Tra passato e contemporaneità, dopo il Castello del Buonconsiglio a Trento, e Palazzo Farnese a Piacenza, esploriamo la nuova suggestiva mostra della Fondazione Peruzzo a Padova, in cui la sensibilità contemporanea si confronta coi temi della spiritualità, l'universo introspettivo di Massimo Rao a Napoli, e un contemplativo dialogo tra statuaria antica e l'opera contemporanea di Francesco Vezzoli al Parco archeologico di Brescia romana.
1. L'inverno nell'arte al Castello del Buonconsiglio
Quando: 05 dicembre 2025 - 15 marzo 2026
Luogo: Trento, Castello del Buonconsiglio
Allestita al Castello del Buonconsiglio di Trento dal 5 dicembre 2025 al 15 marzo 2026, L'inverno nell'arte propone un ampio percorso attraverso le rappresentazioni della stagione fredda nelle arti figurative, dal Medioevo all'Ottocento. La mostra, parte del progetto culturale "Combinazioni caratteri sportivi" promosso dalla Provincia autonoma di Trento nell'ambito dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, indaga come l'inverno sia stato interpretato nei secoli tra realtà quotidiana, immaginario simbolico e trasformazioni del paesaggio.

Jan Wildens, Pattinatori su ghiaccio – gennaio 1615, Genova, Palazzo Rosso
Il percorso riunisce cinquanta opere articolate in otto sezioni e comprende dipinti, sculture, incisioni e porcellane, con l'obiettivo di mostrare la varietà iconografica e i significati attribuiti a questa stagione dagli artisti europei. L'introduzione prende avvio dal celebre Gennaio di Torre Aquila, esempio precoce di paesaggio innevato, mentre la prima opera di rilievo esposta è l'Adorazione dei Magi nella neve di Pieter Bruegel il Giovane, prestito del Museo Correr.
Due sezioni approfondiscono il tema delle allegorie dell'inverno, rappresentato come figura maschile anziana, come donna intenta a riscaldarsi o come scena infantile di gioco, attraverso incisioni di Giulio Romano, Sadeler e Tempesta, una terracotta di Giovanni Bonazza, porcellane di Meissen e dipinti di Girolamo Donnini, Rapous e Nogari. Segue un focus sull'inverno nella pittura lombarda, con opere di Pietro Bellotti, Giacomo Ceruti e Antonio Cifrondi.
La parte centrale della mostra illustra le attività invernali: dal lavoro quotidiano — come la macellazione del maiale o la raccolta della legna — alle dinamiche dei mercati e dei paesaggi rurali, con dipinti provenienti da importanti musei italiani. Una sezione specifica è dedicata ai divertimenti sulla neve e sul ghiaccio, documentati da Jan Wildens e Barent Avercamp, che alternano scene giocose a riflessioni sulla vita delle classi popolari nei mesi più rigidi....leggi il resto dell'articolo»
Completano il percorso una sezione sulle slitte settecentesche da parata, presentate come manufatti artistici, e una dedicata al paesaggio innevato, con opere di Marco Ricci, Francesco Fidanza e Luigi Casali. La mostra, curata dai conservatori del museo e accompagnata da catalogo scientifico, offre così una visione ampia e articolata dell'immaginario invernale nella storia dell'arte. Scopri di più.
2. Sibille. Voci oltre il tempo, dal Domenichino alle sculture contemporanee di Christian Zucconi
Quando: 05 dicembre 2025 - 03 maggio 2026
Luogo: Piacenza, Palazzo Farnese, Cappella ducale

Domenico Zampieri detto Domenichino, Sibilla cumana, 1617, Galleria Borghese, Roma
Allestita nella Cappella ducale di Palazzo Farnese dal 5 dicembre 2025 al 3 maggio 2026, Sibille. Voci oltre il tempo, oltre la pietra propone una riflessione sul mito delle Sibille e sulla loro presenza nella storia figurativa, con particolare attenzione al contesto piacentino. La mostra nasce per valorizzare il ruolo di queste figure profetiche femminili e per evidenzarne la continuità nell'immaginario artistico dal Seicento all'oggi. Fulcro dell'esposizione è la Sibilla cumana del Domenichino, prestito della Galleria Borghese, capolavoro del 1617 che offre una lettura classica e intensamente espressiva della profetessa. L'opera è posta in dialogo con otto sculture contemporanee di Christian Zucconi, che attraverso materiali come travertino rosso persiano e ferro indagano la dimensione psicologica e simbolica del mito.

Christian Zucconi, Canto dell'acqua, 2021
La scelta del tema trova radici profonde nella tradizione artistica di Piacenza, dove le Sibille compaiono in opere di maestri quali il Guercino nella Cattedrale, il Pordenone in Santa Maria di Campagna e il Malosso nella basilica di San Francesco. La mostra riunisce idealmente queste testimonianze, confermando la centralità della città nella diffusione iconografica del soggetto. Accanto al dipinto del Domenichino, particolare rilievo assume l'installazione progettata da Zucconi, che comprende anche l'opera sonora Versi sibillini, pensata per ampliare la percezione del tema profetico oltre il puro dato visivo.
Il percorso mette così in relazione pittura seicentesca, scultura contemporanea e interventi sonori, sottolineando la persistenza del mito sibillino come archetipo interpretato nei secoli e ancora capace di evocare interrogativi sul tempo, sulla visione e sulla conoscenza. La mostra è accompagnata da un volume critico di Antonio Iommelli dedicato all'evoluzione dell'iconografia sibillina dall'antichità al Seicento. Scopri di più.
3. Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo
Quando: 04 dicembre 2025 - 12 aprile 2026
Luogo: Padova, Nuova Sant'Agnese, Fondazione Alberto Peruzzo

Qui e Ora, Fondazione Peruzzo ph. Ugo, Carmeni, 2025
Allestita negli spazi della Nuova Sant'Agnese a Padova, Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo propone dal 4 dicembre 2025 al 12 aprile 2026 un confronto tra la Collezione AGIVERONA e la Collezione della Fondazione Alberto Peruzzo. La mostra esplora come la sensibilità contemporanea elabori i temi della spiritualità, della percezione del tempo e del rapporto con la memoria, interpretando il concetto di "sacro" in una dimensione ampia, non più circoscritta all'ambito religioso. Le due raccolte si rispecchiano attorno a questi nuclei tematici, costruendo un dialogo che attraversa il Novecento e giunge al presente.
Il progetto conferma l'impegno della Fondazione nel valorizzare l'incontro tra passato e contemporaneità, rafforzato dalla scelta di Sant'Agnese, edificio del XII secolo trasformato oggi in spazio di meditazione e arte. Nella navata centrale sono presentate sette opere della Collezione AGIVERONA, tra installazioni, video, fotografie e dipinti, firmate da artisti italiani e internazionali. Contribuiscono a definire il percorso Nari Ward, Giovanni Ozzola, Jacopo Mazzonelli, Vincenzo Castella, Serena Vestrucci, Ivan Moudov e Diango Hernández, le cui opere instaurano un confronto diretto con l'architettura romanica. Tra i lavori più significativi, Performing Time di Ivan Moudov affronta la natura soggettiva del tempo, valorizzata dal dialogo con l'antico ambiente ecclesiale.
Nell'ex sacrestia, la selezione dalla Collezione Peruzzo amplia la riflessione sul sacro attraverso opere di artisti del Novecento e della contemporaneità, da Marc Chagall e Giorgio de Chirico a Hermann Nitsch, Paul Jenkins, Jannis Kounellis, Robert Indiana e Alberto Garutti. Questa parte del percorso evidenzia come il senso del sacro si manifesti in forme diverse: visionarie, rituali, materiche o legate all'esperienza collettiva.
L'insieme delle opere, in relazione con luce, silenzio e architettura, offre un’esperienza immersiva che invita il visitatore a soffermarsi non soltanto sulle immagini, ma anche sul rapporto che si viene a creare con lo spazio storico che le accoglie e con il tema del tempo, tra memoria e presenza, nel “qui e ora”. Il progetto è accompagnato da un Quaderno della Fondazione. Scopri di più.
4. Massimo Rao. La riscoperta di un artista ... al limitar della vita
Quando: 05 dicembre 2025 - 01 febbraio 2026
Luogo: Napoli, Fondazione Banco di Napoli – Palazzo Ricca

Massimo Rao ... al limitar della vita
Allestita negli spazi storici di Palazzo Ricca, la mostra Massimo Rao ... al limitar della vita ripercorre dal 5 dicembre 2025 al 1 febbraio 2026 l'opera di un protagonista appartato ma decisivo della pittura italiana del secondo Novecento. L'esposizione nasce in occasione del settantacinquesimo anniversario della nascita e del trentennale della scomparsa dell'artista, riaffermandone l'importanza nel panorama nazionale. Nato nel 1950 a San Salvatore Telesino e scomparso nel 1996, Rao sviluppò una ricerca profondamente personale, fondata su un equilibrio tra rigore tecnico, richiami alla classicità e intensa introspezione psicologica, elementi che ne hanno definito uno stile visionario e riconoscibile.
La mostra riunisce circa quaranta opere provenienti da collezioni pubbliche e private, tra dipinti, disegni e carte, offrendo un quadro ampio della sua produzione. Le figure create dall'artista, sospese tra realtà e dimensione onirica, esprimono una tensione costante verso l'assoluto e indagano la sfera interiore dell'essere umano. In esse ricorrono contrasti di luce e ombra che suggeriscono un dialogo tra vita e oltre, temi che hanno alimentato l'interesse critico verso il suo lavoro. Un elemento simbolico centrale è la luna, immagine ricorrente che Rao utilizza come specchio emotivo dei suoi personaggi e metafora dell'anima.
Il percorso espositivo, curato da Ferdinando e Francesco Creta, intende restituire all'artista il ruolo che gli spetta nella storia dell'arte italiana, sottolineando come la sua opera continui a parlare al presente. La scelta della sede, strettamente legata alla memoria artistica di Napoli, rafforza il valore culturale dell'iniziativa. La mostra è accompagnata da un catalogo contenente saggi critici e una sezione iconografica dedicata alle opere esposte. Scopri di più.
5. Victoria Mater. Francesco Vezzoli dialoga con la statuaria antica
Quando: 04 dicembre 2025 - 12 aprile 2026
Luogo: Brescia, Parco archeologico

"Victoria Mater. L'idolo e l'icona". Brescia, Parco Archeologico di Brescia Romana; immagine di allestimento; fotografia di Alessandra Chemollo; courtesy Fondazione Brescia Musei
Allestita al Parco archeologico di Brescia romana, all'interno del Capitolium, Victoria Mater. L'idolo e l'icona è proposta dal 4 dicembre 2025 al 12 aprile 2026 come un confronto tra due capolavori della statuaria antica – la Vittoria Alata e l'Idolino di Pesaro – reinterpretati attraverso un progetto site-specific di Francesco Vezzoli. L'iniziativa si inserisce nella strategia della Fondazione Brescia Musei di far dialogare archeologia e contemporaneità e inaugura le celebrazioni per il bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium, in coincidenza con il programma dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
La Vittoria Alata, simbolo della città e capolavoro romano del I secolo d.C., è accostata all'Idolino di Pesaro, raffinata statua giovanile legata al classicismo augusteo e considerata da Winckelmann tra gli esempi più alti di bellezza antica. Le due figure sono poste in relazione attraverso un intervento di Vezzoli che introduce un terzo elemento bronzeo, una silhouette che funziona da "ombra impossibile", e un'installazione luminosa articolata in tre situazioni successive, concepite per suggerire temi di luce, tempo e metamorfosi. L'artista, che da anni indaga il linguaggio della classicità, ricompone e sposta i significati delle due statue per attualizzarne la valenza simbolica, sottolineando la dimensione rituale e universale dell'"idolo" e dell'"icona".
Il dialogo tra la perfezione armonica dell'Idolino e il valore trionfale della Vittoria richiama idealmente le tradizioni dei giochi panellenici, offrendo una lettura che lega la cultura classica ai valori olimpici contemporanei. L'esposizione, sostenuta da un'ampia rete di collaborazioni istituzionali e tecniche, è accompagnata da un articolato public program e da un catalogo edito da Allemandi. Il progetto trova un ulteriore sviluppo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, che ospita in parallelo Icone di potere e bellezza, rassegna dedicata all'uso delle immagini imperiali nel III secolo d.C., in dialogo con materiali numismatici e scultorei delle collezioni medicee. Scopri di più.
Pubblicato il 10/12/2025dalla Redazione
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