Partiamo dalla Galleria Borghese, dove Ovidio torna a essere il testo di riferimento per leggere i capolavori di Bernini, incontriamo due capolavori di Raffaello e Pontormo all'Aquila, conosciamo poi la singolare pittura di un misterioso artista tedesco ossessionato dal mondo della api e degli alveari sul Lago d'Iseo, e l'Arte Povera di Penone tra i vicoli di Spoleto, per chiudere con la luce cinetica di Antonio Barrese a Varese.
1. Metamorfosi. Ovidio e le arti
Quando: 23 giugno – 20 settembre 2026
Luogo: Roma, Galleria Borghese
La Galleria Borghese ospita fino al 20 settembre 2026 Metamorfosi. Ovidio e le arti, progetto espositivo nato dalla collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten. Dopo la presentazione olandese, la mostra approda a Roma in una configurazione autonoma, costruita intorno agli spazi e alla collezione della Villa.

Metamorfosi. Ovidio e le arti, Installation view, Ph. A. Novelli | Galleria Borghese, Roma
Il punto di partenza è il poema ovidiano come testo generativo dell'immaginario europeo: le Metamorfosi hanno offerto per secoli agli artisti un repertorio di figure, conflitti e trasformazioni - amore, morte, violenza, redenzione - che attraversa indisturbato i secoli. La scelta della Galleria Borghese è significativa: il cardinale Scipione fece costruire il Casino nobile come dispositivo culturale intrecciato con il mito, e nel Settecento Marcantonio IV Borghese affidò ad Antonio Asprucci una riorganizzazione degli spazi che pose le sculture al centro di un apparato decorativo direttamente ispirato alle Metamorfosi. Ovidio, qui, è parte dell'architettura.
Attorno all'Apollo e Dafne e al Plutone e Proserpina di Bernini, la mostra costruisce un percorso che va da Correggio, Michelangelo e Tiziano fino a Rodin e Brancusi, includendo anche la tradizione medievale dell'Ovide moralisé, la riscrittura allegorica del poema che ha largamente condizionato le rappresentazioni rinascimentali dei miti. Il catalogo, disponibile in italiano, inglese e olandese con progetto grafico di Irma Boom, presenta tutte le opere esposte nelle due sedi. Scopri di più.
2. La Visitazione all'Aquila. Raffaello e Pontormo
Quando: 27 giugno – 27 settembre 2026
Luogo: L'Aquila, Museo Nazionale d'Abruzzo – Castello cinquecentesco
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A destra: La Visitazione di Raffaello - A sinistra: La Visitazione di Carmignano del Pontormo
Se a Roma Ovidio è il filo che attraversa secoli di pittura e scultura, all'Aquila è un singolo dipinto a riportare in scena un capitolo fondamentale della storia dell'arte italiana. Il Museo Nazionale d'Abruzzo presenta La Visitazione all'Aquila. Raffaello e Pontormo, uno degli appuntamenti centrali del programma dell'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, a cura di Tom Henry e Federica Zalabra.
La mostra riporta temporaneamente in città la Visitazione di Raffaello oggi custodita al Museo del Prado di Madrid: l'opera fu dipinta per la cappella Branconio della chiesa di San Silvestro su commissione di Giovanni Battista Branconio, amico e mecenate aquilano dell'artista urbinate, e rimase nel suo contesto originario per oltre un secolo prima di essere trasferita in Spagna. Il confronto diretto è con la celebre Visitazione di Carmignano del Pontormo, di proprietà della Diocesi di Pistoia: i due dipinti, eseguiti tra il 1517 e il 1530, condividono lo stesso soggetto iconografico senza che vi sia alcuna ragione di ritenere che Pontormo conoscesse il lavoro di Raffaello quando impostò il proprio.
La mostra si sviluppa in due sezioni: la prima dedicata al confronto tra le due Visitazioni, la seconda al Palazzo Branconio a Roma, progettato da Raffaello e non più esistente, attraverso disegni, stampe, modelli architettonici e documenti d'archivio. Il percorso include ricostruzioni digitali e apparati multimediali. Il catalogo, completamente illustrato, è corredato da contributi di Francesco Desideri, Francesco Paolo Di Teodoro, Bruce Edelstein e Ana González Mozo; è stato realizzato anche un albo illustrato per bambini tra gli 8 e i 12 anni. Scopri di più.
3. Giuseppe Penone a Spoleto
Quando: 27/06/2026 – 02/08/2026
Luogo: Spoleto, Ex Battistero della Manna d'Oro e Palazzo Collicola

Allestimento della mostra Giuseppe Penone. Ephemĕris
Dalla pittura rinascimentale alla scultura contemporanea: il Festival dei Due Mondi di Spoleto rende omaggio a Giuseppe Penone (Garessio, 1947) con una presenza diffusa nel centro storico, organizzata in quattro interventi in sedi diverse. Il progetto è promosso dalla Fondazione Carla Fendi in collaborazione con i Musei Civici di Spoleto e il Museo di Palazzo Collicola, con il supporto di Studio Penone e Gagosian.
Penone, tra i protagonisti dell'Arte Povera dalla fine degli anni Sessanta, ha costruito una ricerca centrata sul rapporto tra corpo umano, materia e natura: alberi, impronte, processi di crescita e trasformazione sono i termini ricorrenti di un lavoro riconosciuto dalle principali istituzioni internazionali, dal Centre Pompidou al Château de Versailles, dalla Galleria Borghese alle Serpentine Galleries di Londra. A Spoleto sono presentati due nuclei distinti. Nell'ex Battistero della Manna d'Oro, a cura di Saverio Verini, sette video del ciclo Epheměris mostrano gesti elementari compiuti dall'artista - raccogliere acqua, dividere l'argilla, lasciare impronte - accompagnati dai suoni dell'ambiente naturale. A Palazzo Collicola, la mostra Anafora presenta otto sculture scelte in risposta agli spazi del Piano Nobile: nel Salone d'onore un Albero di undici metri, nella Galleria una sequenza di opere in corrispondenza delle grandi finestre, che stabilisce un ritmo tra interno ed esterno. In piazza Pianciani, visibile a tutti durante il Festival, la grande scultura Le foglie delle radici è l'immagine scelta come manifesto di questa edizione.
4. Alan Bee. Anima mea
Quando: 27 giugno – 20 settembre 2026
Luogo: Pisogne, Museo Mirad'Or e Chiesa di Santa Maria della Neve – Lago d'Iseo

Allestimento della mostra di Alan Bee alla Chiesa del Romanino
Più appartata geograficamente, e per molti versi anche storicamente, è la mostra che il Museo Mirad'Or di Pisogne dedica ad Alan Bee (Karlsfeld, 1940 – Monaco di Baviera, 2018). Anima mea, curata da Paolo Campiglio con il coordinamento di Flaminio Gualdoni e Marco Lagorio, è la prima antologica pubblica di un pittore che ha fatto del riserbo la propria condizione di lavoro: manager finanziario di professione, ha dipinto per decenni senza cercare gallerie, musei o riconoscimenti.
Il percorso espositivo copre la produzione dal 1975 al 2002 e si articola tra il Mirad'Or e la Chiesa di Santa Maria della Neve, nota per il ciclo di affreschi del Romanino. Le opere di Bee — tele dai colori intensi, superfici materiche, inserti oggettuali — ruotano intorno a un'unica ossessione formale: la struttura esagonale dell'alveare, ripetuta in modo modulare come metafora di un ordine naturale fondato su cooperazione e uguaglianza. Il riferimento all'universo delle api non è decorativo: Bee era stato influenzato, tra l'altro, dall'uso che Joseph Beuys aveva fatto del miele come materiale artistico, e lo aveva reinterpretato in chiave pittorica, costruendo un immaginario etico e visionario che oggi, a distanza di decenni, acquista una leggibilità diversa.
La mostra è visibile fino al 19 luglio, con replica dal 5 al 20 settembre. La seconda fase sarà accompagnata dagli esiti dei laboratori didattici condotti con gli alunni della scuola primaria di Pisogne. Scopri di più.
5. Antonio Barrese. Morfologie di Luce
Quando: 21 giugno – 20/dicembre 2026
Luogo: Varese, Fondazione Marcello Morandini

Antonio Barrese, Morfologie di luce, foto allestimento
Chiudiamo con un'altra figura che viene da una storia parallela a quella del sistema dell'arte tradizionale: non per scelta di isolamento, come Alan Bee, ma perché il lavoro di Antonio Barrese (Milano, 1945) si è sviluppato all'incrocio tra arte, design e ricerca tecnologica, in un territorio che le istituzioni hanno spesso faticato a inquadrare. La Fondazione Marcello Morandini di Varese presenta Morfologie di Luce, a cura di Stefania Gaudiosi, con una selezione di opere che coprono sessant'anni di attività, dal 1965 al 2025.
Barrese è stato tra i fondatori del Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione) nel 1964, uno dei nuclei italiani più attivi nell'arte programmata e cinetica: oggetti e strutture interattive, installazioni, film sperimentali, performance di sinestesia visivo-acustica. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1972 ha proseguito come designer - tre Compasso d'Oro - senza mai abbandonare la ricerca artistica. La mostra alla Fondazione Morandini si concentra sulla luce come materia formale e concettuale: non elemento scenografico, ma strumento generativo dello spazio e della percezione. La Fondazione, dedicata all'arte concreta e costruttivista internazionale e ospitata in una villa del primo Novecento a Varese, è un contesto coerente per questo tipo di ricerca.
Il programma collaterale è articolato: due conferenze pubbliche (17 luglio e 9 ottobre), visite guidate serali, laboratori per bambini, un campus estivo e percorsi dedicati a persone con demenza senile. Il catalogo è previsto per settembre. Scopri di più.
Pubblicato il 01/07/2026dalla Redazione
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