1. Man Ray: il suo dizionario visivo da Gió Marconi
Quando: 11 aprile – 24 luglio 2026
Luogo: Milano, Gió Marconi
La nuova Settimana d’Arte si apre con una mostra di particolare interesse: Man Ray: M for Dictionary, ampia retrospettiva ospitata da Gió Marconi e realizzata in collaborazione con Fondazione Marconi, a cinquant’anni dalla scomparsa dell’artista. Il percorso, curato con Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito, propone una lettura originale dell’opera di Man Ray, mettendo al centro il linguaggio come chiave di interpretazione dell’intera sua ricerca.
Figura centrale dell’arte del Novecento, Man Ray - nato Emmanuel Radnitzky nel 1890 - è noto al grande pubblico soprattutto per la fotografia, ma la mostra restituisce in modo efficace la natura profondamente multimediale della sua produzione: fotografie, disegni, dipinti, oggetti e multipli, dialogano in un percorso che evidenzia il continuo passaggio tra immagine, parola e concetto. Il cambio del nome in “Man Ray”, scelto in gioventù, viene presentato come uno dei primi gesti di costruzione identitaria e insieme come anticipazione di quella pratica di slittamento semantico e di gioco linguistico che caratterizzerà tutta la sua opera.
L’idea curatoriale è quella di un vero e proprio dizionario visivo. La mostra (che è articolata in cinque sezioni principali: The Alphabet, Light Writing, Body Language, Objectives e Mathematical Objects) si sviluppa infatti come un’esplorazione delle relazioni tra parole, oggetti e immagini, mettendo in luce un aspetto meno consueto ma estremamente caratterizzante della poetica dell’artista: la sua attenzione per il linguaggio non come semplice supporto, ma come materiale creativo. Scopri di più.
2. Diana Markosian alle Gallerie d'Italia di Torino
Quando: 10 aprile – 6 settembre 2026
Luogo: Torino, Gallerie d'Italia

Diana Markosian. Replaced © Diana Markosian
Alle Gallerie d’Italia di Torino, nell’ambito di EXPOSED – Torino Photo Festival, arriva in anteprima assoluta Replaced, il nuovo progetto di Diana Markosian, tra le voci più interessanti della fotografia contemporanea. L’artista, nata a Mosca nel 1989 e di origine armena, lavora tra fotografia, cinema e installazione, concentrando la sua ricerca sui temi della memoria, dello spostamento e della costruzione del racconto personale.... leggi il resto dell'articolo»
La mostra, curata da Brandei Estes, si sviluppa attraverso un percorso fotografico affiancato da un film immersivo, realizzato appositamente per il museo. Al centro c’è la riflessione su ciò che resta dopo la fine di una relazione: luoghi, gesti e ricordi che continuano a esistere anche quando il legame si interrompe. È proprio questo spazio tra presenza e assenza a costituire l’aspetto più caratteristico del progetto.
Per costruire Replaced, Markosian mette in scena frammenti del proprio passato, affidando a un attore la ricostruzione di momenti vissuti. La memoria diventa così materia visiva, sospesa tra documento e finzione. Pur con una prospettiva molto distante da quella incontrata con Man Ray, anche in questo caso l’immagine non è semplice registrazione del reale, ma strumento di trasformazione e riscrittura dell’esperienza.
Il dialogo tra fotografia e film amplifica la dimensione narrativa della mostra, e rende più intensa la riflessione sul rapporto tra ricordo, perdita e costruzione di nuove immagini emotive. Scopri di più.
3. Isaac Julien. Una retrospettiva a Bergamo
Quando: 10 aprile – 4 ottobre 2026
Luogo: Bergamo, gres art 671

Isaac Julien, Baltimore, 2003, installation view, Museum Dreams, gres art 671, 2026, ph. Diego De Pol, courtesy the artist and Victoria Miro © Isaac Julien
A Bergamo, gres art 671 dedica a Isaac Julien la prima grande retrospettiva italiana, offrendo un percorso concentrato su oltre trent’anni di ricerca di uno dei protagonisti dell’immagine in movimento nell’arte contemporanea. Artista e filmmaker britannico nato a Londra nel 1960, Julien è noto per le sue installazioni cinematografiche immersive, in cui cinema, fotografia, musica, danza e architettura si intrecciano in narrazioni complesse.
Museum Dreams, curata da Nathan Ladd e pensata appositamente per gli spazi di Bergamo, riunisce cinque grandi installazioni, tra cui Once Again... (Statues Never Die) e Lina Bo Bardi – A Marvellous Entanglement. Il tratto più caratteristico della mostra è il rapporto tra opera e spazio espositivo: il museo non è semplice contenitore, ma parte attiva dell’esperienza visiva e sonora.
Il visitatore è invitato a muoversi liberamente tra ambienti filmici e materiali d’archivio, diventando uno “spettatore mobile”. È un’impostazione che crea un interessante filo con la mostra di Diana Markosian: in entrambi i casi l’immagine si sviluppa come esperienza narrativa immersiva, ma Julien amplia ulteriormente il discorso, portandolo sul piano della memoria collettiva e della riflessione sulle istituzioni culturali.
Una mostra che sollecita la dimensione sensoriale: immagini, suono e architettura convergono in un percorso che richiede tempo e movimento. Un’esperienza spaziale che espande la percezione della visione tradizionale di un'opera filmica. Scopri di più.
4. Jirair Orakian. Arte e memoria storica
Quando: 11 aprile – 3 maggio 2026
Luogo: Treviso, Casa Robega

Orakian, Yeghern (Genocidio), 118 x 114 cm, olio su compensato, 1947
A Casa Robegan, la mostra Riconosciuti riporta all’attenzione del pubblico la figura di Jirair (Gerardo) Orakian, artista nato a Costantinopoli nel 1901 e vissuto a Roma dal 1920 fino alla morte, nel 1962. Il progetto si inserisce nella rassegna Ci saranno albe sulla terra e affronta, attraverso la pittura, il tema della memoria del genocidio armeno e della diaspora.
La mostra consente la riscoperta per il pubblico di opere provenienti dalla collezione della famiglia, rimaste per decenni in ambito privato, che restituiscono oggi il profilo di un autore rimasto ai margini della storia dell’arte del Novecento, nonostante la forza della sua ricerca.
La pittura di Orakian si distingue per un espressionismo figurativo di forte intensità emotiva. Figure allungate, corpi contratti e composizioni tese non sono scelte formali fini a sé stesse, ma strumenti per dare forma al trauma, alla perdita e alla condizione dell’esilio. In particolare, le opere dedicate al genocidio e ai suoi effetti - come i soggetti di orfani, rifugiati ed esclusi - rappresentano il nucleo più incisivo della mostra, trasformando la testimonianza storica in immagine umana e concreta.
L'opera pittorica di Orakian si fa così documento morale e memoria visiva, senza rinunciare al contenuto e alla qualità artistica. Scopri di più.
5. Alan Bee. Natura e arte si fondono
Quando: 9 aprile – 9 maggio 2026
Luogo: Milano, ABC-ARTE ONE OF

Alan Bee Freedom, 1997, Mixed media on board, 100 x 200 x 5 cm
ABC-ARTE presenta a Milano Correspondances, prima personale di Alan Bee nella sede milanese della galleria, a cura di Cesare Biasini Selvaggi. La mostra riunisce 20 dipinti che consentono di mettere a fuoco i caratteri più riconoscibili della sua ricerca.
Alan Bee (1940–2018), pseudonimo dietro cui l’artista ha scelto di mantenere riservata la propria identità, è una figura legata alla pittura europea del secondo Novecento, con riferimenti alla stagione post-informale tedesca. Il nucleo più distintivo del suo lavoro è il rapporto con il mondo delle api e dell’alveare, non come semplice soggetto iconografico ma come struttura compositiva e materiale. In un'epoca che esaspera l'individualismo atomizzato, Bee elegge l'ape a modello operativo e politico.
In mostra emergono in particolare le opere costruite attraverso reti metalliche esagonali, cera e miele, elementi che richiamano direttamente la forma del favo. L’esagono diventa così il modulo che organizza la superficie pittorica, visibile in lavori come Freedom (1997), mentre in dipinti come The night has memory (1991) risalta l’aspetto materico della pittura, con superfici dense e cerose.
La pittura di Alan Bee ci colpisce per la sua forte consistenza materica, in cui il colore si sviluppa per campiture e variazioni. La combinazione tra materiali naturali e costruzione geometrica è l'elemento che più chiaramente caratterizza la ricerca di Alan Bee. Scopri di più.
Pubblicato il 14/04/2026 dalla Redazione
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