Dall'Impressionismo all'Astrazione. A Treviso Picasso, Van Gogh e i Capolavori dal Toledo Museum of Art

Un viaggio nell'arte dell'Otto e Novecento in un racconto originale concepito da Marco Goldin, a partire da un insieme di capolavori provenienti dal Toledo Museum of Art, museo d'arte dell'Ohio, Stati Uniti. Un percorso espositivo inusuale, in cui la prima opera in mostra è più vicina alla contemporaneità, e che si conclude con un dipinto di ottant'anni prima, del 1890, un capolavoro di Van Gogh dipinto negli ultimi giorni della sua vita.
di Antonio Giuliani

Robert Delaunay, La città di Parigi, 1911 circa, olio su tela, cm 119.4 x 172.7, Toledo Museum of Art, acquistato con fondi del Libbey Endowment, dono di Edward Drummond Libbey, inv. 1955.38

La mostra "Da Picasso a Van Gogh – Storie di pittura dall'astrazione all'Impressionismo. Capolavori dal Toledo Museum of Art" segna il ritorno di Marco Goldin alla curatela e all'organizzazione di un'esposizione dal sapore internazionale nella città di Treviso, suscitando forti aspettative nell'Amministrazione comunale e nei partner istituzionali che l'hanno sostenuta. Aperta al pubblico dal 15 novembre, sarà visitabile nei rinnovati spazi del Museo Santa Caterina fino al 10 maggio 2026.

L'ambizione del progetto emerge già dal titolo, che pone al centro due degli artisti più amati dal grande pubblico – Picasso e Van Gogh – protagonisti, insieme agli Impressionisti, delle grandi mostre curate da Goldin a Treviso e in altre città venete dalla fine degli anni Novanta per circa vent'anni. I titoli, per natura, devono essere sintetici e attrattivi, ma spesso non riescono a restituire la reale complessità delle esposizioni, soprattutto quando si tratta di raccolte provenienti da importanti musei francesi o americani, capaci di attraversare gli ultimi decenni dell'Ottocento fino all'avvento (e al superamento) delle Avanguardie del Novecento. È dunque il sottotitolo, in casi come questo, a illuminare il vero contenuto della proposta: "Storie di pittura dall'astrazione all'Impressionismo – Capolavori dal Toledo Museum of Art".

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"Dall'astrazione all'Impressionismo" indica il senso cronologico costruito da Goldin nelle sale del Museo Santa Caterina, dove l'itinerario si apre con una grande tela di Richard Diebenkorn del 1970, Ocean Park n. 32, dominata dalle tonalità del giallo, del blu e dell'azzurro: gli stessi colori che ricompaiono, nell'ultima sala, in un capolavoro di Van Gogh.

Diebenkorn, Ocean Park n 32

Richard Diebenkorn, Ocean Park n. 32, 1970, olio su tela, cm 236.2 x 205.7, Toledo Museum of Art, dono di David K. and Georgia E. Welles, inv. 2025.9 © Richard Diebenkorn, by SIAE

"Capolavori dal Toledo Museum of Art" definisce invece la provenienza delle opere esposte e sottolinea la loro qualità: numerosi dipinti, come ha ricordato lo stesso Goldin durante la presentazione alla stampa, compaiono – o sarebbero meritevoli di essere – nei manuali scolastici di storia dell'arte e nei grandi testi che ne ricostruiscono lo sviluppo. In mostra figurano Manet e i grandi protagonisti dell'Impressionismo – tra cui Monet, Pissarro, Renoir, Degas e Sisley – insieme a Gauguin e Cézanne, ai fondatori del Cubismo, Braque e Picasso, e naturalmente a Van Gogh, senza dimenticare Matisse e Delaunay. A questo nucleo europeo si aggiunge un gigante dell'altra sponda dell'Atlantico, Edward Hopper, accompagnato dagli impressionisti americani e seguito dagli astrattisti storici europei – tra cui Mondrian, Albers e Klee – e dagli esponenti statunitensi del secondo espressionismo astratto, artisti meno noti al pubblico italiano ma fondamentali in quella stagione dell'arte americana. 

Non perché meno importanti, ma per volontà di sintesi, questa rapida panoramica ha trascurato altri nomi di grande rilievo, come Signac, Modigliani, De Chirico e tanti altri. In totale sono circa sessanta le opere presenti, distribuite in otto sale articolate su più livelli, per un percorso che culmina nella grande sala dominata da Campi di grano con falciatore, dipinto da Van Gogh ad Auvers nel 1890. La visita si conclude con una piccola sala cinema, dove è possibile vedere Gli ultimi giorni di Van Gogh, un film di circa trenta minuti scritto e diretto da Marco Goldin.

Quella di Treviso non è una semplice riproposizione di una mostra itinerante, organizzata in occasione del rilevante intervento di ammodernamento e ampliamento del Toledo Museum of Art, in Ohio, che prima della tappa veneta era stata presentata ad Auckland. Grazie ai rapporti privilegiati con l'istituzione statunitense, Goldin è riuscito ad aggiungere alcune opere non presenti in Nuova Zelanda e, soprattutto, a ripensare e riallestire integralmente la mostra rispetto alla sua configurazione originaria. Tra le opere "inedite" rispetto alle precedenti esposizioni spicca il magnifico olio su tela di Edward Hopper Figure a teatro (1927), un dipinto di notevoli dimensioni, circa 100×120 cm.... leggi il resto dell'articolo»

Hopper, figure a teatro, 1927

Da Picasso a Van Gogh - Museo Santa Caterina, foto allestimento (Edward Hopper, Figure a teatro, 1927, olio su tela, cm 101.9 x 122.6, Toledo Museum of Art, acquistato con fondi del Libbey Endowment, dono di Edward Drummond Libbey, inv. 1935.49 © Heirs of Josephine N. Hopper)

Goldin ha scelto di costruire un racconto, articolato in vari approfondimenti che si innestano sul tema principale: quel rapporto a distanza, lungo ottant'anni e tra vecchio e nuovo mondo, che lega l'astrattismo di Richard Diebenkorn, rappresentato da Ocean Park n. 32, ai campi di grano di Van Gogh. Il curatore decide di iniziare dal linguaggio più vicino alla sensibilità contemporanea, quello dell'astrazione che sembrava destinata a cancellare definitivamente la figurazione, e di accompagnarci in un viaggio a ritroso. Attraverso alcuni focus tematici, il percorso conduce alla comprensione delle radici di quell'arte e rivela come già in una certa figurazione, a partire dall'Impressionismo, si trovassero le premesse della pittura aniconica, orientata verso la dimensione interiore più che verso il paesaggio e la realtà esterna. D'altra parte, non sarebbe possibile comprendere appieno le campiture di colore di quei dipinti astratti se i loro autori non fossero partiti dall'osservazione di un "paesaggio" reale, prima di divenire riflesso della propria emotività e tensione spirituale, in una sintesi che non ha più bisogno di forme riconoscibili.

Questo racconto trova un passaggio cruciale nell'Impressionismo, rappresentato, nella prima parte del percorso, da una delle sue immagini più emblematiche: le ninfee di Monet, presenti in mostra con una grande tela del 1914-1917, dalle notevoli dimensioni di 200×213 cm. È noto come lo stesso Monet, nelle opere più tarde e anche in conseguenza del progressivo peggioramento della vista, si fosse concentrato sempre più sulla luce e sulla vibrazione dei colori sulla superficie dell'acqua. Questi lavori sono spesso considerati un'anticipazione di quell'Espressionismo Astratto che sarebbe emerso negli Stati Uniti a partire dagli anni Quaranta.

E di Impressionismo lungo il percorso incontreremo anche quello americano, nato sulla spinta della conoscenza di quello europeo favorito da Paul Durand-Ruel che nel 1886 porta in America quasi 300 quadri dei principali autori dell'Impressionismo francese. In particolare troviamo una bellissima Colazione all'aria aperta del 1888 di William Merritt Chase, forse il maggiore tra gli esponenti di quel movimento. Non prima di avere incontrato una bella tela di Pissarro del 1881, Contadine che riposano, che fu esposta nella settima mostra impressionista (Contadine che riposano), e il grande "ratto di Europa" di Pierre Bonnard, del 1919.

Da Picasso a Van Gogh - Museo Santa Caterina, foto allestimento (Pissarro, Contadine che riposano, 1881)

Da Picasso a Van Gogh - Museo Santa Caterina, foto allestimento (Camille Pissarro, Contadine che riposano, 1881, olio su tela, cm 81,3 x 65,4, Toledo Museum of Art, acquistato con fondi del Libbey Endowment, dono di Edward Drummond Libbey, inv. 1935.6)

Ritroviamo Pissarro anche nel passaggio successivo, dedicato al genere della natura morta, con un dipinto del 1867, affiancato ad una Natura morta con pesce di Georges Braque del 1941. Nella stessa sala spazio anche all'italiano Giorgio Morandi, con una Natura morta con bottiglia del 1951 ed a Henri Fantin-Latour con Fiori e frutta del 1866.

Tra le opere che proseguono il racconto nell'avvicinamento al grande finale, da rilevare la fondamentale presenza di Paul Signac con una Venezia (ingresso dal Canal Grande) del 1905, protagonista con Seurat dell'ultima mostra impressionista del 1886, dove vide la luce il pointillisme. Una natura ancora di chiara influenza impressionista è protagonista del dipinto di George Hitchcock (pittore nato nel 1850 a Providence, Rhode Island, e poi trasferitosi in Olanda, dove morì nel 1913). Altro momento fondamentale della mostra è il già citato dipinto del 1927 dello statunitense Edward Hopper, Figure a teatro, quadro che Goldin racconta essere stato venduto dalla stesso pittore per 1500 dollari, che gli servirono per acquistare un'auto (la mitica Buick, con cui visitò il Texas, la California e il Messico). Bellissimo anche il Vaso verde (Jardinière) di Pierre-Auguste Renoir del 1882.

Signac, Venezia

Da Picasso a Van Gogh - Museo Santa Caterina, foto allestimento (Paul Signac - Venezia, ingresso dal Canal Grande, 1905, olio su tela, cm 73,5 x 92,1 - Toledo Museum of Art)

Spazio quindi al ritratto con altri artisti fondamentali, a partire da Manet, presente con un grande dipinto di Antonin Proust del 1880, ma anche Degas, con un ritratto di Victoria Dubourg del 1869-69, passando per un autoritratto di Giorgio de Chirico del 1922, e il ritratto di Paul Guillaume del 1915 di Amedeo Modigliani. In questa sala si trova anche l'altro protagonista, insieme a Van Gogh, dell'immagine della mostra espressa nel titolo. Si tratta di Pablo Picasso, di cui viene esposto l'olio su tela Donna con cappello nero del 1909, appartenente quindi alla fase del primo cubismo. In una piccola sala adiacente si incontra anche Henri Matisse, con una Danzatrice a riposo del 1940.

Giungiamo così all'ultima sala, potremmo dire il luogo dove tutto ebbe inizio. Qui il protagonista è il paesaggio impressionista e post impressionista, rappresentato da alcuni dei capolavori più riconosciuti della collezione del Toledo Museum of Art. Prima di lasciarsi catturare dai grandi nomi che tutti conoscono e apprezzano – come Gauguin e Cezanne, con due opere accostate in modo particolarmente efficace sulla stessa parete, oppure le opere di Sisley del 1874 e un paesaggio normanno di Renoir, dipinto verso la fine dello stesso decennio – è utile soffermarsi anche su un piccolo dipinto di un autore americano: James Abbott McNeill Whistler (Lowell, USA, 1834 – Londra, 1903). Datato 1865, questo lavoro precede l'epoca impressionista e, nel suo Crepuscolo opalescente, Trouville, lascia emergere pochissimo del luogo reale in cui fu eseguito. Al contrario, si avvicina sorprendentemente a una pittura quasi astratta, con contorni e linea dell'orizzonte ridotti all'essenziale, e una forte enfasi sulla componente atmosferica e visionaria.

Van Gogh, Campi digrano, 1890

Da Picasso a Van Gogh - Museo Santa Caterina, foto allestimento (Vincent van Gogh, Auvers, campi di grano con mietitore, 1890, olio su tela, cm 73,6 x 93. Toledo Museum of Art)

Sulla parete opposta si incontra invece il capolavoro di Van Gogh, uno dei momenti più intensi dell'intera mostra, sia per la qualità dell'opera sia per il suo peso nella biografia dell'artista. Già nelle lettere al fratello Theo del settembre 1889, Vincent aveva manifestato il desiderio di lasciare il Sud della Francia, dopo il periodo trascorso a Saint-Rémy-de-Provence (maggio 1889 – maggio 1890), fase in cui la sua pittura – osserva Marco Goldin – compie un decisivo passo verso la modernità, influenzando profondamente gli artisti dell'avanguardia del colore. Nei mesi successivi, nelle lettere a Theo comincia ad apparire il nome del dottor Paul Gachet, suggerito a Vincent da Pissarro. Van Gogh giunge a Auvers-sur-Oise, a nord di Parigi, il 20 maggio 1890, e per il primo mese trova proprio nel dottor Gachet il suo principale punto di riferimento.

Vincent morirà a Auvers nella notte tra il 28 e il 29 luglio, quindi appena due mesi dopo il suo arrivo. Solo una settimana prima aveva dipinto Campi di grano con mietitore, l'opera qui esposta. L'immagine restituita dalla tela mostra una mietitura ormai prossima al completamento, in un periodo che, secondo studi meteorologici relativi a quell'anno, fu particolarmente piovoso: un elemento che permette di collocare l'esecuzione del dipinto nella parte finale del mese, a pochi giorni dalla morte dell'artista.

Nel quadro predominano due colori: il giallo dei campi e l'azzurro dell'orizzonte collinare e del cielo. Nella simbologia cromatica, il giallo richiama la permanenza, la presenza, il restare, il "qui e ora": un riferimento al desiderio di continuare a vivere. L'azzurro, invece, evoca la lontananza, la dispersione nell'immensità, l'aspirazione a un'assoluta libertà. Il curatore invita così a ricordare il dipinto posto all'inizio del percorso espositivo e a riflettere su come i colori, e questi due in particolare, ci forniscano una chiave per seguire l'evoluzione di un linguaggio pittorico che si allontana progressivamente dalla rappresentazione del mondo esterno per farsi espressione sempre più intensa dell'interiorità.


Pubblicato il 16/11/2025

Co-fondatore e attuale editore di Itinerarinellarte.it, oltre che ideatore e editore di Itinerarinelgusto.it, appassionato e collezionista di arte contemporanea, in qualità di fisico si è occupato di indagini micro-climatiche per la conservazione di manufatti artistici ed è tra gli autori di "La tomba di San Pietro: restauro e illuminazione della Necropoli Vaticana". edito da Electa. Dal 2017 coordina l'attività editoriale di questo magazine online e scrive di mostre d'arte moderna e contemporanea e di turismo dell'arte.

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