Autori internazionali e grandi artisti di casa nostra in un collage eterogeneo di linguaggi dell'arte visiva. Dalla Lombardia al Veneto, con una digressione a Lugano, scopriamo i cinque eventi espositivi che abbiamo selezionato per questo nuovo appuntamento con la Settimana d'Arte.
1. L'altra America di Phillip Toledano a Milano
Avevamo incontrato l'artista londinese Phillip Toledano la scorsa primavera in occasione della XIV edizione di MIA Photo Fair, quando Tallulah Studio Art aveva presentato, per la prima volta a Milano, il progetto fotografico Another America. L'artista sfida la tradizionale percezione della fotografia come mezzo di verità, attraverso immagini generate dall'intelligenza artificiale, accompagnate da racconti dello scrittore John Keeney.
Toledano parte dalla consapevolezza che con l'avvento dell'AI ogni affermazione, anche la più infondata, può essere supportata da prove visive che appaiono incredibilmente convincenti. Attraverso questo approccio, il fotografo inglese non solo crea una narrazione storica alternativa sull'America, ma offre anche una riflessione sociologica sui nostri tempi, evocando l'immaginario degli Stati Uniti negli anni '40 e '50. Le immagini di quell'epoca, già consolidate nella nostra memoria collettiva, appaiono familiari e persuasive, rendendo il progetto ancora più efficace nel sollevare dubbi sulla verità percepita.
Oggi Another America torna ad essere esposto negli spazi di Fabbrica Eos a Milano, ed oggi risulta ancora più attuale.
"Ho realizzato una piccola serie sull'idea E se Donald Trump fosse nato come una persona della classe media a New York, come sarebbe la sua vita? Questo mi ha aperto gli occhi sulla capacità dell'Intelligenza Artificiale di ricreare e reinventare la storia, che culturalmente è il punto in cui ci troviamo negli Stati Uniti in questo momento." – Testo tratto dall'intervista di Rebecca Delmenico a Phillip Toledano, 2024.
2. Ugo La Pietra ai Musei Civici di Monza
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Ugo La Pietra, Bosco in città, 73x73cm, 2015
Ci fa sempre piacere segnalare nuovi progetti espositivi dedicati all'opera di Ugo La Pietra, grandissimo pensatore e artista, oltre che designer e architetto, classe 1938. L'occasione ci viene fornita dalla nuova mostra Il Giardino delle delizie, organizzata da Musei Civici di Monza con la collaborazione di Leogalleries e dell'Archivio Ugo La Pietra, con la curatela della storica e critica dell'arte Simona Bartolena e di Simona Cesana, curatrice dell'Archivio Ugo La Pietra.
La raccolta delle opere in mostra (disegni, acrilici su tela, ceramiche, arazzi) fa riferimento alla recente pubblicazione del volume "Il giardino delle delizie" che, attraverso il lavoro di Ugo La Pietra, esplora il tema del giardino (domestico, urbano, extraurbano) come spazio reale e simbolico e, in particolare, ne indaga il ruolo come luogo di rifugio e contemplazione nel contesto urbano contemporaneo.
L'opera di Ugo La Pietra viene quindi presentata in funzione delle sue ricerche sul verde urbano e sul rapporto tra natura e architettura.
«Guardando al passato mi sono accorto che il luogo dove è stata sperimentata con successo la presenza di queste due componenti è il "giardino": il giardino del Seicento e del Settecento, un luogo pensato e progettato "per una piacevole sosta e contemplazione.» (Ugo La Pietra)
3. Carlo Nangeroni a Palazzo Sarcinelli

Carlo Nangeroni, Percorsi, Acrilico su tela, 160x160 cm, 1968 (dettaglio)
Oltrearte galleria contemporanea, nello spazio espositivo di Palazzo Sarcinelli a Conegliano, ci porta a riscoprire un grande artista del secondo Novecento italiano, con la mostra Carlo Nangeroni, Percorsi, presentata da Luca Pietro Nicoletti.
Con una cinquantina di lavori (e con una appendice di opere esposte presso gli spazi di Oltrearte in Via Felice Cavallotti 5, Conegliano), la mostra ci consente di conoscere il lavoro dell'artista nato a New York nel 1922, ma milanese d'adozione, nella sua evoluzione nel corso dei diversi decenni, partendo dal momento in cui, alla fine degli anni '50, abbandona la pratica informale per dedicarsi ad un'astrattismno geometrico in cui si determina l'utilizzo del cerchio come elemento modulare ricorrente. Si procede in un ordine non cronologico con diversi cicli fino alle opere più recenti del 2017.
La geometria delle forme, disposte in una griglia ripetitiva, che ci racconta di un'Italia industriale, che lui vive in prima persona a Milano negli anni '60, in cui le macchine diventano protagoniste. I suoi quadri, realizzati con una precisione di mano straordinaria, nascondono quindi anche un racconto ed un'estetica più legati alla realtà delle cose di quanto non appaia superficialmente. Attraverso le scelte cromatiche e le velature, costruisce dei paesaggi in cui la natura lascia spazio alle macchine e alla modernità, con una modularità che potrebbe uscire dal quadro per replicarsi all'infinito. Scopri di più.
4. Richard Paul Lohse al MASI di Lugano

Richard Paul Lohse, MASI Lugano
Artista, grafico e teorico, Richard Paul Lohse (Zurigo, 1902 – 1988) è stato uno dei principali protagonisti del modernismo svizzero. Avendo vissuto i fascismi tra gli anni Trenta e Quaranta, nella sua opera non smise mai di perseguire l'utopia dell'uguaglianza sociale, considerandola come una missione, insieme artistica e politica. La sua opera si muove quindi in bilico tra etica ed estetica, tra rigore e lirismo, tra razionalità scientifica e impegno politico.
Il percorso espositivo allestito al MASI Lugano, che presenta oltre cinquanta dipinti, accompagnati da disegni su carta, provenienti dalla Richard Paul Lohse-Stiftung e da importanti collezioni pubbliche e private, segue le tappe più significative della sua carriera, che da Zurigo hanno portato Lohse all'affermazione internazionale, tra Amsterdam, San Paolo, Venezia, Kassel e infine New York.
Si tratta ancora di pittura geometrico-astratta basata su concetti razionali, e di «ordini modulari» – basati su moduli costanti – e «seriali», in cui gli elementi si sviluppano secondo variazioni progressive, ma a colpire l'osservatore è anche il fascino sensuale che le combinazioni cromatiche continuano a esercitare.
Cuore della mostra sono le tre imponenti variazioni di "Serielles Reihenthema in achtzehn Farben" realizzate da Lohse nel 1982 in occasione della partecipazione alla documenta 7 di Kassel. Scopri di più.
5. Arte contemporanea e paradossi quantistici a Venezia

Dara Birnbaum, Technology/Transformation: Wonder Woman (1978-79). Per gentile concessione di Dara Birnbaum e LUX, Londra
Facciamo un deciso salto in avanti, da una razionalità deterministica ad una mostra che esplora i paradossi spaziali e temporali introdotti dalla teoria quantistica: universi paralleli, viaggi nel tempo, teletrasporto, "supersymmetry" e materia oscura. Si tratta di The Quantum Effect, allestita nei grandi spazi di recente apertura di SMAC, nel cuore di Venezia: 16 sale disposte lungo un corridoio continuo di oltre 80 metri, per uno spazio espositivo di mille metri quadri. L'esposizione, co-curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies, ruota attorno alla stanza di specchi Oil VII (2007), opera di Isa Genzken, per svilupparsi simmetricamente mettendo insieme opere d'arte - di artisti come Dara Birnbaum, Jeff Koons, Mark Leckey e Marcel Duchamp/Man Ray - esperimenti scientifici, equazioni della meccanica quantistica e fantascienza.
Technology/Transformation: Wonder Woman (1978–79) di Dara Birnbaum raffigura la supereroina nel momento del teletrasporto, il suo corpo che ruota trasformandosi dal personaggio quotidiano al suo alter ego sovrumano, mentre passa facilmente da una dimensione ad un'altra. Le opere di John McCracken evocano l'enigmatico monolite di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick.
Pubblicato il 11/09/2025 dalla Redazione
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