Completa la selezione una mostra a Torino che presenta le celebri vedute giapponesi di Hiroshige. Cinque proposte diverse per luogo, epoca e linguaggio, tutte meritevoli di essere conosciute, per non mandare in ferie la passione per l'arte in tutte le sue forme.
1. Fernando Botero in Sicilia
Quando: 24 luglio – 31 ottobre 2026
Luogo: Palermo, Palazzo Riso – Agrigento, Valle dei Templi
Nell'anno del centenario della nascita, Fernando Botero (1932–2023) torna in Sicilia con un progetto diffuso di 37 opere distribuite tra due sedi e presentate con due titoli distinti, a cura di Fernando Botero Quintana, nipote dell'artista, e Nicola Barbatelli. Il rapporto tra Botero e l'isola ha radici lontane: le mostre palermitane del 1988 e del 2015, dedicate alla corrida e alla Via Crucis, avevano richiamato oltre 400mila visitatori. Il progetto è promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana con la direzione del Parco Archeologico della Valle dei Templi.
Ad Agrigento, L'incanto del Mito riunisce 25 opere tra Villa Aurea e gli spazi esterni della Valle dei Templi, provenienti dalla Fernando Botero Zea Collection e dal Botero Family Estate. All'aperto, otto sculture in bronzo, tra cui Leda e il Cigno, Maternità, Donna a cavallo e le diverse versioni di Donna sdraiata, si misurano con l'architettura dorica e con la luce del paesaggio siciliano. All'interno di Villa Aurea il percorso si fa più raccolto: diciassette opere su carta e tela, alcune tra le ultime completate dall'artista nel 2023, affrontano i temi del corpo, della famiglia, della musica, della coppia e del circo.

Fernando Botero, Donna seduta 2008 Bronzo 35.6 x 35 x 30 cm Fernando Botero Zea Collection
A Palermo, negli spazi di Palazzo Riso, Il peso dei sogni presenta dodici opere tra dipinti, disegni, acquerelli e la scultura in bronzo dorato Serpente, presenza sinuosa e rara nella produzione plastica del colombiano. Il titolo rimanda alla capacità di Botero di dare peso e presenza alla sfera interiore, attraverso la centralità e la monumentalità della figura umana, soprattutto femminile. Il confronto tra le figure dell'artista e la classicità di Akragas mette al centro la permanenza della forma e l'affinità con una tradizione che ha fatto della misura, della stabilità e della memoria i propri valori essenziali. Scopri di più.
2. Forme nel Verde 2026
Quando: 25 luglio – 01 novembre 2026
Luogo: San Quirico d'Orcia, Horti Leonini e Palazzo Chigi Zondadari
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Forme nel Verde 2026, Meggiato, render in scala perfetta
Se ad Agrigento la scultura dialoga con l'archeologia, in Val d'Orcia entra in relazione con il paesaggio. Forme nel Verde, giunta alla 55ª edizione, è la più antica rassegna italiana di arte ambientale, fondata da Mario Guidotti nel 1971; la direzione artistica è di Carlo Pizzichini. Il progetto principale è affidato a Gianfranco Meggiato con In itinere. L'Uomo Quantico in cammino, accompagnato da un testo critico di Domenico Piraina. Il percorso di sculture monumentali si apre negli Horti Leonini cinquecenteschi con diciotto opere, prosegue nel centro storico e culmina nei celebri cipressini in cerchio lungo la via Cassia, dove è installata l'opera di sei metri Germinazione.
Il tema unisce la via Francigena, di cui si celebrano quest'anno i 1.150 anni, alle suggestioni della fisica quantistica: il cammino esteriore lungo i tremila chilometri che collegano Canterbury a Roma diventa metafora di un viaggio interiore, e la figura dell'Uomo Quantico rimanda a una realtà in cui nulla è separato e ogni elemento esiste come relazione e possibilità. A Palazzo Chigi Zondadari è esposto anche un corpus di trenta disegni inediti dell'artista.
La rassegna comprende altri due appuntamenti nelle sale dello stesso palazzo. Alle belle statuine celebra i novant'anni di Emilio Giannelli, storica firma satirica del Corriere della Sera, presentandone il versante meno noto: piccole sculture caricaturali in terracotta - politici, figure ecclesiastiche, personaggi di strada - che trasferiscono nell'argilla lo stesso spirito pungente delle sue vignette. YOUNG 2026 riunisce invece venti studenti provenienti da dieci Accademie Statali di Belle Arti italiane, configurandosi come osservatorio sulla nuova scultura contemporanea. Scopri di più.
3. Tesori nascosti della Galleria Borghese a Lecce
Quando: 24 luglio – 18 ottobre 2026
Luogo: Lecce, Museo MUST

Bernini Gian Lorenzo, Autoritratto in età giovanile, 1623 circa, olio su tela, 39x31 cm © Galleria Borghese / foto Mauro Coen
Dalla scultura all'aperto si passa a un progetto che ragiona su ciò che di norma resta chiuso nei depositi. Tesori nascosti della Galleria Borghese, curata da Lucia Calzona, Maria Giovanna Sarti ed Emanuela Settimi, è una mostra itinerante che porta fuori dalle sale romane oltre trenta opere raramente visibili, in gran parte provenienti dai depositi del museo. Il percorso, dedicato all'arte italiana tra Rinascimento e Barocco, prende avvio a Lecce per proseguire dal 7 novembre a Cosenza, presso la Galleria Nazionale.
Alle opere dei depositi si affiancano alcuni capolavori concessi eccezionalmente dalle sale espositive, tra cui i due autoritratti di Gian Lorenzo Bernini, in età giovanile e matura, presentati per la prima volta insieme al di fuori della Galleria Borghese. L'iniziativa, realizzata in collaborazione con Fondazione Roma e con il contributo in art bonus di Intesa Sanpaolo, propone un modello di museo diffuso pensato per avvicinare il patrimonio ai territori. Accanto ai capolavori più celebri, la mostra racconta anche il lavoro di tutela, ricerca e conservazione che rende possibile la trasmissione della collezione. Scopri di più.
4. Zoran Music nella Casa Museo Osvaldo Licini
Quando: 25 luglio 2026 – 10 gennaio 2027
Luogo: Monte Vidon Corrado, Casa Museo Osvaldo Licini

Anton Zoran Music, Motivo dalmata, olio su tela, 1950
Anche la mostra marchigiana nasce da un incontro, ma tra due artisti. Il Centro Studi Licini dedica ad Anton Zoran Music (Gorizia, 1909 – Venezia, 2005) un'esposizione allestita nella Casa Museo di Osvaldo Licini, a cura di Daniela Simoni e Stefano Bracalente, con una selezione di opere provenienti dalla raccolta di Alberto Marcelletti, frutto di un collezionismo quarantennale. Artista di confine, formatosi all'Accademia di Zagabria e consacrato nel 1956 dal Gran Premio della Grafica alla Biennale di Venezia, Music è tra le voci più significative del secondo Novecento. La scelta della sede risponde a risonanze condivise dai due artisti: la ricerca dell'essenzialità, la riduzione della linea a segno primordiale, il paesaggio trasfigurato e la memoria della terra d'origine.
Il percorso, costruito su criteri cronologici e tematici, raccoglie oli, acquerelli, litografie e incisioni databili dal 1947 ai primi anni Ottanta: i celebri cavallini e asinelli dalmati, quasi preistorici, i paesaggi rocciosi del Carso e le colline umbro-senesi, alcune vedute di Venezia, ritratti della moglie Ida e le serie che documentano la progressiva astrazione del dato reale, dalle Reti alle Terre dalmate e d'Istria. In mostra anche alcune acqueforti della serie Non siamo gli ultimi (1970), in cui Music fa riaffiorare l'esperienza dell'internamento nel lager di Dachau, vissuta quasi trent'anni prima, e che aveva spinto la sua ricerca verso forme sempre più spoglie ed essenziali. Scopri di più.
5. Arte giapponese dell'Ottocento: le 53 stazioni della Tōkaidō
Quando: 24 luglio – 29 novembre 2026
Luogo: Torino, MAO – Museo d'Arte Orientale

Utagawa Hiroshige (1797 1858), Stazione n. 26 Kakegawa, vista del Monte Akiba, Giappone, 1832 1834, silografia su carta
Chiude questo numero della Settimana un capitolo dell'arte giapponese dell'Ottocento. Il MAO di Torino presenta Paesaggi da sogno / Dreamscapes, dedicata a Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, serie di proprietà di UniCredit. L'esposizione, curata da Laura Vigo con Claudia Ramasso e seconda parte di un percorso avviato al museo nel 2025, riunisce 36 stampe insieme ad alcuni oggetti della cultura materiale del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo, in collaborazione con i Musei Reali di Torino.
Realizzata per la prima volta nel 1833 e pubblicata dalla casa editrice Hōeidō, la serie documenta i 490 chilometri che collegavano Edo a Kyoto lungo una delle grandi arterie del Giappone Tokugawa, percorsa da daimyo, pellegrini, mercanti e viaggiatori comuni. Le stampe non nacquero come opere da museo, ma come prodotti editoriali di largo consumo: tirate in oltre 15.000 copie, costavano quanto una ciotola di ramen e furono consacrate come arte solo in seguito, con la loro riscoperta in Occidente nella seconda metà del secolo. Hiroshige, proveniente da una famiglia samurai, trasformò un itinerario già noto in un racconto visivo che mescola realtà e immaginazione, adottando soluzioni di matrice occidentale come la prospettiva centrale e il blu sintetico.
Il progetto adotta inoltre una formula ecologicamente sostenibile: la serie conservata al MAO è identica a quella del Museo di Belle Arti di Montréal, così che a viaggiare non sono le opere ma l'apparato curatoriale e di mediazione. Ad accompagnare le stampe, due coppie di paraventi recentemente restaurati, dedicati rispettivamente alle vedute di Kyoto tra le nuvole dorate della scuola Kanō e agli episodi della Guerra Genpei del XII secolo: due sguardi antitetici, l'uno legato alla celebrazione del potere e destinato a una ristretta élite, l'altro vicino alla vita quotidiana e al movimento. Scopri di più.
Pubblicato il 29/07/2026dalla Redazione
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