Curata da Francesca Villanti e Paul Schneiter, è una mostra immersiva ma anche introspettiva, quella che accoglie i visitatori, con un allestimento (curato da Gaël Rene), un'illuminazione ed anche una musica originale (composta da Mathias Durand), studiati per consentire al pubblico di immergersi in modo quanto mai intimo e partecipato nella vita e nelle opere di uno dei più grandi e amati maestri dell'arte del Novecento.
Grazie a più di 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, con importanti prestiti da collezioni private e prestigiose istituzioni internazionali, la mostra ricostruisce l'intero percorso biografico e artistico di Chagall, comprese le opere pubbliche degli anni Sessanta, col soffitto della Grande Salle de l'Opéra di Parigi e le vetrate per la Sinagoga dell'ospedale di Hadassah a Gerusalemme. Lo fa - come sottolineato da Iole Siena, Presidente di Arthemisia - mettendo a servizio del rigore scientifico della curatela lo studio scenografico di un allestimento molto coinvolgente, con due sale immersive e la ricostruzione delle dodici vetrate di Hadassah, a cui lavorò tra il 1960 e il 1961.
Chagall disse "Ho portato i miei oggetti dalla Russia; Parigi vi ha versato sopra la sua luce: la lumière-libertè". E così la mostra a Palazzo dei Diamanti ci conduce alla scoperta delle origini dell'artista (Chagall nacque in una famiglia ebraica in Bielorussia nel 1887) e dei simboli che la sua terra natale e l'educazione ebraica tradizionale gli avevano trasmesso, e che ha tenuto vivi in tutta la sua produzione, anche quando arrivò a Parigi, da San Pietroburgo, nel 1910.
Di Chagall Vittorio Sgarbi scrive "Per noi l'infanzia è terminata; per Chagall fu senza fine.". Chagall è tanto amato per i suoi colori e il suo immaginario favolistico, ma nella sua storia personale ci sono gli orrori di due guerre mondiali e l'esperienza dell'esilio vissuti in prima persona. E questa mostra ci offre l'opportunità di comprendere fino in fondo l'opera e il pensiero di questo straordinario artista, con ben 10 sezioni monotematiche. Si parte con l'Eterna memoria, dedicata appunto alle sue radici russe, ai suoi ricordi, che si rinnovano in ogni opera come presenze vive. Si prosegue con Le Favole di La Fontaine: la consacrazione, che racconta, con l'esposizione di incisioni e acqueforti popolate dagli animali delle favole di La Fontaine, il primo successo parigino, grazie al gallerista Vollard.
Si prosegue con la terza sezione dedicata alla Storia biblica, che incontra la cronaca contemporanea, che racconta della produzione di Chagall al ritorno dall'esilio negli Stati Uniti (si rifugiò negli Stati Uniti nel 1941 per sfuggire alle persecuzioni naziste), esponendo Exodus (o La Nave dell'Esodo) del 1947, in cui sovrappone l'Esodo biblico dall'Egitto a quello della fuga degli ebrei dalle persecuzioni naziste. Si arriva quindi a Parigi dopo l'esilio, dove vengono esposti studi preparatori e litografie della serie Parigi del 1954, e la riproduzione in modo immersivo delle decorazioni per il soffitto della Grande Salle dell'Opéra di Parigi nel 1964. I simboli di Parigi si trasformano nella mano di Chagall in simboli esistenziali e interiori, con le sue tipiche atmosfere tra sogno, memoria e messa in scena, in cui il suo linguaggio pittorico e grafico è ormai maturo.
Il racconto prosegue con una sezione dedicata a Volti e riflessi, dove troviamo anche l'opera scelta per l'immagine guida della mostra, La sposa dai due volti del 1927. Qui viene ricostruita un'altra faccia dell'indagine di Chagall sull'identità e sulla complessità della condizione umana, che richiede di superare la semplice rappresentazione unitaria della persona.

La successiva In dialogo con la materia indaga il rapporto di Chagall con la tecnica artistica ed il supporto, tra acquerello, inchiostro, pastello: ogni strumento pittorico diviene esso stesso parte del racconto, consentendo diverse sfumature nel suo linguaggio creativo. Si arriva quindi alla sezione dedicata al Mediterraneo, che egli conobbe nel Sud della Francia. Tra gli anni '50 e '60 questi luoghi gli restituiscono ispirazione e tranquillità, dopo gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale, che trasferisce in splendidi paesaggi attraverso la sua tavolozza piena di colori, che trasmettono la luce ed il calore regalati alla sua immensa creatività.... leggi il resto dell'articolo»
Ci avviciniamo alla parte conclusiva della mostra con l'ottava sezione, titolata Un Linguaggio luminoso, dove possiamo ammirare, con una ricostruzione immersiva, le 12 vetrate concepite da Chagall per la Sinagoga dell'ospedale di Hadassah a Gerusalemme all'inizio degli anni '60.

Dopo la luce e la trasparenza, ne Il giardino che non esiste, sono protagoniste delle opere a tema floreale, che per lui rappresenta un altro modo per esplorare la realtà oltre la superficie. I fiori, ma anche i vasi, sono nuovi simboli su cui proiettare la sua memoria e la sua narrazione per immagini, perché, riprendendo la citazione di Chagall che campeggia all'ingresso della mostra, "Forse dipingo perché questo sostituisce le parole che mi mancano".
E infine, una chiusura quasi solenne e quanto mai evocativa, dalle tragedie del presente, figlie di quelle del passato che Chagall ha vissuto sulla propria pelle. Il percorso espositivo si chiude con un'opera mai esposta prima del 1949 dal titolo "La Pace", che Chagall dipinse al ritorno dall'esilio negli Stati Uniti.

Una grande colomba, simbolo universale di pace, che regge un libro aperto in cui si leggono "La Vie" e "La Paix", la vita e la pace. In basso a sinistra due figure a rappresentare l'amore, e sullo sfondo ancora una volta il ricordo dei luoghi delle sue origini e della sua amata Vitebsk, con i tetti e la cupola della sinagoga. Un perfetto compendio della vicenda umana e del profondo messaggio universale che possiamo trarre da tutta l'opera di Chagall, che grazie a questa mostra molti visitatori potranno guardare da una prospettiva diversa e più consapevole.
Al solito, per altre informazioni relative alle modalità visita e approfondimenti sulla mostra, invitiamo a visionare la scheda dell'evento.
Pubblicato il 11/10/2025
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Antonio Giuliani
Co-fondatore e attuale editore di Itinerarinellarte.it, oltre che ideatore e editore di Itinerarinelgusto.it, appassionato e collezionista di arte contemporanea, in qualità di fisico si è occupato di indagini micro-climatiche per la conservazione di manufatti artistici ed è tra gli autori di "La tomba di San Pietro: restauro e illuminazione della Necropoli Vaticana". edito da Electa. Dal 2017 coordina l'attività editoriale di questo magazine online e scrive di mostre d'arte moderna e contemporanea e di turismo dell'arte.
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