMeC della Spezia, il Museo dei Bozzetti di Pietrasanta e il Museo CIMA di New York. Nel 2024 ha ricevuto il premio alla carriera dell'Etrusca Awards, mentre nel 2025 gli è stato assegnato a Pisa il premio "Fotografia" nell'ambito del Premio Cultura e Arti; nel 2026 è stato nominato Socio Onorario dell'Associazione Culturale LAB 147 di Salerno. Scopri di più.
3. La scultura di Andrea Tagliapietra a Burano

Andrea Tagliapietra, Dopo l'alluvione
A Burano, la ricerca di Andrea Tagliapietra si confronta con il tema della fragilità umana attraverso un progetto che mette in relazione arte contemporanea, spazio sacro e cronaca del presente. Miserere, allestita nella Cappella di Santa Barbara, nasce infatti da una particolare condizione di assenza: durante i mesi estivi le reliquie della santa vengono trasferite a Roma, lasciando temporaneamente vuoto l'altare. È proprio questo vuoto, fisico e simbolico, a diventare il punto di partenza per una riflessione sulla vulnerabilità, sulla pietà e sulla responsabilità nei confronti dell'altro.
La ricerca di Tagliapietra si sviluppa attraverso la scultura e la pittura, affrontando temi legati alle contraddizioni della società contemporanea e alla condizione dell'essere umano. In Miserere il riferimento alla tradizionale invocazione religiosa viene trasformato in un appello laico alla prossimità e all'empatia. Le opere guardano alle immagini che quotidianamente arrivano dalla cronaca, cercando però di sottrarre il dolore alla dimensione anonima e consumistica della notizia. Le figure rappresentate diventano così presenze concrete, attraverso le quali interrogare il rapporto con l'altro e con la sua sofferenza.
Al centro del percorso si trovano alcune sculture dedicate all'infanzia negata, nelle quali Tagliapietra utilizza immagini apparentemente semplici e quotidiane per evocare situazioni di estrema vulnerabilità. Un bambino con un giubbotto di salvataggio stringe il corpo del proprio animale morto durante un'alluvione; un piccolo migrante indossa guantoni da boxe, trasformando il gioco in una metafora della lotta per il diritto a una casa e a una scuola; una bambina salta la corda mentre il gioco si trasforma progressivamente in un'immagine drammatica.
Andrea Tagliapietra vive e lavora a Burano, dove il suo percorso artistico si intreccia con quello di Mariarosa Vio e con l'esperienza di BAC – Burano Arte Contemporanea, collettivo fondato insieme a Silvia Rossi e Mauro Nardin. Il progetto nasce dalla volontà di costruire sull'isola uno spazio stabile per l'arte contemporanea e per la riflessione culturale, in dialogo con il territorio e con la comunità locale. Negli ultimi anni Tagliapietra ha partecipato a diverse manifestazioni e mostre in Italia e all'estero, tra cui Without Borders in Giappone, Fresh Legs a Berlino, New World Order a Venezia, 20th Festival of Contemporary Art ART STAYS in Slovenia, Sciamani, comunicare con l'invisibile al METS Museo Etnografico di Trento e la Biennale di Messina. Nel maggio 2026 il duo Tagliapietra-Vio è stato inoltre presentato al Salon Presidentiel dell'Università Sorbona di Parigi con il video In Human We Trust, nell'ambito del progetto Island's Rarities. Scopri di più.
4. La pittura di Paolo Maggis alla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno

Paolo Maggis, Head, 2026, 180x180cm
Incontriamo la pittura di Paolo Maggis alla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, dove entra in dialogo con il patrimonio storico del museo nell'ambito della rassegna A voi domandiamo di noi – Profezie dei corpi e delle anime, in programma fino al 15 ottobre 2026. Il progetto, ideato da Davide Rondoni con la collaborazione del curatore Stefano Papetti, propone un confronto tra arte contemporanea e collezione permanente intorno al tema del corpo come luogo nel quale si incontrano la finitezza dell'esistenza e il desiderio di infinito. Per Maggis è soprattutto lo sguardo a diventare il punto di accesso a questa riflessione.
Nato a Milano nel 1978, Maggis si forma all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove tra il 1996 e il 2000 studia pittura con Beppe De Valle. Dopo gli esordi espositivi si trasferisce a Berlino nel 2005, rimanendovi fino al 2008, quando si stabilisce a Barcellona, città nella quale vive e lavora tuttora. La sua attività si sviluppa principalmente attraverso la pittura, ma nel tempo si è estesa alla scrittura, alla musica, alla scenografia e alla performance, dando vita a una ricerca caratterizzata da un costante attraversamento dei linguaggi.
Al centro della pittura di Maggis si trovano spesso volti e figure umane, costruiti attraverso una tecnica che combina energia gestuale e controllo formale. Velature rapide e trasparenti si sovrappongono sulla superficie della tela, mentre tracciati lineari definiscono il ritmo dell'immagine. Le figure sembrano emergere da atmosfere sospese, in bilico tra riconoscibilità e visione, mantenendo una forte presenza fisica ma aprendosi contemporaneamente a una dimensione più interiore. È soprattutto negli occhi e nei volti che questa tensione raggiunge la massima intensità: il soggetto sembra osservare e, allo stesso tempo, essere osservato, coinvolgendo direttamente chi si trova davanti all'opera.
La ricerca di Maggis si confronta così con la fragilità dell'esistenza, il desiderio, l'identità e la ricerca di senso. Nelle opere presentate ad Ascoli Piceno il corpo diventa una soglia tra ciò che è concreto e ciò che sfugge alla definizione, coerentemente con il tema della rassegna. Il riferimento all'identità, suggerito dal titolo A voi domandiamo di noi e dal passo evangelico «Ma voi, chi dite che io sia?», non conduce infatti a una risposta definitiva: l'identità rimane una domanda aperta, che si definisce nella relazione con l'altro. È in questa prospettiva che i volti di Maggis acquistano una particolare forza, sospesi tra contemplazione, inquietudine ed estasi.
Accanto alla pittura, negli ultimi anni l'artista ha sviluppato altri ambiti di ricerca. Nel 2018 ha pubblicato la raccolta poetica Il nome di Dio e ha curato con Davide Rondoni la rubrica Arte e libertà per il magazine letterario Satisfiction. Nel 2020 ha avviato il progetto musicale e artistico tHE cRAVING rOOTS mentre è del 2023 il suo primo progetto scenografico. Scopri di più.
5. I dipinti in ceramica di Sante Ghinassi a Marina di Ravenna

Sante Ghinassi, l'oro della terra
A Marina di Ravenna, la Galleria FaroArte dedica fino al 6 settembre un omaggio a Sante Ghinassi, artista ravennate che ha legato il proprio nome soprattutto alla pittura in ceramica. Nato a Ravenna nel 1924 e vissuto per tutta la vita a Riolo Terme, dove è scomparso nel 2000, Ghinassi viene oggi riscoperto attraverso oltre cinquanta opere che restituiscono la varietà di una ricerca sviluppata tra ritratti, figure umane, scene sacre, paesaggi, fiori e nature morte. Una produzione che, dopo la sua scomparsa, trova in questa occasione una prima ampia valorizzazione espositiva.
Allievo di Luigi Varoli di Cotignola, Ghinassi si forma nella pittura e raggiunge una particolare padronanza della rappresentazione figurativa, per dedicarsi successivamente in modo definitivo alla pittura su ceramica. È proprio nella ceramica che la sua sensibilità pittorica trova una dimensione originale: il supporto non viene considerato un semplice fondo sul quale trasferire l'immagine, ma diventa parte integrante del processo artistico. Nei suoi ritratti e nelle figure umane emerge una ricerca attenta alla resa dei volti e dei caratteri, mentre nelle rappresentazioni sacre si riconosce un interesse per la tradizione figurativa che ha portato a ricordare la raffinatezza degli antichi maestri del Rinascimento.
Uno dei risultati più significativi di questo percorso è il grande pannello della Redenzione, realizzato per l'abside della Chiesa Prepositurale di Riolo Terme. Con i suoi circa 100 metri quadrati, l'opera costituisce una delle più imponenti realizzazioni di pittura in ceramica esistenti al mondo e testimonia la dimensione monumentale che Ghinassi seppe raggiungere partendo da una tecnica strettamente legata alla tradizione artigianale. Accanto alle grandi composizioni e ai soggetti figurativi, la sua produzione comprende però anche una consistente attenzione al paesaggio della Romagna e, soprattutto, ai fiori e alle nature morte, caratterizzati da colori caldi e da un tono intimamente poetico.
Sono proprio le nature morte il centro della mostra di Marina di Ravenna, che ne propone una lettura legata anche alla cultura del cibo e della convivialità. Frutti, alimenti, fiori e oggetti quotidiani diventano nelle opere di Ghinassi immagini tutt'altro che immobili: attraverso il colore e la composizione conservano qualcosa della vitalità della materia e della memoria domestica. Il progetto espositivo e il catalogo, curati da Claudio Beltrani, Emanuele Ghinassi, Enrico Ghinassi e Oscar Manzelli, collegano questa dimensione della pittura dell'artista alla tradizione della cucina italiana, riconosciuta nel dicembre scorso come patrimonio immateriale dell'umanità UNESCO, e dedicano idealmente la mostra alle donne che per generazioni hanno custodito e trasmesso attraverso la cucina una parte importante della memoria familiare e popolare. Scopri di più.
Pubblicato il 01/09/2026dalla Redazione
Riproduzione riservata.
È vietata la riproduzione, anche parziale, dei contenuti pubblicati su questo Magazine con qualsiasi mezzo, senza il preventivo consenso scritto ed esplicito dell'Editore, salvo quanto espressamente consentito dalla legge sul diritto d'autore.
Itinerarinellarte.it


itinerarinellarte.it è un sito che parla di arte in Italia coinvolgendo utenti, musei, gallerie, artisti e luoghi d'arte.